Italia, Daniele Bennati torna sull’addio alla Nazionale: “Ho accumulato tanta tensione, tanta delusione, e forse anche un po’ troppa rabbia. Mi sarebbe piaciuta più chiarezza”
Sulla crisi del ciclismo italiano, l'ex CT ha aggiunto: "Oggigiorno, un giovane fa sempre più fatica ad appassionarsi a questo sport, ci manca quel corridore che sappia entusiasmare, soprattutto per quanto riguarda le gare a tappe"

Daniele Bennati torna a parlare della fine del suo periodo come CT della Nazionale italiana maschile di ciclismo su strada. Nonostante un 2024 che, tra Olimpiadi, Europei e Mondiali, ha visto gli azzurri non riuscire a raccogliere risultati nelle prove in linea, la conferma dell’ex corridore alla guida dell’ammiraglia azzurra sembrava abbastanza certa, in particolare dopo la rielezione di Cordiano Dagnoni come presidente della Federazione. Il 44enne aveva anche ricevuto delle rassicurazioni in tal senso e, per questo motivo, aveva scelto di rifiutare un’offerta dalla Groupama-FDJ, ma alla fine i vertici federali hanno optato per un cambio di CT e Bennati è stato sostituito da Marco Villa.
“Forse l’errore l’ho commesso io nell’accettare quel ruolo, però è anche vero che dire di no alla nazionale è veramente complicato”, le parole dell’ex corridore toscano nel corso della trasmissione Dribbling, che riguardo a quanto accaduto nelle scorse settimane ha aggiunto: “Ho accumulato tanta tensione, tanta delusione, e forse anche un po’ troppa rabbia, però sicuramente nel futuro ci sarà il ciclismo. A me sarebbe piaciuta più chiarezza, perché comunque non ci sarebbe stato nessun problema se dopo il Mondiale mi avessero convocato e mi avessero esposto le loro idee. Fortunatamente, il mio valore in giro si conosce, quindi ho avuto delle offerte”.
Quella più interessante era appunto pervenuta dalla Groupama: “Ovviamente, se qualcuno fosse stato più chiaro, sicuramente avrei premuto il piede sull’acceleratore, era un proposta molto allettante per il futuro. Però non avrei mai scelto una squadra straniera, per lo più francese, a discapito della continuazione di un progetto che comunque mi sentivo cucito addosso“.
Il 44enne è tornato anche sulle scelte dei convocati per la prova in linea delle Olimpiadi, quando ha dovuto lasciare a casa Matteo Trentin per far spazio a Elia Viviani, la cui partecipazione era però finalizzata alla pista: “Matteo Trentin, per la carriera che ha fatto, per quello che aveva dato alla nazionale, sicuramente si sarebbe meritato quel posto alle Olimpiadi. Tra l’altro, era un periodo che stava anche andando molto forte. Negare le Olimpiadi a qualcuno che obiettivamente si meritava quel posto è stata molto molto dura da digerire“.
Bennati ha poi detto la sua anche riguardo alla crisi che sta attraversando il ciclismo italiano: “Non voglio dire che le nuove generazioni non abbiano voglia di fare sacrifici, però comunque il ciclismo è uno sport tosto, e non si fa dentro una palestra o un campo sportivo. Io mi sono innamorato di questo sport cercando di emulare i grandissimi campioni, che erano italiani. Mi viene in mente Gianni Bugno, Moreno Argentin, Maurizio Fondriest, Cipollini, Pantani. Oggigiorno, un giovane fa sempre più fatica ad appassionarsi a questo sport: è vero che abbiamo Milan e Ganna, ma ci manca quel corridore che sappia entusiasmare, soprattutto per quanto riguarda le gare a tappe”.
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