© Jean-Claude Faucher

Cofidis, allarme Bouhanni: fuori forma e mentalmente svogliato

Grande tensione in casa Cofidis dopo il disastroso inizio di stagione di Nacer Bouhanni. Appena insediato, già in inverno il nuovo team manager della squadra, Cédric Vasseur, aveva cercato di scuotere il capitano, reduce da un paio di stagione discrete, ma comunque lontane dalle aspettative di un corridori con il suo milione e mezzo di stipendio è di gran lunga il più pagato del team, tra i migliori in assoluto in Francia, ma anche decisamente ben posizionato anche a livello mondiale. Cambi importanti a livello dello staff, con l’arrivo del nostro Roberto Damiani, anche lui subito severo con il corridore, ma anche con alcuni cambiamenti interni che riguardano la famiglia di Bouhanni, il cui padre molto spesso era immischiato nelle faccende del team.

Fuori il padre, il fratello fermo da mesi per infortunio, Nacer si è sempre più chiuso in sé stesso, vedendo anche il suo ruolo in squadra sempre più scricchiolare. Leader incontrastato della squadra, il suo status è cambiato radicalmente con l’arrivo di alcuni nuovi arrivi importanti, ma anche alcuni suoi fedelissimi hanno trovato più spazio, a partire da Christophe Laporte, in questo momento il salvatore della patria in una squadra in cui i risultati continuano a mancare. Tra le rivelazioni di questo inizio di stagione, il 25enne francese ha ottenuto sinora tre successi e numerosi piazzamenti anche in grandi corse, alcune delle quali sulla carta destinate allo sprinter di origini algerine.

Nacer non è stato all’altezza di un leader – sbuffa Vasseur a L’Equipe – Ha lasciato i suoi compagni finire sotto la pioggia da soli (aggiunge in riferimento ai suoi ultimi ritiri, ndr). Mentre la squadra va avanti, Nacer incespica. Un capitano deve essere l’ultimo ad abbandonare la nave. Il minimo che gli chiediamo è di portare a termine le corse. Al momento non possiamo neanche fidarci di lui”.

Parole molto dure dell’ex corridore francese che lamenta in particolare la scarsa professionalità del suo capitano. Non solo in corsa, ma anche, e soprattutto, fuori, citando la diatriba nata dopo la mancata convocazione alla Milano – Sanremo: “Non si può fare un’ora e mezza di allenamento e pretendere di poter tenere 300 chilometri in corsa. Poi, al Giro di Catalogna, non è stato capace di reggere per fare la volata. Gli abbiamo detto che doveva riposarsi e abbiamo deciso di fargli fare alcuni test fisici perché era da tanto che non ne faceva”.

I risultati sono stati scoraggianti, tanto da mettere in discussione anche la sua partecipazione al Tour de France. “Per lui è iniziato il conto alla rovescia – prosegue – Non possiamo più permetterci di accumulare problemi. Basandosi sui test fisici, non è tra i primi dieci della squadra. Stiamo facendo il massimo per fargli capire la situazione, poi sta a lui mettersi al lavoro per ritrovare la forma e la voglia. Penso di essere stato paziente, più di altri, ma non posso fare cinque ore in bici al posto suo”.

A questo punto incerto anche il suo calendario, con le partecipazioni al GP Francoforte (1 maggio) e alla 4 Giorni di Dunkerque (8-13 maggio) che potrebbero saltare pensando ad una nuova preparazione mirata. “Attueremo un protocollo di lavoro basato sulla resistenza e la potenza – aggiunge Vasseur – Bisogna trovare un modo per rilanciarlo affinché ritrovi il suo livello. Siamo anche qui per aiutarlo. Quando si è un velocista bisogna essere al 100%, altrimenti non ci sono miracoli…”

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