Bilancio Squadre 2022: Movistar

La Movistar non è ancora tornata ai suoi livelli migliori. Se la compagine maschile non è riuscita a reggere il confronto con quella femminile, dove una straordinaria Annemiek van Vleuten ha vinto praticamente di tutto, la stagione si è conclusa con un promettente crescendo. Gli uomini di Unzué hanno conquistato 19 corse ma, ad esclusione di una tappa al Giro di Delfinato, nessuna in gare di livello WorldTour. Anche nell’ultimo anno della sua carriera, Alejandro Valverde è stato l’uomo che ha timonato la squadra fuori dalle situazioni di burrasca, ma nel finale di stagione è stata fenomenale la reazione di Enric Mas, che dopo un Tour deludente è salito ai livelli dei migliori al mondo, chiudendo in seconda posizione Vuelta e Lombardia. Ancora una volta fallimentare il comparto classiche, tenuto in piedi sempre da Alejandro Valverde, ma con piccoli segnali incoraggianti arrivati a fine anno da Ivan Garcia Cortina.

TOP

Il 2022 è il miglior anno di Enric Mas. La stagione dello spagnolo non si apre nel migliore dei modi, con una caduta in discesa alla Tirreno-Adriatico, che pur non lasciandogli danni fisici, lo condiziona a lungo mentalmente ogni volta che la strada scende. Dopo averlo già evidenziato al Delfinato, al Tour ha ancora questo problema, che si aggiunge anche a una condizione non eccezionale che lo portano fuori dalla top 10 nella terza settimana, quando lascia la corsa a causa del covid. Unzué dichiara pubblicamente che il classe ’95 non è adatto a fare il capitano, ma in privato gli scrive ogni giorno per prepararlo alla Vuelta, dove Mas torna a brillare. Il ventisettenne chiude la corsa in seconda posizione alle spalle solo di Remco Evenepoel, tornando dunque sul podio del GT di casa per il secondo anno di fila, la terza volta in carriera. Nel finale di stagione sfrutta la condizione accumulata e al Giro dell’Emilia, sul San Luca, si toglie persino lo sfizio di battere Tadej Pogacar in salita, impresa riuscita a pochi eletti. Al Lombardia ci riprova, ma stavolta deve arrendersi allo sloveno, con il quale però ha dimostrato di potersela giocare alla pari.

Anche a 42 anni e all’ultimo anno della sua carriera, Alejandro Valverde è uno dei migliori corridori del team. I successi arrivano tutti a inizio anno con una vittoria della Challenge Mallorca e una tappa e la generale del Gran Camiño, ma anche nel resto dell’anno è spesso protagonista. Alla Strade Bianche è secondo battuto solo da un Tadej Pogacar versione extraterrestre, mentre alla Liegi chiude in top 10, risultato che replica anche in tre tappe del Giro d’Italia (che chiude undicesimo), pur senza mai dare realmente l’impressione di potersi giocare il successo. Alla Vuelta – e anche poi in seguito – si mette a disposizione di Mas e si prende l’omaggio del gruppo insieme a Nibali nell’ultima tappa, prima di dedicarsi all’autunno italiano partecipando a quattro gare, con il “peggior” risultato che è il sesto posto al Lombardia, corsa con cui decide di chiudere definitivamente la sua avventura da professionista.

Carlos Verona chiude la stagione con la prima vittoria della carriera. Il successo di tappa al Giro del Delfinato dopo una lunga fuga è infatti il primo successo del corridore spagnolo, che nel resto dell’anno riesce ad alternare, come spesso ha fatto in carriera, tanto lavoro per la squadra e la ricerca di successi di tappa quando gliene viene lasciata l’occasione. Al Tour, ad esempio, chiude sul podio di giornata la tappa vinta da Bob Jungels, ancora una volta al termine di una fuga.

+++ Enric Mas
++ Alejandro Valverde
+ Carlos Verona

FLOP

Numeri alla mano, Ivan Sosa è il corridore più vincente della stagione all’interno del team. Tuttavia, la formazione spagnola si aspettava molto di più dal colombiano, arrivato dalla Ineos per giocarsi le sue carte. L’inizio d’anno è incoraggiante con la maglia di miglior scalatore del Gran Camiño vinto dal compagno Valverde e una tappa e la generale della Vuelta Asturias. Al momento della prova del nove del Giro d’Italia, però, il classe ’97 si eclissa, uscendo subito di classifica e lasciando il peso della squadra interamente su Valverde. Da quel momento lo scalatore sudamericano fa fatica a riprendersi, almeno fino a metà ottobre, quando la squadra lo manda al Tour de Langkawi e lui risponde vincendo una tappa e la generale della corsa asiatica, facendo almeno il pieno di fiducia per il prossimo anno.

Al Tour de Langwaki arriva qualche piazzamento anche per Max Kanter, altro colpo di CicloMercato non perfettamente riuscito. Il tedesco arrivava in una squadra priva di velocisti per diventare il punto di riferimento negli sprint e fare il salto di qualità, ma le cose sono andate diversamente. In tutto l’anno, infatti, il classe ’95 riesce a ottenre come risultato migliore cinque terzi posti, arrivati sempre in corse di livello minore. Non sorprende che la squadra abbia deciso di ingaggiare uno sprinter di alto livello come Fernando Gaviria per la prossima stagione.

Per il 2023, però, Eusebio Unzué ha deciso di limitarsi a pochi colpi, forse scottato dai risultati non eccelsi dei nuovi arrivi nel 2022. Gorka Izagirre, ad esempio, non si vede tutto l’anno e fa parlare di sé solo per la decisione, presa di comune accordo con il team, di lasciare il Tour de France per partecipare alla Prueba Villafranca e andare a caccia di punti UCI. Nella corsa spagnola chiuderà trentottesimo e questo risultato è l’emblema della sua stagione, chiusa con una sola top 10, al GP Indurain di inizio aprile.

– Ivan Sosa
— Max Kanter
— Gorka Izagirre

Miglior Momento

Il successo di Enric Mas al Giro dell’Emilia è il momento di maggiore soddisfazione per la compagine spagnola. Reduce dal secondo podio di fila alla Vuelta, giocandosela praticamente alla pari con Evenepoel in salita, il corridore spagnolo batte anche Tadej Pogacar sul San Luca, lanciandosi nella dimensione, per lui sin qui inesplorata, delle top star mondiali. Il classe ’95, poi, conferma il suo status anche al Lombardia, dove però si arrende al capitano della UAE Emirates. La vittoria di Mas al Giro dell’Emilia è il momento più importante anche perché potrebbe simboleggiare il momento della svolta definitiva nella carriera del maiorchino.

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