UCI, le prime indicazioni della maxi-consultazione su “il futuro del ciclismo su strada”: sicurezza in cima alla lista, occhio a calendario e modello economico

L’UCI ha reso oggi pubblico un documento che contiene una sintesi delle proposte raccolte nell’ambito della consultazione delle parti interessate del ciclismo su strada professionistico in merito alla riforma del settore. Presentata ai membri del Comitato Direttivo dell’UCI in occasione della riunione tenutasi nei giorni scorsi a margine dei Mondiali di Montréal 2026, dopo che era stata già presentata ai membri del Consiglio del Ciclismo Professionistico all’inizio del mese, la consultazione è stata avviata a inizio anno dall’Unione Ciclistica Internazionale quando era stata inviata una lettera indirizzata ai corridori, alle squadre e ai loro proprietari, agli organizzatori di gare, alle Federazioni Nazionali affiliate all’UCI, nonché alle associazioni rappresentative riconosciute degli organizzatori, delle squadre e dei corridori, chiedendo loro di presentare, entro il 30 aprile, “la propria analisi dello stato attuale del ciclismo e la propria visione del futuro del ciclismo su strada professionistico maschile e femminile”.

Proposta con cinque macro-temi, calendario e partecipazione, modello economico, coinvolgimento del pubblico, sicurezza e integrità, questa consultazione era stata creata con l’obiettivo di “far evolvere il modello organizzativo del ciclismo su strada professionistico al fine di rafforzarne in modo sostenibile l’attrattiva”. Non a caso il nome scelto è “Il futuro del ciclismo su strada“, che come tutti gli sport sta vivendo un notevole cambiamento a livello sociale e culturale. Il rapporto complessivo che ne è emerso è figlio di sole 55 contribuzioni (di cui appena cinque arrivate da singoli corridori e una sola da parte di un gruppo collettivo, ovvero dei corridori della Uno-X Mobility, oltre alla risposta coesa da parte della Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani, a cui bisogna aggiungere quella del CPA). Più numerose invece le risposte arrivate specialmente dagli organizzatori, ma nel complesso si sono espresse anche Federazioni (non quella italiana), squadre (qui c’è stato un gruppo che si è mosso assieme), oltre che a produttori, sponsor e televisioni.

Come riporta l’UCI, le raccomandazioni che sono emerse con maggiore frequenza sono le seguenti:

  • un calendario più coerente, articolato in blocchi geografici;
  • un consolidamento dei diritti commerciali e mediatici, con un meccanismo di solidarietà per la ripartizione dei nuovi ricavi generati;
  • l’istituzione di un meccanismo di equità finanziaria all’interno delle squadre professionistiche (tetto di bilancio o equivalente);
  • il rafforzamento della seconda divisione e il mantenimento di una piramide aperta e protetta;
  • il carattere non negoziabile della sicurezza, con un’applicazione più rigorosa dei requisiti esistenti;
  • una crescita continua e attentamente gestita del ciclismo femminile;
  • la modernizzazione della trasmissione televisiva e del coinvolgimento dei tifosi;
  • un arbitraggio migliorato grazie alle nuove tecnologie (VAR, GPS, ecc.), nonché sistemi di integrità affidabili”.

L’UCI evidenzia come “la sicurezza costituisce il punto di convergenza più forte dei contributi” e ricorda come “questo consenso rafforza il lavoro già avviato in materia da SafeR – l’organismo creato dall’UCI e dai principali soggetti interessati del ciclismo su strada per migliorare la sicurezza in gara –, che proseguirà secondo il proprio calendario, indipendentemente da quello della riforma”. Viene tuttavia sottolineato come “sebbene i contributi convergano ampiamente sulla diagnosi, divergono sulle modalità, in particolare sulla forma che dovrebbe assumere un meccanismo di equità finanziaria e sul grado di consolidamento dei diritti commerciali e mediatici, due questioni che saranno al centro delle discussioni future”.

Dall’altro lato, “lo sviluppo del ciclismo femminile è invece oggetto di un sostegno unanime”, anche se “i contributi invitano a proseguirne la crescita a un ritmo controllato, consolidando l’economia delle squadre femminili e la visibilità dell’UCI Women’s WorldTour”. In questo senso viene evidenziato come “diverse riforme attuate negli ultimi anni hanno contribuito a favorire lo sviluppo del ciclismo su strada (internazionalizzazione, nuove gare, boom del ciclismo femminile, ecc.)”, per cui bisogna ora “portare avanti questa dinamica positiva in modo collettivo, in uno spirito di dialogo e di responsabilità condivisa, sotto l’egida dell’UCI”.

A questo punto, “ora che i risultati della consultazione sono noti, l’UCI avvierà discussioni approfondite con le diverse parti interessate e i partner coinvolti, al fine di proporre linee guida per l’elaborazione di un modello rafforzato, più attraente e sostenibile per il ciclismo su strada professionistico maschile e femminile”. I risultati di questo lavoro saranno presentati durante il seminario UCI Women’s WorldTour e UCI WorldTour che si terrà a Benidorm, in Spagna, il 9 e 10 dicembre prossimi e “le prime misure potrebbero essere introdotte già a partire dalla stagione 2029”.

A commentare questo lavoro è il presidente David Lappartient: “Il ciclismo su strada sta vivendo oggi un boom senza precedenti. Questo successo comporta delle responsabilità: quelle di individuare nuove linee di sviluppo e di scrivere insieme il prossimo capitolo del nostro sport. La prima di queste responsabilità è la sicurezza: non è negoziabile e procederà a un ritmo ancora più rapido rispetto agli altri aspetti della riforma. Il risultato della consultazione è notevole, sia per la diversità che per la qualità delle risposte ottenute. Ciò che unisce le diverse famiglie del ciclismo è ben più importante di ciò che a volte può dividerle. Il rapporto presentato oggi getta le basi per il lavoro approfondito e collaborativo che resta da svolgere per elaborare un nuovo modello per il nostro sport. Ringrazio di cuore tutte le persone che hanno partecipato a questa consultazione e sono fiducioso nel proseguimento del nostro lavoro comune”.

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