Favoriti Maglia Gialla Tour de France 2026: la sfida tra Pogačar e Vingegaard si arricchisce di nuovi rivali – Seixas e Del Toro pronti per essere le giovani sorprese
Il Tour de France 2026 sarà ricco di stelle, con tutti i più forti corridori del momento che si sfideranno per la conquista dell’ambita Maglia Gialla. In questa 113a edizione, in programma dal 4 al 26 luglio, vedremo nuovamente protagonisti i quattro corridori saliti sul podio della Grande Boucle negli ultimi due anni, a cui si aggiunge un nuovo grande talento, su cui si basano le speranze di tutti i tifosi francesi. Il favorito principale resta il medesimo delle ultime edizioni, ma quest’anno gli avversari hanno fatto percorsi diversi e le variabili potrebbero essere maggiori. Ci aspetta quindi una sfida serrata fin dalle prime tappe, che potrebbero rivelarsi subito importanti per la classifica generale, dove in molti proveranno a lasciare un segno per entrare nell’albo d’oro.
Albo d’Oro recente Tour de France
2025 POGAČAR Tadej
2024 POGAČAR Tadej
2023 VINGEGAARD Jonas
2022 VINGEGAARD Jonas
2021 POGAČAR Tadej
2020 POGAČAR Tadej
2019 BERNAL Egan
2018 THOMAS Geraint
2017 FROOME Chris
2016 FROOME Chris
2015 FROOME Chris
2014 NIBALI Vincenzo
Favoriti Maglia Gialla Tour de France 2026
Il nome in cima alla lista dei favoriti è sempre lo stesso: Tadej Pogačar. L’obiettivo è chiaro, ovvero conquistare per la quinta volta in carriera la Maglia Gialla e raggiungere nell’albo d’oro miti quali Eddy Merckx, Jacques Anquetil, Bernard Hinault e Miguel Induráin. Il campione del mondo in carica si presenta a questo appuntamento dopo aver dominato in modo netto le due corse a tappe a cui ha partecipato, ovvero Giro di Romandia e di Svizzera. La concorrenza non era eccezionale, ma la facilità con cui ha fatto il vuoto sia in salita che in pianura, certificano performance sempre al top. Se allarghiamo lo sguardo alle classiche di inizio stagione, lo sloveno ha sempre battuto gli altri rivali principali nel confronto diretto e quindi ha tutte le carte in regola per ripetersi. Oltre all’immensa qualità individuale, bisogna poi considerare la forza complessiva della UAE Team Emirates XRG, visto che al suo fianco ci sarà Isaac del Toro, vincitore del Tour Auvergne – Rhône-Alpes (ex Delfinato) e che potrà risultare fondamentale a livello tattico. Il messicano potrà ottenere anche un risultato personale importante, avendo mostrato di poter fare la differenza in salita, ma il suo ruolo principale sarà quello di scudiero del capitano. A loro si aggiungono altri due corridori di qualità come Adam Yates e Brandon McNulty, due gregari di lusso per le salite.
Il duello sulla carta sarà nuovamente con Jonas Vingegaard, come avvenuto nelle ultime cinque edizioni. Rispetto alle volte precedenti c’è da però tenere in considerazione una differenza sostanziale, ovvero che il danese quest’anno ha corso il Giro d’Italia. L’accoppita Giro-Tour è sempre rischiosa, quindi non bisogna dare per scontato che possa mantenere la stessa condizione al top per tutte le tre settimane, come riuscì a fare Pogačar nel 2024. Dall’altro lato però la conquista della Maglia Rosa e la relativa Tripla Corona, ha dato grandissimo morale e spinta a Vingegaard. Il modo in cui ha dominato e controllato la corsa è stato significativo e questa variabile potrebbe quindi giocare a suo favore nel duello. Se abbiamo parlato della forza della UAE, dobbiamo fare lo stesso per la Visma | Lease a Bike, visto che al fianco del capitano ci saranno scalatori di grande qualità come Matteo Jorgenson, Sepp Kuss e Davide Piganzoli, che è stata la grande rivelazione del Giro d’Italia e viene confermato.
In questa edizione si aggiunge però un terzo fuoriclasse inedito, ovvero Paul Seixas. Il 19enne francese sarà il più giovane corridore al via dal 1937, un dato che è già di per sè importante, ma ciò che conta sopratutto e che lo farà già tra i principali favoriti. Questo ragazzo correrà con la spinta di un paese interno, visto che i tifosi francesi potranno sognare concretamente dopo tanti anni di vedere un loro atleta lottare per la Maglia Gialla, che è stata conquistata per l’ultima volta da Bernard Hinault nel 1985. In questa stagione Seixas ha già dimostrato di poter staccare tutti i rivali in salita, dominando il Giro dei Paesi Baschi e poi dando spettacolo anche al Tour Auvergne – Rhône-Alpes, dove è stato però fermato da una caduta in discesa ed costretto al ritiro durante l’ultima tappa. Proprio questo episodio dovrà far prestare particolare attenzione al francese, perchè non si potrà permettere momenti di distrazione in una corsa complessa come il Tour. Alla Liegi è stato l’unico a resistere a Pogačar e quel confronto è significativo sulle chance che avrà, ma la gestione per la prima volta di tre settimane di corsa resta una grande incognita.
Tra i top assoluti ci sono poi i co-capitani della Red Bull – BORA – hansgrohe, ovvero Remco Evenepoel e Florian Lipowitz, che hanno chiuso sul terzo gradino del podio rispettivamente nel 2024 e nel 2025. Sulla carta i due partiranno con la stessa gerarchia, anche se il campione olimpico sembra leggermente davanti. Il belga infatti ha scelto di cambiare squadra proprio per avere il miglior supporto anche nei Grandi Giri e ha fatto una preparazione totalmente focalizzata sul Tour. La scelta di non correre però nessuna corsa di avvicinamento, con l’ultima che risale alla Liegi, è però particolare e potrebbe risultare anche controproducente. La sua capacità di fare la differenza su tutti i terreni potrebbe comunque essere determinante e portarlo a restare in corsa fino all’ultimo. Dall’altra parte il tedesco ha però dimostrato una crescita esponenziale negli ultimi anni, con grandi prestazioni in salita. La sua capacità di lottare sempre per i vertici della classifica è stata confermata in questa stagione, dove ha chiuso secondo ai Paesi Baschi dietro Seixas e al Romandia dietro Pogačar, per poi vincere in Slovenia. Un corridore molto affidabile, anche se sembra ancora mancargli il guizzo per il grande acuto.
Parte con grosse ambizioni anche la Lidl-Trek, che è costruita intorno a Juan Ayuso ma può giocarsi diverse carte. Lo spagnolo è stato uno dei trasferimenti più chiacchierati dell’ultima sessione di ciclomercato, in cui ha scelto di anticipare l’addio alla UAE Team Emirates – XRG per approdare in una formazione in grado di garantirgli il ruolo di leader in un Grand Tour. Dopo un po’ di sfortuna a Parigi-Nizza e Giro dei Paesi Baschi, il classe 2002 ha dimostrato di essere in crescita con il podio al Tour Auvergne-Rhône-Alpes, dove ha chiuso in crescendo. A 23 anni si presenta al via senza aver mai concluso un Giro o un Tour, dopo il terzo e quarto posto alla Vuelta nel 2022 e 2023. Quest’edizione può essere il momento della verità per confermare di meritare la considerazione di cui gode nelle corse da tre settimane. Al suo fianco, comunque, può contare su Mattias Skjelmose, altro outsider interessante per la classifica generale, e su Derek Gee-West, convocato a sorpresa dopo il solido quinto posto al Giro d’Italia.
A proposito di outsider, parte ancora abbastanza sottotraccia Richard Carapaz (EF Education – EasyPost), che già in passato ha dimostrato di avere le qualità per sorprendere nelle tre settimane. L’ecuadoriano ha dovuto cambiare il programma a stagione in corso, rinunciando al Giro per un problema al sottosella. Il suo dirottamento verso il Tour lo ha forse fatto scendere nelle gerarchie dei favoriti ma, ancora una volta, sottovalutarlo potrebbe essere un errore: il vincitore del Giro 2019 è già salito una volta sul podio di Parigi e, nelle giuste condizioni, potrebbe anche ripetere l’exploit del 2021. Intanto al Giro di Svizzera è stato il primo degli umani, un ruolo che potrebbe provare a cucirsi anche nelle tre settimane francese.
Potrebbe essere la corsa della consacrazione sulle tre settimane per Tom Pidcock (Pinarello Q36,5 Pro Cycling) e Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility). Con il terzo posto nella scorsa Vuelta, il britannico ha confermato di aver cambiato approccio nei Grand Tour e di poter lottare anche per la classifica generale. Con un livello così alto non è detto che una top 5 sia alla sua portata, ma se le condizioni dovessero permetterlo il classe ’99 è pronto per inserirsi nella lotta per le posizioni più importanti. Per quanto riguarda il norvegese, invece, il sesto posto della scorsa edizione del Tour potrebbe essere stato il trampolino di lancio verso qualcosa di più importante. Se al Tour Auvergne-Rhône-Alpes ha mostrato prestazioni altalenanti, portando comunque a casa un buon quinto posto, da Barcellona in poi potrebbe trovare quella continuità mancata in altre occasioni.
Uscito dal Giro d’Italia 2026 con un quarto posto in classifica generale e qualche certezza in più sulla tenuta fisica (e mentale) nelle tre settimane, Thymen Arensman (Netcompany INEOS) può essere la vera rivelazione di questo Tour de France 2026. Il neerlandese può sicuramente guadagnare terreno sui rivali nella cronometro individuale e, perché no, nella cronosquadre di apertura a Barcellona. In salita, almeno sulla carta, sembra mancargli ancora qualcosa, ma il suo approccio regolarista dovrebbe aiutarlo a non andare fuorigiri. Se pensarlo sul podio non appare così semplice, una top 5 appare decisamente alla sua portata.
Merita di essere seguita con interesse anche la storia di Cian Uijtdebroeks (Movistar Team), fresco di addio alla Visma | Lease a Bike per alimentare le sue ambizioni personali nella squadra spagnola. Le top ten raccolte quest’anno a Vuelta a Catalunya e Tour Auvergne-Rhône Alpes confermano le possibilità del giovane belga, ancora in piena maturazione sportiva. Di sicuro nel nuovo ambiente trova più spazio per mettersi in mostra, ma anche la pressione di un’intera squadra disegnata intorno a lui per raccogliere il miglior risultato possibile in classifica generale. Per il classe 2003 questo è un test decisivo.
Al suo primo Tour de France in carriera, Antonio Tiberi (Bahrain Victorious) arriva alla partenza come una scheggia impazzita, con tanti interrogativi sulla sua condizione. Dopo l’exploit di inizio anno all’UAE Tour 2026, dove ha chiuso secondo dopo aver vinto in salita a Jebel Mobrah, il laziale sembra aver perso il colpo di pedale giusto, con prestazioni pressoché anonime tra Tirreno-Adriatico, Paesi Baschi e le corse svizzere. Le qualità del classe 2001, quinto al Giro d’Italia 2024, non sono però in discussione: sarebbe sbagliato tenerlo fuori dai conti per la classifica generale. Sembra più intenzionato a curare ancora le tappe il suo compagno di squadra Lenny Martinez, che pure avrebbe (almeno sulla carta) i numeri per provare a tenere duro per un buon risultato in classifica generale.
Tra le possibili sorprese, non vanno dimenticati anche Kévin Vauquelin (Netcompany INEOS) e Ben Healy (EF Education – EasyPost). Né il francese né l’irlandese sono, almeno sulla carta, il prototipo ideale dell’uomo di classifica: molto esplosivi sulle salite brevi, non hanno le qualità a cronometro degli specialisti né la resistenza degli scalatori puri sulle asperità più lunghe. Entrambi però sono riusciti a centrare la top ten nella scorsa edizione: attaccanti nati, se anche quest’anno dovessero riuscire a centrare le fughe giuste potrebbero replicare il piazzamento e, chissà, magari anche migliorarlo.
Usciti da un Giro d’Italia non sempre esaltante, Lennert Van Eetvelt (Lotto – Intermarché), Einer Rubio (Movistar Team), Ben O’Connor (Team Jayco AlUla) e Michael Storer (Tudor Pro Cycling) avrebbero anche le qualità per curare la classifica generale, magari alla ricerca di un piazzamento in top 10. Bisognerà però capire se il belga, il colombiano e gli australiani decideranno di sacrificare subito le ambizioni su un risultato complessivo per puntare con più decisione su un successo parziale, sicuramente nelle loro corde. Un discorso simile può valere per Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick-Step), il quale finora ha sempre cercato le vittorie di tappa. Dopo il sigillo sul Mont Ventoux nella scorsa edizione, lo scalatore francese può pensare di ambire a un posto nella top 10, ma il gioco potrebbe non valere la candela. Più facile invece che in squadra provi a tenere duro Ilan Van Wilder (Soudal Quick-Step), in grado di guadagnare qualcosa su tanti rivali nella cronometro.
Restando sui grado di lottare per un buon risultato, tanto Jai Hindley (Red Bull – BORA – hansgrohe), fresco del suo terzo podio al Giro in carriera, quanto Matthew Riccitello (Decathlon CMA CGM), miglior giovane dell’ultima Vuelta, avrebbero sicuramente le doti per disputarsi un buon risultato nella generale. Entrambi, però, saranno realisticamente sacrificati sull’altare dei giochi di squadra: l’australiano per Evenepoel e Lipowitz, lo statunitense per Seixas. Se però la prima settimana dovesse riservare qualche spiacevole sorpresa ai loro leader, non sarebbe da escludere la possibilità di vederli correre per sé.
Sempre per un piazzamento in top 10 vanno menzionati almeno Jordan Jegat (TotalEnergies), appunto decimo l’anno scorso, e i colombiani dell’XDS Astana Team Harold Tejada e Sergio Higuita, scalatori puri con buone capacità di resistenza nelle corse più lunghe. Chiudiamo questo elenco, speriamo esaustivo, con il duo della Caja Rural – Seguros RGA composto da José Felix Parra e Abel Balderston, forse gli unici in grado di pensare di curare la classifica in un Grand Tour, e gli esperti Guillaume Martin (Groupama FDJ – United) e Ion Izagirre (Cofidis), scalatori affidabili. Difficile immaginarli davvero nei primi 10 della classifica finale, ma di sicuro il talento e la grinta per provarci, qualora fossero supportati dalla giusta gamba, non mancherebbero.
Borsino dei Favoriti Maglia Gialla Tour de France 2026
***** Tadej Pogačar
**** Jonas Vingegaard, Paul Seixas
*** Isaac del Toro, Remco Evenepoel, Florian Lipowitz
** Juan Ayuso, Richard Carapaz, Tobias Halland Johannessen, Tom Pidcock
* Thymen Arensman, Matteo Jorgenson, Mattias Skjelmose, Antonio Tiberi, Cian Uijtdebroeks
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