© Luis Angel Gomez/Photo Gomez

Pagellone 2019, L: Lampaert, Landa, Laporte, Latour, Lonardi, Lopez, Lutsenko

La stagione agonistica 2019 è pressoché conclusa ed è quindi giunto il momento di tirare le somme e di valutare i corridori e i risultati ottenuti nel corso dell’anno. Dalla A alla Z, la redazione di SpazioCiclismo assegna un voto ai principali protagonisti dell’annata, tenendo conto dei risultati conseguiti rispetto alle aspettative e del lavoro svolto per i compagni di squadra. Dalle grandi sorprese alle grosse delusioni (che abbiamo già approfondito con i relativi approfondimenti), il Pagellone 2019 permette di tracciare una linea di quanto è accaduto nei dieci mesi agonistici ricchi di emozioni e colpi di scena, dal Tour Down Under alla Japan Cup.

LETTERA A

Jon Aberasturi (Caja Rural-Seguros RGA), 6,5: Stagione di vittorie e di tanti momenti sulla ribalta per il basco. Alla Vuelta a España è riuscito a entrare due volte nei primi cinque delle volate, ma la sua estate è stata anche scandita anche da braccia alzate sotto lo striscione del traguardo. Per lui una tappa alla Vuelta a Burgos e un’altra alle Boucles de la Mayenne, oltre al successo nel Circuito de Getxo. Per la Caja Rural una risorsa indispensabile.

Pascal Ackermann (BORA-hansgrohe), 8,5: Fondamentalmente, ha vinto sempre, lasciando il segno in quasi tutte le corse affrontate. La vetrina il tedesco della Bora se l’è presa al Giro d’Italia, vincendo due tappe e difendendo strenuamente la maglia ciclamino fino alla conclusione di Verona. Ma il 2019 del 25enne di Kandel non è stato solo rosa: il conto dei successi stagionali, fra cui la Eschborn-Frankfurt (corsa World Tour), due tappe al Giro di Polonia e altrettante al Tour of Guangxi. Ackermann è stato fra i protagonisti anche del Campionato europeo, chiuso sul terzo gradino del podio, e singoli risultati a parte, si è ritagliato un posto di preminenza nel panorama mondiale degli sprinter. Nelle prossime stagioni tutti, in volata, dovranno fare i conti con lui.

Edoardo Affini (Mitchelton-Scott), 7: Un neoprofessionista che ha subito saputo mettersi in luce. Il 23enne di Mantova ha messo subito in bacheca due successi, nella specialità a lui più congeniale, ovvero la cronometro: il portacolori della Mitchelton-Scott ha chiuso davanti a tutti in una tappa del Tour of Norway e anche in una frazione del Tour of Britain, lasciandosi alle spalle, in entrambe le occasioni, corridori di spessore. Notevole anche il secondo posto alla prova contro il tempo del BinckBank Tour e il terzo agli Europei, a dimostrazione di qualità di livello assoluto nella specialità. Si è anche cimentato senza timori nel mondo delle Classiche del Nord, acquisendo preziosa esperienza per il futuro.

Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick-Step), 9: Nell’anno in cui è esplosa la “nouvelle vague” del ciclismo, con i van der Poel, i Pogacar e i Bernal, il francese si è decisamente consacrato come asso di livello mondiale. La sua primavera è stata a dir poco fantastica: primo alle Strade Bianche, primo alla Sanremo e primo alla Freccia Vallone, senza dimenticare il secondo posto alla Freccia del Brabante e il quarto alla Amstel. Un “fatturato” del genere potrebbe bastare per tutta la stagione, ma il corridore di Saint-Amand-Montrond ha incantato il mondo anche al Tour de France, vincendo due tappe (con tanto di prova spaziale alla cronometro di Pau) e arrivando a mettere paura ai corridori da corse a tappe, che se lo sono ritrovati come fiero avversario nella lotta per il podio di Parigi. Alla fine, il Tour lo ha chiuso quinto in classifica generale, lasciando anche qualche dubbio per il futuro: cosa vorrà fare, da “grande”, Julian Alaphilippe? L’impressione è che abbia le possibilità per fare di tutto. E per farlo anche molto bene.

Andrey Amador (Movistar), 5,5: L’insufficienza non è piena solo perché è stato utile nella “Campagna rosa” di Richard Carapaz. Il costaricense è stato compagno di squadra utile e affidabile dell’ecuadoriano al Giro d’Italia, poi vinto da quest’ultimo. Dal 33enne, capace di chiudere in carriera per due volte la Corsa rosa fra i primi 10 della generale, ci si potrebbe tuttavia aspettare qualcosa in più a livello personale, anche se la Movistar è squadra spesso indecifrabile negli aspetti tattici. Non pervenuto nella prima parte di stagione, ha chiuso l’anno con il secondo posto al Trofeo Matteotti. Ora è al centro di un “caso” di mercato, con il suo trasferimento al Team INEOS che non si consuma: chissà che non sia stato proprio questo uno dei motivi per cui il costaricense non ha reso al meglio.

Winner Anacona (Movistar), 6: La sua stagione è partita con il botto, visto il successo nella generale del Tour de San Luis. Nel suo programma, poi, non c’è stata alcuna grande corsa a tappe: per lui cose discrete fra Giro di Romandia e Giro di Svizzera, oltre al quarto posto finale al Giro d’Austria. Da agosto, poi, dopo il ritiro nella prima tappa del Binck Bank Tour, non si è più visto. Ricomparirà nel 2020, a fianco di Nairo Quintana, con la maglia dell’Arkéa-Samsic.

Davide Appollonio (Amore&Vita-Prodir), 7: Arrivato in squadra soltanto a fine giugno, dimostra di non avere perso quella brillantezza che aveva dimostrato tra i professionisti prima della squalifica datata 2015. Il primo agosto va già a segno al Giro del Portogallo, per poi proseguire la stagione in modo convincente e guadagnarsi la conferma per il 2020.

Alexander Aranburu (Caja Rural-Seguros RGA), 7: Il 2019 è stato l’anno della svolta per il 24enne spagnolo che si è guadagnato la chiamata della Astana a suon di piazzamenti. Alla fine sono soltanto due le vittorie all’attivo, ma i due secondi posti di Igualada e Bilbao alla Vuelta a España danno la cifra di un corridore potenzialmente fenomenale, veloce allo sprint ma anche resistente in salita.

Joseph Areruya (Delko Marseille Provence), 7: Il giovane rwandese si fa notare soprattutto a inizio stagione nelle corse africane, ma il rumore più grande lo fa la storica partecipazione alla Parigi-Roubaix, poi conclusa fuori tempo massimo. Infatti, mai un corridore del suo Paese aveva preso parte all’Inferno del Nord. Evidentemente, la pressione del ciclismo europeo non fa per lui, dato che l’anno prossimo si trasferirà in una piccola squadra ai Caraibi.

Nikias Arndt (Team Sunweb), 6,5: Nato velocista, il 28enne tedesco si sta trasformando in un corridore a tutto tondo. Gregario sempre a disposizione dei capitani, sta ritrovando anche il colpo di pedale giusto in volata, che gli ha permesso di vincere l’ottava tappa della Vuelta a España e una buona top ten sui Campi Elisi al Tour de France.

Fabio Aru (UAE Team Emirates), SV: Non è giudicabile in modo compiuto il 2019 del sardo, condizionato dall’operazione alla gamba che ne ha ovviamente sconvolto i piani. Tornato a correre, a tempo di record, per il Tour de France, si difende strenuamente arrivando in top-15. Alla Vuelta, dopo un buon inizio, si deve arrendere a un virus. Il 2020 sarà l’ultima chiamata per un talento cristallino del ciclismo nostrano non ancora sbocciato fino in fondo.

Kasper Asgreen (Deceuninck-Quick-Step), 7: Nell’anno di Pedersen iridato, il 24enne danese si ritaglia uno spazio importante tra i giovani emergenti. Corridore moderno, veloce, resistente e combattivo, si deve arrendere soltanto a uno strepitoso Bettiol al Giro delle Fiandre, corsa che lo consacra al grande pubblico. L’appuntamento con la prima vittoria da professionista è rimandata però soltanto a maggio, quando si aggiudica la seconda tappa del Giro di California. Nella stagione anche tanto lavoro, su più terreni, per il team.

Darwin Atapuma (Cofidis), 5: La prima stagione alla Cofidis non è propriamente trionfale per l’esperto colombiano. Neanche un piazzamento tra i dieci per colui che doveva essere tra gli uomini di riferimento per il calendario WorldTour dei francesi. Nemmeno alla Vuelta è riuscito a riscattarsi, trascorrendo tre settimane impalpabili.

LETTERA B

Davide Ballerini (Astana), 7: Un acuto significativo, agli European Games di Baku. Poi, tanta solidità e alcuni spunti in volata che ne hanno confermato le qualità. Al Tour of California entra due volte nei primi 10 degli ordini d’arrivo e si piazza quarto alla Brussels Classic, in un contesto di alto profilo. Lascia l’Astana dopo una sola stagione, in cui ha trovato anche il podio in una tappa di una corsa World Tour, ovvero la terza del Giro del Delfinato.

Romain Bardet (Ag2r La Mondiale), 4,5: Lo abbiamo già indicato come delusione massima della stagione, quindi il voto non può che classificarlo come tale. Stecca clamorosamente al Tour de France, salvo poi riuscire a salvare parzialmente la situazione con la Maglia a pois. Quella, il secondo posto al Tour du Haut Var e il nono posto alla Amstel Gold Race non possono bastare per rendere sufficiente una stagione in cui le aspettative sul francese erano davvero alte. Dopo la Grande Boucle, peraltro, non ha più corso: a questo punto lo attendiamo a un 2020 di totale riscatto.

Warren Barguil (Arkéa-Samsic), 7: Butta via in maniera quantomeno malaccorta la vittoria nella classifica generale della Artic Race of Norway (che chiude comunque secondo, alle spalle di Alexei Lutsenko). Ma al suo attivo ha un decimo posto nella classifica generale del Tour de France che per lui vale parecchio: come di consueto si fa vedere spesso all’attacco, anche se probabilmente raccoglie meno di quel che promette. Porta però in dote alla sua squadra piazzamenti preziosi e, soprattutto, corona il suo 2019 con la maglia di campione nazionale.

Enrico Battaglin (Katusha-Alpecin), 5.5: Il 2019 della sua squadra è stato quasi fallimentare. Lui ha provato a concludere qualcosa, ma al Giro d’Italia non è andato oltre un paio di piazzamenti nei primi 15, anche se di arrivi adatti alle sue caratteristiche ce n’era più di qualcuno. Lo squillo più sonoro dell’annata è il terzo posto in una tappa del Giro dei Paesi Baschi, poi poco altro: la speranza è che abbia la possibilità di voltare pagina nel 2020 con un nuovo contratto (al momento è senza squadra dopo la chiusura della Katusha-Alpecin).

Cesare Benedetti (Bora-hansgrohe), 7: Tutto in un giorno, o meglio in una tappa. A 32 anni il trentino coglie il primo successo da professionista e lo fa in una tappa del Giro d’Italia dai connotati mitici, la Cuneo-Pinerolo. Un momento che vale una carriera all’interno di una stagione in cui, come sempre, non ha mai fatto mancare il suo apporto alle tattiche di una delle squadre più vincenti del lotto World Tour.

Sam Bennett (Bora-hansgrohe), 8,5:  Dove è andato, ha vinto. L’irlandese, anche campione nazionale, è stato uno dei corridori più prolifici della stagione, andando a segno alla Vuelta a España (due volte), al Binck Bank Tour (3), al Giro del Delfinato (una) e alla Parigi-Nizza (due), senza contare le tappe concluse a braccia alzate al Tour de San Juan e al Giro di Turchia. Una sentenza in volata, ormai al livello dei più grandi del settore, contando anche il secondo posto alla Prudential RideLondon e il sesto al Campionato europeo. A 29 anni, sembra essere entrato nel pieno della maturità agonistica.

Egan Bernal (Team Sky/Team INEOS), 9: La stagione perfetta. A 22 anni, vince il Tour de France, mettendosi dietro corridori di enorme calibro. E in precedenza aveva vinto le classifiche generali di Parigi-Nizza e Giro di Svizzera, lasciando intendere di essere uno che quando mette il numero sulla schiena ha qualità assolutamente straordinarie. In una stagione meravigliosa ci sono anche il terzo posto al Lombardia e nella graduatoria finale della Volta a Catalunya. Che fosse fortissimo era cosa già nota, ma nel 2019 il colombiano ha mostrato a tutto il mondo gli estremi, giganteschi, del suo talento.

Alberto Bettiol (EF Education First), 8: In quell’attacco, in quei chilometri di fuga, in quelle braccia alzate al traguardo c’è tanta della gioia accumulata in questa stagione dai tifosi italiani. Il toscano ha messo la firma sul Giro delle Fiandre, battendo tutti i favoritissimi e confezionando un successo che lo ha proiettato in una nuova dimensione, dove probabilmente era atteso. In stagione ci ha messo anche il terzo posto alla prova in linea del Campionato italiano, oltre ai secondi posti a cronometro alla Tirreno-Adriatico e alla gara tricolore. Ma più di tutto, è stato favoloso in quella domenica in Belgio: un giorno da campione.

Pello Bilbao (Astana), 7,5: Il più classico dei regolaristi ha nobilitato la sua annata con due acuti di alto livello al Giro d’Italia. Due tappe vinte su traguardi complicati (L’Aquila e Croce d’Aune) che ne hanno confermato una volta di più le eccellenti qualità di corridore a tutto tondo. Ha provato a lasciare il segno al Tour de France, ottenendo un secondo posto di giornata e completando una lunghissima serie di piazzamenti, fra Tour of the Alps, Vuelta Murcia e Volta a la Comunitat Valenciana.

Edvald Boasson Hagen (Dimension Data), 5: Doveva essere una delle punte della sua squadra, ma alla fine il raccolto personale, così come quello collettivo, è stato scarno. Il picco della sua annata è stata la tappa vinta al Giro del Delfinato, poi poco altro, fra cui i due, curiosi, quinti posti nelle ultime tappe di Tour de France e  Vuelta a España e la per certi versi sorprendente vittoria nella crono di apertura della Volta a la Comunitat Valenciana. Estremamente deludente nelle classiche di primavera.

Niccolò Bonifazio (Total-Direct Energie), 7: Detto di un inizio scoppiettante di stagione alla Tropicale Amissa Bongo (tre tappe e la classifica generale), il velocista ligure ha dato spettacolo nel finale della Milano-Sanremo con un attacco da batticuore, poi non andato a buon fine. Brillante anche la sua partecipazione al Tour de France, che lo ha visto terzo nell’arrivo dei Campi Elisi e quinto in un’altra frazione. Nel conto ci sono anche il successo di tappa alla Vuelta Madrid e in due corse di un giorno in Belgio, fra fine agosto e inizio settembre.

Nacer Bouhanni (Cofidis), 5: Non pervenuto. Chiude il suo 2019 senza successi, dopo non essere stato portato dalla sua squadra in alcuna delle tre grandi corse a tappe della stagione. I piazzamenti fra i primi 10 delle varie corse affrontate non sono mancati, ma il rendimento complessivo è decisamente sotto traccia. Sembra proseguire nella sua involuzione e passa anche alla “storia” per essere arrivato fuori tempo massimo nella cronosquadre di apertura della Tirreno-Adriatico.

Emanuel Buchmann (Bora-hansgrohe), 7,5: Non solo il quarto posto al Tour de France, che comunque già di per sé ha un valore indubbiamente molto alto, ma la stagione del 27enne tedesco è stata costantemente a contatto con i migliori. Parte subito bene con un trionfo al Challenge Mallorca, poi nella prima parte dell’anno conquista la sua seconda vittoria in un ottimo Giro dei Paesi Baschi, concluso in terza posizione, salendo poi successivamente anche sul podio del Giro del Delfinato, dimostrando in tutte le corse a tappe in cui partecipa una continuità di rendimento che gli permette di entrare sempre nei primi dieci. Nel finale di stagione si fa notare poi anche nelle corse di un giorno: classe 1992, può crescere ancora e migliorare quella che sinora è stata la miglior stagione della sua carriera.

LETTERA C

Lilian Calmejane (Total Direct Energie), 5: Da un corridore come lui ci si aspetterebbe molto di più. Solo due successi, peraltro in corse non di primissimo piano come la Classic de la Ardèche e il Tour de Limousin (in cui conquista la prima tappa), in una stagione in cui ottiene numerosi piazzamenti. Nei grandi appuntamenti delude quasi sempre, soprattutto al Tour de France, dove arriva sino a Parigi senza mai risultare protagonista. Ha abituato a meglio.

Victor Campenaerts (Lotto Soudal), 6,5: Continua a dimostrare di essere uno dei migliori specialisti nelle prove contro il tempo (non un caso il successo nella frazione a cronometro della Tirreno-Adriatico) e impreziosisce la sua stagione centrando il Record dell’Ora. Tuttavia, ci sono state anche alcune battute d’arresto per il corridore della Lotto-Soudal, spesso dovute alla sfortuna. Emblematica in questo senso la débacle dello Yorkshire, dove a causa di una doppia caduta il belga non è riuscito nemmeno a entrare nei primi dieci, mettendo a forte rischio anche la partecipazione olimpica per il prossimo anno.

Marco Canola (Nippo-Fantini-Faizanè), 5,5: Di certo non la miglior stagione della carriera. Il trentenne torna al successo sulle strade del Giro dello Utah dopo un 2018 in cui non era mai riuscito ad alzare le braccia al cielo. Nel resto della stagione, tuttavia, ottiene molto poco, con due top 10 di tappa al Giro che non possono bastare a far raggiungere la sufficienza a un corridore del suo valore.

Richard Carapaz (Movistar), 8,5: Per lui il 2019 è stato l’anno della consacrazione. Nonostante il quarto posto del 2018, in pochi avrebbero scommesso su una sua vittoria del Giro d’Italia quest’anno. L’ecuadoriano, invece, è riuscito a ribaltare i pronostici e, approfittando anche dell’attendismo dei rivali, è riuscito a fare l’impresa, coronandola anche con due successi di tappa. Nel resto della stagione, nel finale condizionata da problemi fisici, due vittorie al Giro delle Asturie e qualche piazzamento qua e là (nemmeno troppi a dire il vero), ma vincere il Giro vuol dire entrare nella storia del ciclismo, ancor di più se sei il primo corridore del tuo paese a riuscirci.

Hugh Carthy (EF Education First), 6,5: Una delle migliori stagioni in carriera per lo scalatore britannico. La svolta arriva al Giro d’Italia, dove, dopo un avvio in sordina, cresce con il passare delle settimane, mostrando dei notevoli progressi, fino ad arrivare a sfiorare la top 10 finale. La soddisfazione personale arriva nell’ultima frazione del Giro di Svizzera, mentre è un vero peccato che la sfortuna l’abbia messo fuori causa alla Vuelta, perché le sensazioni è che il voto alla sua stagione sarebbe potuto essere persino più alto se avesse avuto la possibilità di giocarsi tutte le sue carte nel GT iberico.

Damiano Caruso (Bahrain-Merida), 6,5: Anche quest’anno si mette al servizio dei propri capitani, riuscendo a essere un uomo fondamentale per le ambizioni di Vincenzo Nibali al Giro d’Italia. Dopo aver resistito a qualche giorno di febbre alta (in cui si sente la sua mancanza), ritrova la condizione e con le sue trainate prova a mettere in difficoltà gli avversari del proprio capitano. Nelle poche occasioni che ha possibilità di mettersi in mostra a livello personale riesce a farsi vedere: secondo a Pinerolo al Giro, quinto in una frazione del Tour, gli manca solo il mordente finale per togliersi anche una grande soddisfazione individuale. Comunque un’altra stagione solida.

Dario Cataldo, (Astana) 7: Una vita da gregario, ma quando ha la sua chance la sfrutta nel migliore dei modi. Sempre a servizio di Miguel Angel Lopez e Jakob Fuglsang, coglie la palla al balzo quando gli viene data via libera nella tappa del Giro con arrivo a Como, vincendo la volata dopo una faticosissima fuga a due. Riuscire a centrare il bersaglio grosso sostanzialmente nell’unica opportunità è sintomo di grande lucidità, prontezza atletica e talento. Resta uno dei compagni di squadra più fedeli in gruppo

Mattia Cattaneo, (Androni – Sidermec) 7: Dopo anni difficili trova le prestazioni che tutti si aspettavano da lui sin da giovanissimo. Il suo bottino stagionale parla di un unico successo, molto pesante, al Giro dell’Appennino, ma avrebbe potuto essere ancora più ricco: sconfitto in volata dai più rapidi Schachmann al GP Larciano e Cataldo in una tappa del Giro d’Italia, non può aver rimpianti sulla condotta in quelle due corse, in cui dimostra la sua pericolosità nelle azioni in cui si inserisce. In futuro gli servirà quel guizzo in più per provare ad arrivare da solo, o almeno provare a lavorare sullo spunto. La strada comunque è quella giusta.

Remi Cavagna, (Deceuninck – Quick-Step) 7: Grande consistenza per il team, ma anche risultati in prima persona. Spesso chiuso da compiti tattici che non lo vedono nelle primissime posizioni delle gerarchie, dimostra in più occasioni di poter meritare di più. Al Giro di California coglie il suo secondo successo in carriera, poi si ripete con una vittoria d’intelligenza alla Vuelta a España, sicuramente il risultato più importante ottenuto finora. Ottimo passista, dallo spunto veloce e in grado di tenere sugli strappi, può essere una carta in più per la formazione belga nelle prossime stagioni.

Mark Cavendish, (Dimension Data), 4: Ancora una volta è lontano parente del velocista in grado di dominare tutti gli sprint. Il britannico non riesce a ritrovare la propria condizione ideale, complici i numerosi problemi fisici che lo rallentano ormai da anni, ma finire addirittura fuori dal roster per il Tour de France della Dimension Data, non proprio la formazione WorldTour più attrezzata, pesa come un macigno sul giudizio della sua stagione. Ma soprattutto non è arrivata nemmeno una vittoria: a 34 anni, il timore è che non sarà facile rivederlo ai livelli che gli spettano.

Esteban Chaves (Mitchelton-Scott), 6,5: La carriera del colombiano sta forse tornando sui binari giusti. Certo il corridore che aveva incantato il mondo nel 2016 non è ancora tornato (e forse non tornerà mai), ma un buon Giro d’Italia coronato da uno splendido successo nella tappa di San Martino di Castrozza sono il modo giusto per dare nuovo slancio alla sua carriera, facendoci anche dimenticare del mezzo flop della Vuelta, corsa da capitano senza però ottenere risultati di rilievo. Allo stesso tempo, però, rispetto alle ultime stagioni è apprezzabile che anche quando le cose si sono fatte più difficili in questo 2019 non è mai crollato dal punto di vista mentale, tanto da arrivare fino al traguardo di Madrid.

Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), 7,5: La sua stagione è un continuo capolavoro. Al Giro comincia a fare numeri d’alta scuola sin dalla cronometro del Bologna con un tempo record di scalata del San Luca. Da quel giorno indossa sempre (tranne che per una tappa) la maglia azzurra di miglior scalatore, che gli permette di salire sul podio di Verona. Ciliegina sulla torta è poi la vittoria di tappa di Ponte di Legno, dove nonostante la mancanza di collaborazione del compagno di fuga Jan Hirt, riesce a precederlo sul traguardo, vincendo anche il grande freddo che sembra condizionarlo durante la discesa dal Mortirolo. L’abruzzese, però, non si accontenta di un Giro da sogno e va anche a indossare la maglia gialla al Tour sull’arrivo a La Planche des Belles Filles. Nel finale di stagione, poi, ottiene anche dei buoni risultati nelle corse autunnali, rivelandosi uno dei corridori da monitorare con più attenzione nel 2020.

Damiano Cima (Nippo – Fantini – Faizanè), 7: Una vittoria che può svoltare una carriera. In fuga ad ogni occasione per tutta la durata del Giro, il corridore bresciano riesce a centrare il primo successo in carriera in un GT nel modo in cui tutti gli specialisti delle fughe in fondo in fondo sognano: anticipando il gruppo di pochi millimetri. La vittoria di Santa Maria di Sala, arrivata grazie a un colpo di reni che gli permette di anticipare di pochi centrimetri Pascal Ackermann, autore di una lunga volata, è stato uno dei momenti più belli della stagione per gli appassionati italiani.

Davide Cimolai (Israel Cycling Academy), 6,5: La sua migliore stagione per numeri di successi (4). Ai trionfi, poi, si vanno ad aggiungere sei top ten al Giro d’Italia, dove per la prima volta mostra la giusta regolarità per poter competere con i migliori velocisti al mondo. Tanti ottimi piazzamenti in una stagione il cui unico neo è rappresentato proprio dall’assenza di acuti importanti.

Valerio Conti (UAE Team Emirates), 7:  Stagione dalle due facce quella del corridore laziale. Tuttavia, nella prima parte del 2019 riesce a mettere in mostra tutte le sue qualità, guadagnandosi un voto alto in pagella, grazie alla prestazione di Vuelta a San Juan, Giro di Turchia e soprattutto Giro d’Italia, dove si rende protagonista indossando per ben cinque giorni la maglia rosa simbolo del primato. Va peggio alla Vuelta, dove non riesce quasi mai a rendersi protagonista, ma quando possibile non esita a mettersi a disposizione del compagno Tadej Pogacar, terzo a Madrid.

Bryan Coquard (Vital Concept – B&B Hotels), 6: Tante vittorie, ma poche di rilievo. Gli otto successi stagionali del velocista francese arrivano infatti tutte in corse di secondo piano. Vince da febbraio ad agosto, quindi la competitività è elevata per gran parte della stagione, ma il tanto atteso salto di qualità non è arrivato nemmeno quest’anno.

Magnus Cort Nielsen (Astana), 5: Stagione deludente per il danese, soprattutto viste le premesse del 2018. Vince una tappa alla Parigi-Nizza, poi scompare dopo una campagna di primavera disastrosa e un anonimo Tour de France e compare nelle cronache solo a fine agosto per l’annuncio del suo passaggio alla EF nel 2020. Non va meglio nemmeno il finale di stagione, condizionato anche dai postumi di una frattura alla mano rimediata proprio alla Grande Boucle.

Benoit Cosnefroy (Ag2r La Mondiale), 7: Vince tanto, sempre in Francia. I suoi risultati stagionali sono però importanti sopratutto in ottica futura, dove si candida a essere uno dei principali protagonisti delle corse di un giorno dei prossimi anni. Del resto l’ex iridato U23 già quest’anno ha chiuso in dodicesima posizione la Freccia Vallone, in settima la Bretagne Classic e ha ottenuto buoni risultati anche nelle classiche canadesi di settembre.

Rui Costa, (UAE Team Emirates), 5: Continua il lento declino dell’ex campione del mondo. Per la seconda stagione di fila il corridore della UAE Emirates non riesce a centrare successi ed è protagonista di una stagione anonima. Del suo 2019 si salvano (a voler essere generosi) la top 10 alla Tirreno-Adriatico, la top 10 ai mondiali e praticamente null’altro.

Stephen Cummings, (Dimension Data), 5: La stagione del ritiro è avara di soddisfazioni per il corridore britannico. L’uomo della Dimension Data non riesce a ottenere nessun risultato di rilievo nel 2019, con l’unica eccezione del terzo posto nei campionati nazionali britannici a cronometro, che sono il suo unico podio stagionale. Il resto della stagione è un lungo trascinarsi verso la fine della carriera, che si conclude amaramente con la frattura di quattro vertebre in seguito a una caduta nella quinta tappa del Tour of Britain.

LETTERA D

Thomas De Gendt (Lotto Soudal), 7,5: Altra stagione da specialista delle fughe. Corre tutti e tre i GT andando sempre all’attacco, riuscendo anche a cogliere uno splendido successo di tappa al Tour, resistendo al ritorno di Alaphilippe e Pinot. Va vicino al successo anche al Giro, dove chiude terzo nella prova a cronometro, una specialità nella quale ha mostrato notevoli miglioramenti nel corso della stagione. Anche nel resto della stagione trova modo di lasciare il segno.

David de la Cruz (Team Sky/Team Ineos), 5: Nella corazzata Ineos non è facile avere le occasioni giuste per brillare. La sua arriva con una convocazione in extremis alla Vuelta, che però non riesce a sfruttare a dovere, così come accade in tutte le altre gare stagionali, tanto che alla fine lui e il suo team hanno deciso di separare le loro strade.

Victor de la Parte (CCC), 5: Una stagione anonima per il corridore tornato alla CCC per avere una chance importante. Il terzo posto finale alla CRO Race è il miglior risultato stagionale, in cui l’unico altro podio è un terzo posto di tappa nella stessa corsa. Nel resto della stagione pochissime top ten e il miglior risultato in carriera al Giro d’Italia (ventunesimo posto finale) salva la stagione soltanto da un punto di vista statistico, visto che nemmeno nelle tre settimane della corsa rosa è mai riuscito ad essere protagonista.

Alessandro De Marchi (CCC), 6,5: La stagione del friulano era partita con il piede giusto, con un ottimo avvicinamento al Tour fra Parigi-Nizza e Delfinato, oltre a un settimo posto alla Amstel Gold Race, che corona una discreta campagna delle Ardenne. Il terzo posto nella prova a cronometro dei campionati italiani è l’ultimo risultato di rilievo prima della terribile e sfortunata caduta al Tour de France che lo mette fuori causa per tutto il resto della stagione

Laurens De Plus (Jumbo-Visma), 7: La stagione fenomenale di Primoz Roglic ha fatto passare in secondo piano l’ottimo 2019 di De Plus in casa Jumbo-Visma. Il belga ha ottenuto ottimi risultati nelle Ardenne ed è stato un prezioso aiuto per il podio di Kruijswijk al Tour, tuttavia le soddisfazioni maggiori le ha regalate nelle corse a tappe di una settimana, con il successo finale del BinckBank Tour che gli vale la prima vittoria in carriera. La crescita continua e per il 2020 c’è già chi lo considera il quarto capitano di una Jumbo-Visma stellare.

Jens Debusschere (Katusha-Alpecin), 5: In questa stagione non è stato il corridore che tutti conosciamo. A posteriori, la scelta di passare alla Katusha si rivela sbagliata, con il caos interno al team che forse finisce per condizionare anche le prestazioni dei suoi corridori. La campagna di primavera, uno dei suoi terreni di caccia preferiti, si rivela infruttuosa, ma non va meglio nemmeno nelle volate pure, con una top 5 di tappa al Tour come unico risultato apprezzabile dell’intera stagione.

John Degenkolb (Trek-Segafredo), 4,5: Forse dobbiamo rassegnarci, ormai John Degenkolb è questo. Con il successo di tappa al Tour dello scorso anno, sembrava che il tedesco della Trek fosse tornato quello che aveva fatto incetta di successi prima del terribile incidente che ne aveva messo a repentaglio la carriera. Nel 2019 però l’incubo è tornato. Lontano dai migliori alle classiche, vince soltanto una tappa al Tour de Provence e arriva alla Vuelta con il ruolo di co-capitano per le volate, nonostante l’ottimo avvicinamento alla corsa del compagno Edward Theuns. Alla fine i due finiscono più per pestarsi i piedi e se il belga almeno in un’occasione va vicino alla vittoria, Degenkolb si tiene spesso lontano anche dalla top 10, centrata in una sola occasione durante le tre settimane.

Arnaud Démare (Groupama-FDJ), 7: Cinque successi stagionali, di cui uno sulle strade del Giro d’Italia. Proprio nelle tre settimane in Italia, il velocista francese dimostra una regolarità forse mai vista prima in carriera, riuscendo a centrare ben 8 top 10 parziali, chiudendo al secondo posto nella classifica per la maglia ciclamino. Pur senza alcuno acuto, poi, si difende molto bene anche nelle corse di un giorno, dimostrando di poter ancora tornare a essere il corridore capace di vincere la Milano-Sanremo nel 2016.

Rohan Dennis (Bahrain-Merida), 7: Uno dei corridori più chiacchierati di questa stagione, non sempre per motivi sportivi. L’australiano si presenta mancando il successo al campionato nazionale a cronometro, per poi rimanere nell’anonimato fino a giugno, quando al Giro di Svizzera ritrova la vittoria nella cronometro di apertura e coglie un inatteso secondo posto nella classifica generale. Si presenta quindi al Tour de France come favorito d’obbligo per la cronometro individuale, ma dopo undici tappe passate in gruppo per risparmiare energie decide di ritirarsi, sorprendendo la sua stessa squadra, alla vigilia dell’appuntamento cerchiato in rosso. Poi però, sostanzialmente senza squadra e senza sponsor, sfodera una prestazione da campione nella cronometro mondiale, portando a casa la seconda medaglia d’oro consecutiva. Non sempre al meglio delle proprie possibilità, ma quando serve si fa trovare pronto. Mistero Tour a parte.

Silvan Dillier (Ag2r La Mondiale) 5,5: Dopo la grande prova alla Parigi-Roubaix 2018, lo svizzero era chiamato a mostrare a tutti se poteva essere in grado di trovare il salto di qualità per entrare tra i big o il suo ruolo deve rimanere quello del gregario con qualche sporadica licenza. E la risposta corretta, almeno stando ai risultati del 2019, sembra essere la seconda. Buon aiutante dei propri capitani quando serve, non riesce mai a mettersi in mostra a livello personale, anche nel poche occasioni che gli vengono concesse. Almeno alla Vuelta a España, in un team privo di uomini per la classifica, avrebbe potuto cercare un guizzo: non va mai oltre il nono posto parziale. Pochino, per uno che è entrato in testa nel velodromo di Roubaix soltanto un anno e mezzo fa.

Joe Dombrowski (EF Education First) 6,5: Ritorna a vincere dopo quattro anni, e già questo di per sé è un buon motivo per sorridere. Certo, il successo di tappa al Tour of Utah può non sembrare un sigillo particolarmente prezioso, ma dimostra che la giovane promessa finora mai sbocciata realmente ha qualcosa di inespresso da mostrare al mondo del ciclismo. Al Giro d’Italia trova un dodicesimo posto in classifica generale che di per sé non permette di gridare al miracolo, ma è un punto di partenza su cui provare a costruire il futuro. A 28 anni, non è ancora il momento di parlare di un potenziale che sarebbe potuto essere e non è stato. E con un pizzico di sfortuna in meno con gli infortuni potrebbe trovare un po’ di continuità.

Alex Dowsett (Katusha-Alpecin), 6: Uno dei pochi a salvarsi nel disastro epocale della Katusha-Alpecin. Il britannico mette a servizio dei compagni le proprie doti di passista, anche spendendo energie che non sempre vengono ripagate dai risultati dei capitani. Il ritiro a sorpresa di Kittel ne limita il ruolo nelle frazioni con arrivo in volata, ma quando si tratta di competere a cronometro è sempre presente: campione nazionale, quinto agli europei e quinto ai mondiali, si conferma uno dei più validi interpreti della specialità. Chissà che in un contesto più sereno non potesse anche cercare di raccogliere qualcosa in più.

Tom Dumoulin (Team Sunweb), SV: Difficile giudicare la stagione del neerlandese, che aveva puntato con decisione a Giro d’Italia e Tour de France salvo poi essere fermato da una caduta proprio nelle prime battute della corsa rosa. Un episodio sfortunato che lo costringe al ritiro in avvio di quinta tappa, prima di una riabilitazione sempre più lenta in vista della Grande Boucle, che non affronterà mai. E il problema al ginocchio, che alla fine lo ha tenuto fuori per tutta la stagione, ha fatto saltar fuori i problemi interni con il suo Team Sunweb, tanto da convincerlo a cercare altri lidi per rilanciarsi nel 2020. Nella speranza che la sua sfortuna, a tratti proverbiale, lo lasci alle spalle.

Luke Durbridge (Mitchelton-Scott), 5: L’australiano inizia con il botto strappando il titolo di campione nazionale a cronometro a Rohan Dennis, probabilmente già pago di indossare la maglia iridata. Nel resto della stagione però non riesce mai a trovare la condizione giusta, terminando sempre lontano dai risultati alla sua portata, restando anche lontano dai suoi standard nelle classiche. Undicesimo a Verona in un Giro d’Italia in cui non ha avuto l’ossessione di aiutare un Simon Yates appannato, cicloturista al Tour senza alcun obbligo di gregariato, contribuisce alla vittoria di un paio di cronosquadre per una Mitchelton-Scott comunque già fortissima. Il tredicesimo posto nella cronometro iridata, per uno come lui, è un altro flop. Servirà ricaricare le pile in vista della prossima stagione, in cui può e deve tornare protagonista.

LETTERA E

Nicolas Edet (Cofidis), 6,5: Il francese si conferma scalatore generoso, correndo d’attacco appena ne ha l’occasione. Se quest’anno non riesce a vincere, trova comunque modo di farsi notare per il suo stile aggressivo, che alla Vuelta a España gli permette anche di indossare la maglia rossa di leader. Resta poi nelle posizioni alte della corsa, dalle quali viene staccato nella tappa dei ventagli, perdendo così la sua grande occasione di entrare nei dieci. A 32 anni mostra di poter valere anche più di quanto mostrato sinora.

Kenny Elissonde (Team Sky / Team Ineos), 5,5: Il grimpeur puro transalpino resta a margine del grande progetto della corazzata britannica, senza avere spazio né convocazioni importanti. Corre comunque con grande professionalità, cercando appena ne ha occasione di farsi notare, sia al servizio dei capitani che muovendosi in prima persona. D’altro canto, le mancate convocazioni sono anche evidentemente risultato di una forma e condizione mai giudicata consona dai propri allenatori.

Imanol Erviti (Movistar), 5: Dopo gli exploit del 2016 si pensava lo spagnolo potesse trovare sul pavé un terreno in cui brillare, ma nelle stagioni seguenti non si è più confermato e questo 2019 non fa eccezione, continuando con prestazioni anonime che non vengono riscattate dal suo lavoro in favore dei capitani nei grandi giri.

Remco Evenepoel (Deceuninck-QuickStep), 9: Una delle stelle più brillanti di questa stagione, il baby-fenomeno belga arriva con grandi aspettative, ma riesce ad impressionare da subito, con una stagione in crescendo che lo vede ottenere risultati di altissimo livello. Dalla Vuelta a San Juan in cui sfiora il successo, prosegue con la prima vittoria al Giro del Belgio e i grandi successi alla crono degli Europei e alla Clasica San Sebastian, fino ad un argento mondiale che ne conferma assolutamente la stimmate del predestinato. A 19 è già ai vertici assoluti, impressionando anche per la capacità di lettura della corsa.

Caleb Ewan (Lotto Soudal), 8,5: Due tappe al Giro e tre al Tour bastano al velocista australiano per issarlo ai vertici della specialità. Arrivato per sostituire un mostro sacro in calando, pur con uno stile completamente diverso, trova modo per non far rimpiangere il cambio, ottenendo dieci successi in stagione, di cui otto nel WorldTour. Con un totale di 26 podi e altre 29 top ten, ha fatto vincere la scommessa ai propri dirigenti. Velocista atipico, a 25 anni ha ancora un gran margine di progressione per ottenere ancora di più.

LETTERA F

Matteo Fabbro (Katusha-Alpecin), 6: Nella disastrosa stagione della formazione elvetica fa fatica a trovare spazio e motivazioni, ma nella seconda parte di stagione mostra con più determinazione le proprie qualità. Arriva così una Vuelta in cui cerca spesso di attaccare e un bel quinto posto al Trofeo Matteotti, corso al servizio del vincitore Matteo Trentin in maglia azzurra. Prestazioni di buon livello che mostrano come il 24enne friulanno abbia le carte in regola per potersi ritagliare uno spazio nel ciclismo che conta.

Alessandro Fedeli (Delko Marseille Provence), 7: Una bella prima stagione per il corridore della Valpolicella, capace di alzare due volte le braccia al cielo. Corridore veloce e abbastanza resistente, mostra alla sua squadra di essere già pronto per responsabilità crescenti, dando anche le sue prime pedalate nel WorldTour. Un anno d’esordio che è stato più che un apprendistato.

Fabio Felline (Trek-Segafredo), 5,5: Con il suo potenziale potrebbe ottenere molto di più, ma dopo le numerose difficoltà da cui era reduce, la strada era tutta in salita e la affronta con grande dignità. I risultati non sono all’altezza del suo talento, ma il quinto posto di tappa al Tour de France è sicuramente un buon punto di (ri)partenza per cercare di ritrovarsi con la sua nuova squadra.

Ruben Fernandez (Movistar), 5: Considerato tra i più promettenti delle nuove leve del movimento iberico, l’ex vincitore del Tour de l’Avenir non riesce più a trovare il livello dei suoi primi anni di professionismo. Promessa capace di giocarsela con i migliori nelle sue prime stagioni nella corazzata spagnola, negli ultimi anni sembra schiacciato dai compiti di gregariato, senza riuscire più ad emergere come invece aveva saputo fare in passato. Cercare di rilanciarsi a livello Professional potrebbe essere la chiave giusta per lui.

Roberto Ferrari (UAE Team Emirates), 6: L’ultima stagione dell’esperto bresciano è ancora una volta interamente al servizio dei propri capitani, che scorta come può con grande professionalità. Classe 1983, quest’anno resta lontano dai grandi palcoscenici, per la prima volta senza correre alcun GT né grande classica. Chiude l’anno in Cina e saluta senza polemiche, pur con rimpianto di non aver potuto chiudere come avrebbe voluto.

Pierpaolo Ficara (Amore&Vita-Prodir), 6,5: Numerosi piazzamenti nell’arco dell’intera stagione, in Italia come all’estero, che ne confermano le doti in salita, sia nelle classiche di un giorno che in brevi corse a tappe. Arrivato tardi al ciclismo che conta, non riesce a sfondare, ma ha trovato una sua dimensione di tutto rispetto.

Mauro Finetto (Delko Marseille Provence), 6: L’esperto veronese è ormai uno dei punti di riferimento del team francese, con il quale quest’anno ritorna al successo dopo un digiuno di due anni. Nell’arco della stagione ottiene anche qualche altro piazzamento di buon livello, specialmente al Giro di Turchia, garantendo una top ten finale in una corsa WorldTour. Risultati che per una squadra come la sua sono preziosi.

Davide Formolo (Bora-Hansgrohe), 7,5: Un finale di stagione sfortunato non gli permette di completare un anno per lui di grande importanza, in cui dimostra tutto il proprio talento con un bellissimo successo alla Volta a Catalunya, che gli permette di tornare al successo dopo quattro anni, e l’ottimo secondo posto alla Liegi-Bastogne-Liegi, conferma di un talento che anche nelle corse di un giorno può essere tra i migliori al mondo. A giugno si prende poi con autorevolezza la maglia tricolore, altro successo che può segnare una svolta nella sua carriera, sinora soprattutto incentrata sui Grandi Giri, ma senza riuscire a spiccare (pur con evidenti doti, che anche quest’anno dimostra con generosità).

Omar Fraile (Astana), 5,5: Tanto lavoro per il team, ma non sfrutta le occasioni come negli ultimi anni. Il basco si era rivelato come uno dei cacciatori di tappe più temibili, ma nel 2019 non lo si vede molto quando arrivano le grandi occasioni, che solitamente invece sapeva ritagliarsi. Non manca comunque di dare efficacemente il proprio apporto in una squadra che inevitabilmente anche lo limita in alcune circostanze.

Mathias Frank (Ag2r La Mondiale), 5: Una stagione vissuta totalmente al di sotto delle aspettative per l’esperto corridore svizzero. Qualche piazzamento qua e là, su tutti il terzo posto ai campionati svizzeri e il sesto alla Gran Piemonte, non possono bastare per salvare una stagione durante la quale non è riuscito nemmeno a distinguersi per un buon lavoro di gregariato, facendosi inghiottire anche lui dalla brutta stagione di Romain Bardet (soprattutto sulle strade del Tour de France), invece di supportare il capitano per aiutarlo a uscire dal momento difficile.

Marco Frapporti (Androni-Sidermec), 6,5: Nessun successo per stagionale per il corridore italiano, che però una volta di più si dimostra un ingranaggio perfetto nella ben oliata macchina Androni-Sidermec. Il segno distintivo sono sempre le lunghe fughe, di cui si rende protagonista soprattutto al Giro d’Italia e pur non riuscendo a vincere la speciale classifica delle fughe (conquistata da un eccezionale Damiano Cima) è uno dei corridori che dà più visibilità alla compagine di Gianni Savio.

Chris Froome (Team Sky/Ineos), SV: Stagione da incubo per il Keniano Bianco. Proprio quando la sua stagione stava per entrare nel vivo, infatti, il quattro vincitore del Tour de France finisce contro un muro a tutta velocità durante la ricognizione di una tappa a cronometro del Giro del Delfinato. Ne conseguono un ricovero in terapia intensiva, fratture multiple e settimane di preoccupazione, in cui si teme anche per la carriera del trentaquattrenne britannico, che tuttavia nel finale di anno è riuscito a risalire in bici e nel 2020 riuscirà a tornare alle corse (anche se bisognerà vedere come).

Jakob Fuglsang (Astana), 8,5: A trentaquattro anni il danese ìvive la miglior stagione della sua carriera. I risultati arrivano sin da subito con una vittoria di tappa alla Vuelta a Andalucia, un secondo posto alle Strade Bianche e un successo parziale alla Tirreno-Adriatico. La vera svolta però arriva al Trittico delle Ardenne dove colleziona tre podi su tre, andandosi a togliere la soddisfazione di vincere la più importante tra le tre, la Liegi-Bastogne-Liegi. Si prende poi anche la generale Delfinato, prima di andare al Tour, unica delusione della stagione, dove è costretto al ritiro, quando è comunque ancora pienamente in lotta per un piazzamento in top 10. Una vittoria di tappa alla Vuelta è l’ultimo successo stagionale, ma anche nella campagna autunnale ottiene ottimi risultati, chiudendo la stagione con un quarto posto al Lombardia e la consapevolezza di essere ai vertici.

LETTERA G

Tony Gallopin (Ag2r La Mondiale), 5,5: Quella del francese è stata una stagione negativa, che vista con il senno di poi è anche il frutto di alcune discutibili scelte di calendario. L’idea di saltare in blocco le classiche per puntare ai grandi giri non ha portato ai risultati sperati, anche perché poi ci si è messa anche la sfortuna con una caduta sul finale di Giro d’Italia che ha condizionato tutta la sua estate, partecipazione al Tour compresa. Nemmeno la campagna autunnale ha portato grandi risultati, ma gli è bastata per capire di voler tornare alle Classiche nel 2020.

Filippo Ganna (Team Sky/Ineos), 7,5: Stagione da incorniciare per il ventitreenne di Verbania. Alla prima gara stagionale ottiene il primo successo della carriera vincendo la tappa d’apertura del Tour de Provence, ma non è ancora nulla rispetto a quello che riuscirà a fare nel resto del 2019. Diventa campione italiano a cronometro, vince l’ultima frazione del BinckBank Tour, ancora una volta una prova contro il tempo, e, nella medesima specialità, corona la sua prima stagione tra le fila del Team Ineos con un bronzo iridato, che lo lancia nell’élite mondiale e permette agli appassionati italiani di sognare in grande per il futuro. Al fianco alle belle prestazioni su strada, una eccezionale annata in pista, nella quale ormai è tra i riferimenti a livello mondiale.

Ivan Garcia Cortina (Bahrain-Merida), 6,5: Prosegue bene la crescita del giovane spagnolo. Una buona campagna di primavera anticipa la vittoria della quinta tappa del Giro di California a maggio, primo successo in carriera per l’iberico. Da quel momento tanti piazzamenti, che culminano nel finale di stagione con il podio al GP de Montréal. La prossima stagione sarà atteso al salto di qualità definitivo, cercando magari qualche successo importante.

David Gaudu (Groupama-FDJ), 7,5: Il francesino classe ’96 è stato uno delle più belle rivelazioni della stagione. Se nel 2018 era stato apprezzato soprattutto per le capacità da gregario di Pinot, dimostrando una crescita importante, nella stagione 2019 il supporto al capitano è soltanto una piccolissima parte della sua straordinaria annata. Quando Pinot è costretto al ritiro, infatti, riesce comunque a salvare parzialmente la spedizione con un tredicesimo posto, ottenuto dopo quasi tre settimane di sacrificio. Ancor più impressionanti, però, sono stati i miglioramenti nelle corse di un giorno, con un sesto posto alla Liegi in primavera e un’eccezionale campagna autunnale in Italia, dove riesce a quasi a non far rimpiangere l’assenza di Pinot, chiudendo in top 5 GP Beghelli e Milano-Torino, chiudendo poi Il Lombardia ad un passo dalla top 10.

Enrico Gasparotto (Dimension Data), 5,5: Stagione non propriamente sufficiente per il neo-svizzero. Il passaggio alla Dimension Data non ha regalato alcun successo al corridore che, va comunque ricordato, ha ormai 37 anni, battagliando con molti corridori ben più giovani di lui. Ottiene dei piazzamenti nelle Ardenne (ma non nella sua amata Amstel Gold Race) e poco altro nella sua stagione, che termina con l’annuncio dell’ottenimento della nazionalità elvetica, che lo renderà eleggibile per la nazionale elvetica, con la quale spera di partecipare ai mondiali del prossimo anno.

Francesco Gavazzi (Androni-Sidermec), 6: Solita stagione di sostanza per l’esperto corridore italiano, ormai soprattutto un uomo di riferimento del team a livello esperienziale. A livello personale arriva comunque una bella vittoria di tappa al Tour Limousin, un Giro d’Italia corso con la consueta grinta e tanti, tantissimi piazzamenti nelle corse italiane, che hanno contribuito al successo della sua squadra nella Ciclismo Cup anche quest’anno e gli sono valsi il rinnovo di contratto.

Fernando Gaviria (UAE Team Emirates), 5: Il primo anno tra le fila della UAE è un incubo per il velocista colombiano. Dopo un buon avvio alla Vuelta a San Juan, il classe ’94 si perde sulle strade del Giro d’Italia, dal quale si ritira alla settima frazione per un problema al ginocchio, dopo aver ottenuto una sola frazione, peraltro solo in seguito alla squalifica di Elia Viviani, decisione che lo stesso corridore sudamericano ha sportivamente ritenuto eccessiva. Il resto della stagione è una lunga agonia, a rincorrere una forma che non arriverà mai realmente, con un solo podio in tre settimane di Vuelta, dove sulla carta l’unico velocista del suo livello è Sam Bennett. Le vittorie al Tour of Guangxi sul finale di stagione valgono tanto per le speranze future, pochissimo per salvare il bilancio del suo 2019.

Amanuel Gebreighzabier (Dimension Data), 7: Il ciclismo africano continua a crescere e lui ne è forse l’emblema più splendente in questo 2019. Partecipa in due GT riuscendo a mettersi in mostra, soprattutto alla Vuelta, dove prima del ritiro riesce a conquistare due top 10 parziali. Vince anche il campionato nazionale a cronometro, ottiene un sorprendente sesto posto finale alla Vuelta a Burgos e ottiene buoni risultati anche nelle corse autunnali italiani, mostrando che il futuro è tutto dalla sua parte.

Tao Geoghegan Hart (Team Sky/Ineos), 6,5: Le esplosioni di Sivakov e Bernal hanno un po’ oscurato il buon 2019 del corridore britannico. Tuttavia, il classe ’95 non ha affatto sfigurato, facendo vedere buone cose un po’ per tutta la stagione. L’exploit principale arriva al Tour of The Alps, dove centra due successi di tappa (i primi in carriera) e chiude secondo nella generale alle spalle proprio del compagno Sivakov. La caduta e il ritiro al Giro sono solo un incidente di percorso in un 2019 comunque positivo, in cui il britannico, pur uscendo subito di classifica, corre una Vuelta costantemente all’attacco, non riuscendo tuttavia mai a centrare quel successo che avrebbe potuto far guadagnare un mezzo voto in più alla sua stagione.

Robert Gesink (Jumbo-Visma), 6,5: Il neerlandese dimostra di sapersi a trovare a proprio agio in qualunque ruolo. A trentatré anni si adatta alla perfezione al compito di gregario e diventa uno dei più fidi scudieri di Primoz Roglic sulle strade della Vuelta. Nelle corse di un giorno non viene praticamente mai investito del ruolo di capitano, ma ancora una volta lavora molto bene per la squadra.

Philippe Gilbert (Deceuninck Quick-Step), 8: Eterno, leggenda, intramontabile, immortale: aggettivi e sostantivi si sono sprecati per descrivere la fenomenale stagione del campione belga. A trentasettenne anni arriva la tanto agognata vittoria della Parigi-Roubaix, che vuol dire per lui quattro Monumento su cinque in carriera (al palmarès manca solo la Milano-Sanremo). Il classe ’82 però non si accontenta e regala a tutti gli appassionati due vittorie di tappa alla Vuelta, che risultano tra le più spettacolari dell’intera stagione.

André Greipel (Arkéa-Samsic), 4,5: Un successo di tappa alla Tropicale Amissa Bongo e poi il nulla più assoluto. Il velocista tedesco non riesce mai a brillare durante la sua prima e unica stagione con la maglia della Arkéa-Samsic, con la quale riesce soltanto a togliersi la soddisfazione di essere il primo della storia a vincere nei cinque continenti. Per il resto, deludente il Tour così come tutto il resto della stagione, durante la quale si lascia spesso andare a dichiarazioni malinconiche, ipotizzando di non tornare al Tour e addirittura pensando al ritiro, un’eventualità che al momento è stata però allontanata grazie all’accordo con la Israel Cycling Academy per il 2020.

Dylan Groenewegen (Jumbo-Visma), 8: Il bottino di quindici successi stagionali parla da solo. Il neerlandese si conferma come uno dei migliori velocisti al mondo, vincendo da febbraio a ottobre, e andando a vincere una tappa al Tour per il terzo anno di fila. Proprio alla Grande Boucle, tuttavia, avrebbe potuto ottenere addirittura di più se non avesse trovato sulla sua strada un Caleb Ewan in stato di grazia, che lo surclassa nel palcoscenico più importante. Buone anche le prestazioni nelle corse di un giorno, anche se sceglie tutte gare minori dopo essersi testato, con scarsi risultati, sulle strade della Milano-Sanremo.

Eduard Grosu (Delko-Marseille), 6: Alti e bassi nel 2019 dello sprinter rumeno. Tuttavia, il bilancio della prima stagione alla Delko-Marseille può chiudersi con un segno positivo, grazie ai cinque successi stagionali, ottenuti non solo nella solita Cina, ma anche in Croazia, Belgio e Slovacchia, dove si toglie lo sfizio di battere Arnaud Démare in volata.

Andrea Guardini (Bardiani-CSF), 5: La mancata convocazione al Giro è l’emblema della sua stagione. La Bardiani, di cui lui dovrebbe essere il simbolo in volata, decide di non convocarlo dopo uno stentato avvio di stagione e un Tour of Langkawi (dove in carriera ha vinto 24 volte) chiuso a secco di successi. Il resto della stagione, però, non fa che confermare la scelta dei Reverberi, visto che il trentenne velocista ottiene solo un’altra vittoria di tappa al Tour of Qinqhai Lake. La speranza è che con la retrocessione a livello Continental con la Giotti Victoria nel 2020 possa ritrovarsi e mettersi alle spalle questo momento difficile.

Ruben Guerreiro (Katusha-Alpecin), 6,5: Uno dei pochi a salvarsi nella disastrosa stagione della Katusha-Alpecin. Lo scalatore portoghese mostra tutto il suo valore soprattutto sulle strade della Vuelta, dove quando ne ha la possibilità si lancia sempre all’attacco, riuscendo ad ottenere anche un secondo e un quarto posto di tappa, chiudendo diciassettesimo in classifica generale, rivelandosi uno dei prospetti da seguire con maggiore attenzione nel futuro più prossimo.

LETTERA H

Nathan Haas (Katusha-Alpecin), 5: L’australiano era uno dei punti di riferimento per le classiche della formazione elvetica, ma non si è praticamente mai visto, confermando e ampliando le difficoltà della scorsa stagione. Se nel 2017 sfiorava podi importanti nel WorldTour, quest’anno praticamente non si vede mai e non bastano alcuni problemi fisici a giustificarne un rendimento che lo vede entrare appena cinque olte nei primi dieci durante l’anno.

Chad Haga (Sunweb), 7: L’americano è un corridore completo, sempre pronto a dare il proprio contributo alla squadra grazie alla sua versatilità. Spcialmente nelle cronosquadre fa valere le sue doti al servizio dei compagni, ma quest’anno trova anche l’occasione di brillare in prima persona, andando a conquistare la frazione conclusiva del Giro d’Italia, dopo essersi potuto risparmiare e gestire nelle tappe precedenti non avendo nessuno per cui lavorare. A 31 anni torna così al successo dopo sei anni, per una prima vittoria di rilevanza internazionale.

Karl Hagen (Lotto Soudal), 7: Il percorso del corridore norvegese è tutt’altro che tradizionale tanto che è passato professionista solamente quest’anno, a 27 anni. Ma dopo aver già mostrato qualità importanti lo scorso anno, nel 2019 dimostra di poter fare anche molto di più, con una stagione in crescendo che lo porta a centrare una bella fuga alla Vuelta a España. Guadagna così un bel gruzzolo sui big della generale, salendo in settima posizione. Con il passare dei giorni fa capire che non sarà facile scalzarlo, stringendo i denti fino a Madrid, dove può festeggiare un bell’ottavo posto finale. Al primo GT della carriera, un risultato tutt’altro che banale.

Jack Haig (Mitchelton-Scott), 7: Fra le nuove leve della formazione australiana è colui che quest’anno fa migliore impressione. Sempre pronto ad aiutare i capitani deputati, nel 2019 compie un bel passo in avanti ottenendo anche risultati importanti in prima persona, su terreni anche diversi fra loro. Terzo alla Bretagne Classic e al GP Beghelli, quarto alla Parigi – Nizza, sesto a Il Lombardia, oltre che protagonista anche al Giro del Delfinato, nel 2020 merita sicuramente maggiore spazio.

Kristoffer Halvorsen (Team Sky / Team Ineos), 6,5: Dopo alcune stagioni non propriamente entusiasmanti, l’ex iridato U23 trova finalmente spazio per farsi notare in una squadra che poco punta alle ruote veloci. Con due successi stagionali raddoppia il bottino della sua carriera, dimostrando tuttavia soprattutto quest’anno una buona continuità con il passare dei mesi, con sette podi e quindici piazzamenti nei primi dieci che fanno ben sperare per il futuro del 23enne, che può essere più di un semplice sprinter per quanto mostrato sinora.

Heinrich Haussler (Bahrain-Merida), 5,5: Gli anni passano per l’ex promessa tedesca, ora australiano di nazionalità. Classe 1984, ha vissuto stagioni difficili che ne hanno minato fisico e tempra, ma nelle ultime stagioni aveva mostrato comunque ancora di avere le possibilità per qualche buon risultato. Nel frattempo si converte a guida per i giovani e lo fa bene, anche se potrebbe raccogliere qualcosa in più.

Sebastian Henao (Team Sky / Team Ineos), 5,5: Il colombiano è ancora abbastanza giovane, ma non riesce a spiccare il volo e la sua dimensione sembra ormai segnata in quella di un buon gregario, al quale manca tuttavia quel guizzo (che sembrava poter avere) per ottenere qualche risultato anche in prima persona. Se dopo i primi passi nel professionismo, si pensava potesse ottenere molto di più, anche quest’anno conferma la tendenza.

Sergio Henao (UAE Team Emirates), 4,5: Una delle più grandi delusioni della formazione emiratina, che lo ingaggia per dargli la libertà che negli anni non era più riuscito ad avere nella corazzata britannica. Ne esce fuori probabilmente la peggior stagione della sua carriera, senza risultati degni di nota in prima persona, né alcun contributo alla causa della squadra.

Adam Hansen (Lotto Soudal), 5,5: Terminata l’esperienza da stakanovista con i suoi 20 GT consecutivi, l’esperto australiano si nota meno, apportando comunque il suo prezioso contributo alla squadra per le sue qualità di faticatore. Un ruolo che porta avanti con dedizione e impegno, rinunciando ormai anche a quei guizzi con cui in passato cercava (e a volte riusciva) ad illuminare.

Jesus Herrada (Cofidis), 7: Una delle migliori carte della formazione francese quest’anno, cogliendo risultati di grande spessore per un totale di sei vittorie stagionali, tra le quali ovviamente spicca il successo di tappa alla Vuelta a España, tra gli obiettivi maggiori del team. Capace di farsi notare praticamente in ogni corsa a cui partecipa in cui c’è salita da affrontare, il 29enne realizza la migliore stagione della sua carriera dopo anni di gregariato.

José Herrada (Cofidis), 6: Meno brillante del fratello, il 34enne ha comunque un ruolo importante nel team transalpino, cogliendo qualche piazzamento interassante, ma soprattutto portando la sua esperienza. Riesce inoltre a mostrare comunque la maglia spesso e volentieri con azioni offensive dalla distanza, sfiorando a sua volta il successo alla Vuelta.

Ben Hermans (Israel Cycling Academy), 6,5: Arrivato nell’ambiziosa formazione Professional per farle fare il salto di qualità, non ha probabilmente le spalle abbastanza larghe, ma resta un corridore di buon livello, che può giocarsi traguardi importanti, con buone capacità in salità, specialmente nelle corse di una settimana. Le conferme arrivano quest’anno dai bei successi a Giro d’Austria e Tour of Utah, per un totale di cinque vittorie stagionali, così come dal secondo posto alla Adriatica Ionica Race. Paradossalmente, con il ritorno nel WorldTour potrebbe avere più occasioni per farsi notare.

Sergio Higuita (Fundacion Euskadi / EF Education First), 7,5: Sin dalle prime pedalate, con la maglia della formazione continental basca, dimostra di avere le gambe per giocarsela con i migliori e la sensazione si conferma e sublima una volta compiuto il salto nel WorldTour. Ad ancora 21 anni chiude in seconda posizione il Giro di California per poi vivere un finale di stagione che lo consacra tra i grandi del futuro grazie alla vittoria di tappa alla Vuelta a España, chiusa in 14ª posizione, oltre che a bei piazzamenti in corse dell’autunno italiano.

Marc Hirschi (Team Sunweb), 7: Classe 1998, viene leggermente oscurato dai numerosi talenti che emergono quest’anno, ma fa ampiamente parte a sua volta della nouvelle vague che imperversa in gruppo. Corridore molto completo, spazia fra vari terreno chiudendo nei dieci la E3 BinckBank Classic e sul podio la Clasica San Sebastian, oltre che farsi notare anche in brevi corse a tappe come Giro dei Paesi Baschi, BinckBanck Tour e Giro di Germania. Con maggiori spazi a disposizione, nel 2020 sarà un altro dei giovani terribili da cui guardarsi.

Jan Hirt (Astana), 6,5: Il ceco si dimostra un buon gregario, prezioso alla causa dei capitani nei momenti importanti, ma sembra mancargli quel qualcosa che gli permetta di emergere a livello personale, mancando l’appuntamento con il successo in alcune circostanze che sembravano invece poter essere propizie. Arrivato tardi al grande ciclismo, a 28 anni può ancora migliorare per diventare uno dei migliori uomini di supporto in salita, con licenza di colpire.

Alvaro Hodeg (Deceuninck – QuickStep), 6,5: Con sette vittorie la sua seconda stagione da professionista, in cui migliora lo score del suo anno d’esordio, è sicuramente positiva, riuscendo anche trionfare nuovamente nel WorldTour con la vittoria al BinckBank Tour. Gli manca tuttavia quella vittoria di peso che possa mostrarne l’evoluzione rispetto ad un 2018 già di ottimo livello. Classe 1996, potrebbe fare il salto di qualità quando avrà modo di partecipare al suo primo GT, una pecca in queste due prime stagioni che non dipende solamente da lui.

Hugo Hofstetter (Cofidis), 5,5: Vincitore dell’Europe Tour lo scorso anno, il 25enne transalpino si conferma quest’anno un corridore capace di piazzarsi spesso e tutto l’anno, ma nell’arco della stagione gli è mancato qualcosa rispetto all’ottimo 2018, che lo aveva lanciato tra le promesse nelle classiche di un giorno. Vedremo con il passaggio nel WorldTour cosa potrà realizzare, anche con meno pressione e necessità di fare punti per la squadra.

LETTERA I

Daryl Impey (Mitchelton-Scott), 7,5: Affidabile gregario, il sudafricano negli ultimi anni ha dimostrato di essere molto di più. Corridore completo, dotato di discreta resistenza in salita e punta di velocità, migliora il suo già positivo 2018 confermandosi al Tour Down Under, ma anche andando a conquistare una tappa al Tour, oltre ad altri piazzamenti di rilievo quando ne ha l’occasione e non deve lavorare per i capitani, cosa che dimostra di saper fare sempre con grande dedizione ed efficacia.

Beñat Intxausti (Euskadi-Murias), SV: Dopo tre stagioni praticamente fermo, tanto da aver collezionato appena otto giorni di corsa negli ultimi 24 mesi, il basco torna a casa per cercare di ritrovare ritmo di gara e quelle sensazioni che lo avevano visto ai vertici mondiali. Purtroppo, deve ritirarsi da 14 delle 17 corse a cui prende parte, a conferma di un fisico che ormai sembra non dargli tregua, né possibilità alcuna.

Mikel Iturria (Euskadi-Murias), 7: Conquistando una tappa alla Vuelta a España, primo successo della sua carriera, il basco lascia il segno nell’ultima stagione della sua squadra, rimasta inspiegabilmente senza fondi malgrado due ottime annate a livello professional, lanciando corridore come il 27enne di Urnieta, scalatore generoso, nella pura tradizione della sua regione.

Gorka Izagirre (Astana), 6: Parte subito vincendo, in una delle poche occasioni in cui ha la squadra per sé. In seguito lavora tanto per i compagni, non sempre brillando, anche per problemi fisici, ma comunque dando sempre fondo alle sue energie, cercando invano di ritagliarsi uno spazio quando possibile. Non mancano i piazzamenti nell’arco della intera stagione, come il quarto alla Clasica San Sebastian e il nono ai Mondiali (oltre a tappe sparse in quasi ogni corsa a cui partecipa), a conferma di costanza e dedizione

Ion Izagirre (Astana), 6,5: Un inizio di stagione devastante, che ad aprile lo porta ad avere vinto due corse a tappe (Comunitat Valenciana e Paesi Baschi), oltre alla vittoria parziale alla Parigi-Nizza, vale quasi da solo una stagione. In seguito, complice qualche problema fisico, risulta  decisamente meno efficace, dovendo così sacrificarsi alla causa del proprio capitano sia al Giro che alla Vuelta. Un compito per il quale si vede meno a livello personale, risultando non sempre brillantissimo, pur con grande generosità.

LETTERA J

Fabio Jakobsen (Deceuninck-Quick-Step), 7,5: Che il classe ’93 fosse un talento cristallino si era già intuito nella scorsa stagione. Da lì a vincere due tappe alla Vuelta a España però il passo non era affatto scontato. E il neerlandese lo ha compiuto senza apparente difficoltà, dopo essersi confermato alla Schelderprijs e aver conquistato il titolo nazionale in linea. Le sue qualità in volata lo portano a battagliare senza paura anche contro i migliori, portando a casa risultati sempre più importanti. Con l’addio di Viviani, passato alla Cofidis, avrà l’occasione per sbocciare definitivamente.

Amund Jansen (Jumbo-Visma), 6,5: La terza stagione da professionista gli porta le soddisfazioni maggiori, permettendogli di cogliere i primi due successi in carriera. Campione nazionale, strappa un notevole quinto posto alla Bretagne Classic, dimostrando di avere futuro anche nelle classiche mosse. Silenzioso ma fondamentale, è uno degli elementi chiave della spedizione plurivittoriosa della formazione neerlandese al Tour de France: dietro ai successi di Teunissen, Van Aert e Groenewegen c’è la sua sapiente guida.

Justin Jules (Wallonie-Bruxelles), 5,5: Il passaggio alla nuova squadra sembrava dovergli portare il definitivo salto di qualità, ma dopo un avvio di stagione convincente si perde per strada. Preziosa la vittoria nella tappa di apertura della Vuelta Aragon, ma nelle classiche belghe era lecito aspettarsi di più: chiude sempre lontano dalle posizioni che contano, e a 33 anni si ha l’impressione di assistere alla sua fase calante.

Bob Jungels (Deceuninck-Quick-Step), 5,5: L’impressione è che il lussemburghese abbia sacrificato totalmente la possibilità di diventare corridore da tre settimane per puntare alle classiche. Convincente la vittoria alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne, così come il terzo posto alla Dwars door Vlaanderen e il quinto all’E3 Binck Bank Classic, in cui gioca un ruolo fondamentale per la squadra. Questa volta però non solo scompare nei Grand Tour, e ormai non fa quasi più notizia, ma non prova nemmeno a essere protagonista con una vittoria di tappa. Peccato.

Christopher Juul-Jensen (Mitchelton-Scott), 5: Non sfrutta minimamente un’annata nella quale avrebbe avuto diverse possibilità di mettersi in mostra. Slegato da ruoli di gregariato per almeno metà di Giro d’Italia e Tour de France, il danese non riesce mai a mettersi in mostra né a fare da appoggio ai tentativi di rinascita dei gemelli Yates. L’anno scorso aveva fatto vedere ottime cose con il successo al Giro di Svizzera: quest’anno piccola involuzione, e non è detto avrà altre occasioni così nel team in cui milita.

LETTERA K

Lennard Kamna (Team Sunweb), 5,5: Mostra degli sprazzi di talento, ma non è ancora abbastanza. La sua stagione è soprattutto un buon Tour de France, dove fa vedere ottime cose in salita, andando a centrare anche due top 10 parziali. Il resto di stagione è però poca cosa, soprattutto nelle corse di un giorno, chiuse con un bilancio deficitario per il corridore tedesco, che non è ancora quello capace di vincere un argento mondiale a livello U23 nel 2017.

Alexander Kamp (Riwal Readynez Cycling), 6,5: Annata molto buona per il velocista danese. Lo sprinter classe ’93 non ha risentito del passaggio da Continental a Professional e si è guadagnato con i risultati su strada il passaggio al World Tour, che avverrà nel 2020 con la maglia della Trek-Segafredo. Soltanto due vittorie stagionali, la classifica generale del Circuito delle Ardenne e la terza frazione del Tour de Yorkshire, ma tanti piazzamenti nel corso dell’anno che ne certificano la competitività.

Tanel Kangert (Education First) 5,5: Annata sottotono per il completo cronoman estone. Il primo anno alla Education First non ha portato nessuna vittoria e pochi piazzamenti. Al Giro d’Italia ottiene due top 10 di tappa, ma soffre più del previsto nelle tre prove contro il tempo, andando a chiudere con un diciottesimo posto finale che non è né carne, né pesce. Un anonimato che del resto condiziona tutto il resto della sua stagione, Tour de France compreso.

Wilco Kelderman (Team Sunweb) 5,5: Sembra non riuscire a reggere la pressione del ruolo di capitano. La Sunweb, orfana, di Dumoulin, si trova a dover puntare tutto sul corridore tedesco, che però non riesce a ripagare del tutto la fiducia, complice la sfortuna. Al Tour si ritira dopo quindici tappe vissute in completo anonimato, mentre va molto meglio alla Vuelta, dove riesce a chiudere in top 10. Tuttavia anche il settimo posto al GT spagnolo arriva grazie alla sua consueta regolarità in salita, senza regalare acuti né grandi emozioni.

Jens Keukeleire (Lotto Soudal), 6: Tanti piazzamenti per il belga. La campagna di primavera si conclude senza successi, ma con tanti piazzamenti importanti raggiunti o sfiorati: una top 10 alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne e tanti altri piazzamenti nei quindici alla Gand-Wevelgem, al Dwaars door Vlaanderen, alla E3 Harelbeke e al Giro delle Fiandre. Un deludente Tour de France, però, non consente alla sua stagione di ottenere più di una risicata sufficienza.

Ben King (Dimension Data) 5: Stagione da dimenticare per lo scalatore statunitense. Reduce da un ottimo 2018, chiuso con due successi di tappa alla Vuelta, l’americano si presentava ai nastri di partenza del 2019 uno dei corridori da monitorare con più attenzione, ma a conti fatti non si è mai visto. Probabilmente risucchiato anche nella brutta stagione che ha coinvolto l’intera Dimension Data, il miglior risultato nella stagione del classe ’89 è un secondo posto di tappa al Giro di California, mentre il resto della sua annata è totalmente deludente con partecipazioni a Tour e Vuelta che definire anonime è un complimento.

Vasil Kiryienka (Team Sky/Ineos), 7: Già solo aver strappato a trentotto anni un altro contratto in una corazzata come la Ineos fa capire il valore della sua stagione. Operato a marzo per un’anomalia cardiaca, infatti il bielorusso è tornato alle corse in tempi rapidi, togliendosi anche la soddisfazione di vincere in casa la prova a cronometro dei Giochi Europei. Il resto della stagione è il solito contributo da fido scudiero dei capitani da gregario abile tanto in pianura quanto in salita.

James Knox (Deceuninck-Quick-Step), 7: Dopo un anno di ambientamento tra i professionisti nel 2018, il 2019 è l’anno del salto di qualità. Per la prima volte in carriera corre dei GT e, dopo essersi ritirato dal Giro a causa di una caduta, cade anche nel finale della Vuelta, perdendo soltanto alle ultime battute una top 10 che sembrava essere alla sua portata. Tuttavia, la forza mentale con cui ha provato a rimanere in gara e in top 10 è quella del grande campione e ora si attende solo la prima vittoria in carriera per sbloccarlo e lanciarlo nell’elité del ciclismo mondiale.

Leopold Konig (Bora-Hansgrohe), SV: Su di lui c’è poco da dire. Fermo dalla Tirreno-Adriatico 2018, in questo 2019 non ha mai corso e nemmeno alla sua squadra, la Bora, sanno che fine abbia fatto. Il contratto con la formazione tedesca è ormai scaduto e nelle ultime ore si è parlato anche di possibile ritiro.

Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe), 6: Il titolo di campione nazionale è il miglior risultato stagionale. La vittoria dei campionati austriaci è anche la prima in carriera per il tedesco della Bora-Hansgrohe che, a dispetto della sua storia, quest’anno è sembrato andar meglio nelle corse di un giorno che nelle corse a tappe, come testimoniano un’ottima campagna delle Ardenne e un sesto posto alla Clásica San Sebastián. Peccato non riesca a ottenere grandi risultati al Tour, dove paga anche l’exploit del compagno di squadra Emanuel Buchmann.

Roman Kreuziger (Dimension Data), 5: Il ceco ritrova finalmente il ruolo di capitano in una formazione, puntando le proprie fiches soprattutto sulle Ardenne e il Tour de France. Il risultato finale tuttavia è disastroso: nel trittico non va oltre al diciottesimo posto all’Amstel, alla Grande Boucle finisce presto fuori classifica e resta fuori dalla lotta per un successo di tappa. Il finale nelle classiche italiane è impietoso, con una serie di ritiri che mettono in discussione l’utilità di parteciparvi. La scommessa di ripartire con gli africani, almeno per il momento, non si è rivelata azzeccata.

Alexander Kristoff (Uae Team Emirates), 6: Dopo la Gand-Wevelgem, il nulla. Il norvegese sembra soffrire l’arrivo di Fernando Gaviria, non riuscendo più a essere protagonista in volata. Nonostante la grande potenza muscolare, l’ex campione europeo si dimostra incapace di essere competitivo negli sprint di gruppo. Fanno eccezione appunto il successo nella classica belga, corsa con intelligenza, e il secondo posto a Nancy al Tour de France, in una corsa in cui comunque ha avuto ben più occasioni. Il terzo posto al Giro delle Fiandre, in cui non può avere rimpianti personali, ne conferma l’affidabilità sul pavé: ma per le volate sembra ormai accontentarsi del ruolo di apripista di Gaviria.

Steven Kruiisjwijk (Jumbo-Visma), 7,5: Dopo il bel 2018, in cui aveva mostrato di essere tornato ai livelli dello sfortunato 2016, quando andò vicino al successo al Giro, nel 2019 il corridore neerlandese si conferma ai massimi livelli nei gradi giri, compiendo un altro passo avanti e conquistando il suo primo podio con il terzo posto al Tour de France. Scalatore solido, capace di difendersi decisamente bene a cronometro, ha mostrato grande regolarità nell’arco di tutta la stagione, rovinata solo dallo sfortunato ritiro alla Vuelta che sostanzialmente lo ha visto chiudere la stagione.

Merhawi Kudus (Astana), 6: Il passaggio nella formazione kazaka doveva costituire un’opportunità per l’eritreo, che tuttavia non sembra riuscire a fare il salto di qualità. Salva la sua stagione conquistando il Tour du Rwanda e cogliendo il podio al Giro di Turchia, trovando poi una top ten nel Giro della Toscana. Se vorrà rimanere ancora a lungo nel circuito World Tour tuttavia dovrà essere in grado di alzare l’asticella e cercare qualche affermazione anche nelle corse di maggior livello e visibilità.

Stefan Küng (Groupama-FDJ), 7,5: Il passistone svizzero trova quest’anno la migliore stagione della sua carriera, riscattando la parziale delusione dello scorso anno e ritrovando successi importanti, non solo a cronometro. Corridore di grande potenza e resistenza, conferma di resistere bene anche agli strappi brevi, con il fiore all’occhiello del bronzo mondiale come apice di un 2019 in cui in linea lo si era visto trionfare al Tour de Romandie e al Tour du Doubs, oltre alle tre crono conquistate. Per lui una stagione molto importante, che può essere svolta nella sua carriera.

Viacheslav Kuznetsov (Team Katusha-Alpecin), 5: Non è certo l’unica delusione del suo team, ma il flop a livello personale è evidente. Non riesce mai ad approfittare della possibilità di avere più spazio rispetto ad altre stagioni, accontentandosi di portare a termine le proprie prove in gruppo. In un Giro in cui Zakarin non lotta certo per le primissime posizioni e in una Vuelta senza velocisti di punta, non riuscire a mettersi in mostra è un vero peccato. A 30 anni non necessariamente avrà altre stagioni così favorevoli.

Michal Kwiatkowski (Team Sky/Ineos), 4,5: Vedere un corridore dotato del suo talento concludere una stagione a secco di vittorie fa un po’ strano. Il terzo posto alla Milano-Sanremo, corsa che ha già vinto in passato, e il podio appena precedente alla Parigi-Nizza avevano illuso su un’altra potenziale stagione da protagonista. Il polacco invece non graffia sulle Ardenne e diventa un fantasma al Tour de France, nel quale è spesso tra i primi a staccarsi in salita: la doppietta Ineos quest’anno, forse per la prima volta dal 2011, è più un inno delle qualità individuali di Bernal e Thomas che un elogio allo squadrone. Dopo la Grande Boucle non ritrova più la forma e vivacchia nel gruppetto, rinunciando anche a un mondiale molto adatto alle sue caratteristiche.

LETTERA L

Yves Lampaert (Deceuninck-Quick-Step), 5,5: Protagonista alla Parigi-Roubaix, contribuisce al successo di Philippe Gilbert con una condotta di gara coraggiosa. Un paio di mesi più tardi conquista il successo più prestigioso di una stagione al di sotto delle aspettative, imponendosi nella cronometro individuale del Giro di Svizzera. Nel complesso però non riesce a essere incisivo come vorrebbe nella campagna sul pavé, in cui non trova vittorie nonostante abbia più spazio nel team, e soprattutto al Tour de France, probabilmente sacrificato alla causa di Viviani e Alaphilippe.

Mikel Landa (Movistar), 6,5: Il destino da luogotenente sembra nel sangue del basco, che nella stagione in cui sembra finalmente riuscire a rendere costantemente in salita rimane in parte bloccato dall’exploit di Richard Carapaz al Giro d’Italia. Da fedele compagno di squadra, risulta decisivo nella maglia rosa dell’ecuadoriano. Al Tour non ha la stessa brillantezza, ma porta comunque a casa un altro piazzamento in top ten. Il settimo posto alla Liegi-Bastogne-Liegi lascia trapelare qualche piccola speranza di vederlo battagliare anche nelle classiche più dure. Intanto, una stagione in leggera crescita.

Sebastian Langeveld (Education First), 6: Stagione senza acuti, ma con qualche buon piazzamento, tra cui la top ten alla Parigi-Roubaix e qualche top five in cronometro individuali lungo la stagione. Non coglie alcun successo e fa vedere il meglio di sé in appoggio agli altri, risultando anche decisivo in alcune occasioni: la sufficienza arriva per il suo ruolo di gregario silenzioso, perfettamente rappresentato negli ultimi 15 chilometri del Giro delle Fiandre, in cui rompe i cambi nel gruppetto di inseguitori alle spalle di Bettiol, agevolando il successo solitario.

Christophe Laporte (Cofidis), 6: La sfortuna lo mette ko al Tour de France, in cui sperava di migliorare il secondo posto di tappa ottenuto a Pau nel 2018. Nel complesso però sembra soffrire nelle corse di altissimo livello, in cui non esprime al meglio il proprio potenziale, finendo lontano anche da piazzamenti. Si guadagna la sufficienza facendo incetta di successi nelle volate delle corse francesi, in cui dimostra di essere il migliore nelle frazioni pianeggianti. L’anno prossimo servirà qualcosa di più.

Pierre Latour (Ag2r La Mondiale), 5,5: Stagione sfortunata, impossibile negarlo. Ma in alcune occasioni ci mette del suo. Salta la prima parte dell’anno per un problema alla schiena, e quando torna appare subito evidente che ha bisogno di tempo per recuperare una buona condizione. Il sesto posto al Giro di Polonia sembrava rilanciarlo, ma fallisce l’obiettivo della vittoria di tappa alla Vuelta a España 2019: spesso sbaglia il momento in cui spendere energie, a volte si trova semplicemente nella giornata sbagliata.

Christopher Lawless (Team Sky/Ineos), 6,5: La formazione britannica sembra aver pescato un altro bel talento. Il classe ’94 mostra tutto il suo potenziale vincendo il Tour of Yorkshire pochi giorni dopo il podio alla Scheldeprijs, che certificano le sue doti nelle classiche e nelle corse da una settimana abbastanza mossa. In un team composto da tantissimi capitani non ha moltissime occasioni di mettersi in mostra in prima persona, ma quando può riesce a farsi valere. Ne sentiremo parlare ancora in futuro.

Juan José Lobato (Nippo Vini Fantini Faizané), 5: Nessun successo, pur essendo spesso il leader del treno delle volate della formazione italiana. Lo spagnolo conclude un 2019 decisamente al di sotto delle aspettative, anche quando viene schierato in competizioni non di primissima fascia. Al Giro d’Italia non lascia mai il segno, al Giro di Turchia non va oltre un secondo posto parziale. A 30 anni, l’ex Movistar sembra nuovamente in involuzione malgrado un 2018 vincente.

Giovanni Lonardi (Nippo Vini Fantini Faizané), 6: Le vittorie in Asia a inizio anno ne confermano le qualità in volata, che gli valgono la convocazione al suo primo Giro d’Italia. Inizia senza timori reverenziali centrando due top ten negli sprint, poi la sfortuna lo costringe ad abbandonare la corsa rosa prima di poter dimostrare ulteriormente il proprio valore. Da quel momento fatica a tornare protagonista, ma può comunque ritenersi soddisfatto della sua annata di debutto tra i professionisti.

Miguel Angel Lopez (Astana), 6,5: Non è stato il suo anno più fortunato, né il più soddisfacente. Ma il colombiano ha dimostrato un’ulteriore crescita in salita, che lo ha portato a essere vincente anche nelle corse da una settimana: Tour Colombia e Vuelta a Catalunya finiscono in un palmarès già abbastanza ricco e impreziosito dal successo di tappa nella competizione spagnola. Leggero passo indietro invece nelle corse da tre settimane: al Giro d’Italia si conferma maglia bianca ma chiude settimo, bersagliato da ogni tipo di incidente in gara. Alla Vuelta a España parte forte e dà l’impressione di poter lottare per il successo, poi scivola sempre più indietro fino a un quinto posto che non gli rende giustizia. Gli è mancata più la fortuna delle qualità, in diverse circostanze.

Alexey Lutsenko (Astana), 7: Quando è in forma, nelle classiche, è a tratti inarrestabile. Si presenta con tre vittorie di tappa e la classifica generale al Tour of Oman, prosegue imponendosi a Fossombrone alla Tirreno-Adriatico e conclude con una campagna italiana da applausi, con i successi a Coppa Sabatini e Memorial Pantani. Preciso, impeccabile quando sente di avere la gamba migliore, manca forse la ciliegina sulla torta in un Tour de France forse piuttosto privo di frazioni adatte alle sue caratteristiche.

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5 commenti

  1. Ma come avete fatto a dimenticare Stefan Kung nel pagellone?!!!

    • Ciao Franco, effettivamente nella stesura il suo nome è rimasto fuori. Qualche problema di comunicazione fra noi, ma d’altro canto quest’anno saranno circa 300 i nomi del nostro pagellone, purtroppo qualche nome può sfuggire. Grazie per la segnalazione, lo abbiamo aggiunto 🙂

  2. Kristoff 6 mi sembra pochino… Ha comunque vinto la Gand e ha fatto 3 al fiandre… Direi almeno 6,5

  3. Manca kruijswijk, podio al tour…

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