Tour de France 2026, allarme-caldo per la prima settimana: “Prenderemo le contromisure, ma spostare gli orari delle tappe è impossibile”

La Francia è uscita da poco da un periodo di quasi due settimane di caldo cosidetto “canicolare”. Le temperature, nel territorio di quello che è soprannominato “L’Esagono”, sono arrivate recentemente anche oltre i 40°, ritoccando verso l’alto un gran numero di primati storici. Evidentemente, se condizioni meteo di questo tipo dovessero ripetersi fra sabato 4 e domenica 26 luglio, periodo in cui si svolge il Tour de France 2026 sarebbe un problema non da poco per i corridori e, in maniera diretta, anche per l’organizzazione della corsa. Peraltro, proprio in questi giorni, la situazione è migliorata, ma le previsioni a medio termine, in particolare per quella che sarà la prima settimana, fanno suonare gli “allarmi-meteo”.

“Questo è un argomento che ci preoccupa molto – le parole di Thierry Gouvenou, direttore tecnico del Tour, raccolte da L’Équipe – Non è il primo anno che ci troviamo ad affrontare questo problema delle temperature alte, ma questa volta è ancora più impellente, perché in Francia abbiamo appena superato due periodi difficili, prima a maggio e poi nel mese di giugno”.

Per affrontare la situazione, da tempo l’Unione Ciclistica Internazionale ha implementato un protocollo, legato ai valori dell’indice l’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), un indicatore che tiene conto di temperatura, umidità, radiazione solare e velocità del vento per valutare lo stress termico a cui sono sottoposti i corridori durante una tappa. In caso questo indicatore dia valori da “rischio elevato”, si tiene una riunione tra giuria, direttore di corsa, responsabile medico, rappresentanti delle squadre e dei corridori per discutere le misure da attuare.

“Abbiamo già delle contromisure possibili da mettere in atto – ancora Gouvenou – Negli ultimi anni abbiamo esteso le aree in cui è possibile per i corridori fare rifornimento. Da tempo, inoltre, mettiamo a disposizione, durante le tappe, motociclette che portano bevande fresche ai corridori, soprattutto a quelli in fuga”.

Ma non sarebbe possibile spostare le tappe in orari meno caldi, come la mattina o la sera? “No – la risposta secca del direttore organizzativo, Christian Prudhomme – Bisogna rendersi conto che ci sono 28.000 persone, tra poliziotti, vigili del fuoco e gendarmi, mobilitate e che le strade non sono sempre a nostra disposizione. Le autorizzazioni vengono concesse per un orario specifico. Non sono cose che si possono fare all’ultimo minuto. Si può accorciare il percorso di quindici chilometri o partire mezz’ora prima. Ma questo si può fare solo caso per caso”.

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