Pagelle Giro delle Fiandre 2026: Pogačar è una sentenza, per Evenepoel buona la prima – Italiani assenti (in parte) giustificati
Tadej Pogačar (UAE Team Emirates – XRG), 10 e lode: Ormai sono finiti i giochi di parole e i numeri da assegnare a questo fenomeno assoluto del ciclismo. Fa muovere la squadra in anticipo per spaccare la corsa già al primo passaggio sul Molenberg e attacca a ripetizione per sfiancare i suoi avversari. Anche a livello tattico non sbaglia niente: la scelta di non far rientrare Evenepoel gli permette di gestire il testa a testa con Van Der Poel senza un “terzo incomodo”. L’impressione è che contro di lui non ci sia davvero niente da fare, almeno quando ci sono muri e salite per fare la differenza. Se dovesse vincere anche la Roubaix, la cinquina delle Monumento sarebbe più di un pensiero…
Mathieu Van Der Poel (Alpecin – Fenix), 9: Come spesso di recente, va ringraziato quanto meno per averci dato una corsa da guardare fino a pochi chilometri dalla fine. Sbaglia qualcosa nel posizionamento sul primo passaggio all’Oude Kwaremont, spendendo qualche energia di troppo per rientrare quando Pogačar lancia la prima accelerazione decisiva: quel piccolo sprint, forse, gli avrebbe permesso di resistere un pochino di più nel finale. Anche la scelta di collaborare con Tadej, alla fine, potrebbe non essere stata la migliore, visto lo strapotere. Ha il merito di correre sempre per provare a vincere, anche quando potrebbe accontentarsi di “giocare di rimessa”. Così, a volte, si perde, ma si entra sempre nel cuore dei tifosi. Imperfetto contro la perfezione fatta corridore.
Remco Evenepoel (Red Bull – BORA – hansgrohe), 9: Debutto con podio al Giro delle Fiandre. Francamente, chiedergli di più con il livello in gara sarebbe stato troppo. Corre come se fosse alla sua ventesima esperienza nella Monumento belga, perdendo terreno soltanto sui Muri e dopo ripetute accelerazioni. Per sperare in qualcosa di meglio contro due avversari di quello spessore servirebbe una preparazione specifica o almeno un po’ più di tempo per sforzi brevi, intensi e senza la possibilità di alzarsi sui pedali. Il podio vale tanto, la promessa che tornerà vale ancora di più. L’idea di averlo tra i contendenti anche nelle prossime edizioni stuzzica non poco.
Wout Van Aert (Visma | Lease a Bike), 8: Più di così non poteva fare. Si muove sempre perfettamente, tanto da essere il primo a portarsi sulla ruota di Pogačar in occasione dell’attacco sull’Oude Kwaremont. La volontà non manca, le gambe sì: scollina con qualche secondo di ritardo dal terzetto di testa e non riesce mai a rientrare, né da solo né con l’aiuto di Pedersen. L’impressione è che fosse in una delle sue condizioni migliori in carriera, almeno qui al Fiandre, ma che a questo livello non basti per competere contro gli altri tre fenomeni. Il quarto posto finale è quello che poteva raccogliere.
Mads Pedersen (Lidl-Trek), 7,5: Anche lui, come Wout, ha dovuto convivere con diverse difficoltà in avvicinamento a questa corsa. Poco alla volta, il danese è riuscito a migliorare la propria condizione, senza tuttavia arrivare al massimo. Di certo non si può discutere la sua forza di volontà e la sua tenacia nel provare a rientrare in più occasioni, aiutando Wout Van Aert per provare a rientrare. Anche in questo caso non è mancata la mentalità vincente: le gambe non sono le migliori e contro questi avversari non basta essere al 90%. Certo, a 30 anni compiuti le occasioni migliori potrebbero ormai essere alle spalle.
Florian Vermeersch (UAE Team Emirates – XRG), 7,5: Ancora una volta è l’uomo chiave per rendere la corsa dura e spezzare il gruppo, agevolando il lavoro del proprio capitano. Insieme a Nils Politt (7), promuove l’azione sul Molenberg che porta via il drappello di 16 corridori tra cui si decide la corsa. Quando Pogacar rompe gli indugi, lavora da stopper tra gli inseguitori e porta a casa un settimo posto comunque di spessore, considerando il suo ruolo di luogotenente.
Silvan Dillier (Alpecin-Premier Tech), Kamil Gradek (Bahrain Victorious), Luke Lamperti (EF Education-EasyPost), Connor Swift (Ineos Grenadiers), Luca Van Boven (Lotto-Intermarché), Dries De Pooter (Team Jayco AlUla), Julius van den Berg (Team Picnic PostNL), Edoardo Zamperini (Cofidis), Frederik Frison (Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team), Jambaljamts Sainbayar (Burgos Burpellet BH), Victor Vercouillie (Team Flanders-Baloise), Hartthijs de Vries (Unibet Rose Rockets), Eric Antonio Fagundez (Burgos Burpellet BH), 7,5: Animano la giornata con una fuga coraggiosa, che sogna anche di avere qualche chance in più quando il passaggio del treno regala un imprevisto con cui guadagnano un paio di minuti extra. Nemmeno questo basta per fermare il convoglio UAE Team Emirates – XRG, che non sbaglia nessun conto e li riassorbe già prima della fase decisiva della corsa. Troppo presto per sperare di rimanere davanti e fare risultato nei primi 20, ma essere parte della fuga in una Monumento è sempre un risultato da apprezzare.
Matteo Trentin (Tudor Pro Cycling), 7,5: Corre perfettamente, facendosi trovare davanti sul Molenberg nonostante non corresse in una squadra particolarmente attrezzata. Per buona parte della gara insegue in piena lizza per un piazzamento in top ten, poi una sfortunata caduta lo mette fuori dai giochi. Aspettiamo notizie sulle sue condizioni, nella speranza non siano preoccupanti. Intanto, però, premiamo la sua condotta di gara con un bel voto.
Jasper Stuyven (Soudal Quick-Step), 7: Il migliore degli umani. I primi cinque sono di una categoria a parte e sono oggettivamente superiori: lui non prova a forzare un passo che non ha e fa la sua corsa dietro, chiudendo con il risultato migliore a disposizione, il sesto posto. Dire che salva la campagna delle classiche del Wolfpack sarebbe eccessivo ma, in tutta onestà, nessuno avrebbe predetto un risultato migliore in questa edizione del Fiandre.
Matej Mohoric (Bahrain Victorious), 7: Non un’edizione esaltante, ma l’ottavo posto finale premia la sua costanza in questo avvio di stagione. La corsa esplode troppo presto per permettergli di inventarsi qualcosa, relegandolo alla lotta per una posizione di rincalzo. Un posto in top ten, comunque, vale molto per lui.
Christophe Laporte (Visma | Lease a Bike), 6,5: Entra nell’azione decisiva sul Molenberg, ricoprendo un ruolo importante in appoggio al proprio capitano Van Aert. Quando poi Pogacar fa esplodere la corsa non ha le energie per seguire e rimane distanziato nei vari gruppetti all’inseguimento. Il nono posto finale è un buon piazzamento: forse, in altre situazioni, sarebbe potuto essere ancora più utile al proprio capitano.
Gianni Vermeersch (Red Bull – BORA – hansgrohe), 6,5: Come Tim Van Dijke (6,5), è fondamentale nel tenere Evenepoel davanti nei momenti chiave della corsa, prima sul Molenberg e poi in approccio all’Oude Kwaremont. Il campione del mondo a cronometro, alla sua prima esperienza alla Ronde, avrebbe sofferto molto di più il posizionamento sui Muri se non avesse avuto l’appoggio dei propri compagni di squadra.
Roman Grégoire (Groupama-FDJ), 6: Prova ad animare la corsa prima che questa entri nelle fasi calde, finendo stretto nella morsa degli UAE Team Emirates-XRG. Non può nulla di fronte all’accelerazione dei più quotati per la vittoria finale.
Per Strand Hagenes (Visma | Lease a Bike), 5: Si presentava alla partenza come un possibile outsider, nonché uomo più importante in appoggio a Van Aert. Si fa però sorprendere quando la corsa esplode sul Molenberg, rimanendo nel gruppo degli inseguitori. A quel punto il suo Fiandre risulta anonimo, con un 17° posto finale che non può certo renderlo soddisfatto.
Jonas Abrahamsen (Uno-X Mobility), 5: Era uno degli outsider più attesi, ma non si vede mai. Perde l’azione giusta, non riesce a rientrare e conclude mestamente con il 26° posto. La sua bocciatura è condivisa con tutta la Uno-X Mobility, che si presentava al via con legittime ambizioni di correre per una top 10 e invece è stata totalmente assente nelle dinamiche della corsa.
I corridori italiani, 5: D’accordo, le attenuanti non mancano e ne siamo consapevoli. L’assenza di Ganna, la sfortuna di Trentin (di cui abbiamo parlato sopra), i tanti giovani al via (tra cui il generoso Zamperini, bravo a entrare in fuga) e gli obblighi tattici di alcuni, come Edoardo Affini. Se il miglior risultato, però, è il 24° posto di Alberto Bettiol, qualcosa non ha funzionato. Non solo nella giornata ma in generale in un movimento che fa sempre più fatica a proporre nomi interessanti in questo tipo di corse. L’exploit di Mozzato (oggi 80°) nel 2024 sembra lontano ere geologiche.
Biniam Girmay (NSN Cycling Team), 4,5: Tra i velocisti era forse l’unico con le qualità per provare a tenere duro sui Muri per giocarsi almeno un piazzamento in volata. L’eritreo mostra, una volta di più, di non essere più nel suo prime, arrivando 41° a 6’56” dal vincitore. Pur con le attenuanti del modo in cui si è svolta la corsa, è davvero troppo poco.
I velocisti, sv: Non nascondiamoci, con Pogacar al via questa corsa non fa per loro. Se già dal Molenberg, a 100 km dall’arrivo, si muovono i 16 favoriti, le ultime due ore e mezza di corsa sono un calvario che vale soltanto per una posizione fuori dai primi 15. Il primo sprinter puro al traguardo, probabilmente, risponde al nome di Paul Magnier, che ha chiuso al 36° posto. E non certo per colpa sua.
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