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UAE Team Emirates, Fabio Aru alla vigilia dei 30 anni: “Arrivare nei 15 al Tour non è il mio livello”

Grandi motivazioni per Fabio Aru in vista della ripresa. Il corridore sardo compirà 30 anni il 3 luglio e il caso della vita vuole che due giorni dopo sarà la ricorrenza della sua ultima vittoria, ormai targata 2017. Ben tre anni che il Cavaliere dei Quattro Mori non alza le braccia al cielo. Giovane brillante in forte ascesa sino al 2015, quando in maglia Astana ha conquistato la Vuelta a España dopo essere salito anche per la seconda volta sul podio del Giro d’Italia, già in quel luglio di tre anni fa la sua sembrava una rinascita dopo un lungo periodo difficile. Ma il peggio doveva ancora venire, tra infortuni che in pratica lo hanno tenuto lontano dal livello che aveva già mostrato e ancor di più da quello che avrebbe forse potuto raggiungere.

Dopo un primo anno da professionista nel 2013 all’ombra e alla scuola di Vincenzo Nibali, che aiutò nella vittoria della sua seconda Maglia Rosa, il biennio 2014-2015 lo aveva visto imporsi tra le grandi promesse della salita, conquistando tre tappe sia al Giro che alla Vuelta, con un quinto posto in classifica come peggior risultato (1,2,3 gli altri). Poi arrivò un 2016 difficile, nel quale affrontò per la prima volta il Tour de France, ma ne fu respinto nei giorni conclusivi, crollando nell’ultima tappa di montagna da una sesta posizione in crescita ad una deludente tredicesima. Fu comunque buon sesto a Rio in appoggio a capitan Nibali e spesso piazzato nel finale di stagione, confermando un buon livello generale, seppur senza i picchi precedenti.

Il 2017 doveva essere l’anno del riscatto. Partendo dalla sua Sardegna, da dove quell’anno si lanciava il Giro. Un infortunio lo costrinse a saltare la Corsa Rosa, ma seppe riscattarsi con il successo ai campionati nazionali in vista di un Tour in cui non si sapeva bene cosa potesse ottenere. Dopo oltre tre mesi di assenza e una preparazione incerta, partì bene, conquistando una tappa, indossando la maglia gialla per due giorni, per poi calare nel finale e chiudere comunque con una importante quinta posizione. Più deludente poi la partecipazione alla Vuelta, non migliorata da piazzamenti non soddisfacenti nelle classiche di fine stagione.

Se quel famoso 2017 sembrava comunque dare segnali incoraggianti e di ripresa, da allora lo scalatore di Villacidro non è più stato lui. Infortuni e problemi di vario genere lo hanno praticamente visto sparire dalle posizioni di vertice e dalle gerarchie che si era conquistato. Miglior piazzamento in due stagioni complete (2018-2019) è il quarto posto di tappa alla Tirreno-Adriatico, mentre in una classifica il sesto al Tour of the Alps (entrambi nel 2018). Nel complesso si contano sulle dita i piazzamenti nei dieci (appena quattro lo scorso anno, uno solo nei cinque).

Miglior risultato in un grande giro il 14° posto allo scorso TDF, di tappa il quinto alla scorsa Vuelta…  “Arrivare nei 15 al Tour non è il mio livello“, ammette alla Gazzetta dello Sport ricordando di “aver passato brutti momenti”. Fisicamente, ma di conseguenza anche mentalmente perché “quando mancano i risultati… sei contento di nulla anche se hai lo yacht fuori casa”. In scadenza di un ricco contratto a fine stagione, Fabio Aru spera finalmente di poter tornare ad essere quel corridore che sembrava poter dare del filo da torcere ai migliori. “Ora sto bene”, aggiunge intenzionato a “dare ancora spettacolo” per ricordare al pubblico e ai suoi tifosi,

L’obiettivo è una promessa: “Mai più a soffrire in salita“. Classe 1990, a quasi cinque anni dal suo ultimo podio e successo in un grande giro, a tre dalla sua ultima vittoria, a 30 anni ha ancora tempo e possibilità per ottenere nuovamente quei successi che ha dimostrato di meritare.

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