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Pagelle Liegi-Bastogne-Liegi 2019: Finalmente Fuglsang, Formolo continua a crescere, Nibali presente – Alaphilippe sconfitto, ancora una delusione per Van Avermaet

Jakob Fuglsang (Astana), 10 e lode: Il danese ha gli occhi di tutti addosso e la sua routa è la più ambita, ma quando scatta fa gradualmente il vuoto staccando tutti per imporsi nell’unico modo a lui possibile: di forza e da solo. Corsa impeccabile con le sue accelerazioni a cui nessuno resiste dopo che la sua Astana ha sapientemente condotto la gara utilizzando al meglio attaccanti come Omar Fraile (7) e faticatori come Davide Villella (7).

Davide Formolo (Bora-hansgrohe), 9: Mai così in alto, il 26enne veronese conferma di poter ambire a grandi traguardi con il suo costante percorso di crescita, fisica e mentale, che in questo inizio di 2019 sta dando importanti frutti. Oggi fa tutto alla perfezione, gestendo e dosando lo sforzo malgrado un inizio di corsa molto difficile. Se nel finale non ne ha abbastanza per reggere a Fuglsang, ne ha ancora per tenere tutti gli altri a debita distanza, segno che non era lui a non andare, ma il danese ad essere oggi troppo per tutti.

Maximilian Schachmann (Bora-hansgrohe), 8: Il tedesco era tra i corridori più pericolosi per il suo spunto veloce e non tradisce le attese, correndo di rimessa per poi conquistare la volata dei battuti. Potendo restare sulle ruote vista la presenza davanti di Formolo, oltre che di un dinamico Patrick Konrad (7,5) in precedenza, svolge il suo compito esattamente come richiesto, ottenendo il risultato sperato. Non stava certo a lui andare a riprendere gli uomini davanti.

Mike Woods (EF Education First), 7,5: Il canadese è il primo a muoversi sulla Roche-aux-Faucons, senza paura di bruciarsi. Forse paga quegli scatti più tardi, ma malgrado sia stato ripreso ne ha ancora per concludere con una buona volata e un discreto quinto posto. Più indietro dell’anno scorso, ma forse maggiormente in evidenza e nel vivo dell’azione. Non è un passo indietro.

Mikel Landa (Movistar), 7: Con il ritiro di un esausto e debilitato Alejandro Valverde (sv), il basco si ritrova il peso della leadership di una delle squadre più attese. Da lui difficile aspettarsi realmente qualcosa visto l’inizio di stagione decisamente complicato con l’infortunio alla prima corsa, ma riesce a stupire inserendosi tra i primi inseguitori. Il settimo posto finale è un segnale molto incoraggiante in vista di un Giro d’Italia al quale tiene particolarmente.

David Gaudu (Groupama-FDJ), 7: Il francesino è di gran lunga il più giovane lì davanti, ma non per questo si siede sugli allori. Anzi, è tra i più motivati e dinamici per provare qualcosa, alla ricerca di un risultato prestigioso. Con i suoi 22 anni il sesto posto finale è indubbiamente una bella conferma per un corridore in rapida ascesa.

Julien Bernard (Trek-Segafredo), 7: La fuga in una grande classica è un po’ un atto di masochismo, un esercizio votato alla sconfitta che tuttavia il francese intepreta con stoica abnegazione e dedizione. Ultimo dei fuggitivi a mollare, prova ad animare la corsa come può risultando sostanzialmente il migliore dei suoi. Tra gli attaccanti spicca anche Mathis Paasschens (6,5) che prova a farsi notare il più possibile sulle strade di casa.

Adam Yates (Mitchelton-Scott), 6,5: Il quarto posto è il suo miglior risultato sinora in una classica Monumento, migliorando l’ottava posizione di due anni fa. Da allora è tuttavia cambiato il suo status e da lui ci si poteva aspettare qualcosa in più che una prestazione a rincorrere, seppur tra le migliori seconde linee.

Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida), 6,5: Dopo un buon Tour of the Alps il siciliano si presenta al via con rafforzata convinzione di poter fare bene. Tatticamente e mentalmente fa tutto alla perfezione, facendosi trovare al posto giusto al momento giusto, ma le gambe non gli bastano per seguire l’accelerazione decisiva, quando è proprio lui a creare il buco che vede involarsi il terzetto sulla Roche-aux-Faucons. Successivamente, è tra i più insistenti nell’inseguimento, correndo forse anche con l’intenzione di permettere a Dylan Teuns (6,5) di giocarsi un piazzamento che invece lo vede finire davanti, con un discreto ottavo posto. In squadra bene anche Damiano Caruso (7), che si lancia all’attacco per permettere ai capitani di stare al coperto.

Tadej Pogaçar (UAE Team Emirates), 6,5 In una squadra ricca di corridori di alto livello, ancora una volta è il giovane sloveno a fare meglio di tutti. Il 18° posto finale è solo un primo passo per quella che sembra essere una carriera destinata ad esplodere molto presto.

Tim Wellens (Lotto Soudal), 6,5: Il belga è l’unico dei big a provare a muoversi prima, consapevole probabilmente di non averne abbastanza per rivaleggiare con gli uomini più attesi nel momento decisivo. La sua azione non ha fortuna e una volta ripreso non ne ha più per seguire le accelerazioni che si riveleranno decisive. Continua comunque a lottare per un undicesimo posto finale, onorando la corsa come meglio ha potuto. Sicuramente più di tanti altri.

Tanel Kangert (EF Education First), 6,5: Nel tentativo di contropiede l’estone è il più attivo e pimpante, allungando da solo quando la corsa si intensifica e riuscendo a resistere più a lungo di tutti gli altri, costretto poi a vedersi ripreso alle prime rampe della Roche-aux-Faucons.

Michal Kwiatkowski (Team Sky), 5,5: Lo si vede per qualche istante a cercare di rincorre nel momento clou della corsa, ma poi si spegne e finisce ad inseguire gli inseguitori. Poco meglio per l’ex campione Wout Poels (6), che da solo prova una disperata rimonta quando ormai è troppo tardi. L’ultima apparizione della maglia Sky in gruppo non sarà la più memorabile.

Diego Ulissi (UAE Team Emirates), 5: Dopo la buona prestazione di mercoledì alla Freccia Vallone, le aspettative erano sicuramente più alte. Tuttavia, quando la corsa entra nel vivo si spegne, confermando quello che ormai sembra più di un trend oltre i 250 chilometri. Non proprio meglio di lui i compagni Sergio Henao (5) e Rui Costa (4,5).

Romain Bardet (Ag2r La Mondiale), 5: Tutta la sua primavera era incentrata sulla corsa odierna, specialmente dopo l’ottima prova della passata stagione. Complici problemi fisici nella preparazione, arriva abbastanza a corto di fiato e si vede nel momento chiave, quando gli altri cambiano ritmo e lui arranca, senza possibilità di replicare alle accelerazioni fino a un mesto 21° posto.

Greg Van Avermaet (CCC Team), 5: Tra gli uomini del Nord sembra essere il migliore, l’ultimo ad arrendersi, ma la sua primavera si chiude con l’ennesima delusione. La luce si spegne definitivamente sull’ultima asperità e da quel momento, capito che rientrare è impossibile, si trascina senza grandi motivazioni sino al traguardo. Tra i suoi compagni spicca ancora una volta Alessandro De Marchi (6,5), che prova ad anticipare.

Michael Matthews (Team Sunweb), 4,5: Era l’uomo che tutti volevano staccare e sono in molti ad esserci riusciti oggi. L’australiano chiude la corsa in 35ª posizione, ad oltre tre minuti di ritardo, respinto dalle arcigne pendenze e da una giornata troppo dura per lui.

Tom Dumoulin (Team Sunweb), 4: Da un corridore come lui ci si aspetta sempre qualcosa, anche considerando che tra ormai appena due settimane inizia il suo primo grande obiettivo stagionale. Oggi invece la sua è una corsa piuttosto anonima, che comunque ha il merito di portare a termine, forse pensando più ad allenarsi che altro.

Julian Alaphilippe (Deceuninck-QuickStep), 4: Il grande sconfitto di giornata è lui, che è costretto a cedere di schianto alle accelerazioni di Fuglsang dopo che per tutto il giorno sono stati in testa a tirare. Tra questi anche un ormai altrettante stremato Philippe Gilbert (5,5), che a sua volta lavora per il transalpino. Al traguardo ammette di essere esausto come non gli succedeva da tempo, segno che dopo una lunga primavera anche per lui è giunta l’ora di riposarsi.

Daniel Martin (UAE Team Emirates), sv: Sin dalla vigilia aveva detto di non stare bene e di voler provare a rendersi utile alla causa dei compagni e il ritiro dopo poco più di metà corsa non è altro che una conferma delle sue dichiarazioni.

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