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Pagellone 2019, C: Campenaerts, Carapaz, Cavendish, Ciccone, Conti

La stagione agonistica 2019 è pressoché conclusa ed è quindi giunto il momento di tirare le somme e di valutare i corridori e i risultati ottenuti nel corso dell’anno. Dalla A alla Z, la redazione di SpazioCiclismo assegna un voto ai principali protagonisti dell’annata, tenendo conto dei risultati conseguiti rispetto alle aspettative e del lavoro svolto per i compagni di squadra. Dalle grandi sorprese alle grosse delusioni (che abbiamo già approfondito con i relativi approfondimenti), il Pagellone 2019 permette di tracciare una linea di quanto è accaduto nei dieci mesi agonistici ricchi di emozioni e colpi di scena, dal Tour Down Under alla Japan Cup.

LETTERA A

Jon Aberasturi (Caja Rural-Seguros RGA), 6,5: Stagione di vittorie e di tanti momenti sulla ribalta per il basco. Alla Vuelta a España è riuscito a entrare due volte nei primi cinque delle volate, ma la sua estate è stata anche scandita anche da braccia alzate sotto lo striscione del traguardo. Per lui una tappa alla Vuelta a Burgos e un’altra alle Boucles de la Mayenne, oltre al successo nel Circuito de Getxo. Per la Caja Rural una risorsa indispensabile.

Pascal Ackermann (BORA-hansgrohe), 8,5: Fondamentalmente, ha vinto sempre, lasciando il segno in quasi tutte le corse affrontate. La vetrina il tedesco della Bora se l’è presa al Giro d’Italia, vincendo due tappe e difendendo strenuamente la maglia ciclamino fino alla conclusione di Verona. Ma il 2019 del 25enne di Kandel non è stato solo rosa: il conto dei successi stagionali, fra cui la Eschborn-Frankfurt (corsa World Tour), due tappe al Giro di Polonia e altrettante al Tour of Guangxi. Ackermann è stato fra i protagonisti anche del Campionato europeo, chiuso sul terzo gradino del podio, e singoli risultati a parte, si è ritagliato un posto di preminenza nel panorama mondiale degli sprinter. Nelle prossime stagioni tutti, in volata, dovranno fare i conti con lui.

Edoardo Affini (Mitchelton-Scott), 7: Un neoprofessionista che ha subito saputo mettersi in luce. Il 23enne di Mantova ha messo subito in bacheca due successi, nella specialità a lui più congeniale, ovvero la cronometro: il portacolori della Mitchelton-Scott ha chiuso davanti a tutti in una tappa del Tour of Norway e anche in una frazione del Tour of Britain, lasciandosi alle spalle, in entrambe le occasioni, corridori di spessore. Notevole anche il secondo posto alla prova contro il tempo del BinckBank Tour e il terzo agli Europei, a dimostrazione di qualità di livello assoluto nella specialità. Si è anche cimentato senza timori nel mondo delle Classiche del Nord, acquisendo preziosa esperienza per il futuro.

Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick-Step), 9: Nell’anno in cui è esplosa la “nouvelle vague” del ciclismo, con i van der Poel, i Pogacar e i Bernal, il francese si è decisamente consacrato come asso di livello mondiale. La sua primavera è stata a dir poco fantastica: primo alle Strade Bianche, primo alla Sanremo e primo alla Freccia Vallone, senza dimenticare il secondo posto alla Freccia del Brabante e il quarto alla Amstel. Un “fatturato” del genere potrebbe bastare per tutta la stagione, ma il corridore di Saint-Amand-Montrond ha incantato il mondo anche al Tour de France, vincendo due tappe (con tanto di prova spaziale alla cronometro di Pau) e arrivando a mettere paura ai corridori da corse a tappe, che se lo sono ritrovati come fiero avversario nella lotta per il podio di Parigi. Alla fine, il Tour lo ha chiuso quinto in classifica generale, lasciando anche qualche dubbio per il futuro: cosa vorrà fare, da “grande”, Julian Alaphilippe? L’impressione è che abbia le possibilità per fare di tutto. E per farlo anche molto bene.

Andrey Amador (Movistar), 5,5: L’insufficienza non è piena solo perché è stato utile nella “Campagna rosa” di Richard Carapaz. Il costaricense è stato compagno di squadra utile e affidabile dell’ecuadoriano al Giro d’Italia, poi vinto da quest’ultimo. Dal 33enne, capace di chiudere in carriera per due volte la Corsa rosa fra i primi 10 della generale, ci si potrebbe tuttavia aspettare qualcosa in più a livello personale, anche se la Movistar è squadra spesso indecifrabile negli aspetti tattici. Non pervenuto nella prima parte di stagione, ha chiuso l’anno con il secondo posto al Trofeo Matteotti. Ora è al centro di un “caso” di mercato, con il suo trasferimento al Team INEOS che non si consuma: chissà che non sia stato proprio questo uno dei motivi per cui il costaricense non ha reso al meglio.

Winner Anacona (Movistar), 6: La sua stagione è partita con il botto, visto il successo nella generale del Tour de San Luis. Nel suo programma, poi, non c’è stata alcuna grande corsa a tappe: per lui cose discrete fra Giro di Romandia e Giro di Svizzera, oltre al quarto posto finale al Giro d’Austria. Da agosto, poi, dopo il ritiro nella prima tappa del Binck Bank Tour, non si è più visto. Ricomparirà nel 2020, a fianco di Nairo Quintana, con la maglia dell’Arkéa-Samsic.

Davide Appollonio (Amore&Vita-Prodir), 7: Arrivato in squadra soltanto a fine giugno, dimostra di non avere perso quella brillantezza che aveva dimostrato tra i professionisti prima della squalifica datata 2015. Il primo agosto va già a segno al Giro del Portogallo, per poi proseguire la stagione in modo convincente e guadagnarsi la conferma per il 2020.

Alexander Aranburu (Caja Rural-Seguros RGA), 7: Il 2019 è stato l’anno della svolta per il 24enne spagnolo che si è guadagnato la chiamata della Astana a suon di piazzamenti. Alla fine sono soltanto due le vittorie all’attivo, ma i due secondi posti di Igualada e Bilbao alla Vuelta a España danno la cifra di un corridore potenzialmente fenomenale, veloce allo sprint ma anche resistente in salita.

Joseph Areruya (Delko-Marseille Provence), 7: Il giovane rwandese si fa notare soprattutto a inizio stagione nelle corse africane, ma il rumore più grande lo fa la storica partecipazione alla Parigi-Roubaix, poi conclusa fuori tempo massimo. Infatti, mai un corridore del suo Paese aveva preso parte all’Inferno del Nord. Evidentemente, la pressione del ciclismo europeo non fa per lui, dato che l’anno prossimo si trasferirà in una piccola squadra ai Caraibi.

Nikias Arndt (Team Sunweb), 6,5: Nato velocista, il 28enne tedesco si sta trasformando in un corridore a tutto tondo. Gregario sempre a disposizione dei capitani, sta ritrovando anche il colpo di pedale giusto in volata, che gli ha permesso di vincere l’ottava tappa della Vuelta a España e una buona top ten sui Campi Elisi al Tour de France.

Fabio Aru (UAE Team Emirates), SV: Non è giudicabile in modo compiuto il 2019 del sardo, condizionato dall’operazione alla gamba che ne ha ovviamente sconvolto i piani. Tornato a correre, a tempo di record, per il Tour de France, si difende strenuamente arrivando in top-15. Alla Vuelta, dopo un buon inizio, si deve arrendere a un virus. Il 2020 sarà l’ultima chiamata per un talento cristallino del ciclismo nostrano non ancora sbocciato fino in fondo.

Kasper Asgreen (Deceuninck-Quick-Step), 7: Nell’anno di Pedersen iridato, il 24enne danese si ritaglia uno spazio importante tra i giovani emergenti. Corridore moderno, veloce, resistente e combattivo, si deve arrendere soltanto a uno strepitoso Bettiol al Giro delle Fiandre, corsa che lo consacra al grande pubblico. L’appuntamento con la prima vittoria da professionista è rimandata però soltanto a maggio, quando si aggiudica la seconda tappa del Giro di California. Nella stagione anche tanto lavoro, su più terreni, per il team.

Darwin Atapuma (Cofidis), 5: La prima stagione alla Cofidis non è propriamente trionfale per l’esperto colombiano. Neanche un piazzamento tra i dieci per colui che doveva essere tra gli uomini di riferimento per il calendario WorldTour dei francesi. Nemmeno alla Vuelta è riuscito a riscattarsi, trascorrendo tre settimane impalpabili.

LETTERA B

Davide Ballerini (Astana), 7: Un acuto significativo, agli European Games di Baku. Poi, tanta solidità e alcuni spunti in volata che ne hanno confermato le qualità. Al Tour of California entra due volte nei primi 10 degli ordini d’arrivo e si piazza quarto alla Brussels Classic, in un contesto di alto profilo. Lascia l’Astana dopo una sola stagione, in cui ha trovato anche il podio in una tappa di una corsa World Tour, ovvero la terza del Giro del Delfinato.

Romain Bardet (Ag2R La Mondiale), 4,5: Lo abbiamo già indicato come delusione massima della stagione, quindi il voto non può che classificarlo come tale. Stecca clamorosamente al Tour de France, salvo poi riuscire a salvare parzialmente la situazione con la Maglia a pois. Quella, il secondo posto al Tour du Haut Var e il nono posto alla Amstel Gold Race non possono bastare per rendere sufficiente una stagione in cui le aspettative sul francese erano davvero alte. Dopo la Grande Boucle, peraltro, non ha più corso: a questo punto lo attendiamo a un 2020 di totale riscatto.

Warren Barguil (Arkéa-Samsic), 7: Butta via in maniera quantomeno malaccorta la vittoria nella classifica generale della Artic Race of Norway (che chiude comunque secondo, alle spalle di Alexei Lutsenko). Ma al suo attivo ha un decimo posto nella classifica generale del Tour de France che per lui vale parecchio: come di consueto si fa vedere spesso all’attacco, anche se probabilmente raccoglie meno di quel che promette. Porta però in dote alla sua squadra piazzamenti preziosi e, soprattutto, corona il suo 2019 con la maglia di campione nazionale.

Enrico Battaglin (Katusha-Alpecin), 5.5: Il 2019 della sua squadra è stato quasi fallimentare. Lui ha provato a concludere qualcosa, ma al Giro d’Italia non è andato oltre un paio di piazzamenti nei primi 15, anche se di arrivi adatti alle sue caratteristiche ce n’era più di qualcuno. Lo squillo più sonoro dell’annata è il terzo posto in una tappa del Giro dei Paesi Baschi, poi poco altro: la speranza è che abbia la possibilità di voltare pagina nel 2020 con un nuovo contratto (al momento è senza squadra dopo la chiusura della Katusha-Alpecin).

Cesare Benedetti (Bora-hansgrohe), 7: Tutto in un giorno, o meglio in una tappa. A 32 anni il trentino coglie il primo successo da professionista e lo fa in una tappa del Giro d’Italia dai connotati mitici, la Cuneo-Pinerolo. Un momento che vale una carriera all’interno di una stagione in cui, come sempre, non ha mai fatto mancare il suo apporto alle tattiche di una delle squadre più vincenti del lotto World Tour.

Sam Bennett (Bora-hansgrohe), 8,5:  Dove è andato, ha vinto. L’irlandese, anche campione nazionale, è stato uno dei corridori più prolifici della stagione, andando a segno alla Vuelta a España (due volte), al Binck Bank Tour (3), al Giro del Delfinato (una) e alla Parigi-Nizza (due), senza contare le tappe concluse a braccia alzate al Tour de San Juan e al Giro di Turchia. Una sentenza in volata, ormai al livello dei più grandi del settore, contando anche il secondo posto alla Prudential RideLondon e il sesto al Campionato europeo. A 29 anni, sembra essere entrato nel pieno della maturità agonistica.

Egan Bernal (Team Sky/Team INEOS), 9: La stagione perfetta. A 22 anni, vince il Tour de France, mettendosi dietro corridori di enorme calibro. E in precedenza aveva vinto le classifiche generali di Parigi-Nizza e Giro di Svizzera, lasciando intendere di essere uno che quando mette il numero sulla schiena ha qualità assolutamente straordinarie. In una stagione meravigliosa ci sono anche il terzo posto al Lombardia e nella graduatoria finale della Volta a Catalunya. Che fosse fortissimo era cosa già nota, ma nel 2019 il colombiano ha mostrato a tutto il mondo gli estremi, giganteschi, del suo talento.

Alberto Bettiol (EF Education First), 8: In quell’attacco, in quei chilometri di fuga, in quelle braccia alzate al traguardo c’è tanta della gioia accumulata in questa stagione dai tifosi italiani. Il toscano ha messo la firma sul Giro delle Fiandre, battendo tutti i favoritissimi e confezionando un successo che lo ha proiettato in una nuova dimensione, dove probabilmente era atteso. In stagione ci ha messo anche il terzo posto alla prova in linea del Campionato italiano, oltre ai secondi posti a cronometro alla Tirreno-Adriatico e alla gara tricolore. Ma più di tutto, è stato favoloso in quella domenica in Belgio: un giorno da campione.

Pello Bilbao (Astana), 7,5: Il più classico dei regolaristi ha nobilitato la sua annata con due acuti di alto livello al Giro d’Italia. Due tappe vinte su traguardi complicati (L’Aquila e Croce d’Aune) che ne hanno confermato una volta di più le eccellenti qualità di corridore a tutto tondo. Ha provato a lasciare il segno al Tour de France, ottenendo un secondo posto di giornata e completando una lunghissima serie di piazzamenti, fra Tour of the Alps, Vuelta Murcia e Volta a la Comunitat Valenciana.

Edvald Boasson Hagen (Dimension Data), 5: Doveva essere una delle punte della sua squadra, ma alla fine il raccolto personale, così come quello collettivo, è stato scarno. Il picco della sua annata è stata la tappa vinta al Giro del Delfinato, poi poco altro, fra cui i due, curiosi, quinti posti nelle ultime tappe di Tour de France e  Vuelta a España e la per certi versi sorprendente vittoria nella crono di apertura della Volta a la Comunitat Valenciana. Estremamente deludente nelle classiche di primavera.

Niccolò Bonifazio (Total-Direct Energie), 7: Detto di un inizio scoppiettante di stagione alla Tropicale Amissa Bongo (tre tappe e la classifica generale), il velocista ligure ha dato spettacolo nel finale della Milano-Sanremo con un attacco da batticuore, poi non andato a buon fine. Brillante anche la sua partecipazione al Tour de France, che lo ha visto terzo nell’arrivo dei Campi Elisi e quinto in un’altra frazione. Nel conto ci sono anche il successo di tappa alla Vuelta Madrid e in due corse di un giorno in Belgio, fra fine agosto e inizio settembre.

Nacer Bouhanni (Cofidis), 5: Non pervenuto. Chiude il suo 2019 senza successi, dopo non essere stato portato dalla sua squadra in alcuna delle tre grandi corse a tappe della stagione. I piazzamenti fra i primi 10 delle varie corse affrontate non sono mancati, ma il rendimento complessivo è decisamente sotto traccia. Sembra proseguire nella sua involuzione e passa anche alla “storia” per essere arrivato fuori tempo massimo nella cronosquadre di apertura della Tirreno-Adriatico.

Emanuel Buchmann (Bora-hansgrohe), 7,5: Non solo il quarto posto al Tour de France, che comunque già di per sé ha un valore indubbiamente molto alto, ma la stagione del 27enne tedesco è stata costantemente a contatto con i migliori. Parte subito bene con un trionfo al Challenge Mallorca, poi nella prima parte dell’anno conquista la sua seconda vittoria in un ottimo Giro dei Paesi Baschi, concluso in terza posizione, salendo poi successivamente anche sul podio del Giro del Delfinato, dimostrando in tutte le corse a tappe in cui partecipa una continuità di rendimento che gli permette di entrare sempre nei primi dieci. Nel finale di stagione si fa notare poi anche nelle corse di un giorno: classe 1992, può crescere ancora e migliorare quella che sinora è stata la miglior stagione della sua carriera.

LETTERA C

Lilian Calmejane (Total Direct Energie), 5: Da un corridore come lui ci si aspetterebbe molto di più. Solo due successi, peraltro in corse non di primissimo piano come la Classic de la Ardèche e il Tour de Limousin (in cui conquista la prima tappa), in una stagione in cui ottiene numerosi piazzamenti. Nei grandi appuntamenti delude quasi sempre, soprattutto al Tour de France, dove arriva sino a Parigi senza mai risultare protagonista. Ha abituato a meglio.

Victor Campenaerts (Lotto Soudal), 6,5: Continua a dimostrare di essere uno dei migliori specialisti nelle prove contro il tempo (non un caso il successo nella frazione a cronometro della Tirreno-Adriatico) e impreziosisce la sua stagione centrando il Record dell’Ora. Tuttavia, ci sono state anche alcune battute d’arresto per il corridore della Lotto-Soudal, spesso dovute alla sfortuna. Emblematica in questo senso la débacle dello Yorkshire, dove a causa di una doppia caduta il belga non è riuscito nemmeno a entrare nei primi dieci, mettendo a forte rischio anche la partecipazione olimpica per il prossimo anno.

Marco Canola (Nippo-Fantini-Faizané), 5,5: Di certo non la miglior stagione della carriera. Il trentenne torna al successo sulle strade del Giro dello Utah dopo un 2018 in cui non era mai riuscito ad alzare le braccia al cielo. Nel resto della stagione, tuttavia, ottiene molto poco, con due top 10 di tappa al Giro che non possono bastare a far raggiungere la sufficienza a un corridore del suo valore.

Richard Carapaz (Movistar), 8,5: Per lui il 2019 è stato l’anno della consacrazione. Nonostante il quarto posto del 2018, in pochi avrebbero scommesso su una sua vittoria del Giro d’Italia quest’anno. L’ecuadoriano, invece, è riuscito a ribaltare i pronostici e, approfittando anche dell’attendismo dei rivali, è riuscito a fare l’impresa, coronandola anche con due successi di tappa. Nel resto della stagione, nel finale condizionata da problemi fisici, due vittorie al Giro delle Asturie e qualche piazzamento qua e là (nemmeno troppi a dire il vero), ma vincere il Giro vuol dire entrare nella storia del ciclismo, ancor di più se sei il primo corridore del tuo paese a riuscirci.

Hugh Carthy (Education First), 6,5: Una delle migliori stagioni in carriera per lo scalatore britannico. La svolta arriva al Giro d’Italia, dove, dopo un avvio in sordina, cresce con il passare delle settimane, mostrando dei notevoli progressi, fino ad arrivare a sfiorare la top 10 finale. La soddisfazione personale arriva nell’ultima frazione del Giro di Svizzera, mentre è un vero peccato che la sfortuna l’abbia messo fuori causa alla Vuelta, perché le sensazioni è che il voto alla sua stagione sarebbe potuto essere persino più alto se avesse avuto la possibilità di giocarsi tutte le sue carte nel GT iberico.

Damiano Caruso (Bahrain-Merida), 6,5: Anche quest’anno si mette al servizio dei propri capitani, riuscendo a essere un uomo fondamentale per le ambizioni di Vincenzo Nibali al Giro d’Italia. Dopo aver resistito a qualche giorno di febbre alta (in cui si sente la sua mancanza), ritrova la condizione e con le sue trainate prova a mettere in difficoltà gli avversari del proprio capitano. Nelle poche occasioni che ha possibilità di mettersi in mostra a livello personale riesce a farsi vedere: secondo a Pinerolo al Giro, quinto in una frazione del Tour, gli manca solo il mordente finale per togliersi anche una grande soddisfazione individuale. Comunque un’altra stagione solida.

Dario Cataldo, (Astana) 7: Una vita da gregario, ma quando ha la sua chance la sfrutta nel migliore dei modi. Sempre a servizio di Miguel Angel Lopez e Jakob Fuglsang, coglie la palla al balzo quando gli viene data via libera nella tappa del Giro con arrivo a Como, vincendo la volata dopo una faticosissima fuga a due. Riuscire a centrare il bersaglio grosso sostanzialmente nell’unica opportunità è sintomo di grande lucidità, prontezza atletica e talento. Resta uno dei compagni di squadra più fedeli in gruppo

Mattia Cattaneo, (Androni – Sidermec) 7: Dopo anni difficili trova le prestazioni che tutti si aspettavano da lui sin da giovanissimo. Il suo bottino stagionale parla di un unico successo, molto pesante, al Giro dell’Appennino, ma avrebbe potuto essere ancora più ricco: sconfitto in volata dai più rapidi Schachmann al GP Larciano e Cataldo in una tappa del Giro d’Italia, non può aver rimpianti sulla condotta in quelle due corse, in cui dimostra la sua pericolosità nelle azioni in cui si inserisce. In futuro gli servirà quel guizzo in più per provare ad arrivare da solo, o almeno provare a lavorare sullo spunto. La strada comunque è quella giusta.

Remi Cavagna, (Deceuninck – Quick-Step) 7: Grande consistenza per il team, ma anche risultati in prima persona. Spesso chiuso da compiti tattici che non lo vedono nelle primissime posizioni delle gerarchie, dimostra in più occasioni di poter meritare di più. Al Giro di California coglie il suo secondo successo in carriera, poi si ripete con una vittoria d’intelligenza alla Vuelta a España, sicuramente il risultato più importante ottenuto finora. Ottimo passista, dallo spunto veloce e in grado di tenere sugli strappi, può essere una carta in più per la formazione belga nelle prossime stagioni.

Mark Cavendish, (Dimension-Data), 4: Ancora una volta è lontano parente del velocista in grado di dominare tutti gli sprint. Il britannico non riesce a ritrovare la propria condizione ideale, complici i numerosi problemi fisici che lo rallentano ormai da anni, ma finire addirittura fuori dal roster per il Tour de France della Dimension Data, non proprio la formazione WorldTour più attrezzata, pesa come un macigno sul giudizio della sua stagione. Ma soprattutto non è arrivata nemmeno una vittoria: a 34 anni, il timore è che non sarà facile rivederlo ai livelli che gli spettano.

Esteban Chaves (Mitchelton-Scott), 6,5: La carriera del colombiano sta forse tornando sui binari giusti. Certo il corridore che aveva incantato il mondo nel 2016 non è ancora tornato (e forse non tornerà mai), ma un buon Giro d’Italia coronato da uno splendido successo nella tappa di San Martino di Castrozza sono il modo giusto per dare nuovo slancio alla sua carriera, facendoci anche dimenticare del mezzo flop della Vuelta, corsa da capitano senza però ottenere risultati di rilievo. Allo stesso tempo, però, rispetto alle ultime stagioni è apprezzabile che anche quando le cose si sono fatte più difficili in questo 2019 non è mai crollato dal punto di vista mentale, tanto da arrivare fino al traguardo di Madrid.

Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), 7,5: La sua stagione è un continuo capolavoro. Al Giro comincia a fare numeri d’alta scuola sin dalla cronometro del Bologna con un tempo record di scalata del San Luca. Da quel giorno indossa sempre (tranne che per una tappa) la maglia azzurra di miglior scalatore, che gli permette di salire sul podio di Verona. Ciliegina sulla torta è poi la vittoria di tappa di Ponte di Legno, dove nonostante la mancanza di collaborazione del compagno di fuga Jan Hirt, riesce a precederlo sul traguardo, vincendo anche il grande freddo che sembra condizionarlo durante la discesa dal Mortirolo. L’abruzzese, però, non si accontenta di un Giro da sogno e va anche a indossare la maglia gialla al Tour sull’arrivo a La Planche des Belles Filles. Nel finale di stagione, poi, ottiene anche dei buoni risultati nelle corse autunnali, rivelandosi uno dei corridori da monitorare con più attenzione nel 2020.

Damiano Cima (Nippo – Fantini – Faizané), 7: Una vittoria che può svoltare una carriera. In fuga ad ogni occasione per tutta la durata del Giro, il corridore bresciano riesce a centrare il primo successo in carriera in un GT nel modo in cui tutti gli specialisti delle fughe in fondo in fondo sognano: anticipando il gruppo di pochi millimetri. La vittoria di Santa Maria di Sala, arrivata grazie a un colpo di reni che gli permette di anticipare di pochi centrimetri Pascal Ackermann, autore di una lunga volata, è stato uno dei momenti più belli della stagione per gli appassionati italiani.

Davide Cimolai (Israel Cycling Academy), 6,5: La sua migliore stagione per numeri di successi (4). Ai trionfi, poi, si vanno ad aggiungere sei top ten al Giro d’Italia, dove per la prima volta mostra la giusta regolarità per poter competere con i migliori velocisti al mondo. Tanti ottimi piazzamenti in una stagione il cui unico neo è rappresentato proprio dall’assenza di acuti importanti.

Valerio Conti (UAE Team Emirates), 7:  Stagione dalle due facce quella del corridore laziale. Tuttavia, nella prima parte del 2019 riesce a mettere in mostra tutte le sue qualità, guadagnandosi un voto alto in pagella, grazie alla prestazione di Vuelta a San Juan, Giro di Turchia e soprattutto Giro d’Italia, dove si rende protagonista indossando per ben cinque giorni la maglia rosa simbolo del primato. Va peggio alla Vuelta, dove non riesce quasi mai a rendersi protagonista, ma quando possibile non esita a mettersi a disposizione del compagno Tadej Pogacar, terzo a Madrid.

Bryan Coquard (Vital Concept – B&B Hotels), 6: Tante vittorie, ma poche di rilievo. Gli otto successi stagionali del velocista francese arrivano infatti tutte in corse di secondo piano. Vince da febbraio ad agosto, quindi la competitività è elevata per gran parte della stagione, ma il tanto atteso salto di qualità non è arrivato nemmeno quest’anno.

Magnus Cort Nielsen (Astana), 5: Stagione deludente per il danese, soprattutto viste le premesse del 2018. Vince una tappa alla Parigi-Nizza, poi scompare dopo una campagna di primavera disastrosa e un anonimo Tour de France e compare nelle cronache solo a fine agosto per l’annuncio del suo passaggio alla EF nel 2020. Non va meglio nemmeno il finale di stagione, condizionato anche dai postumi di una frattura alla mano rimediata proprio alla Grande Boucle.

Benoit Cosnefroy (Ag2r), 7: Vince tanto, sempre in Francia. I suoi risultati stagionali sono però importanti sopratutto in ottica futura, dove si candida a essere uno dei principali protagonisti delle corse di un giorno dei prossimi anni. Del resto l’ex iridato U23 già quest’anno ha chiuso in dodicesima posizione la Freccia Vallone, in settima la Bretagne Classic e ha ottenuto buoni risultati anche nelle classiche canadesi di settembre.

Rui Costa, (UAE Team Emirats), 5: Continua il lento declino dell’ex campione del mondo. Per la seconda stagione di fila il corridore della UAE Emirates non riesce a centrare successi ed è protagonista di una stagione anonima. Del suo 2019 si salvano (a voler essere generosi) la top 10 alla Tirreno-Adriatico, la top 10 ai mondiali e praticamente null’altro.

Stephen Cummings, (Dimension Data), 5: La stagione del ritiro è avara di soddisfazioni per il corridore britannico. L’uomo della Dimension Data non riesce a ottenere nessun risultato di rilievo nel 2019, con l’unica eccezione del terzo posto nei campionati nazionali britannici a cronometro, che sono il suo unico podio stagionale. Il resto della stagione è un lungo trascinarsi verso la fine della carriera, che si conclude amaramente con la frattura di quattro vertebre in seguito a una caduta nella quinta tappa del Tour of Britain.

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