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#SpazioTalk, Fausto Masnada (CCC): “Abbiamo fatto una controproposta alla squadra, aspettiamo risposta. Se ripartiremo potrei sacrificare il Giro d’Italia”

Fausto Masnada fa il punto della situazione in casa CCC Team e si sofferma sugli obiettivi personali in caso di ripresa della stagione. Ospite telefonico della sesta puntata di #SpazioTalk, a pochi giorni dall’inizio della Fase 2 che permetterà anche ai corridori professionisti di tornare ad allenarsi su strada, il 26enne bergamasco ha analizzato le ultime notizie sulle difficoltà economiche che hanno investito da diverse settimane il team polacco, annunciando l’esistenza di una trattativa tra atleti e dirigenza per portare a termine l’anno. L’ex Androni-Sidermec, vincitore nella passata stagione di due tappe al Tour of the Alps e della frazione del Giro d’Italia con arrivo a San Giovanni Rotondo, ha poi volto lo sguardo al futuro, ipotizzando una variazione nel suo programma del 2020 rispetto alla previsioni fatte a inizio anno.

Con quale stato d’animo torni ad allenarti e con quali precauzioni, considerando che la zona in cui vivi è stata tra le più colpite dal virus?
Finalmente lunedì prossimo, dopo quasi due mesi in cui sono a casa a Bergamo, nel fulcro di questa pandemia, sono contento di riprendere la mia attività e riuscire ad allenarmi su strada. Ci saranno ancora dei mesi in cui bisognerà prendere delle precauzioni, io cercherò di seguire tutto quello che ci verrà detto dall’ACCPI e dalla Federazione. Bisognerà allenarsi da soli, magari ci verranno imposte delle fasce orarie, ma questo ancora non lo so. Sono contento di ricominciare a uscire su strada, allo stesso tempo dato che ci hanno dato queste regole cercherò di seguirle. Sicuramente a livello di morale è già qualcosa, perché stare chiusi in casa per due mesi è stato massacrante. Sul futuro non so ancora benissimo cosa mi aspetterà, in quanto stiamo ancora decidendo un accordo con la squadra. Speriamo che riprendano le corse ad agosto, per fare il punto della situazione.

Che tipo di notizie avete ricevuto dalla squadra?
Non è una situazione positiva. Noi corridori, insieme ai nostri procuratori, ci siamo uniti e abbiamo fatto una proposta alla squadra per venirci incontro e trovarci a metà strada. La situazione, per come era stata esposta dalla squadra, era veramente critica e per noi sarebbe stato impossibile accettare la loro richiesta. A quel punto abbiamo fatto una controproposta e stiamo aspettando la loro risposta. Ad oggi l’intenzione della squadra è quella di concludere la stagione ed essere presente alle corse se queste riprenderanno. Per il futuro ancora non ci hanno comunicato niente.

Entro quanto tempo vi aspettate una risposta?
Penso che nei prossimi giorni la avremo, se hanno accettato o meno la nostra offerta. Se così fosse, si spera poi di avere un calendario definito per iniziare ad allenarsi con un vero e proprio obiettivo.

Come hai vissuto questo periodo?
Sicuramente non è stato un bel periodo. Sono stato fortunato perché in famiglia stanno tutti bene, per cui già quella è una cosa molto importante. La prima cosa che si guarda in questo periodo è senza dubbio la salute, per cui mi sento fortunato. Mentalmente, invece, la situazione della squadra e lo stare sempre chiusi in casa quando invece sei abituato ad essere sempre in giro, è pesato parecchio. Posso capire che ci sono problemi di maggiore gravità, però per quanto riguarda me è stato frustrante un periodo nella speranza di poter uscire e con un futuro incerto.

Rulli: sì o no? In molti in gruppo non hanno un gran rapporto con questo strumento…
Esatto. Appena sono rimasto in quarantena ho fatto una settimana senza bicicletta, poi ho ripreso ad allenarmi sui rulli crescendo di settimana in settimana l’intensità e le ore. Questa è l’ultima settimana, sono riuscito a fare un buon lavoro, ma non di certo come quello che avrei potuto fare su strada. Almeno sono riuscito a non perdere tutto quello che avevo costruito questo inverno. Dato che si prospetta che la prima corsa sarà ad agosto, avrò tre mesi di tempo per prepararmi al meglio e recuperare il tempo perso. In queste settimane mi sono concentrato magari di più sugli esercizi a corpo libero, sul core stability e su altre tipologie di esercizi che si trascurano quando si fanno tante ore su strada.

Delle corse virtuali, invece, che idea ti sei fatto?
Sicuramente è una grande iniziativa perché cerca di tenere appassionati e amatori legati al ciclismo e collegati al nostro mondo. Però per quanto mi riguarda, utilizzo le varie piattaforme soltanto per allenarmi. Non mi piace partecipare a corse o andare a tutta nel virtuale. Cerco di utilizzare questi software, se riesco ad inserirli nelle tabelle di allenamento. Ho fatto una tappa del Giro di Svizzera ma mi sono pentito dopo cinque minuti dal via, perché già si è stressati e fare una gara a tutta, in questo periodo, non fa per me.

Anche perché si vedono watt “fuori norma”…
Sì, penso che sia la normalità perché chi vince sono cronoman affermati come Rohan Dennis. Però non è come una gara su strada, c’è molta differenza. Ognuno di noi ha un rullo diverso e parametri diversi. Tutto è un po’ falsato. Può essere preso come punto di riferimento, perché siamo sempre noi corridori a spingere sui pedali, ma non per stilare una classifica di una tappa o di un evento.

Tornando a parlare del vero ciclismo, in questo periodo siete stati seguiti da qualcuno della squadra? In caso di ripresa, quali saranno i tuoi obiettivi stagionali?
I miei programmi di inizio stagione erano quelli di partecipare a Giro d’Italia e Vuelta a Espana, ma parliamo di prima che scoppiasse la pandemia. Ad oggi non abbiamo ancora ricevuto indicazione dalla squadra sui programmi che andremo a svolgere, in quanto chi si occupa di stabilirli aspetta il 15 maggio quando verrà stilato un calendario definitivo, che tale non sarà. Almeno ci sarà un’idea ben precisa delle date in cui si correrà e a quel punto la squadra sceglierà gli uomini da schierare. Personalmente, a questo punto, spero di riuscire a inserire due grandi corse a tappe. Da quello che leggevo, questo sarebbe fattibile partecipando a Tour de France e Vuelta. Spero di farne due a tappe per non perdere tutto l’anno e mettermi in mostra il più possibile.

Prenderesti quindi in considerazione l’idea di non disputare il Giro d’Italia?
Sì, a questo punto è l’ipotesi che sto percorrendo io. Magari prima del Giro ci sono corse di rilievo come una Tirreno-Adriatico o altre, a quel punto si potrebbe pensare di fare quelle, saltare il Tour e fare il Giro. Tutto è ancora col punto di domanda, alla fine è uscita la data del Tour de France ma su tutto il resto non si ha un’idea ben precisa e fare un programma è ancora impossibile.

Nel gruppo ci sono due correnti di pensiero, tra chi si è detto favorevole al congelamento della stagione per salvaguardare la salute e chi, magari in scadenza di contratto, mira a correre per mettersi in evidenza: che idea ti sei fatto?
Direi che sarebbe una bella idea, ma solo se le cose rimanessero come erano ad inizio stagione, ovvero con lo stesso numero di squadre e gli stessi contratti. La vedo dura che tutto possa essere così. Se non ci fossero più gare fino al termine della stagione, alcune squadre rischierebbero di chiudere. La verità è che il Tour de France può cambiare impatto mediatico e marketing di uno sponsor che investe nel ciclismo. Io sono tra quelli che sperano che il Tour si possa correre e che l’anno prossimo si possa ripartire, pur con dei cambiamenti. Congelare la stagione è bello da dire, ma più difficile da applicare.

Che ciclismo ti immagini quando si riprenderà? Per te è proponibile un ciclismo a porte chiuse?
Sì, penso che l’obiettivo debba essere quello di correre ed essere tutelati. Per riuscirci, la strada migliore da prendere per i prossimi mesi è quella delle porte chiuse. Se si arriverà al punto in cui la situazione non dovesse essere ancora sotto controllo, piuttosto che non correre opterei per quella soluzione. Anche per gli stessi spettatori, almeno fino a fine stagione, ci sarà una sorta di blocco nell’andare a vedere le corse o in posti in cui siano assembramenti di persone. Per i tifosi sarà anche piacevole guardarlo in televisione, ci sarà un audience più alto perché tutti lo seguiranno attraverso i canali televisivi. Quella delle porte chiuse è una soluzione fattibile, per noi atleti sarebbe meglio perché ci sarebbe meno contatto col pubblico, meno interviste e sarebbe un evento rivolto solo al gruppo che eviterebbe un rischio maggiore di contagio.

Per concludere ti chiedo un parere sul circuito dei Giochi Olimpici di Tokyo. Prendendo parte al Test Event dello scorso anno, che impressione ti ha fatto il percorso?
L’ho fatto lo scorso anno ed è molto duro, anche se noi non abbiamo fatto la parte col Monte Fuji che lo renderà ancora più insidioso, anche se è inserito a metà gara. La differenza la farà il basso numero di corridori per nazionale, verrà fuori una corsa in stile dilettanti. Si correrà a tutta, su un percorso così si farà davvero una gran selezione. La mia previsione è che a contendersi il titolo olimpico arriverà un gruppetto di 10-15 corridori al massimo.

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