Arteria iliaca, un malanno tutto ciclistico che dà problemi e causa ritiri: Eli Iserbyt è solo l’ultimo di una lista lunghissima di atleti colpiti

Eli Iserbyt ha appena dichiarato conclusa la sua carriera ciclistica. Lo specialista belga del ciclocross, 28 anni, ha annunciato di non poter continuare i suoi sforzi per via della condizione in cui si trova a causa dei problemi all’arteria iliaca che lo hanno colpito negli ultimi anni. Iserbyt è solo l’ultimo di una lista ormai lunghissima di corridori che hanno dovuto fare i conti con questo malanno: tanti di loro hanno faticato poi a tornare al livello che avevano saputo raggiungere in precedenza e un numero consistente di ciclisti si è poi trovato, come Iserbyt, costretto a chiudere la carriera come sarà costretta a fare la collega Laura Verdonschot, che arriverà alla fine del calendario stagionale di ciclocross per poi salutare.
Per restare all’attualità, Nils Eekhoff (Picnic PostNL) ha appena fatto sapere di essersi sottoposto a un’operazione chirurgica volta a risolvere il problema. Nell’arco del 2025 si era avuta notizia degli interventi subiti, restando nel novero dei professionisti, da Iván Ramiro Sosa (Kern Pharma), David Dekker (Euskaltel-Euskadi) e Fabio Jakobsen (Picnic PostNL), mentre il francese Eddy Finé (Cofidis) ha dovuto chiudere la carriera, a 27 anni, perché non c’erano più possibilità che la sua situazione migliorasse.
Prima ancora, nel 2024, si ricordano i casi di Shirin Van Anrooij (Lidl-Trek, molto attiva nel ciclocross), Stan Dewulf (Decathlon Ag2R La Mondiale) ed Élie Gesbert, che all’epoca correva per l’Arkea-B&B Hotels e che non è più riuscito a ritrovare il colpo di pedale cui era abituato, per poi ritirarsi a fine 2025. Andando più indietro nel tempo, nella lista dei corridori condizionati da problemi all’arteria iliaca ci sono Lorrenzo Manzin (TotalEnergies), Amund Grøndahl Jansen (Jayco-AlUla, ora è senza contratto), Zdeněk Štybar (Jayco-AlUla), che aveva visto il suo rendimento scendere drasticamente prima dell’intervento e che ha in pratica chiuso la carriera poche settimane dopo l’operazione, Johan Jacobs (Movistar), Jonas Rickaert (Alpecin-Deceuninck) e anche Marianne Vos, che all’epoca aveva la maglia della Jumbo-Visma e che rappresenta uno dei pochissimi casi, finora, di atleta in grado di tornare quantomeno vicino ai livelli pre-infortunio. Stesso discorso per un’altra campionessa di stampo mondiale, Pauline Ferrand-Prévot, operata due volte fra 2019 e 2020 e recentemente capace di vincere il Tour de France.
Nell’elenco di corridori colpiti dal problema ci sono Bob Jungels (all’epoca alla Ag2R-Citroën), Viktor Verschaeve (Lotto, si è ritirato a fine 2023 all’età di 24 anni) e Sam Oomen (all’epoca alla Sunweb), altro atleta che aveva toccato livelli molto alti, non più avvicinati. E, in chiave italiana, non si può dimenticare Fabio Aru, che si sottopose all’operazione chirurgica nel 2019 e che lasciò il ciclismo a settembre 2021, dopo due stagioni in cui era rimasto decisamente lontano dai picchi toccati in precedenza.
Ma, in termini molto semplici, di cosa si tratta quando si parla di “problemi all’arteria iliaca”. Il termine medico è “endofibrosi dell’arteria iliaca”, condizione che si verifica principalmente in atleti che compiono movimenti molto profondi (iperflessioni) con le loro anche. Il campo di osservazione è molto più ampio, rispetto alla media fra gli sportivi, nei ciclisti e nei pattinatori di velocità, le cui arterie iliache possono subire frizioni croniche che possono poi culminare nell’endofibrosi, che, in estrema sintesi, è il risultato di un processo di ispessimento delle parti più interne dell’arteria.
Il problema può essere reso ancora più complesso dal fatto che quelle arterie passano molto vicine al muscolo psoas, che è quello responsabile della flessione dell’anca e che, nel caso dei ciclisti, può essere sviluppato fino a diventare ipertrofico. Questo aspetto peggiora lo stress cui sono sottoposte le arterie iliache, che vengono “pizzicate” dal muscolo in fase di movimento. Tutto questo può infine peggiorare al punto che l’arteria e il muscolo finiscono per aderire fortemente l’una all’altro.
Secondo la letteratura medica, per quel che riguarda i ciclisti, c’è inoltre un altro aspetto, che va a complicare ulteriormente le cose, ovvero la posizione che va tenuta in sella e che negli anni è diventata sempre più “schiacciata” per questioni aerodinamiche. Inoltre, i sintomi spesso appaiono evidenti solo in coincidenza con sforzi massimi: in quelle fasi si possono verificare crampi, rigonfiamenti e sensazione di insensibilità, mentre a riposo i sintomi possono essere anche completamente assenti.
Ci si potrebbe poi chiedere se questo problema sia più comune ora che in passato. “Operazioni chirurgiche di questo tipo si facevano a ciclisti già 10 o 20 anni fa – le parole di Roel Beelen, chirurgo vascolare presso l’ospedale di Aalst, raccolte da Sporza – Ora però il problema viene riscontrato più facilmente per via del maggior numero di dati che ci sono a disposizione. Con i misuratori di potenza e con la maggiore attenzione medica che c’è ora, ci si può accorgere più facilmente del fatto che ci sia qualcosa che non va“.
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