Ciclocross, scartata l’idea di anticipare i Mondiali per venire incontro alle esigenze dei “grandi”: “Accorcerebbe una stagione già corta”

La stagione in corso di ciclocross è caratterizzata, oltre che dalle gare che si susseguono di settimana in settimana, da una ormai lunga discussione sul calendario di queste. L’Unione Ciclistica Internazionale sta cercando un sistema perché le prove di Coppa del Mondo non vengano messe in secondo piano dai corridori, nel momento in cui questi definiscono la loro agenda. Allo stesso tempo, per il seguito internazionale della disciplina, ci si interroga su come portare i “grandi nomi” della scena, che sono però tali anche in altre specialità, a essere il più possibile presenti in gara.

Una delle idee che ha iniziato a circolare nei giorni scorsi è quella che consiste nell’anticipare la disputa dei Mondiali di ciclocross, che attualmente sono posizionati alla fine del calendario di specialità (in questa stagione, ad esempio, sono in programma il 2-3-4 febbraio 2024, a Tabor, in Cechia). Così facendo, ci sarebbero magari meno conflittualità, per corridori come Mathieu van der Poel, Wout van Aert e Tom Pidcock, nel conciliare il programma agonistico sullo sterrato e quello di avvicinamento alla stagione su strada.

“Effettivamente ci abbiamo pensato – le parole di Peter Van den Abeele, direttore operativo dell’UCI, intervistato da Sporza –  Ma abbiamo subito abbandonato l’idea. Anticipare i Mondiali finirebbe per accorciare ulteriormente una stagione, quella del ciclocross, che è già corta di suo. In particolare, abbiamo valutato l’inversione di posizione fra le gare iridate e i Campionati nazionali (che ora sono in calendario nel secondo fine settimana di gennaio – ndr). Però, questo porterebbe con sé un impatto negativo sull’attività delle varie Federazioni: i Campionati nazionali sono proprio un punto di riferimento in vista dei Mondiali, se li spostassimo prima perderebbero valore”.

Van den Abeele si concede ulteriori riflessioni sulla durata della stagione del ciclocross: “Di suo dura pochi mesi e negli ultimi anni è stata già accorciata, sia perché ci sono i corridori che pensano poi all’attività su strada, sia perché gli stessi specialisti si prendono delle pause durante il calendario. Dovessimo mettere i Mondiali a gennaio, alcuni si fermerebbero già dopo quella gara. È sempre stato così e sarà così anche in futuro”.

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