Tour de France 2026, Matteo Trentin sulla questione caldo: “Penso che dobbiamo davvero sederci attorno a un tavolo e capire cosa faremo in futuro, perché di sicuro non è salutare”

Matteo Trentin si inserisce nel dibattito riguardante il caldo estremo al Tour de France 2026. La corsa transalpina, che da tradizione deve spesso fare i conti con temperature elevate, sembra destinata a vivere giornate bollenti in questa edizione, tanto che, negli scorsi giorni, il Ministero dell’Interno francese ha dato facoltà ai prefetti di annullare le tappe della Grande Boucle in caso di attivazione dell’allerta rossa per le forti ondate di calore, cosa mai accaduta nella storia della gara. La situazione attuale, dovuta ai cambiamenti climatici, ha quindi ovviamente riacceso la discussione sulle misure da prendere per tutelare la salute dei corridori, e sulla questione ha detto la sua anche il portacolori della Tudor Pro Cycling, che in passato è stato anche vicepresidente dell’ACCPI (il sindacato dei ciclisti).

“È sempre difficile giudicare – ha dichiarato Trentin ai microfoni di WielerflitsPer quanto riguarda il caldo, ovviamente, penso che dobbiamo davvero sederci attorno a un tavolo e capire cosa faremo in futuro, perché di sicuro non è salutare. Non so se sia sicuro, ma non è affatto salutare. Ha sempre fatto caldo, ma queste ultime ondate di calore sono molto diverse. Di notte non fa più fresco. Il cambiamento climatico è già qui. Non sarà una cosa dell’anno prossimo. È adesso“.

Una delle soluzione che era emersa nelle ultime discussioni è quella di anticipare l’orario di partenza delle tappe per evitare il gran caldo: “Al momento è molto difficile modificare un programma già preparato da mesi – ha aggiunto il 36enne – Ma per il futuro, sicuramente, dovremo sederci attorno a un tavolo e iniziare a rifletterci. Forse partire a mezzogiorno sotto il sole non è un’idea intelligente. Se fossi una persona normale, non uscirei a quest’ora del giorno. Chi lavora nell’edilizia o nell’agricoltura non può lavorare. E noi invece stiamo lavorando. Tecnicamente, in sella alla bici è piacevole, ma per noi è un lavoro”.

Nonostante l’introduzione di un protocollo UCI per valutare lo stress termico a cui sono sottoposti i corridori durante una tappa, che in caso di rischio elevato prevede l’introduzione di certe misure, non è comunque facile capire con precisione quando applicare tali misure: “Serve un punto di riferimento. Quando si è in sella non si rimane fermi in un unico posto, qui ci sono 40 gradi, forse là ce ne sono 38. Quindi quale sarà il punto di riferimento? Ecco perché dobbiamo sederci al tavolo e parlarne seriamente. Non basta chiacchierare a caso per poi decidere alla riunione successiva, poi il mese dopo, e così via, finché non passa un altro anno. A quel punto, l’anno prossimo ci ritroveremo ancora qui a parlare della stessa cosa”, ha concluso Trentin.

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