TotalEnergies, Jordan Jegat: “In fabbrica ho capito che il ciclismo è uno sport molto difficile, ma mai tanto quanto quel tipo di lavoro”

Jordan Jegat ricorda il suo passato e i buoni risultati ottenuti al Tour de France 2025. Il corridore della TotalEnergies è stato protagonista nella Grande Boucle, dove in più di una circostanza è riuscito a mettersi in mostra con qualche piazzamento in top ten. Alla fine, il classe ’99 ha raccolto un bel decimo posto in classifica generale, un risultato inatteso alla vigilia della corsa. Inevitabilmente adesso il francese vuole ripetersi e magari migliorare il risultato nella competizione di casa. Dal ritiro di Calpe, intanto, ha svelato che il suo programma per il 2026 comprenderà sicuramente la Parigi-Nizza e il Tour de France, mentre qualche piccolo malanno e un problema al ginocchio dovrebbero aver rimandato il debutto stagionale, inizialmente previsto al Tour of Oman 2026.

L’obiettivo principale rimane il Tour de France – ha svelato Jordan Jegat ai giornalisti dal ritiro a Calpe – Quello dell’anno scorso mi ha lasciato molti ricordi: alcuni belli, altri un po’ meno. Per me sono state tre settimane impegnative, ma nel complesso meravigliose. L’orgoglio negli occhi dei miei cari mi ha ripagato di ogni fatica. Per quest’anno, l’obiettivo è vincere una tappa del Tour, ma sarei uno sciocco se dicessi di non voler puntare anche alla generale. Dopo il decimo posto dell’anno scorso lo vogliono un po’ tutti e lo voglio anche io. Il podio però sarebbe un passo troppo grande, dobbiamo essere realisti. Davanti ci sono campioni come Pogacar e Vingegaard, dietro di loro ragazzi come Lipowitz e Onley. Io spero di poter combattere con loro e avvicinarmi alla top 5 nei prossimi anni”.

Il francese, che a giugno compirà 27 anni, ha poi proseguito ricordando il suo percorso: “Non sono più giovane come Paul Seixas, che ha diciannove anni. Io alla sua età pedalavo solo per divertimento: lavoravo in fabbrica e di sicuro non pensavo di diventare un ciclista professionista. Quando ero più piccolo, il motto in famiglia era ‘Se vuoi qualcosa, devi lavorare per ottenerla’. Io mi sono rimboccato le maniche, ho preso un diploma e fatto degli stage. Ho lavorato anche in fabbrica. Il ciclismo è uno sport molto difficile, ma ho capito che non lo è mai tanto quanto lavorare in una fabbrica di surgelati“.

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