UAE Team Emirates XRG, Pablo Torres lamenta il peso delle aspettative: “La gente mi faceva sentire come se fossi il nuovo Pogačar, sono cose che hanno effetti negativi”
Pablo Torres ha grandi obiettivi ed è determinato a raggiungerli, ma fatica a gestire la pressione. Il giovane classe 2005 ha conquistato il secondo posto al Tour de l’Avenir 2024, alle spalle di Joseph Blackmore. In quella gara si era dimostrato nettamente il più forte in salita, tanto da ottenere un contratto lunghissimo con la UAE Team Emirates XRG, valido fino al 2030. Il 20enne, dopo una sola stagione da Under 23, ha compiuto il grande salto nel WorldTour, senza però riuscire a soddisfare pienamente le elevate aspettative riposte in lui. Il madrileno sembrava avere le qualità per fare di più, ma la pressione e le aspettative hanno reso difficile gestire il primo anno da professionista.
“Fino ad oggi è stata la mia migliore prestazione di sempre – racconta Torres in un’intervista a WielerFlits riferendosi al Tour de l’Avenir del 2024 -È stata la gara che mi ha dato la possibilità di fare il salto nel WorldTour. È molto positivo, certo, ma forse anche un dono avvelenato. Da quel momento ho sentito un’enorme pressione sulle spalle. La gente mi faceva sentire come se fossi il nuovo campione, il nuovo Tadej Pogačar”. Un’eccessiva pressione quella che si è sentito sulle spalle che, quando le cose non vanno come dovrebbero, può avere conseguenze importanti: “Se tutti te lo dicono, in fondo vuoi anche tu confermarlo. Ma se poi non riesci a soddisfare le aspettative, subisci un calo ancora maggiore e questo genera effetti negativi a livello mentale”.
Il suo primo anno nel WorldTour non è stato semplice anche per via di una brutta caduta che gli ha provocato non poche conseguenze: “Ho avuto un infortunio all’inizio e successivamente una caduta con un certo impatto. Non è stata certo la partenza ideale. Ho anche dovuto constatare che il divario tra i dilettanti e il WorldTour è grande. Dall’altra parte, però, è stato forse un anno importante, in cui ho imparato subito il lato meno bello del ciclismo. È stato interessante. Positivo che abbia imparato molto, ma non sono soddisfatto dei risultati. Il prossimo anno dovrà andare decisamente meglio. Sento molta pressione sui giovani corridori, e anch’io la percepisco. Tutti pensano che diventerò un buon corridore, e hanno tutto il diritto di farlo. Ma pensano anche che arrivando tra i pro’ vincerò subito le prime gare. Non funziona così. Ognuno ha il proprio percorso di crescita e carriera. Devo concentrarmi su me stesso e non ascoltare quello che dicono gli altri. Ma è difficile, perché tutti vogliono che io vinca“.
La pressione è tanta, ma l’aria che respira nel team e il lungo contratto che ha a disposizione lo tranquillizza, sapendo di poter avere molte occasioni per dire la sua e dimostrare il suo valore. “Ora però ho trovato supporto all’interno del team, e mi aiutano a concentrarmi su me stesso – ha dichiarato il classe 2005 – Joxean Matxin (il direttore sportivo della UAE – ndr) me l’ha proposto proprio perché vuole che i giovani corridori in UAE non debbano correre troppo velocemente. Vuole darmi la possibilità di crescere senza dover subito ottenere risultati, così posso crescere gradualmente. Sono completamente d’accordo. Ricevo molta fiducia. Matxin mi dice sempre di non saltare passaggi e di non avere troppe aspettative. Mi trattano bene e mi lasciano rilassare”.
Parlando del futuro, dato che ne ha molto davanti a se, parla con ottimismo. “Mi sono allenato molto durante l’inverno. Ora mi sento più forte e un po’ più a mio agio nel gruppo. Quest’anno posso contare sull’esperienza dell’anno scorso, anche se dai primi giorni di gara ho avuto problemi al ginocchio. Si erano risolti con un po’ di riposo, ma in Oman il problema è tornato. Ora devo riposare un po’ e poi riprendere bene per raggiungere un buon livello”. L’obiettivo è uno, una vittoria tra i pro’: “Voglio raggiungere un livello che mi permetta di ottenere la prima vittoria da professionista. So che sarà difficile, ma mi sto allenando duramente per vincere. Anche se non ci riuscissi, continuerò a provarci l’anno successivo. Passo dopo passo”.
Nonostante sia stato proprio il Tour de l’Avenir palcoscenico della sua impresa che gli ha spalancato le porte del WT, quando gli viene chiesto della partecipazione ai Grandi Giri, lui dichiara di non aver fretta. “Non se ne è ancora parlato. Forse si aspetta, ma forse la Vuelta alla fine dell’anno potrebbe essere un’opzione. Non premo io per questo, ma potrebbe essere una possibilità. Prima è importante diventare più costante nelle gare più piccole e liberarmi dai miei problemi. Poi si potrà pensare al passo successivo“.
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