Pagellone 2025, H-I: Haig, Harper, Hayter, Healy, Higuita, Hindley, Hirschi, Hoole, Izagirre

La stagione 2025 è finita ormai da qualche settimana, quella 2026 è ormai dietro l’angolo, ma c’è ancora un po’ di tempo per soffermarsi su quello che si è visto, sulle strade di tutto il mondo, nei 10 mesi di attività del calendario internazionale. È quindi arrivato il momento del nostro “Pagellone”, ovvero la rubrica con cui analizziamo il percorso agonistico dei corridori più rilevanti del panorama professionistico, ricordando tutto quel che di buono è stato fatto nell’arco dell’anno e anche quelli che possono essere stati i passaggi a vuoto, dovuti ovviamente ai più disparati motivi. Sintetizzare in un numero il cammino di un corridore non è esercizio facile e per questo i giudizi espressi vanno considerati nella loro interezza, quindi con le necessarie precisazioni, dovute magari alle aspettative che hanno gravato proprio su quell’atleta o su eventuali infortuni occorsi durante i mesi della stagione 2025.

LETTERA A

Jonas Abrahamsen (Uno-X Mobility), 7,5: Stagione della consacrazione per il corridore norvegese, che se lo scorso anno era stato una rivelazione, in questo 2025 è stato una bella conferma, anche se le cose migliori le ha fatte vedere nella seconda metà dell’annata. Dopo aver faticato nelle classiche di primavera, infatti, il 30enne fa il colpaccio imponendosi nell’11a tappa del Tour de France al termine di una fuga da lontano e a un mese di distanza da una frattura alla clavicola. In seguito, per lui arrivano altre due vittorie (Circuit Franco-Belge e Muur Classic Geraardsbergen) e un paio di altri piazzamenti, spesso con attacchi dalla distanza che ne provano le qualità da lottatore.

Pascal Ackermann (Israel-Premier Tech), 5: Così come nel 2024 e, in parte, nel 2023, il velocista tedesco è sembrato lontano parente di quello capace in passato di vincere tappe al Giro d’Italia e alla Vuelta a España. Diversamente dallo scorso anno è arrivata quantomeno una vittoria, ottenuta alla Classique Dunkerque, ma gli unici altri risultati rilevanti sono state due top-10 al Tour de France, confermando una parabola discendente che chissà se il trasferimento nella nuova squadra potrà fermare e, magari, invertire.

Roger Adrià (Red Bull-Bora-hansgrohe), 5,5: Passo indietro dello spagnolo rispetto alla scorsa stagione, che lo aveva visto protagonista di bei risultati in corse anche piuttosto impegnative e di alto livello che ne avevano avvalorato i progressi. Quest’anno, invece, il 27enne ha faticato a mettersi in evidenza sia negli appuntamenti importanti, che in quelli minori, portando a casa solo un successo, nella prima tappa della Vuelta a Burgos, e qualche altro piazzamento, tra cui un 10° posto alla Strade Bianche. Troppo poco per la sufficienza.

Edoardo Affini (Visma | Lease a Bike), 6: Il solito, enorme, lavoro in sostegno dei capitani lo ha visto impegnato sia al Giro d’Italia, chiuso con il successo del compagno di squadra Simon Yates, sia al Tour de France, dove Jonas Vingegaard è salito sul secondo gradino del podio. In termini personali, il campione europeo a cronometro in carica non è riuscito a lasciare un segno vittorioso nelle occasioni a disposizione, offrendo comunque prestazioni più che valide (quarto e quinto nelle crono del Giro, terzo in quella a lui adatta del Tour). Nella parte conclusiva della stagione si è poi visto poco in gara.

Julian Alaphilippe (Tudor Pro Cycling Team), 6,5: Cambio “storico” di maglia e primi mesi abbastanza difficili, con qualche tentativo di attacco cui però non ha fatto seguito granché. Con l’incedere delle settimane le cose sono migliorate, con un Tour de France corso con un buon piglio, anche se portato a termine senza la sperata vittoria di tappa. Nel conto ci sono poi il terzo posto finale al Tour of Britain, il medesimo gradino del podio occupato alla Tre Valli Varesine e, soprattutto, la vittoria al Gp Québec, gara di livello WorldTour conquistata con una delle sue azioni da “bei tempi”. Da lui ci si aspetta sempre qualcosa in più, ma considerando gli anni che passano, è difficile pensarlo competitivo per tutto l’anno.

Vincenzo Albanese (EF Education-EasyPost), 6: La vittoria di tappa al Giro di Svizzera, ad oggi la più prestigiosa di una carriera ancora in crescita, anche se quest’anno non è andato esattamente come sperato. Dopo una prima stagione di grande costanza nel WorldTour a seguito dell’approdo alla Arkéa-B&B Hotels di cui era diventato uno dei pezzi pregiati tanto da dover partire per aiutare il team nella sua ricerca di liquidità, il completo corridore italiano quest’anno ha fatto più fatica, pur confermando qualità importanti con anche la top 10 alla Omloop Het Nieuwsblad a ribadire il suo talento. Nel complesso il bilancio finale è meno ricco, ma il suo primo successo in massima divisione resta un passo importante.

Giovanni Aleotti (Red Bull-Bora-hansgrohe), 6: Con la crescita costante della squadra, specialmente nel suo reparto, il 26enne emiliano fatica a trovare spazio in prima persona, tanto che questa stagione, in termini di punti e risultati, è stata la più scarna dal suo ingresso nei professionisti. Dopo la vittoria al Giro di Slovenia della passata stagione, stavolta di occasioni non ce ne sono state, ma gli sono stati chiesti sempre più lavori di gregariato, lavorando anche prima del solito, perdendo così anche visibilità. Un lavoro che svolge sempre con grande dedizione e puntualità.

João Almeida (UAE Team Emirates XRG), 9: Che fosse un corridore fortissimo ormai era più che evidente a tutti, ma il suo cammino nell’arco della stagione 2025 è stato davvero eccezionale. Di negativo c’è stata solo la sfortunata uscita di scena dal Tour de France, mentre i momenti da ricordare sono stati parecchi. Il portoghese è stato capace di mettere in fila le vittorie assolute in corse importanti e combattute come il Giro dei Paesi Baschi, il Giro di Romandia e il Giro di Svizzera. Sempre nell’ambito delle brevi corse a tappe, ha chiuso secondo la Volta Valenciana e la Volta ao Algarve, piazzandosi poi sesto alla Parigi-Nizza, dove però seppe conquistare una brillantissima vittoria di giornata. Poi, il piatto ancora più forte, quella Vuelta a España chiusa sul secondo gradino del podio dopo una valorosa battaglia sportiva con Jonas Vingegaard. A questo punto, il prossimo passo sembra poter essere proprio il successo in un Grande Giro, anche se, nel suo caso, tanti tasselli (fra cui la presenza al via o meno di Tadej Pogačar) dovranno incastrarsi perfettamente.

Tobias Lund Andresen (Team Picnic PostNL), 6,5: Il 23enne danese è ormai uno dei corridori di riferimento della squadra neerlandese. Lui ha provato a gestire le varie responsabilità assegnatogli facendo conto sulla sua regolarità e sul suo spunto finale: i risultati sono stati tutto sommato buoni, se si pensa che è stato uno dei pochi corridori in organico ad andare oltre quota 1000 punti UCI stagionali. Il conto delle vittorie si ferma alla Surf Coast Classic di gennaio, ma l’elenco dei piazzamenti è lunghissimo: spiccano il quinto posto alla Copenhagen Sprint, il terzo nella tappa di Valence del Tour de France e il secondo nella volata che ha deciso la Coppa Bernocchi.

Stanisław Aniołkowski (Cofidis), 6: In un’annata molto grigia per la sua squadra, il velocista polacco è stato uno dei corridori che meglio si è calato nella missione “raccolta punti”, anche se con risultati non eccezionali. Per lui è stata la miglior stagione in termini individuali: non è arrivata la vittoria, ma la serie di piazzamenti è lunga e significativa, fra gare di un giorno e brevi corse a tappe. Non ha brillato, però, alla Vuelta a España, dove probabilmente ha pagato anche una certa confusione in termini di strategie di squadra.

Alex Aranburu (Cofidis), 6,5: La missione di cui sopra per lui era ancora più rilevante, dato che la squadra francese lo ha messo sotto contratto proprio per sfruttarne al massimo le sue caratteristiche di “raccoglitore”, adatto sia a finali veloci che a percorsi mossi. Tutto sommato il suo l’ha fatto, portando a casa anche una delle poche vittorie di squadra dell’anno, imponendosi su un traguardo di giornata del Giro dei Paesi Baschi. I piazzamenti sono stati numerosi, mentre non è riuscito a spiccare al Tour de France, contesto nel quale avrebbe potuto aumentare di molto il suo raccolto e, di conseguenza, anche il totale di squadra.

Thymen Arensman (Ineos Grenadiers), 7: Dopo tre Top10 nei grandi giri negli ultimi tre portati a termine, dal promettente neerlandese ci si aspettava che potesse continuare su quella strada. Malgrado non ci sia riuscito, il 2025 resta una stagione decisamente positiva per lui grazie soprattutto alle due vittorie di tappa al Tour de France, resistendo entrambe le volte alle rimonte dei grandi sfidanti, dimostrando così ancora una volta le sue enormi qualità in salita.  In precedente era arrivata anche una vittoria di tappa al Tour of the Alps, chiuso in seconda posizione, e il podio finale alla Parigi-Nizza, a conferma di poter essere comunque anche un uomo di classifica con le giuste condizioni.

Bruno Armirail (Decathlon AG2R La Mondiale), 6,5: Grinta e determinazione sono ormai il marchio di fabbrica di un corridore che unisce ottime capacità a cronometro e grande resistenza in salita, cercandosi un suo spazio appena ne ha l’opportunità (come dimostrano i numerosi chilometri in fuga nel corso della stagione), ma senza tirarsi indietro ogni volta che la squadra e i suoi capitani hanno bisogno di lui. Gli manca il successo di peso, ma ci gira attorno da qualche stagione e continuando su questa strada non mancherà di arrivare.

Igor Arrieta (UAE Team Emirates XRG), 6: Trovare spazio in una squadra farcita di grandi nomi non è per nulla facile. Lo spagnolo ci ha provato e tutto sommato ci è riuscito, anche se la sua unica vittoria stagionale è quella della Prueba Villafranca, che il compagno Isaac Del Toro gli ha fondamentalmente lasciato. Qualche buona cosa è però arrivata anche dal Giro d’Italia (spesso all’attacco) e da altre corse a tappe, più brevi: il terzo posto finale alla Settimana Coppi e Bartali vale un’altra dimostrazione di buon livello. Ora però, sulla soglia dei 23 anni, è atteso al definitivo salto di qualità.

Kasper Asgreen (EF Education-EasyPost), 6: Settantasei giorni di corsa e un’unica prestazione di alto livello. Detta in questi termini, si potrebbe pensare che sia una sufficienza molto generosa, ma quella prestazione è arrivata durante un Grande Giro, fruttando al danese, e alla squadra, una pesante vittoria. La giornata è quella di Gorizia, al Giro d’Italia, pomeriggio in cui il vincitore del Fiandre 2021 ha dato una lezione di solidità, lucidità e classe, portando a casa il successo in un contesto di tappa davvero complicato. Per il resto, nulla da segnalare.

Lewis Askey (Groupama-FDJ), 6,5: È stata la stagione della consacrazione a buon livello, per l’inglese. Sono arrivati due successi, i primi della sua carriera da professionista, e si è vista soprattutto una buona continuità di prestazioni, soprattutto nelle gare di un giorno e anche in un contesto da specialisti come le Classiche sul pavé. Due podi di giornata al Giro di Svizzera e il secondo posto finale alla Quattro Giorni di Dunkerque hanno poi contribuito ad aumentarne il raccolto personale. Da vedere ora se, e in quali termini, la sua crescita proseguirà con la maglia della NSN.

Orluis Aular (Movistar), 6,5: In una stagione collettivamente non entusiasmante, il venezuelano è stata una delle note più liete nella casa dei “telefonici”. Non sono arrivate vittorie, a parte i due titoli nazionali, ma si sono spesso viste le sue qualità da velocista resistente, sfruttate in diversi arrivi del Giro d’Italia (due volte terzo e due volte quarto) e della Vuelta a España (una volta seconda e due volte terzo). Nel ruolino di marcia c’è anche qualche altro piazzamento di discreto livello, a testimonianza di un corridore che sa come muoversi nei finali di gara.

Juan Ayuso (UAE Team Emirates XRG), 6,5: Voto secco difficilissimo da assegnare. Dal lato dei risultati, lo spagnolo ha partecipato eccome al festival delle vittorie messo in scena dalla sua squadra, portando a casa la classifica generale della Tirreno-Adriatico, una tappa al Giro d’Italia e due frazioni alla Vuelta a España, oltre al Trofeo Laigueglia e alla Drôme Classic. E non va dimenticato il secondo posto finale alla Volta Catalunya, con tanto di successo di tappa firmato anche in quell’appuntamento. Inoltre, è stato fra i protagonisti, seppur giù dai podi, di due corse molto dure come il Mondiale di Kigali e l’Europeo di Drôme-Ardéche. Dall’altro lato, però, ci sono i tanti problemi avuti con la squadra, che lo hanno portato, probabilmente, a non avere il rendimento atteso fra Giro e Vuelta, né in termini di classifica generale individuale né per quel riguarda il sostegno ai compagni. Ripartirà, nelle prossime settimane, con altri colori addosso.

LETTERA B

Andrea Bagioli (Lidl-Trek), 6,5: In un contesto che lo vede sempre più utilizzato come uomo di fatica, il valtellinese riesce comunque a farsi notare in chiave individuale: nella sua stagione spicca il notevole sesto posto alla Liegi-Bastogne-Liegi, oltre a una serie di discreti piazzamenti spalmati qua e là nel corso dell’anno e a un Mondiale corso in maniera sicuramente positiva. Gli manca il successo (ed è già la seconda stagione senza soddisfazione massima), ma la curva delle prestazioni è sicuramente in rialzo, dopo un 2024 complicato.

Davide Bais (Team Polti VisitMalta), 6: La consueta generosità, combinata però con qualche piazzamento in più, dato che il discorso punti UCI rivestiva grande importanza per la squadra. Nel mazzo ci sono il secondo posto al Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria e il suo nome nella prima pagina della classifica generale conclusiva del Tour of Langkawi.

Mattia Bais (Team Polti VisitMalta), 6: Ancor più attaccante del fratello appena citato, se si pensa che è stato protagonista di fughe in tantissime occasioni, fra cui quattro tappe al Giro d’Italia e anche lungo il percorso de Il Lombardia. Di risultati memorabili non ce ne sono, ma l’atteggiamento rimane encomiabile. E chissà che a forza di provarci la tanto attesa prima vittoria da professionista non possa arrivare…

Davide Baldaccini (Solution Tech-Vini Fantini), 5,5: Chiude la carriera con una stagione senza sussulti, al contrario di quel che era riuscito a fare nei due anni precedenti. Prova qualche attacco da lontano, senza particolari effetti, prima di salutare definitivamente il gruppo.

Abel Balderstone (Caja Rural-Seguros RGA), 6,5: Fra una cosa e l’altra, la classifica finale della Vuelta a España 2025 non sarà ricordata come una graduatoria dall’enorme peso specifico, ma per il 25enne spagnolo, e per la sua squadra, il 13esimo posto finale è un risultato pesantissimo. Da più volte dimostrazione di grande grinta e di una determinazione notevole, riuscendo così a ritagliarsi uno spazio importante anche in chiave futura. E nella sua stagione spicca anche il titolo nazionale vinto a cronometro.

Davide Ballerini (XDS Astana), 6,5: Una stagione non appariscente, ma comunque piuttosto solida, perfettamente nello stile della sua squadra alla ricerca di punti. Il momento migliore sono le due top-10  al Nord tra Gand-Wevelgem e Giro delle Fiandre, senza dimenticare i piazzamenti al Tour de France, tra cui il secondo posto a Parigi, mettendosi alle spalle Tadej Pogacar. Non tutto è sempre andato per il verso giusto, ma ha fatto bene la sua parte negli obiettivi di una squadra in grande spolvero.

Romain Bardet (Team Picnic PostNL), 6,5: La sua stagione su strada dura il tempo di qualche mese, con l’addio programmato al Delfinato che lo vede salutare il gruppo al termine di una carriera di alto livello. Libero da obblighi di classifica, al Giro d’Italia prova a lasciare il segno andando all’attacco come spesso ha fatto in questo suo finale di carriera, senza tuttavia riuscire a mettere l’ambito sigillo, né alla Corsa Rosa né in altre corse quest’anno, malgrado i numerosi tentativi. Nel resto della stagione corre con spirito libertino nel gravel, conquistando anche due successi.

Warren Barguil (Team Picnic PostNL), 5: Complici alcuni problemi fisici che non sembra più riuscire a risolvere pienamente, il longilineo scalatore francese realizza probabilmente la peggior stagione della sua ormai piuttosto lunga carriera, tanto da entrare solo due volte nei primi dieci nel corso di una stagione in cui lo si è visto molto poco davanti, con anche pochissime fughe all’attivo. Prezioso comunque il suo lavoro in Francia per Oscar Onley, anche se nel momento in cui il ritmo saliva davvero doveva cedere il passo.

Filippo Baroncini (UAE Team Emirates XRG), 6,5: In una squadra come quella emiratina non è facile ritagliarsi spazi e infatti il 25enne si vede poco, mettendosi in evidenza soprattutto a inizio estate, quando conquista la classifica finale del Giro del Belgio e ai Campionati Italiani è secondo a cronometro e sesto nella prova in linea. La sua annata termina poi bruscamente per via della grave caduta avvenuta al Giro di Polonia, dalla quale sembra essersi totalmente ripreso: e questa è sicuramente la notizia più bella.

Louis Barré (Intermarché-Wanty), 6,5: Il 25enne francese è stato una delle note più liete nella difficile stagione della squadra belga, riuscendo a raccogliere numerosi piazzamenti nella top-10, in particolare nelle corse di un giorno dal profilo movimentato. Spicca sicuramente il sesto posto ottenuto all’Amstel Gold Race, oltre a un paio di fughe al Tour de France, ma ancora è mancata la prima vittoria tra i pro’.

Jon Barrenetxea (Movistar), 6,5: Lo spagnolo è stato tra i pochi della sua squadra ad andare a segno in questa stagione, conquistando l’ultima tappa della Vuelta a Andalucia. A questo successo ha aggiunto qualche altro piazzamento qua e là, il più importante dei quali è stato il terzo posto al GP Francoforte, centrando anche qualche fuga nell’ultima settimana del Giro d’Italia.

Samuele Battistella (EF Education-EasyPost), 5: Stagione complicata per l’ex iridato U23 che non sembra mai essere riuscito realmente a trovare la condizione, come dimostrano la sfilza di ritiri nel lungo autunno italiano. Anche prima si era tuttavia visto piuttosto poco, complici alcuni problemi che lo hanno frenato portandolo a vivere di gran lunga la sua peggior stagione della carriera in termini di risultati.

Alex Baudin (EF Education-EasyPost), 6: Meno brillante rispetto alla passata stagione, al suo primo anno nella formazione statunitense lo scalatore francese non riesce a lasciare il segno, pur andando abbastanza vicino alla vittoria nell’ultima corsa della stagione. Qualche buon risultato personale, alcune azioni dalla distanza e la grinta di volerci provare, permettono comunque al 24enne transalpino di chiudere il 2025 con buone sensazioni.

Phil Bauhaus (Bahrain Victorious), 5,5: Dopo un paio di stagioni positive e nelle quali era sempre riuscito a lasciare il segno, quest’anno il tedesco ha mancato l’appuntamento con la vittoria. Qualcosa di buono si è visto, con 14 top-10 e cinque podi (tra cui un terzo posto di tappa al Tour de France), ma il non essere riuscito ad alzare le braccia al cielo non gli consente di raggiungere la sufficienza.

George Bennett (Israel-Premier Tech), 5: Come molti dei suoi compagni esperti, il neozelandese non brilla, vivendo una stagione piuttosto anonima, sia in prima persona che in supporto alla squadra. A 35 anni sembra ormai essersi messo alle spalle gli anni migliori, faticando tuttavia anche a riconvertirsi in una risorsa per la squadra.

Sam Bennett (Decathlon AG2R La Mondiale), 5: Arrivato con grandi ambizioni, conferma di non essere riuscito a trovare il feeling con compagni e ambiente. Le quattro vittorie stagionali, tutte in corse minori del calendario nazionale, sono infatti troppo poco per un corridore che in carriera ha conquistato dieci vittorie nei GT, oltre ad alcune classiche di prestigio. Classe 1990, non è ormai più da qualche stagione ai vertici delle gerarchie dello sprint e questa stagione sembra aver confermato una parabola discendente.

Tiesj Benoot (Visma | Lease a Bike), 6,5: Il 31enne si conferma corridore molto solido e anche piuttosto continuo, sebbene non arrivi praticamente mai a giocarsi la vittoria. Nelle corse di un giorno è comunque stato uno dei più positivi del team, dimostrandosi anche piuttosto versatile dato che ha colto la top-10 in gare tra loro molto diverse, come Dwars door Vlaanderen, Giro delle Fiandre, Amstel Gold Race, Clasica San Sebastian e GP de Montréal. Oltre ai piazzamenti, poi, non ha mai fatto mancare il lavoro in favore dei compagni di squadra.

Jenno Berckmoes (Lotto), 6,5: Corridore resistente, ma anche abbastanza veloce, il belga sembra avere ancora margini di crescita, ma in ogni caso quest’anno si è fatto vedere in alcune occasioni, conquistando un successo di tappa al Giro del Belgio e qualche altro risultato, tra cui un ottavo posto alla Gand-Wevelgem.

Egan Bernal (Ineos Grenadiers), 7: A tre anni di distanza dal grave incidente che poteva costargli la carriera (e anche la vita), il colombiano è finalmente tornato su buoni livelli, anche se pure in questo 2025 ha dovuto fare i conti con qualche infortunio. Il 28enne è ritornato a esultare a quasi quattro anni dall’ultima volta conquistando il successo ai campionati nazionali (a crono e in linea) e, soprattutto, nella mutilata tappa numero 16 della Vuelta a España (al termine di una fuga), ma la notizia migliore è la ritrovata competitività in una gara a tappe di tre settimane, con il settimo posto finale al Giro d’Italia. A ciò si aggiungono un altro paio di top-10, compresa una a Il Lombardia: risultati che gli hanno sicuramente permesso di riprendere fiducia e che hanno mostrato come possa ancora dire la sua anche in corse importanti.

Clément Berthet (Decathlon AG2R La Mondiale), 6: Anche quest’anno non è arrivata la vittoria, sfiorata in un paio di occasioni, ma il 28enne si è confermato corridore piuttosto regolare ed è riuscito a ottenere diversi piazzamenti, dando come sempre il suo contributo alla squadra.

Alberto Bettiol (XDS Astana), 6: L’ex campione italiano è stato vittima di diversi problemi di salute che lo hanno costretto a saltare gli appuntamenti nei quali era più atteso, ovvero le classiche del Nord, e non sempre gli hanno permesso di presentarsi al meglio alle altre gare. Qualche lampo della sua classe si è visto e qualche risultato rilevante lo ha ottenuto, come le top-10 nelle classifiche finali di Giro di Polonia e Renewi Tour e il terzo posto al GP de Québec, ma per l’anno prossimo servirà ben altro, con l’auspicio che la sfortuna resti lontana.

Jenthe Biermans (Arkéa-B&B Hotels), 6: Di vittorie non ne sono arrivate, ma il belga è stato comunque tra i più positivi della squadra per quanto riguarda i piazzamenti, risultando il migliore e il più continuo tra le ruote veloci del team. Diverse le top-10 in gare di un giorno anche abbastanza selettive, oltre a due top-5 in una Vuelta a España con poche occasioni per i corridori come lui.

Pello Bilbao (Bahrain Victorious), 6: Il basco aveva iniziato bene la stagione cogliendo il terzo posto finale alla Volta Valenciana e all’UAE Tour, il quinto alla Strade Bianche e il nono alla Tirreno-Adriatico, ma in seguito ha faticato a mettersi in evidenza e a ottenere risultati rilevanti. Ci prova in diverse occasioni in fuga al Giro d’Italia, senza però dare mai l’impressione di potersi giocare la vittoria, che poi sfiora un paio di volte al Giro di Polonia, chiudendo però con zero successi per la prima volta dal 2017. Gli anni sembrano iniziare a pesare.

Léo Bisiaux (Decathlon AG2R La Mondiale), 6,5: Scalatore leggero ed esplosivo, che porta anche in dote con sé un discreto spunto veloce che gli permette di aprire il suo ventaglio di possibilità, il 20enne transalpino parte con il piede giusto nella sua prima stagione su strada, ottenendo subito un successo di buon livello alla Vuelta a Burgos, conclusa poi in terza posizione, ma anche alcuni piazzamenti sparsi nel corso della stagione che ne confermano un talento che dal ciclocross è pronto a far emergere anche sull’asfalto.

Stefan Bissegger (Decathlon AG2R La Mondiale), 5,5: L’elvetico era in cerca di rilancio dopo un paio di annate poco felici con la EF, ma non si può dire che l’operazione sia riuscita. Ex campione europeo a crono, il 27enne non è mai riuscito ad incidere nelle prove contro il tempo, che probabilmente ha anche un po’ messo da parte per provare a diventare uomo da classiche del Nord, ma anche qui i risultati non sono stati particolarmente positivi a eccezione del settimo posto alla Parigi-Roubaix.

Pavel Bittner (Team Picnic PostNL), 6,5: È mancata giusto la vittoria al velocista ceco, ma non si può dire che non ci abbia provato, chiudendo per ben sette volte al secondo posto e centrando in tutto 24 top-10, due delle quali al Tour de France. Si sono però visti passi in avanti e, considerando che ha da poco compiuto 23 anni, avrà tempo e modo per rifarsi di tutti questi piazzamenti.

Joseph Blackmore (Israel-Premier Tech), 6,5: Da un vincitore del Tour de l’Avenir ci si aspetta sempre parecchio, soprattutto quando la strada sale. Lui, alla prima stagione completa da professionista, si mette in mostra in corse di medio-alto livello (quarto nella generale del Tour des Alpes-Maritimes) e garantisce buone prestazioni anche in appuntamenti di prim’ordine, come testimoniano i segnali di qualità lanciati fra Freccia Vallone, Giro di Svizzera e anche Tour de France, portato a termine all’esordio e con un sesto posto di giornata come miglior piazzamento.

Erlend Blikra (Uno-X Mobility), 6,5: Il norvegese ha raccolto solo una vittoria conquistando La Roue Tourangelle, ma ha ottenuto numerosi altri piazzamenti in volata, dimostrandosi piuttosto continuo e contribuendo non poco al bottino di punti UCI che ha permesso alla squadra di agguantare il WorldTour.

Cees Bol (XDS Astana), 6: Il neerlandese era una delle carte più importanti della squadra kazaka nell’ambito delle Classiche del Nord e, più in generale, nelle tante corse movimentate in calendario. Il compito era chiaramente quello di raccogliere più punti possibili, compito tutto sommato svolto, seppur senza grandi acuti. Il secondo posto alla Famenne Ardenne Classic e il sesto alla Tro-Bro Léon, arrivati nell’arco di una settimana, sono i risultati migliori della stagione, prima del discreto finale messo in atto al Tour of Holland.

Koen Bouwman (Team Jayco AlUla), 5: Di fatto, è la peggior stagione della sua carriera da professionista. Il neerlandese sperava di trovare nuovi stimoli, soprattutto in chiave individuale, con il cambio di maglia, ma il suo rendimento è rimasto sotto traccia, eccezion fatta per un paio di tentativi di fuga da lontano messi in atto al Tour of the Alps (con il quarto posto nell’ultima tappa che rimarrà il miglior risultato dell’anno).

Gianluca Brambilla (Q36.5 Pro Cycling Team), 6: Mette la sua esperienza al servizio del team, riuscendo anche a vivere qualche giornata da protagonista in prima persona cogliendo qualche top 10 di buon livello, partendo dal quinto posto al Giro della Romagna. A 38 anni chiude la carriera senza acuti, ma con la consapevolezza di aver ancora una volta dato quel che aveva con la consueta professionalità.

Matthew Brennan (Visma | Lease a Bike), 8,5: Uno dei debutti da professionista più sensazionali degli ultimi anni. L’inglese, che a dirla tutta il mondo dei “grandi” l’aveva già annusato nel 2024, chiude la sua prima stagione da corridore WorldTour con 12 vittorie, di cui quattro in corse del livello più alto (due tappe alla Volta Catalunya, una al Giro di Romandia e una al Giro di Polonia). Si toglie lo sfizio di vincere anche una classifica generale, quella del Giro di Norvegia, e, più di tutto, fa capire di essere ben più di un “semplice velocista”: i percorsi agitati non lo mettono in difficoltà, sul pavé ha dimostrato di sapersi muovere e le capacità di recupero, da un giorno all’altro, proprio non gli mancano. Ora per lui verrà il difficile, dato che l’età è ancora bassa (va per i 21 anni) e le aspettative invece cresceranno a dismisura.

Marco Brenner (Tudor Pro Cycling Team), 6,5: Il finale di stagione è da dimenticare, non essendo riuscito a riprendersi dopo l’infortunio subito al Giro d’Italia, ma fino a quel momento la stagione dell’ex promessa tedesca era stata discreta con buoni risultati nelle corse di inizio stagione, a conferma di una rinascita iniziata lo scorso anno con l’approdo nel team elvetico.

Alexys Brunel (TotalEnergies), 6: Torna sulla scena del professionismo dopo due anni e mezzo passati da dilettante e lo fa con grande determinazione, tanto da essere uno dei corridori più ispirati della sua squadra durante la primavera. Vince il GP Monseré con un’azione da lontano memorabile e si fa spesso vedere nel cuore dell’azione. Con il passare delle settimane perde brillantezza e riduce anche le sue presenze in gara.

Alberto Bruttomesso (Bahrain Victorious), 5,5: Un passo indietro, sul piano dei risultati, rispetto al 2024. Il velocista veneto inizia bene, con buoni spunti al Saudi Tour, ma poi le sue apparizioni nelle prime pagine degli ordini d’arrivo si diradano, anche per via di un’agenda agonistica che ha visto diradarsi via via gli impegni.

Emanuel Buchmann (Cofidis), 5: Da lui la squadra francese si aspettava piazzamenti e, soprattutto, punti UCI da poter gettare nel calderone-salvezza. L’obiettivo è stato però nettamente mancato, se si pensa che il tedesco ha chiuso al 30esimo posto il Tour de France ed ha finito ancora più lontano nella graduatoria finale della Vuelta. Qualche piazzamento in gare di un giorno di media importanza e l’undicesimo posto finale al Giro del Delfinato non bastano a portare il bilancio individuale, e di squadra, in positivo.

Santiago Buitrago (Bahrain Victorious), 6,5: Giudizio sintetico molto difficile per lo scalatore colombiano, che è stato uno dei corridori che più ha raccolto per la squadra bahrainita, ma a cui non è riuscito il colpo importante. Dopo un notevole inizio, costellato da due successi parziali e dalla vittoria finale alla Volta Valenciana, ha proseguito su livelli di qualità per qualche settimana. Poi, una caduta alla Parigi-Nizza ne ha probabilmente pregiudicato la condizione generale: il sesto posto alla Freccia Vallone rimane quindi il risultato più pesante della prima metà della sua stagione. La squadra gli ha poi proposto la combinazione Tour-Vuelta, ma anche alla Grande Boucle una caduta lo ha condizionato, facendolo uscire di classifica; in Spagna, poi, ha provato a dividersi fra caccia alle tappe e classifica generale, non riuscendo a coronare nessuno dei due obiettivi.

Nicolò Buratti (Bahrain Victorious), 5,5: Il primo Grande Giro della carriera, la Vuelta, portato a termine e qualche buono spunto su traguardi parziali. C’è però ancora del margine da occupare per brillare in maniera più convinta e il 24enne friulano ha deciso di provarci scendendo di categoria, dato che nel 2026 difenderà i colori della MBH Bank Ballan CSB Colpack.

Mathieu Burgaudeau (TotalEnergies), 5,5: Molto meno efficace rispetto alle stagioni recenti. Il francese si conferma attaccante volonteroso, ma in questi mesi gli sfugge il risultato importante, tanto che quello più “evidente” è l’ottavo posto nella tappa di Tolosa al Tour de France. Non si tira indietro quando c’è da provarci, finendo però per raccogliere poco.

Francesco Busatto (Intermarché-Wanty), 6: Il 23enne vicentino si conferma su buoni livelli, vivendo anche una giornata di gloria al Giro d’Italia, trascorsa con la Maglia Bianca addosso dopo il quarto posto nella prima tappa. Per il resto, rimane uno dei corridori più costanti di una squadra andata in parabola discendente nel corso dell’anno: lui il suo lo fa, raccogliendo piazzamenti discreti nelle Classiche italiane, a partire dal quinto posto al Giro dell’Appenino e chiudendo con il decimo alla Coppa Bernocchi.

LETTERA C

Walter Calzoni (Q36.5 Pro Cycling Team), 5,5: Così come accaduto nel 2024, il bresciano si è visto nel complesso piuttosto poco se non in qualche fuga, non riuscendo a ottenere particolari risultati e, soprattutto, a fare quel passo in avanti che ci si poteva attendere al suo terzo anno tra i professionisti.

Victor Campenaerts (Visma | Lease a Bike), 7: Mette da parte le ambizioni personali e si trasforma in una perfetta macchina in supporto dei suoi compagni, combinando la sua straordinaria grinta a una nuova resistenza in salita che ne fa uno dei gregari più preziosi e duttili del gruppo. Dalle classiche del pavé alle tappe di montagna, ha mostrato di poter essere decisivo per i suoi compagni su praticamente ogni terreno e scenario.

Carlos Canal (Movistar), 6,5: Il 24enne è stato uno dei più costanti e positivi della formazione iberica, capace di raccogliere diversi piazzamenti dall’inizio alla fine della stagione e di sfiorare il suo primo successo tra i professionisti in un paio di occasioni. Sfortunato alla Coppa Agostoni, quando, rimasto al comando con Adam Yates (che poi vincerà), è stato vittima di una foratura che non gli ha permesso di giocarsi fino alla fine la vittoria. Ha comunque evidenziato una bella crescita, testimoniata anche dalle due top-10 in corse lunghe e impegnative come Il Lombardia e i Mondiali di Kigali, dunque proseguendo così potrà presto riuscire a lasciare il segno.

Amaury Capiot (Arkéa-B&B Hotels), 5,5: Corridore resistente e veloce, era uno degli uomini su cui la squadra francese puntava maggiormente per portare, oltre alla sua esperienza per tenere dritto il timone, punti nella caccia al mantenimento nel WorldTour. Coglie qualche buon piazzamento sparso, ma gli manca la continuità che invece in passato era riuscito a dare, magari con meno pressioni e in un ambiente più stabile e sereno.

Richard Carapaz (EF Education-EasyPost), 7: In lizza per la vittoria del Giro d’Italia sino all’ultima tappa, alla fine chiude terzo costringendo Isaac Del Toro alla sconfitta in un gioco in cui lui aveva poco da perdere rispetto al messicano. La conferma di un carattere deciso e mai banale, ma anche di gambe solide e grande tenuta mentale, che gli permette ancora una volta di sormontare difficoltà fisiche e incidenti per rilanciarsi ancora una volta. Il finale di stagione è nuovamente complicato, ma ha dimostrato che può essere ancora protagonista ad alto livello.

Giovanni Carboni (Unibet Tietema Rockets), sv: A livello sportivo i risultati non sono male, cogliendo le occasioni che una squadra come la sua, non proprio equipaggiatissima in salita, ha saputo dargli. Si deve poi fermare per delle anomalie nel passaporto biologico risalenti alla stagione precedente per le quali è ancora in attesa di un giudizio. Dopo le tante difficoltà della carriera, sembrava lanciato verso nuovi traguardi, ma ora è tutto in sospeso (anche se in ogni caso sembra difficile poter ritrovare la rampa di lancio che si era creato).

Simon Carr (Cofidis), sv: Arrivato in squadra con l’obiettivo di partecipare alle grandi corse a contribuire a conquistare punti UCI, il britannico è costretto a saltare più di metà stagione per un problema al ginocchio che evidentemente ha poi influito anche sulla seconda parte, vista la sfilza di DNF collezionati in soli 26 giorni di gara.

Hugh Carthy (EF Education-EasyPost), 4: Continua il crollo verticale di un corridore che ormai si vede sempre meno, non sono nelle parti alte degli ordini di arrivo, ma in generale anche in gara e non sembra più avere la verve che gli permetterebbe quantomeno di provare qualcosa. A 31 anni, la sua parabola discendente sembra ormai aver preso una direzione dalla quale non sembra più in grado di uscire.

Damiano Caruso (Bahrain Victorious), 7,5: Passano gli anni ma il siciliano resta una certezza, sia in appoggio ai compagni di squadra che come leader. Un doppio ruolo che si è visto al Giro d’Italia, iniziato come gregario di lusso per Tiberi e, dopo la caduta del ciociaro, proseguito poi da capitano con un quinto posto finale che ne fa il miglior italiano alla Corsa Rosa per la terza volta nelle ultime cinque edizioni. Riesce poi anche a togliersi la soddisfazione di tornare ad alzare le braccia al cielo, conquistando una tappa alla Vuelta a Burgos al termine di una fuga. Le prestazioni positive convincono lui e la squadra a proseguire per un altro anno.

Pablo Castrillo (Movistar), 7: Non riesce a ripetere l’exploit dello scorso anno, ma non si può dire che non ci abbia provato. Nella prima parte di stagione lo si vede dedicarsi alle classifiche generali delle brevi corse a tappe e ottenere bei piazzamenti tra UAE Tour, Parigi-Nizza e Giro di Svizzera, mentre a Tour de France e Vuelta a España prova ad andare a caccia di tappe. Alla Grande Boucle è piuttosto anonimo, mentre nel GT di casa va decisamente meglio e coglie tre top-10 in altrettante fughe, compreso un secondo posto a Larra Belagua, ma una caduta nella tappa 13 lo mette ko e pone fine anticipatamente alla sua stagione.

Mattia Cattaneo (Soudal Quick-Step), 6,5: Anche quest’anno si è dedicato al lavoro di squadra, senza però tralasciare la possibilità di ottenere qualche piazzamento personale. Il classe ’90 ha raccolto un quarto posto nella cronometro individuale di Pisa al Giro d’Italia e un settimo in quella d’apertura della Tirreno-Adriatico, dedicando il resto della sua stagione ad aiutare i compagni. Sebbene i risultati individuali non siano eclatanti, bastano la fiducia ricevuta dalla squadra (che lo ha portato a Giro e Tour) e dal c.t. Marco Villa (da cui ha ricevuto la convocazione ai mondiali) per certificare la bontà del suo lavoro e la sua importanza all’interno di un gruppo.

Rémi Cavagna (Groupama-FDJ), 5,5: Il cambio di squadra lo vede trovare nuovi stimoli e serenità, ma alla fine della stagione i risultati comunque non ci sono. Prezioso comunque in alcune circostanze in supporto ai compagni, non riesce tuttavia a lasciare il segno in prima persona, faticando anche a farsi notare con azioni dalla distanza e tentativi di forza che lo avevano contraddistinto sin dai suoi primi anni.

Jefferson Alexander Cepeda (EF Education-EasyPost), 5,5: Passaggio a vuoto per uno degli ultimi talenti scoperti dal grande Gianni Savio. Se il settimo posto alla Milano-Torino e un paio di top ten al Tour of the Alps sembravano presagire un salto di qualità, quel momento non è arrivato al Giro d’Italia, dove ha presto finito con il mettersi completamente a disposizione di Carapaz. Dopo la corsa rosa, solo qualche gettone di presenza qua e là. Poco per uno come lui.

Jefferson Alveiro Cepeda (Movistar), 5: E dire che l’annata era iniziata bene, con il titolo nazionale a cronometro e qualche piazzamento qua e là in Spagna, tra Volta a la Comunitat Valenciana e O Gran Camiño. Poi l’ecuadoriano è scomparso dai radar, sia al Giro d’Italia sia alla Vuelta a España, nonostante l’assenza di capitani a cui dedicarsi. La fuga a San Valentino (Brentonico) certifica il suo status: anche nella giornata migliore, non ha le gambe per seguire prima Fortunato e poi Scaroni, fino a venire riassorbito anche da alcuni dei big che correvano per la classifica generale. A quasi due minuti dai suoi compagni di fuga…

Clément Champoussin (XDS Astana), 7: Prosegue la sua parabola di crescita con qualche bel risultato qua e là, anche in corse World Tour. Nella prima parte della sua carriera si era detto tanto (forse troppo) di buono sul francese, che dopo quella tappa alla Vuelta 2021 sembrava essersi un po’ perso. Sebbene non siano arrivate vittorie, i piazzamenti in corse World Tour (nelle tappe di Parigi-Nizza, Giro dei Paesi Baschi, Giro di Romandia e Giro di Svizzera) dimostrano che può competere anche a livelli alti, anche con avversari più quotati. L’impressione è che al 28enne siano mancati fortuna e timing, non le gambe.

Esteban Chaves (EF Education-EasyPost), 6: Lo scalatore dal sorriso sempre pronto saluta il gruppo con una stagione di grande dedizione, impegno e volontà, ma che conferma come le gambe negli ultimi anni non erano più riuscite a girare come un tempo. Segnato anche da problemi fisici, il suo ultimo anno è così privo di acuti, con qualche piazzamento in corse minori, mentre nei grandi appuntamenti si deve limitare a provarci, senza poter pesare in alcun modo sulla corsa.

Fabio Christen (Q36.5 Pro Cycling Team), 7: Il terzo anno è quello buono. Lo svizzero compie un bel balzo avanti di carriera a livello di risultati, cogliendo i suoi primi due successi (con la Vuelta a Murcia e una tappa dello Slovenia) e mostrando di poter competere su più terreni. Secondo in una tappa del Giro di Svizzera, sesto alla Freccia del Brabante, quarto a Gran Piemonte e Giro della Romagna, forse nemmeno lui sa ancora dove potrebbe specializzarsi per brillare completamente nella sua carriera. In ogni caso, anche l’esame Vuelta (suo primo Grand Tour in carriera) è stato superato bene, con tre settimi posti di tappa e tanto lavoro a favore di Tom Pidcock in ottica classifica generale.

Jan Christen (UAE Team Emirates XRG), 7,5: A casa Christen il cenone di Natale avrà tanti bei racconti sulla stagione appena conclusa. Il classe 2004, che aveva impressionato al suo primo anno da pro’, non ha solo continuato a vincere (due gare tra Portogallo e Spagna), ma ha iniziato a piazzarsi anche in corse di livello, come il San Sebastian (secondo) e il Giro di Polonia (quarto). A 21 anni, è chiaramente uno dei talenti più cristallini nelle classiche collinari: l’impressione è che se corresse in una squadra diversa avrebbe anche già raccolto di più a livello individuale. Ma con i se e con i ma…

Sergio Chumil (Burgos Burpellet BH), 6,5: Dal Guatemala con la licenza di stupire, pienamente sfruttata in questa stagione. Al netto dei risultati in patria, il classe 2000 è riuscito a farsi vedere in più di un’occasione anche in Europa, cogliendo una bella vittoria in una tappa dell’O Gran Camiño (dove è stato sesto in classifica generale) e chiudendo quinto a fine stagione il Trofeo Tessile & Moda con arrivo a Oropa. Nella graduatoria della classica organizzata da GS Emilia si trova tra Scaroni e Sivakov, due nomi non banali su un arrivo di questo tipo: basta questo per capire molto della sua stagione.

Giulio Ciccone (Lidl-Trek), 7,5: Una grande annata per “Cicco”, che sembra ormai aver completato il passaggio a uomo delle classiche più dure. I successi al San Sebastian e nella prima tappa del Tour of the Alps, ma anche il secondo posto alla Liegi dietro un imprendibile Pogacar, fanno il paio con qualche giornata faticosa quando ha provato a curare la classifica generale. Se al Giro d’Italia è subentrata la sorte, che lo ha messo fuori dai giochi dopo la caduta a Nova Gorica, alla Vuelta è arrivato un giorno di difficoltà post Angliru per spegnere ogni ambizione. Poco male: con il sesto posto ai Mondiali, insieme a tutti gli altri risultati, l’abruzzese sa di poter lottare alla pari con (quasi) tutti gli altri migliori interpreti delle corse di un giorno su percorsi impegnativi. A 30 anni, la sua carriera sembra debba ormai andare verso questa direzione.

Davide Cimolai (Movistar), 6: Per uno come lui ormai completamente dedito alla squadra, quando il capitano non brilla è difficile farsi notare. Quella che appare ormai essere la sua ultima stagione da professionista scorre così con tanta dedizione e lavoro per il team, non ricompensati dai risultati, ma non è colpa sua.

Simon Clarke (Israel-Premier Tech), 5: Come molti compagni di squadra, tra età che avanza e difficoltà forse anche legate alle questioni legate al team, vive una stagione piuttosto anonima. Del corridore veloce e resistente che più volte aveva saputo mettere in scena prestazioni brillanti anche su palcoscenici importanti quest’anno si è visto poco e nulla.

Luca Colnaghi (VF Group – Bardiani CSF – Faizanè), 6: Prima vittoria da professionista per il classe ’99, che al Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria ha trovato l’acuto in cui ha sperato a lungo. Oltre a quello sono arrivate altre top 10 qua e là in altre competizioni non di primissima fascia: un passo avanti, sì, ma forse per restare tra i professionisti servirà qualcosa di più l’anno prossimo, quando sarà in scadenza con la squadra dopo 5 stagioni. Dopo aver seminato tanto, sta per giungere il momento di raccogliere.

Filippo Conca (Swatt Club/Team Jayco AlUla), 7: “Basta un giorno così a cancellare centoventi giorni stronzi” canta Max Pezzali. Lui ne è la prova vivente: con l’acuto ai campionati italiani riscrive la storia di una carriera che, altrimenti, sarebbe probabilmente arrivata alla fine. Sul traguardo di Gorizia trova le forze per stare con gli altri protagonisti del nostro movimento (tutti di squadre World Tour), poi con uno sprint imponente va a prendersi un titolo nazionale francamente impronosticabile alla vigilia. Impronosticabile per tutti, tranne per lui, che ha anche il grande merito di averci sempre creduto. La sua non è una vittoria: è un grido di speranza per tutti quei ragazzi rimasti senza contratto nonostante una gamba, una dedizione e una forza di volontà da professionisti.

Simone Consonni (Lidl-Trek), 7: Dietro la maglia verde di Milan al Tour de France c’è (anche) il suo egregio lavoro. Per il classe ’94 è stato un altro anno da protagonista silenzioso, come solo un grande “pesce pilota” sa fare. Se è vero che Johnny ha il turbo, lui ha tutto per innescarlo. Anche a costo di mettere da parte ogni ambizione personale: il miglior risultato del 2025 è un quinto posto alla Tirreno lanciando la volata del vincitore Milan. È la fotografia della sua stagione.

Valerio Conti (Solution Tech-Vini Fantini), 5: Anche quest’anno il romano non ha trovato il colpo di pedale giusto. Qualche sussulto all’Appennino (7°) e in tappe in Croazia (2° all’Istrian Spring Tour) e Giappone (3° al Tour of Japan) non bastano a salvare una stagione tutto sommato sotto le aspettative. Il calendario della Solution Tech-Vini Fantini, con tante corse anche ravvicinate, è sicuramente un’attenuante, in quella spasmodica ricerca di punti generata dal sistema del ranking UCI. Se però la squadra italiana non è riuscita a entrare nei 30 neanche quest’anno, una parte della responsabilità è anche sua, che ha portato in dotazione una settantina di punti. Pochi rispetti alle aspettative.

Bryan Coquard (Cofidis), 6: Una stagione in linea con quella che ormai è al sua dimensione, troppo leggero per pesare negli sprint puri e spesso non abbastanza resistente per conservare il suo spunto veloce contro coloro che invece superano meglio di lui le difficoltà. Si ritaglia comunque alcuni spazi preziosi conquistando alcune vittorie comunque preziose e conquistando punti che a fine stagione si rivelano comunque importanti per una squadra della quale è comunque una delle poche note quantomeno non stonate.

Magnus Cort (Uno-X Mobility), 6,5: Per il danese sembrava prospettarsi un’altra annata solida e proficua, viste le tre vittorie di tappa alla O Gran Camiño, seguite da due sesti posti a Strade Bianche e Milano-Sanremo. Dopo aver chiuso secondo il GP di Francoforte, però, il 32enne entra in una spirale discendente a causa di un’eccessiva stanchezza che non gli consente più di allenarsi bene e lo costringe a terminare la stagione a metà agosto.

Benoît Cosnefroy (Decathlon AG2R La Mondiale), s.v.: Stagione ingiudicabile per l’ex campione del mondo U23, frenato da infortuni che gli consentono di mettere insieme solo 13 giorni di gara. Nonostante questo, riesce comunque a conquistare una vittoria ripetendosi al GP du Morbihan, oltre a due secondi posti.

Rui Costa (EF Education-EasyPost), 6: L’ultima stagione dell’iridato di Firenze 2013 è priva di acuti, ma qualche lampo della sua classe lo ha dato andando vicino alla vittoria in una tappa del Giro d’Austria, in una della Vuelta a Burgos e al Trofeo Matteotti, oltre ad aiutare i compagni e mettere a disposizione dei più giovani la sua vasta esperienza.

Ewen Costiou (Arkéa-B&B Hotels), 6,5: Come lo scorso anno, il classe 2002 ha ottenuto una vittoria, la classifica finale del Tour du Limousin, e diversi altri buoni risultati, mettendosi in evidenza anche al suo primo Tour de France con diverse fughe e confermando di essere un interessante prospetto.

Alessandro Covi (UAE Team Emirates XRG), 7: Dopo un 2024 complicato da diversi problemi fisici, il Puma di Taino è tornato a graffiare conquistando due vittorie, una tappa al Giro d’Abruzzo e una alla Vuelta Asturias, e diversi altri piazzamenti, sfiorando anche il titolo italiano con il secondo posto alle spalle di Conca. Nella seconda parte di stagione si è visto meno perché ha lavorato per i compagni di squadra, ma l’essere tornato competitivo è di buon auspicio in vista della nuova avventura con la Jayco AlUla.

Luca Covili (VF Group – Bardiani – CSF Faizanè), 5,5: Annata tutto sommato deludente, salvata solo in parte dal settimo posto nella classifica generale del Tour de Langkawi. D’accordo, spesso è stato a servizio di altri, ma nel suo team lo spazio per mettersi in mostra non manca. L’anno prossimo avrà 29 anni e probabilmente servirà qualcosa per continuare la sua avventura nel ciclismo.

Steff Cras (TotalEnergies), 6: La prima vittoria da professionista alla Vuelta Asturias basta per rendere sufficiente la stagione, anche se dopo quella è arrivato davvero poco altro. Il belga raccoglie anche un terzo posto al Giro della Toscana e un terzo posto nella Route d’Occitanie CIC, ma nelle corse World Tour a cui prende parte (Tour de France compreso) non riesce mai a lasciare il segno. A 29 anni, sarebbe il momento di capire fino a che punto si può spingere. L’impressione è che neanche lui lo sappia.

Ludovico Crescioli (Team Polti VisitMalta), 6: La prima stagione da professionista comporta un periodo di adattamento da non sottostimare. Lui, comunque, se l’è cavata con qualche piazzamento, come il quinto posto nell’ultima tappa dell’Abruzzo e nell’ultima dello Slovenia. Non abbastanza per gridare all’annata miracolosa, ma sufficiente comunque per confermare come la base sia solida. Il difficile arriva dall’anno prossimo.

LETTERA D

Alberto Dainese (Tudor Pro Cycling Team), 6: È vero, è mancato il guizzo che nelle ultime stagioni era sempre arrivato. Pur senza un risultato eclatante, però, a livello di punti UCI è riuscito a raccogliere quanto nelle stagioni precedenti, grazie a una serie di piazzamenti nel corso della stagione. Al Tour de France non è mai andato oltre il sesto posto, segno che fa ancora fatica di fronte ai migliori velocisti del mondo. Qualche top ten nelle corse belghe, però, dimostra che potrebbe provare a dire la sua anche in quel tipo di competizioni.

Dries De Bondt (Decathlon AG2R La Mondiale), 6,5: Qualche buon piazzamento e tanta grinta per il belga, che è passato agli onori della cronaca anche per la scelta di provare ad aiutare Richard Carapaz sul Colle delle Finestre, quando l’ecuadoriano era in lotta con Del Toro e Simon Yates, mentre lui era ormai stato riassorbito dopo essere andato in fuga. Il settimo posto alla Dwars door Vlaanderen è probabilmente l’acuto più importante della sua stagione, dove ha comunque raccolto qualcosa anche al Renewi Tour. In generale, ha dimostrato di meritare (almeno) altri due anni tra i pro’, che correrà con la Jayco-AlUla.

Jasper De Buyst (Lotto), 5,5: Il classe ’93 sembra aver ormai accettato il suo ruolo di gregario in squadra, ma le sue prestazioni non sono state esaltanti. Dopo la campagna delle classiche, dove si è messo al servizio dei capitani (senza per altro brillare), è stato portato alla Vuelta a España, in cui si è dedicato al lavoro sporco. L’impressione è che sia in una parabola discendente da cui non sarà facile riprendersi.

Arvid De Kleijn (Tudor Pro Cycling Team), sv: Difficile dare un voto al suo 2025, fortemente condizionato dall’infortunio di inizio stagione che lo ha tenuto fermo per 4 mesi. Quando torna per la seconda metà della stagione trova la gamba giusta solo a ottobre, in tempo per vincere due frazioni al Tour de Langkawi. Rimandiamo ogni giudizio all’anno prossimo.

David De La Cruz (Q36.5 Pro Cycling Team), 6: Nelle grandi corse non si vede, ma risulta prezioso per la sua squadra in termini di punti con piazzamenti in corse minori, chiudendo al secondo posto il Sibiu Tour e il Giro d’Abruzzo (dove è stato terzo a Roccaraso). L’ottavo posto nella generale della Tirreno-Adriatico è invece il suo acuto maggiore in una corsa World Tour: a 36 anni il suo livello è questo e l’impressione è che vada bene così.

Arnaud De Lie (Lotto), 7: Complici problemi fisici il salto di qualità tarda ad arrivare, ma in mezzo alle difficoltà ci sono risultati e prestazioni di altissimo livello, racchiuse soprattutto nel filotto tra agosto e settembre. In quel mese d’oro vince tappa e classifica al Renewi Tour e fa incetta di successi a Bretagne Classic-Ouest France, GP de Wallonie, Super 8 Classic e Paris-Chauny. Per un voto più alto sarebbe servito qualcosa di più al Tour de France, dove ha raccolto giusto un terzo posto a Châteauroux. Forse quest’anno il classe 2002 non ci ha detto tutto quello che avrebbe potuto dirci.

Alessandro De Marchi (Team Jayco AlUla), 6: Una stagione di addio onesta, senza grandissimi acuti ma con la costanza e l’affidabilità che hanno contraddistinto la sua carriera. Il neo più grosso della stagione, la mancata convocazione a quello che sarebbe stato il suo ultimo Giro d’Italia, non dipende da lui. Adesso per il DeMa inizia un nuovo capitolo di vita, per il quale gli auguriamo ancora il meglio.

Davide De Pretto (Team Jayco AlUla), 6: Alza il livello di gare e raccoglie meno, ma ci sono buoni risultati ed è fisiologico in un percorso di crescita. L’ottavo posto a Cesano Maderno nel suo primo Giro d’Italia, un paio di top ten alla Settimana Coppi e Bartali e ancora di più il quinto posto alla Veneto Classic in chiusura di stagione lasciano intendere che il futuro è dalla sua.

Tim Declercq (Lidl-Trek), 6,5: Sempre grande lavoro silenzioso, anche se meno degli anni passati. A 36 anni, la scelta di ritirarsi dal ciclismo professionistico sembra essere arrivata al momento giusto: ancora a buon livello, ma con l’idea che già l’anno prossimo sarebbe stato un corridore diverso. Non restano molti corridori come lui in gruppo.

John Degenkolb (Team Picnic PostNL), sv: Un infortunio nel momento peggiore per lui lo lascia fuori per quattro mesi, impedendogli di prendere parte alla Parigi-Roubaix. Quando ritorna ad agosto al Deutschland Tour non trova mai la gamba giusta. Con gli anni che avanzano, uno stop così lungo compromette buona parte della stagione. Nel suo caso è andata esattamente così.

Tibor Del Grosso (Alpecin-Deceuninck), 7: Una prima stagione da professionista con una bella vittoria al Giro di Turchia, nella tappa di Kalkan, e tanti piazzamenti anche ad alto livello, come il sesto posto alla Dwars door Vlaanderen. Si conferma una delle promesse più interessanti nel panorama mondiale delle classiche belghe, in una squadra in cui ha punti di riferimento molto importanti da cui imparare. E chissà che tra qualche anno non possa competere al loro livello.

Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG), 9: È nata una stella. Il messicano, già interessante nel corso del 2024, ha fatto il definitivo salto di qualità, fino a diventare uno dei corridori da tenere pienamente in considerazione come uomo da battere quando si presenta al via di una corsa. Dal successo della Milano-Torino con la doppia scalata a Superga non si è più fermato: al suo primo Giro d’Italia ha impressionato per la gestione della corsa, almeno fino al disastro tattico di Colle delle Finestre e Sestrière che lo ha relegato al secondo posto finale, dopo aver vinto una tappa. Poco male: “Torito” non si è perso d’animo e ha iniziato a conquistare successi un po’ dappertutto, finendo con il dominare le classiche italiane di settembre, con poche eccezioni. L’unico dubbio adesso è fino a che punto possa arrivare: confermarsi non sarà facile, ma sembra avere tutte le carte in regola per farlo. Una stagione da 9, senza dubbio. E sappiamo tutti cosa è mancato per il 10.

Alexandre Delettre (TotalEnergies), 7: Tanta costanza per un corridore arrivato tardi al ciclismo che conta. Ritornato in una squadra Professional dopo un anno nella Continental St. Michel Auber 93, il classe ’97 si piazza spesso e bene: 2° al Memorial Marco Pantani (dietro a un imprendibile Michael Storer), quinto a GP Larciano, GP Peccioli e Trofeo Matteotti, gli è mancato giusto quel guizzo per cogliere la prima vittoria da professionista, che ha sfiorato sia al Region Pays de la Loire sia al Tour du Limousin. La sua è la storia di un corridore che, partendo dal basso, è riuscito a migliorarsi anno dopo anno per ritagliarsi a forza uno spazio tra i professionisti.

Arnaud Démare (Arkéa-B&B Hotels), 5,5: Ci va vicino in alcune occasioni, ma quota cento non arriva e chiaramente per un corridore come lui chiudere la stagione senza vittorie non può che portare a una insufficienza. Non la mettiamo piena perché gli va riconosciuta la grossa attenuante di aver corso in una squadra non particolarmente attrezzata, con una situazione incerta che si è poi tradotta nella chiusura del team. Insomma, non ha reso al meglio, ma ha parecchie attenuanti.

Nico Denz (Red Bull-Bora-hansgrohe), 6,5: Si divide, come ormai sua tradizione, fra lavori di fatica e giornate di libera uscita. Queste ultime si rivelano nuovamente propizie, dato che il tedesco conquista la tappa di Cesano Maderno del Giro d’Italia. Anche alla Vuelta si concede qualche avventura, raccogliendo due piazzamenti fra i migliori 10 di giornata. In sintesi, una buona stagione per uno dei corridori più esperti della squadra tedesca.

Stan Dewulf (Decathlon AG2R La Mondiale), 5,5: Dopo alcune stagioni solide, stavolta il belga non riesce a garantire quello che era diventato il suo conseuto apporto prestativo. Corre il Giro d’Italia, ma si vede pochissimo, e, soprattutto, nel suo campo preferito, quello delle corse di un giorno, si vede molto raramente, anche perché spesso chiamato a muoversi a puro supporto dei vari capitani.

Silvan Dillier (Alpecin-Deceuninck), 6: Il solito, enorme, lavoro in funzione della squadra, soprattutto quando c’è da mettersi in testa al gruppo e fare il ritmo per decine e decine di chilometri. I suoi capitani lo gratificano con vittorie pesanti e lui rimane uno degli ingranaggi più importanti della squadra.

Matthew Dinham (Team Picnic PostNL), s.v.: Riappare in gara a ottobre dopo quasi due anni di assenza, dovuti a problemi fisici forse solo ora risolti. Fa in tempo a portare a termine due corse di una settimana, autorizzando lui stesso e la squadra a pensare positivo in vista del futuro a breve termine.

Mark Donovan (Q36.5 Pro Cycling Team), 6: Il britannico ha trovato ormai la sua dimensione, quello di specialista di corse movimenti non di primissimo piano, e dimostra di sapercisi muovere molto bene: secondo nella classifica finale della Coppi e Bartali, sesto alla Vuelta Castilla y Leon e secondo anche alla Muur Classic Geraardsbergen, al termine di un’azione d’attacco molto convincente. Non sono risultati tonanti, ma rappresentano sicuramente un buon contributo alla causa di una formazione Professional in crescita come quella elvetica.

Fabien Doubey (TotalEnergies), 6,5: Porta a casa, anche se con qualche polemica in loco, la classifica generale del Tour du Rwanda, rompendo il ghiaccio in quanto a vittorie da professionista e facendo felice la squadra Professional francese. Per il resto della stagione, punta sulla regolarità portando a casa qualche discreto piazzamento in brevi corse a tappe.

Paul Double (Team Jayco AlUla), 7: Il Tour of Guangxi non è probabilmente la corsa più attesa dell’anno, ma è comunque un appuntamento WorldTour: lui la vince, imponendosi nella tappa più dura e capitalizzando al meglio la possibilità a disposizione. Per di più, nella sua stagione c’è anche il successo finale, ottenuto pressoché con le stesse modalità, al Giro di Slovacchia. In sostanza, è uno dei corridori che raccoglie di più per la squadra australiana nell’arco dell’anno.

Sandy Dujardin (TotalEnergies), 6,5: Stagione di alto profilo per il velocista francese, che si impone alla Maryland Classic (gara di livello .Pro) e che inanella una lunga serie di piazzamenti di rilievo, fra cui il secondo posto alla PolyNormande e il quinto alla Brussels Classic. Insomma, un corridore affidabile, di quelli che fanno comodo a una formazione di categoria Professional.

Edward Dunbar (Team Jayco AlUla), 5: Se il compagno di colori Double, citato poco fa, ha raccolto parecchio, l’irlandese, in rapporto alle potenzialità, è uno di quelli che ha prodotto meno. Al Tour de France inizia discretamente, ma è presto costretto al ritiro; alla Vuelta a España, invece, dove ci sarebbero ampi margini per fare classifica, non riesce a tenere il passo necessario, provando poi a riscattarsi in fuga e non andando oltre un quinto posto, in una tappa peraltro dal finale mozzato. Negli altri appuntamenti messi in agenda non riesce a far valere le qualità viste in passato.

Fredrik Dversnes (Uno-X Mobility), 7: È uno dei corridori che meglio rispecchia la crescita della squadra norvegese. Di stagione in stagione migliora infatti il suo rendimento, chiudendo il 2025 con un paio di colpi di alto profilo: lo scandinavo si aggiudica infatti la tappa di Pergola della Tirreno-Adriatico e una frazione dell’Arctic Race of Norway. Corridore veloce e resistente, si piazza spesso e volentieri in corse esigenti e logoranti, dimostrando anche una buona tenuta nelle brevi corse a tappe: nella sua annata c’è infatti anche il secondo posto finale all’AlUla Tour.

LETTERA E

Nils Eekhoff (Team Picnic PostNL), 6,5: Nonostante un po’ di sfortuna, il neerlandese è comunque riuscito a ottenere qualche buon risultato. Dopo una brutta caduta nell’esordio stagionale all’AlUla Tour, il 27enne ha avuto il suo momento migliore a metà marzo con la vittoria della Nokere Koerse e il terzo posto alla Bredene Koksijde Classic, ma subito dopo si è nuovamente infortunato e ha dovuto saltare tutte le classiche del Nord. Meno appariscente nel resto della stagione, dove ha comunque sfiorato un secondo successo alla Binche-Chimay-Binche, ma nel complesso la sua è stata un’annata positiva.

Pascal Eenkhoorn (Soudal Quick-Step), 6: Diverse fughe e parecchio supporto ai compagni di squadra per il 28enne neerlandese, che sembra però faticare a tornare il corridore visto a inizio carriera, quando era riuscito a togliersi qualche soddisfazione. Probabilmente, il lavoro richiestogli dal team non gli consente di puntare a risultati personali: l’unico di quest’anno è infatti un terzo posto nella penultima tappa del Tour de France, al termine di una fuga da lontano.

Odd Christian Eiking (Unibet Tietema Rockets), 6: Dopo alcune annate non troppo felici, l’esperto corridore norvegese ha trovato una buona continuità di risultati nella sua nuova avventura con la squadra Professional francese. Il 31enne ha infatti raccolto parecchi piazzamenti e qualche top-10, soprattutto nelle brevi gare a tappe, contribuendo al bottino di punti UCI del team.

Itamar Einhorn (Israel-Premier Tech), 5,5: Una sola vittoria, per altro ottenuta in una tappa del Tour de Taiwan, e un altro paio di podi per il velocista israeliano, che però ha dimostrato ancora una volta che quando il livello si alza fatica a restare con i migliori.

Felix Engelhardt (Team Jayco AlUla), 6: Ancora non è riuscito a fare il definitivo salto di qualità e, rispetto al 2024, non è neppure arrivata la vittoria, ma tutto sommato la stagione del 25enne si può considerare sufficiente tra piazzamenti e diversi tentativi di fuga (anche al Giro d’Italia), avendo mostrato anche un po’ più di continuità di risultati.

Giosuè Epis (Arkéa-B&B Hotels), 6: Tanta esperienza nella prima stagione tra i pro’ del bresciano, che ha corso in diverse gare di alto livello (comprese tre classiche Monumento e il Giro d’Italia) ed è anche riuscito a mettersi in evidenza in alcune occasioni andando all’attacco da lontano.

Haimar Etxeberria (Equipo Kern Pharma), 7: Un primo anno da professionista decisamente interessante per il 22enne basco, che inizia la stagione con qualche discreto piazzamento per poi sbocciare definitivamente in estate: nell’arco di qualche settimana mette insieme la vittoria alla Vuelta Castilla y Leon, il quarto posto al Circuito de Getxo e l’ottavo posto sia alla Prueba Villafranca che al Circuit Franco-Belge. Il suo rendimento fa girare più di qualche sguardo, tanto che la Red Bull-Bora-hansgrohe decide di muoversi subito per assicurarsene le prestazioni, “comprandolo” dalla Professional spagnola.

Afonso Eulálio (Bahrain Victorious), 6,5: Lo scalatore portoghese sembra aver metabolizzato piuttosto bene il passaggio dalla categoria Continental a quella WorldTour. Di risultati eclatanti non ce ne sono stati, ma si è comunque messo in evidenza con qualche piazzamento e ha fatto esperienza partecipando anche a gare importanti come il Giro d’Italia. Notevole, in ogni caso, il nono posto ottenuto nella dura prova in linea dei Mondiali di Kigali, evidenziando quindi doti da fondista sulle quali lui e la squadra potranno cercare di lavorare.

Remco Evenepoel (Soudal Quick-Step), 9: Considerato come era iniziata la sua stagione (o, meglio, come non era iniziata) e che si ritrova a fronteggiare uno dei più forti corridori di tutti i tempi, i risultati ottenuti quest’anno del 25enne sono di assoluto rispetto. Dopo il grave infortunio di fine 2024, il belga esordisce solo a metà aprile e lascia subito il segno alla Freccia del Brabante, poi ottiene le successive vittorie nella sua specialità preferita, la cronometro, imponendosi in quelle di Giro di Romandia, Giro del Delfinato e Tour de France. Complice una preparazione complicata per il sopracitato infortunio, la sua Grande Boucle si chiude tuttavia con un ritiro, ma a quel punto si concentra sul finale di stagione e sbaraglia la concorrenza a crono sia ai Mondiali (dove va anche a riprendere Pogačar) che agli Europei. Nelle rispettive prove in linea, così come al Lombardia, non può nulla contro il fenomeno sloveno, ma è comunque il “primo degli umani”; chissà se il passaggio alla Red Bull-Bora-hansgrohe gli consentirà di raggiungere l’attuale numero uno.

Caleb Ewan (Ineos Grenadiers), s.v.: Stagione per certi versi inspiegabile, tanto da renderla ingiudicabile. Si unisce a gennaio inoltrato alla squadra per poi fare il suo esordio solo a fine marzo, alla Settimana Coppi e Bartali, dove peraltro vince una tappa. Lo si rivede qualche giorno dopo al Giro dei Paesi Baschi, dove vince di nuovo, si ritira subito dopo e poi annuncia la fine della sua carriera, con effetto immediato. Un brusco addio, a neppure 31 anni, per uno dei velocisti più forti degli ultimi anni.

LETTERA F

Eric Antonio Fagúndez (Burgos Burpellet BH), 6,5: Ormai, per la squadra spagnola, l’uruguaiano è una garanzia. Corridore veloce e resistente, sa muoversi molto bene nelle pieghe del calendario, raccogliendo piazzamenti e, conseguentemente, preziosi punti UCI. I momenti migliori della sua stagione cadono in corrispondenza del Gp Castellón (secondo), dell’intera O Gran Camiño (quinto nella classifica finale) e nelle corse venete di fine stagione, tanto da piazzarsi quarto al Giro del Veneto e ottavo alla Veneto Classic. Confermato per il 2026, dà l’impressione di poter ancora crescere.

Yevgeniy Fedorov (XDS Astana), 5,5: Il kazako ha raggiunto gli obiettivi richiesti dal suo team in Asia, ma ha faticato a mettersi in luce nelle gare più importanti in Europa, mancando ancora l’atteso salto di qualità. A inizio stagione ha conquistato il titolo di campione continentale a cronometro con oltre un minuto di vantaggio sul connazionale Gruzdev e a giugno ha bissato i successi ottenuti lo scorso anno ai campionati nazionali, sia a crono che nella prova in linea. Per il resto, però, la sua stagione è stata priva di acuti: una top-10 nella volata di Valence al Tour de France (ottavo posto) e il terzo posto al GP de Fourmies i risultati più rilevanti.

Valentin Ferron (Cofidis), 5,5: La volata vincente al fotofinish al GP La Marseillaise di febbraio sembrava di buon auspicio per il prosieguo della stagione, ma nel resto dell’anno il francese non è riuscito a riconfermarsi. Ha preso il via a un numero limitato di corse, senza terminarle in molti casi: emblematico a questo proposito il periodo tra metà aprile a metà luglio, dove ha superato la linea del traguardo solo una volta.

Eddy Finé (Cofidis), sv: Una stagione conclusa anzitempo a giugno, con il ritiro definitivo dalle corse. Dopo diverse operazioni che si sono succedute negli anni per cercare di contenere un problema all’arteria iliaca fin dal  2019, il 27enne transalpino ha dovuto arrendersi. Questo 2025 lo ha visto completare due sole gare su sette prima della dolorosa scelta, che ha messo fine a un calvario sportivo che durava da ormai diversi anni.

Filippo Fiorelli (VF Group Bardiani-CSF Faizanè) 6,5: Come da tradizione della squadra, è riuscito a mettersi in luce ottenendo diversi piazzamenti nelle corse di casa. Tre top-10al Giro d’Italia (miglior risultato il quinto posto nella volata di Matera) e un Giro d’Abruzzo corso da protagonista e terminato con la conquista della maglia ciclamino dopo aver accarezzato il sogno di indossare anche quella di leader della generale.

Finn Fisher-Black (Red Bull-Bora-hansgrohe), 6,5: Durante l’avvio di stagione sulle strade di casa ha conquistato il suo primo titolo di campione nazionale a cronometro tra gli élite, dopo quello ottenuto nella categoria Under-23 nel 2021, ma prima ancora aveva concluso al terzo posto il Tour Down Under, mentre in seguito termina l’UAE Tour in sesta piazza. Nel resto dell’annata si vede meno in prima persona, correndo soprattutto in supporto alla Vuelta a España e ben figurando nella cronometro a squadre della quarta tappa.

Anders Foldager (Team Jayco AlUla), 5,5: Per il giovane danese si tratta di un leggero passo indietro rispetto allo scorso anno, quando era alla prima stagione in una squadra World Tour. Anche quest’anno, comunque, non sono mancati i piazzamenti, che ne confermano il buon potenziale: tra gli acuti sicuramente il quarto posto nella tappa di Saragozza alla Vuelta e un doppio podio al Giro di Vallonia.

Davide Formolo (Movistar), 5,5: Annata in linea con quella passata per il veronese, che ottiene qualche piazzamento in alcune corse di un giorno, ma per il resto si vede abbastanza poco, non riuscendo mai a essere veramente in lizza per una vittoria, che ormai manca da due anni.

Filippo Fortin (Solution Tech-Vini Fantini), 5,5: La squadra toscana gli chiede un contributo in termini di piazzamenti, utili in chiave punti UCI, ma alla fine il bilancio non è particolarmente entusiasmante, fatta eccezione per qualche volata ben condotta in corse non di primissimo piano del calendario internazionale (tre volte nei primi 5 al Tour of Taiwan, fuori dai punti sia al Tour de Langkawi che al Tour of Taihu Lake).

Lorenzo Fortunato (XDS Astana), 7: Si cala alla perfezione nella mentalità da “raccolta-punti” che caratterizza la stagione della squadra e di punti ne raccoglie parecchi, fin dall’inizio. Apre la stagione con una serie di ragguardevoli piazzamenti e completa il suo decollo a primavera inoltrata, correndo da protagonista il Giro di Romandia (una vittoria di tappa e quarto posto finale) e, soprattutto, il Giro d’Italia, che chiude sul podio finale, da vincitore della classifica dei Gpm, dopo aver fatto parte, insieme al compagno di squadra Christian Scaroni, della foto dell’arrivo di Brentonico, memorabile per la squadra kazaka.

Tobias Foss (Ineos Grenadiers), 5: Prosegue la serie di annate incolori dell’ex campione del mondo a cronometro. A parte il successo nella prova contro il tempo dei campionati nazionali e il nono posto finale alla Parigi-Nizza, il norvegese non ottiene infatti risultati particolarmente rilevanti, concludendo anche piuttosto presto la stagione.

Omar Fraile (Ineos Grenadiers), 5: L’ultima stagione tra i pro’ dell’esperto corridore spagnolo è priva di particolari spunti, non solo in prima persona, ma anche in supporto ai compagni di squadra, non riuscendo neppure a venir selezionato per correre un ultimo Grande Giro.

Stian Fredheim (Uno-X Mobility), 6,5: Il 22enne norvegese corona una stagione di grandi progressi vincendo la sua prima gara da pro’ (Route Adélie de Vitre) e dimostrandosi altra freccia molto appuntita per le corse di un giorno, inanellando una ragguardevole serie di piazzamenti, soprattutto fra Francia e Belgio. Da notare anche un quarto posto in una tappa del Giro del Delfinato, a testimonianza della capacità di farsi notare già al livello più alto. Le prospettive vanno a braccetto con quelle della squadra.

Milan Fretin (Cofidis), 7: Il belga è tra i pochi del team a salvarsi grazie soprattutto a un inizio di stagione nel quale va a segno in tre occasioni, conquistando la Clasica de Almeria, una tappa alla Volta ao Algarve e la Ronde van Limburg, cui si aggiungono top-10 in diverse semiclassiche e anche un secondo posto di giornata al Giro d’Italia, sul traguardo di Napoli. Considerando che ha solo 24 anni, ha ancora margini di crescita.

Marco Frigo (Israel-Premier Tech), 7: Si conferma corridore di razza, salendo anche di livello rispetto all’anno precedente. Rompe il ghiaccio in tema-vittorie conquistando una tappa al Tour of the Alps, si fa notare al Giro d’Italia, fa una buona classifica al Giro di Polonia ed è uno dei corridori più attivi alla Vuelta a España, affrontata peraltro in una situazione generale tutt’altro che ideale, per motivi di squadra. Chiude la stagione con le convocazioni azzurre per Mondiali ed Europei e in quest’ultima prova raccoglie un undicesimo posto non trascurabile, data la durezza della prova.

Chris Froome (Israel-Premier Tech), sv: Le intenzioni restano quelle di regalarsi ancora qualche soddisfazione, ma la realtà ormai sembra aver preso un’altra strada. Inoltre, il fato si mette di nuovo sulla traiettoria dell’inglese, coinvolto in un grave incidente in allenamento. Potrebbe forse essere il momento di chiudere la carriera (anche perché non fa parte del nuovo “progetto” NSN), ma, almeno per ora, il vincitore di quattro Tour de France non sembra intenzionato a farlo.

Jakob Fuglsang (Israel-Premier Tech), 5: L’ultimo ballo di una serie lunghissima, iniziata, in termini di professionismo, nella stagione 2009 si rivela abbastanza scialbo. Il danese si congeda dal gruppo portando a termine il Giro d’Italia, offrendo anche supporto al compagno di squadra Derek Gee, e concedendosi giusto un paio di fughe nell’arco dell’anno. I risultati stagionali sono quindi sotto traccia e il voto è legato a questi, ma questo non inficia certo una carriera di altissimo livello, in cui hanno trovato posto anche due Classiche Monumento.

LETTERA G

Thomas Gachignard (TotalEnergies), 6: Il classe 2000 conquista finalmente la sua prima vittoria tra i professionisti nella frazione iniziale del Tour du Limousin. Buone, nel complesso, le sue prestazioni, che dimostrano una crescita per il giovane francese che resterà nella sua attuale squadra anche nel 2026.

Felix Gall (Decathlon AG2R La Mondiale), 7,5: Stagione positiva per l’austriaco, che si riscatta dopo un 2024 al di sotto dei livelli mostrati in precedenza. Partiva come leader della squadra e non ha deluso le aspettative, ottenendo il miglior risultato della sua carriera con il quinto posto in classifica generale al Tour de France, accompagnato da due quarti posti nelle singole tappe. A questo si aggiungono l’ottava posizione finale alla Vuelta a España, la quarta al Giro di Svizzera e la quinta al Tour of the Alps, insieme a due vittorie di tappa conquistate proprio al Giro di Svizzera e al Tour of the Alps.

Filippo Ganna (Ineos Grenadiers), 7: Quest’anno il verbanese ha deciso di dedicarsi alla strada, lasciando da parte gli impegni su pista. La stagione si è rivelata nel complesso buona, con un secondo posto in un’epica Milano-Sanremo (replicando così il risultato ottenuto già nel 2023) e un eguale piazzamento nella classifica generale della Tirreno-Adriatico. Si è confermato protagonista nelle gare contro il tempo, conquistando l’ennesimo titolo nazionale e aggiudicandosi due medaglie d’argento agli Europei, nella prova individuale e nella staffetta mista. Peccato per la rinuncia alla prova a cronometro dei Mondiali, ma le caratteristiche del percorso non gli avrebbero permesso di essere competitivo.

Iván García Cortina (Movistar), 6: Corridore in generale non particolarmente vincente, ma che quest’anno è riuscito, almeno in parte, a riscattarsi. Il 30enne ha infatti conquistato la seconda tappa della Vuelta Asturias e ha concluso nella top-10 al Giro delle Fiandre. Risultati questi che, insieme ad altri piazzamenti ottenuti nel corso della stagione, contribuiscono a chiudere il bilancio annuale in positivo.

Carlos García Pierna (Burgos Burpellet BH), 6: Il 26enne ha messo in mostra buone doti da scalatore, conquistando una vittoria nella prima frazione del Tour de Mentougou (corsa minore cinese) dopo essersi aggiudicato la maglia di miglior scalatore alla Vuelta a Burgos. L’anno del debutto in un Grande Giro, la Vuelta a España, era iniziato con grandi ambizioni, ma il corridore ha dovuto ritirarsi a causa di problemi di salute. Questi risultati, comunque, fanno ben sperare per la prossima stagione.

Raúl García Pierna (Arkéa-B&B Hotels), 6,5: Il 24enne spagnolo conferma la sua crescita, ottenendo risultati positivi che gli permettono di assicurarsi un contratto triennale con la Movistar. Tra i più significativi spiccano il terzo e il quinto posto nelle tappe della Vuelta a España, cui si aggiungono ottime prestazioni nelle cronometro, disciplina in cui si è dimostrato sempre molto competitivo ottenendo il successo nella cronometro di apertura della Route d’Occitanie e il terzo posto ai campionati nazionali.

Gianmarco Garofoli (Soudal Quick-Step), 6,5: Il primo anno nel Wolfpack ha segnato un importante salto di qualità per il 23enne. Al Giro d’Italia ha colto piazzamenti di rilievo, tra cui il settimo posto ad Asiago e il quarto a Sestrière, mentre alla Vuelta, dopo una buona partenza, è stato costretto al ritiro a causa di un problema di salute. A concludere la stagione le ottime prestazioni in maglia azzurra, dove ha chiuso nono agli Europei e ventiduesimo ai Mondiali, lavorando per la squadra.

Aaron Gate (XDS Astana) 6,5: La stagione del salto di livello, con il passaggio ad una squadra WorldTour, per il neozelandese, che ha centrato quattro successi in corse ProSeries e sfiorato il colpo grosso alla Cadel Evans Great Ocean Road Race, accontentandosi di vincere la volata per il secondo posto. Oltre alle vittorie ad Hainan e al Langkawi, è riuscito anche a conquistare la classifica generale della Boucles de la Mayenne, oltre ad una tappa. Buoni risultati per lui e per la squadra, alla quale ha portato parecchi punti.

David Gaudu (Groupama-FDJ), 5,5: Ancora una stagione di alti e bassi per lo scalatore transalpino, che inizia vincendo una tappa al Tour of Oman, poi però corre il Giro d’Italia senza lasciare alcun segno né in classifica né nei piazzamenti, complici problemi a una mano emersi alla Tirreno-Adratico e mai risolti. Alla Vuelta a España parte forte, riuscendo a conquistare una bella vittoria di tappa a Ceres battendo Mads Pedersen; sembra il preludio a una gara da protagonista, ma ancora una volta sparisce dai radar ed esce di classifica, senza più alcun risultato di rilievo.

Pierre Gautherat (Decathlon AG2R La Mondiale), 6,5: È l’anno del primo successo da professionista per il classe 2003 francese, che ha confermato le doti di velocista resistente imponendosi nella terza tappa alla 4 Giorni di Dunkerque. Inoltre sono arrivati anche il secondo posto in una classica di prestigio come la Tro-Bro Léon, alle spalle del compagno di squadra Bastien Tronchon, e il sesto posto in una tappa del Tour of Guangxi.

Fernando Gaviria (Movistar), 4: La peggiore stagione della carriera per il velocista colombiano, che non ottiene nemmeno una vittoria e non partecipa a nessuno dei Grandi Giri. Il miglior piazzamento stagionale è un quarto posto al Giro del Belgio, a dimostrazione di un’annata davvero da dimenticare. Il prossimo anno proverà a rilanciarsi con una nuova realtà, ovvero la Caja Rural-Seguros RGA, dove avrà più spazio per provare a tornare al successo almeno nelle corse di secondo livello.

Michele Gazzoli (XDS Astana), 5: Stagione piuttosto sottotono per il 26enne bresciano, che neanche quest’anno riesce a ritrovare il giusto colpo di pedale o risultati degni di nota nonostante i tanti giorni di gara. Il 2026 sarà per lui una nuova ripartenza con il passaggio alla Solution Tech-Vini Fantini. 

Derek Gee (Israel-Premier Tech), 7,5: Sei mesi di altissimo livello per il canadese, che ha aperto l’anno vincendo una tappa e la classifica generale della O Gran Camiño, poi ha chiuso al quarto posto la Tirreno-Adriatico e al terzo il Tour of the Alps, lanciandosi alla grande verso il Giro d’Italia. Nella Corsa Rosa è riuscito a trovare una grande continuità nelle tappe decisive di montagna, che lo hanno portato a chiudere al quarto posto nella generale, pur senza l’acuto. A fine giugno è poi arrivato il titolo di campione nazionale in linea, ultima corsa a cui ha partecipato; ad agosto, infatti, ha risolto il suo contratto con la Israel-Premier Tech per una situazione definitiva da lui insostenibile. Il suo futuro è al momento incerto, con la Ineos Grenadiers sullo sfondo pronta ad accaparrarselo.

Kevin Geniets (Groupama-FDJ), 5: Un terzo posto finale alla Etoile de Bessèges e poco altro per il lussemburghese, che non è riuscito a imporsi nemmeno ai Campionati Nazionali, a differenza delle stagioni passate. Corridore grintoso e resistente, nelle annate precedenti aveva mostrato grandi qualità per le classiche, ma in questo 2025 ha faticato a confermare le promesse.

Tao Geoghegan Hart (Lidl-Trek), 5,5: Altra stagione difficile per il vincitore del Giro d’Italia 2020, che dopo l’infortunio di due anni fa non sta più riuscendo a trovare la gamba dei tempi migliori. Nessuna partecipazione ai Grandi Giri in questo 2025, anche per problemi fisici che oramai sembrano non abbandonarlo, e solo qualche piazzamento in corse secondarie, come il podio nella generale ottenuto al Giro di Slovenia.

Lorenzo Germani (Groupama-FDJ), 6: Annata positiva per il laziale che ha centrato un importante piazzamento alla Veneto Classic, chiudendo al quarto posto. Con ben 80 giorni di corsa, mettendosi spesso al supporto dei compagni di squadra ma provando anche a lasciare il segno in prima persona, ha mostrato nel corso dell’anno la sua affidabilità al servizio del team, ma si è anche fatto vedere in prima persona, ad esempio cercando spesso la fuga al Giro d’Italia.

Ryan Gibbons (Lidl-Trek), 5,5: Si chiude senza acuti la carriera del corridore sudafricano, che nella sua ultima stagione da professionista non è riuscito a centrare nessun piazzamento di rilievo. Corridore veloce e resistente, è stato comunque un prezioso supporto per i capitani, anche se non è stato chiamato nei grandi appuntamenti.

Biniam Girmay (Intermarché-Wanty), 5,5: Per l’eritreo arriva la prima annata dal 2019 a oggi senza vittorie in bacheca. Dopo un 2024 straordinario, con la storica Maglia Verde al Tour de France, il 2025 non è stato all’altezza delle aspettative, pur ottenendo comunque numerosi piazzamenti importanti. Si contano comunque, tra gli altri, un secondo posto di tappa alla Grande Boucle e un settimo alla Gand-Wevelgem, oltre a diversi podi in corse di secondo piano. Il prossimo anno il velocista eritreo passerà alla NSN Cycling, in cui sarà il punto di riferimento in tutte le gare principali e avrà la possibilità di tornare grande protagonista.

Thomas Gloag (Visma | Lease a Bike), 6: Prosegue la crescita del classe 2001 britannico, che ha centrato diversi piazzamenti nelle corse a tappe in questo 2025. Si contano infatti un secondo posto al Tour of Britain, un terzo al Giro di Slovacchia, sia di tappa che in generale, oltre al quinto e un settimo al Tour Down Under, in cui ha chiuso anche all’ottavo posto nella generale. Il prossimo anno proverà a trovare più spazio con il passaggio alla Pinarello-Q36.5.

Dorian Godon (Decathlon AG2R La Mondiale), 7,5: Annata con sei vittorie per il transalpino, tra cui spiccano le due ottenute a fine stagione, in cui nell’arco di una settimana si è imposto allo sprint sia alla Coppa Bernocchi che al Tour de Vendée. A questi si aggiungono i successi al Tour des Alpes-Maritimes e al Tour Poitou Charentes, oltre alla grande soddisfazione di vestire la maglia di campione nazionale francese. A fine anno son ben 23 le top-10 ottenute, a conferma di una grande regolarità che lo porta in una nuova dimensione.

Michael Gogl (Alpecin-Deceuninck), sv: Altra stagione da dimenticare per l’austriaco, che, complice un infortunio che lo ha tenuto lontano dalle corse per praticamente metà stagione, non è praticamente mai riuscito a mettersi in evidenza. L’unica top-10 dell’anno è quella nei campionati nazionali, chiusi al settimo posto, a dimostrazione di un 2025 davvero complicato. 

Matevž Govekar (Bahrain Victorious), 5,5: Il veloce corridore sloveno era atteso da importanti conferme dopo l’ottimo 2024, chiuso con tre successi, invece, al di là del lavoro svolto per la squadra e di qualche piazzamento, non sono arrivati risultati particolarmente rilevanti e non è neppure mai stato vicino a lottare per una vittoria.

Romain Grégoire (Groupama-FDJ), 7,5: Altra grande annata per il classe 2003 francese, che ha confermato il proprio talento riuscendo ad ottenere ben sei successi stagionali. Tra questi spicca la vittoria nella tappa inaugurale del Giro di Svizzera, oltre alla classifica generale del Tour of Britain, in cui ha centrato anche una tappa. Diversi inoltre i piazzamenti di rilievo, con tre top-10 al Tour de France, cui si aggiungono il settimo posto ottenuto sia all’Amstel Gold Race che alla Freccia Vallone, risultati che confermano come sia sempre più vicino ai grandi nomi. 

Dylan Groenewegen (Team Jayco AlUla), 5: Stagione insufficiente per il velocista neerlandese, che pur centrando tre vittorie di tappa, non è mai riuscito a lasciare il segno nelle corse che contano. I successi sono i due al Giro di Slovenia e quello in Ungheria, troppo poco per un corridore che è sempre stato protagonista nei grandi palcoscenici. Al termine della stagione sono poi arrivati due secondi posti alla Gooikse Pijl e al Campionato delle Fiandre, confermando la mancanza del colpo decisivo. Il prossimo anno proverà a rilanciarsi in una nuova realtà con il passaggio alla Unibet Rose Rockets.

Felix Großschartner (UAE Team Emirates XRG), 6: L’austriaco trova fortuna in patria nel 2025, vincendo una tappa al Tour of Austria oltre al successo nel campionato nazionale in linea. A questi si aggiunge un secondo posto in classifica al Giro di Slovenia e tanti piazzamenti in top-10, oltre all’abituale lavoro in supporto dei compagni in salita.

Kaden Groves (Alpecin-Deceuninck), 7,5: Il velocista australiano timbra anche quest’anno il cartellino nei Grandi Giri, conquistando una vittoria al Giro d’Italia e una al Tour de France. Nella Corsa Rosa ha centrato anche due secondi e due quinti posti di tappa, ma il successo alla Grande Boucle è sicuramente quello più significativo. Il 26enne è riuscito infatti ad alzare le braccia al cielo nella penultima tappa con un percorso molto impegnativo, in cui ha centrato la fuga di giornata e poi ha trovato la vittoria in solitaria. Da segnalare, tra i piazzamenti di rilievo nelle altre corse, anche il quinto posto alla Milano-Sanremo.

Thibaud Gruel (Groupama-FDJ), 7: Il corridore transalpino si conferma giovane molto promettente, trovando non solo i suoi primi due successi da professionista (una tappa alla Boucles de la Mayenne e una alla Route d’Occitanie), ma mettendosi in evidenza anche con tanti bei piazzamenti. Dotato di un ottimo spunto veloce, ma capace di destreggiarsi bene anche sui percorsi mossi, il 21enne ha anche partecipato al suo primo Grande Giro, la Vuelta a España, portandolo a termine e cogliendo anche tre top-10 di giornata.

Victor Guernalec (Arkéa-B&B Hotels), 6: Primo successo da professionista per il 25enne francese, che riesce ad alzare le braccia al cielo nella seconda tappa della Région Pays de la Loire. Un corridore grintoso che ci ha provato anche alla Vuelta a España, partecipando a due fughe, pur senza trovare un risultato di rilievo.

Thibault Guernalec (Arkéa-B&B Hotels), 5,5: Il 28enne conferma le sue doti da cronoman con alcuni piazzamenti in diverse prove contro il tempo, oltre al successo nella staffetta mista degli Europei con la nazionale francese, ma ancora manca la sua prima vittoria tra i professionisti e, al di fuori delle crono, fatica a mettersi in evidenza in altri contesti.

Ruben Guerreiro (Movistar), 5: Altra annata difficile per il portoghese, che dopo i problemi fisici accusati fra 2023 e 2024, non riesce a tornare ai fasti del 2020, quando al Giro d’Italia vinse una tappa e la maglia di miglior scalatore. In questo 2025 sono arrivati solo quattro noni posti, che non sono basati per ottenere il rinnovo con la squadra spagnola.

LETTERA H

Per Strand Hagenes (Visma | Lease a Bike), sv: Alla sua seconda stagione tra i pro’, il giovane norvegese si è concentrato principalmente sulle corse a tappe di una settimana, ma ha anche partecipato a due classiche importanti come Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix. Rispetto allo scorso anno e, soprattutto, al 2023, non sono arrivati risultati particolarmente rilevanti, ma prosegue il suo apprendistato nonostante da fine giugno non abbia più corso per motivi sconosciuti.

Jack Haig (Bahrain Victorious), 6: Anche quest’anno l’australiano non è mai apparso in grado di giocarsi qualcosa di importante, riciclandosi però come gregario e prendendo parte a due Grandi Giri. Purtroppo il suo Tour de France è terminato anzitempo a causa di una rovinosa caduta nel finale della settima tappa, ma ciò non gli ha impedito di correre la Vuelta a España supportando Træen.

Marco Haller (Tudor Pro Cycling Team), 6: Corridore di grande esperienza, l’austriaco era stato preso dal team per fare da chioccia ai più giovani e per supportare i capitani, ma oltre a questo è stato anche in grado di mettersi in evidenza in prima persona con lunghe fughe in corse di primo piano come Gand-Wevelgem, Giro delle Fiandre e Tour de France, sfiorando inoltre la top-10 alla Parigi-Roubaix.

Lucas Hamilton (Ineos Grenadiers), 5,5: Costretto a un forfait dell’ultimo minuto prima della Vuelta a España, lo scalatore australiano aveva però corso e terminato il Giro d’Italia in supporto a Bernal e preso parte a diverse altre gare a tappe durante la stagione, senza però mettersi particolarmente in evidenza né in prima persona né in appoggio agli altri.

Chris Hamilton (Team Picnic PostNL), 5,5: Il recente rinnovo con la squadra con cui è diventato professionista nel 2017 testimonia la stima che il team ha nei suoi confronti, ma, al di là dell’infortunio riportato a fine 2024 che ha ritardato il suo debutto stagionale, il 30enne quest’anno ha faticato più o meno dappertutto. In una stagione in cui ha preso parte al Giro d’Italia e alla Vuelta a España, è emblematico che il miglior risultato sia stato il quinto posto nella classifica dedicata agli scalatori nel Giro di Polonia.

Chris Harper (Team Jayco AlUla), 7: L’australiano ha deciso di salutare la Jayco in grande stile conquistando la vittoria nella penultima tappa del Giro d’Italia. Sin dalle prime rampe del Colle delle Finestre ha staccato tutti i compagni di fuga dando il via a un attacco indimenticabile che ripaga la delusione di non essere riuscito a lottare per la classifica generale come previsto. Un highlight che vale una stagione, impreziosita comunque da un altro paio di piazzamenti.

Alan Hatherly (Team Jayco AlUla), 6,5: Nella stagione in cui ha dato sempre più spazio alla bici da strada, partecipando a gare come il Gran Piemonte e la Tre Valli Varesine, il campione del mondo di MTB cross-country (titolo bissato dopo il successo dello scorso anno), è riuscito a diventare il campione sudafricano a cronometro e a conquistare due secondi posti all’AlUla Tour, dimostrando di poter dire la sua anche in una disciplina diversa.

Ethan Hayter (Soudal Quick-Step), 6,5: Al primo anno con la Soudal Quick-step, dopo cinque stagioni con la Ineos, lo specialista inglese delle corse contro il tempo è tornato a essere competitivo, sebbene solo nelle prove contro il tempo. Ha infatti raccolto un quarto posto agli Europei (miglior risultato in carriera in questa competizione) e quattro successi di tappa, senza dimenticate il terzo posto nella cronometro di Lucca al Giro d’Italia e la vittoria del titolo nazionale di specialità. Rispetto a quanto visto a inizio carriera, è mancato su tutti gli altri terreni, ma quanto meno è riuscito a rilanciarsi un po’.

Ben Healy (EF Education-EasyPost), 8,5: Dopo un 2024 di quasi digiuno e anche piuttosto negativo, l’irlandese è tornato quest’anno alla vittoria cogliendo diversi risultati di prestigio. Il terzo posto nella prova in linea dei Mondiali di Kigali ha solo coronato una stagione da ricordare, nella quale si è messo in grande evidenza sulle strade del Tour de France vincendo in solitaria la sesta tappa e poi vestendo per due giorni la Maglia Gialla, rimanendo in seguito in classifica e chiudendo nono a Parigi grazie anche a un secondo e terzo posto di giornata. Vincitore anche di una tappa al Giro dei Paesi Baschi, il 25enne si è inoltre ben distinto anche nelle corse da un giorno con il decimo posto nella Amstel Gold Race, il quinto alla Freccia Vallone e il terzo alla Liegi-Bastogne-Liegi. Non gli manca molto per poter essere stabilmente tra i migliori.

Quinten Hermans (Alpecin-Deceuninck), 6: Una stagione senza successi, ma spesso a ridosso delle prime quindici posizioni in diverse gare di rilievo, come alla Strade Bianche, all’Amstel Gold Race e alla Freccia del Brabante. Abbastanza inconsistente al Giro d’Italia a parte un paio di fughe, il belga ottiene poi qualche piazzamento sparso e viene anche convocato per i Mondiali di Kigali, mentre dopo l’ottavo posto al Giro del Piemonte si dedica anche al gravel concludendo vicino alla top-10 la prova iridata e conquistando la Serenissima Gravel. Chissà se nel nuovo team (Pinarello-Q36.5) troverà il modo per fare il definitivo salto di qualità.

Jesus Herrada (Cofidis), 5,5: Il secondo posto alla Vuelta a Castilla y Leon è il miglior risultato del suo 2025, al quale si aggiungono giusto un altro paio di piazzamenti. Per il resto, fatica a farsi vedere in quasi tutte le altre gare, compresa la “sua” Vuelta a España, dove ci prova senza successo con qualche fuga. A fine anno non viene confermato dal team e nel 2026 ripartirà dalla categoria inferiore con la Burgos Burpellet BH.

Michel Heßmann (Movistar), 5,5: L’inattività dovuta alla sospensione per una positività si è probabilmente fatta sentire per il 24enne tedesco, che ha faticato a rimettersi in moto e si è visto molto poco durante l’anno se non per qualche tentativo di fuga alla Vuelta a España.

Sergio Higuita (XDS Astana), 5: Il cambio di squadra per cercare il rilancio dopo diverse annate opache non ha portato i risultati sperati. Sicuramente non aiutato da un infortunio riportato in allenamento a inizio marzo, il colombiano ha proseguito la serie negativa non riuscendo praticamente mai a essere in lizza per qualcosa di importante, anche se ha comunque centrato la top-15 nella classifica finale del Tour de France, che assieme al quinto posto alla Tre Valli Varesine sono i suoi unici risultati rilevanti. Di sicuro, però, la formazione kazaka si aspettava di più da lui.

Jai Hindley (Red Bull-Bora-hansgrohe), 7: Stagione piuttosto solida per lo scalatore australiano, che nella prima parte dell’anno è spesso nelle parti alte della classifica delle corse a tappe alle quali partecipa. Il 29enne si approccia così con fiducia al Giro d’Italia, dove partiva come vice di Roglič, ma una caduta nella sesta tappa lo costringe al ritiro. Ci riprova alla Vuelta a España e qui le cose vanno meglio, lottando fino all’ultima tappa di montagna per un posto sul podio e chiudendo poi al quarto posto. Non sarà un vincente, ma si conferma affidabile.

Marc Hirschi (Tudor Pro Cycling Team), 5,5: Dopo un 2024 in cui aveva fatto faville con l’UAE, ma era chiuso dalla concorrenza interna nelle corse più importanti, l’elvetico aveva scelto l’ambiziosa formazione di casa per poter avere più spazio e fare il capitano in quelle gare, tuttavia le cose non sono andate come sperato né da lui, né della squadra. Alla fine il 27enne ha ottenuto solo una vittoria, nella prima uscita dell’anno, mentre tra classiche e Tour de France sono arrivate solo delusioni. Si rivede nel finale di stagione con un po’ più di verve e qualche buon piazzamento, ma probabilmente esce un po’ ridimensionato da questa annata.

Jan Hirt (Israel-Premier Tech), 5,5: Capace lo scorso anno di chiudere in top-10 il Giro d’Italia per la seconda volta in carriera e di conquistare qualche altro risultato, l’esperto corridore ceco ha vissuto quest’anno un’annata di segno decisamente opposto. Sfortunato alla Corsa Rosa, che deve abbandonare per via di una frattura che lo tiene fermo a lungo, il 34enne non riesce poi a mettersi in evidenza alla Vuelta a España, ma già nella prima parte di stagione si era visto poco.

Markus Hoelgaard (Uno-X Mobility), 6: Un altro “muratore” che contribuisce alla creazione dell’edificio WorldTour della squadra norvegese a suon di concretezza e buone prestazioni. Non vince, ma inanella una significativa serie di piazzamenti, risultando sovente protagonista nei finali di gara. L’ottavo posto ottenuto alla Roubaix vale una dimostrazione di sicura affidabilità, anche per le prossime stagioni.

Hugo Hofstetter (Israel-Premier Tech), 6,5: Fra volate di medio-alto livello e Classiche del Nord, sfodera una nuova stagione di buon livello. Durante la primavera è decisamente costante, su note alte, come testimoniano il quinto posto alla Gent-Wevelgem e il terzo gradino del podio alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne. Con l’andare dei giorni, le sue presenze-gara si diradano, ma qualcosa di buono, fra Giro di Germania e Tour of Britain, salta comunque fuori.

Mikkel Frølich Honoré (EF Education-EasyPost), 6: Decisamente più vivace rispetto alle ultime annate. Non c’è solo il remunerativo quarto posto finale al Tour of Guangxi, ma nel suo ruolino di marcia ci sono anche diverse giornate di buona qualità, soprattutto nelle corse di un giorno. Il dodicesimo posto al Mondiale in linea di Kigali è peraltro risultato sicuramente ragguardevole.

Daan Hoole (Lidl-Trek), 7: Il neerlandese si conferma cronoman di ottimo livello conquistando per il secondo anno di fila il titolo nazionale e, soprattutto, la crono di Pisa del Giro d’Italia, oltre a qualche altro piazzamento. Per il resto, non fa mancare il suo supporto ai compagni di squadra, sia nel treno per le volate che nelle classiche.

Hugo Houle (Israel-Premier Tech), 5,5: Gregario prima e, in second’ordine, attaccante, in questa stagione non riesce a piazzare una giornata da punto esclamativo, come invece era riuscito a fare in altre stagioni. Si fa notare al Campionato nazionale in linea, dove però deve inchinarsi a una versione extralusso dell’ormai ex compagno di squadra Derek Gee.

Damien Howson (Q36.5 Pro Cycling Team), 6: Regolarista d’esperienza, porta a termine, senza particolari acuti, il Giro d’Italia e la Vuelta a España. Si nota di più nelle corse a tappe più brevi, portando a casa qualche piazzamento di discreto spessore, contribuendo anche al raccolto punti della squadra.

LETTERA I

Ion Izagirre (Cofidis), 5: Alcuni buoni risultati nel finale di stagione non bastano per salvare un 2025 decisamente insufficiente. Mai in evidenza nelle corse a tappe della prima parte dell’anno, il 36enne vive anche un Tour de France piuttosto anonimo, cogliendo giusto due podi solo nelle gare di ottobre. Per una squadra a cui servivano disperatamente punti per salvarsi, questa era l’annata peggiore per farne pochi.

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