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I Volti Nuovi del Gruppo, Umberto Marengo: “Giro e Milano-Sanremo i miei sogni. Voglio dimostrare di valere la categoria”

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei Volti Nuovi del Gruppo. Con questa rubrica cercheremo di scoprire e presentare i neoprofessionisti italiani. Quest’oggi è la volta di Umberto Marengo, proveniente dalla Viris L&L Sisal Matchpoint e che ha compiuto il grande salto con la Neri Sottoli – Selle Italia – KTM. Torinese di Roletto, classe 1992, è approdato tra i grandi dopo essersi aggiudicato 12 corse da Elite (5 nel 2018) nell’ultimo biennio e aver indossato la maglia della Nazionale al Giro dell’Appenino 2018, chiudendo la corsa al 68° posto.

Come ti sei avvicinato al ciclismo?
Da piccolo ho sempre visto la bicicletta in casa, perché mio nonno andava in bici e io passavo le giornate in casa loro. Anche mio padre praticava questo sport prima che nascessi, per cui la bici ha sempre fatto parte del mio quotidiano. Mi sono appassionato gradualmente e senza essere spinto da nessuno ho chiesto di provare a correre. È iniziato tutto da lì.

Presentati a chi ancora non ti conosce: che tipo di corridore sei?
Da dilettante venivo considerato un corridore abbastanza completo, in grado di difendersi su tutti i terreni. Spero di riuscire a confermarlo anche tra i professionisti.

Sotto quale aspetto pensi di poter migliorare maggiormente?
Vorrei crescere il più possibile in salita.

L’anno scorso hai ottenuto cinque vittorie: a quale sei particolarmente legato?
Ne scelgo tre, per ragioni diverse. Tra tutte la più bella, come importanza e storia, è il Piccolo Giro dell’Emilia. Aggiungo anche Somma Lombardo perché ho vinto davanti ai miei genitori e non ci ero mai riuscito prima e Castelnuovo Scrivia perché mi ha permesso di sbloccarmi. Le ricordo tutte e tre con grande piacere.

C’è qualche corsa per la quale hai dei rimpianti?
I secondi posti ottenuti a Biella e Pinerolo, dove correvo in casa. In particolare ci tenevo ad aggiudicarmi quest’ultima e a quel punto avrei preferito quasi arrivare terzo piuttosto che secondo.

Arrivi tra i professionisti a 26 anni compiuti: prevale la soddisfazione per avercela fatta o c’è una punta di rammarico per non esserci riuscito prima?
Prevale la soddisfazione, il prima o il dopo conta relativamente. Per me l’importante è avere questa opportunità e sono contento di avercela fatta. In tanti mi dicono che può essere anche un bene, la cosa sicura è che sono passato in un’età in cui sono maturo e non troppo giovane.

Hai già avuto un assaggio di professionismo vestendo la maglia della nazionale all’ultimo Giro dell’Appennino. Che ricordi hai di quella esperienza e che differenze hai riscontrato tra le due categorie?
Essere lì con quella maglia fu un’emozione quasi indescrivibile. Ricordo tanta fatica, forse dettata anche dall’emozione che mi ha fatto prendere sonno difficilmente la sera prima. Ero in un contesto nuovo e c’è stata un po’ di agitazione, ricordo davvero tanta fatica anche se mi hanno detto tutti che è andata abbastanza bene. Io però sono uno che non si accontenta mai e per me, quel giorno, sono andato piano nonostante sia riuscito ad arrivare al traguardo.

Conosci già il tuo calendario per il 2019?
Debutterò molto probabilmente al Trofeo Laigueglia (17 febbraio), il resto è ancora da definire e credo che se ne parlerà durante il ritiro.

Ti sei posto degli obiettivi personali per questa stagione?
Se la squadra disporrà della Wild Card (l’intervista è stata realizzata prima dell’annuncio odierno, ndr), due grandi obiettivi sono partecipare alla Milano-Sanremo o al Giro d’Italia. Bisogna meritarseli, quelli sono due sogni ed essere utili alla squadra in quegli appuntamenti sarebbe una grande cosa. Tra l’altro sono anche due eventi che si terranno vicino casa, perché al Giro ci sarà una tappa a Pinerolo.

Qual era il tuo idolo quando hai iniziato a seguire il ciclismo?
Marco Pantani e Mario Cipollini sono sempre stati quelli che guardavo con più interesse da bambino, dopo di loro mi sono appassionato a Paolo Bettini. Non avevo un idolo in particolare, mi piacevano quei tre. Forse quello che ho seguito un po’ di più è Bettini per via delle caratteristiche simili alle mie.

Quale, invece, il corridore che sei curioso di osservare da vicino in gruppo?
Sembra scontato dirlo, ma penso proprio sia Peter Sagan. È un corridore di grande classe, la curiosità maggiore è quella di potergli pedalare accanto.

Distanze, ritmi, avversari: in che ordine ti “preoccupano” queste novità che ti attendono all’orizzonte?
Direi ritmi, avversari e distanze. Ad oggi è questo, poi magari la strada dirà il contrario. Da dilettante non ho mai patito le corse più lunghe, quindi mi sento di rispondere così.

A quale corsa vorresti partecipare in maniera particolare e quale sogni di vincere?
Sin da piccolo ho sempre desiderato di essere al via del Giro d’Italia e della Milano-Sanremo. A rischio di ripetermi, direi che vincere una tappa o la Classicissima possano essere considerati i miei due grandi sogni…

A fine anno ti riterrai soddisfatto se…
Se avrò ottenuto la conferma tra i professionisti, perché starebbe a significare che sono all’altezza della categoria e che merito questo traguardo che ho inseguito a lungo.

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