Vuelta a España 2025, l’UCI ribadisce la sua linea sulla questione Israel-Premier Tech: “Il paragone con la Gazprom non regge, allora c’erano sanzioni internazionali contro la Russia che ora non ci sono contro Israele”

Quanto sta accadendo alla Vuelta a España 2025 sta tenendo inevitabilmente banco sulla scena del ciclismo professionistico. Le immagini della tappa di Bilbao, condizionata dalla proteste contro la presenza in gara della Israel-Premier Tech hanno fatto il giro del mondo, con tutto quel che ne consegue. Fra le varie prese di posizione successive è arrivata anche quella, molto attesa, dell’Unione Ciclistica Internazionale, che ha, in buona sostanza, fatto sapere che non prenderà decisioni in merito, lasciando agli organizzatori del Grande Giro spagnolo il compito, gravoso, di gestire la situazione.

Sul tema è intervenuto in prima persona un componente del Direttivo dell’UCI, lo spagnolo Jose Luis López Cerrón, che in passato è stato anche presidente della Federazione iberica: “Quello che sta accadendo a Gaza non dovrebbe accadere, vedere le immagini che arrivano da lì causa vergogna – le parole di López Cerrón durante una trasmissione di Cadena SerMa non capisco perché debba essere il ciclismo, o la stessa Vuelta, a espellere una squadra che si è guadagnata il suo diritto a essere in corsa, quando ci sono squadre israeliane in molti altri sport”.

Il dirigente dell’UCI aggiunge: “Peraltro, se la Israel-Premier Tech venisse esclusa, potrebbe rivolgersi al TAS o ai tribunali ordinari, e l’UCI dovrebbe pagare molti soldi a titolo di risarcimento. Il paragone con la Gazprom (che fu esclusa nel 2022, a seguito dell’invasione militare compiuta dalla Russia nei confronti dell’Ucraina – ndr)? Non regge, perché in quell’occasione ci furono sanzioni, emesse dagli Stati, che escludevano le realtà russe dalle organizzazioni politiche e sportive. Ma oggi non esiste alcuna sanzione internazionale contro Israele. Se il Governo della Spagna domani non dovesse più permettere alla Israel-Premier Tech di correre la Vuelta, il problema sarebbe risolto”.

López Cerrón rimarca inoltre che “la squadra in questione ha un solo ciclista israeliano in gara e che si è guadagnata comunque il diritto di partecipare in virtù del merito sportivo – Bisogna anche mettersi nei corridori, per i quali il ciclismo è un lavoro e che vivono di quello. Se uno di loro dovesse decidere di ritirarsi senza averlo concordato con il suo capo, si ritroverebbe subito senza stipendio. Ma non credo che i corridori di quella squadra siano felici di questa situazione”.

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