Pinarello-Q36.5, incertezza sui tempi di recupero di Tom Pidcock dopo la caduta al Catalunya: “È troppo presto per dire quando potrà tornare”
Tom Pidcock non è ancora tornato in bici dopo la spaventosa caduta alla Volta a Catalunya 2026 e non sa quando potrà farlo. Caduto in un burrone durante la quinta tappa della corsa spagnola, fortunatamente senza riportare gravi conseguenze (tanto da riuscire anche a raggiungere il traguardo), il corridore della Pinarello-Q36.5 non era poi ripartito il giorno seguente dopo che gli esami ai quali si era sottoposto avevano evidenziato delle lesioni alle ossa e ai legamenti del polso destro e del ginocchio destro. È quest’ultimo, in particolare, a preoccupare il 26enne e la sua squadra, dato che è presente ancora del gonfiore che non consente né di fare ulteriori esami, né al britannico di tornare ad allenarsi in vista dei prossimi appuntamenti, le classiche delle Ardenne, che a questo punto potrebbero essere in dubbio.
“Al momento, non abbiamo un’idea precisa né sappiamo quando potrà tornare in sella o gareggiare – ha dichiarato Douglas Ryder, team manager della formazione elvetica, a Domestique – Stiamo solo cercando di drenare il liquido dal ginocchio, ridurre il gonfiore e tutto il resto, quindi non ci resta che aspettare. Man mano che il gonfiore si attenua, potremo iniziare a utilizzare le TAC per comprendere meglio i dettagli. C’è stato un trauma in quella zona, ma tutto dipende da come reagisce, quindi non ci resta che aspettare e vedere“.
“Preferiamo essere un po’ più cauti – ha proseguito il manager sudafricano – Il ginocchio ha molte articolazioni e sfaccettature, quindi bisogna stare molto attenti. Stiamo procedendo con cautela per assicurarci che abbia un buon recupero e non lo spingiamo troppo presto“. Ryder non sa quindi se Pidcock potrà partecipare o meno alle classiche delle Ardenne: “È troppo presto per dirlo. Ci siamo preparati per entrambe le eventualità, ma è troppo presto per dire quando potrà tornare“.
Il 54enne è poi tornato sulla caduta del proprio corridore e, a tal riguardo, ha parlato delle necessità di introdurre un sistema GPS per la localizzazione dei corridori in gara: “La nostra auto di squadra era a 1,2 km di distanza, quindi questo è un segnale per tutti noi di fare un lavoro migliore collettivamente. Ci sono molte conversazioni interessanti al riguardo e nessuno sta eludendo alcuna responsabilità. Tutti comprendono perfettamente la situazione, dopo la tragedia dei Mondiali in Svizzera (la morte di Muriel Furrer, ndr), che è stata devastante. Tutti, tutte le squadre, gli organizzatori delle gare, l’UCI, sono impegnati al 100% nel trovare un modo per raggiungere un accordo da cui tutti possiamo trarre beneficio“.
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