UAE Team Emirates XRG, João Almeida al Giro per vincere: “Con Vingegaard alla Vuelta non c’era grande differenza. Tadej Pogačar ha l’ossessione per il ciclismo”

João Almeida guarda con ottimismo al 2026. Nel corso di un’intervista con La Gazzetta dello Sport, il corridore portoghese ha scambiato qualche battuta su passato, presente e futuro della propria storia sui pedali, tra aneddoti e obiettivi, con anche alcune incursioni extra ciclistiche. Impossibile non porre l’accento però in particolare sulla prossima Corsa Rosa, che nella sua ultima partecipazione, nel 2023, lo vide terminare in terza posizione, migliorando il quarto e sesto posto conquistati nel 2020 e 2021, alle sue prime partecipazioni in assoluto in un GT.

Tre anni dopo, con tanta esperienza e vittorie accumulate nel frattempo, l’obiettivo ovviamente non può essere che migliorarsi. “Se torno al Giro d’Italia è perché penso di poterlo vincere”, spiega dunque senza nascondersi. Per raggiungere questo sogno ci sarà però da fare i conti, notizia fresca, anche con Jonas Vingegaard in una sorta di riedizione dello scontro che ha infiammato la scorsa Vuelta a España, vinta dal giallonero con 1’16’’ di vantaggio. Parlando proprio della sfida iberica con il danese, Almeida sottolinea come “non c’è stata una grande differenza” tra i due. “Vingegaard veniva dal Tour e probabilmente non era al top… Ma neppure io lo ero – precisa il 27enne – Ogni anno sono migliorato, e ho la sensazione che possa accadere pure nel 2026. Lo dico con realismo”.

La crescita avuta dal lusitano nelle ultime stagioni è sotto gli occhi di tutti, frutto anche di una grande attitudine e dedizione al lavoro. Da buon portoghese, Cristiano Ronaldo rappresenta un esempio da seguire “perché è venuto dal nulla, ha lavorato tantissimo per realizzarsi” ed “esprime grandi valori”. Anche Almeida ha ovviamente fatto tanto sacrifici. “Mi allenavo dopo le lezioni e aver studiato – ricorda il classe 1998 – Finivo alle 19.30, mangiavo qualcosa velocemente, e poi a pedalare fino alle 21.30-22”.

E se sogna un giorno di incontrare finalmente CR7, intanto prosegue con determinazione la sua carriera al fianco di un altro fenomeno assoluto, quel Tadej Pogačar con il quale, dal 2022 condivide la maglia e che ha scortato in alcuni dei suoi successi più importanti. Un corridore speciale “anzitutto, semplicemente per… genetica, è il migliore di tutti“, ma che ha poi a sua volta la maniacalità del campione: “A questo, aggiunge il fatto di lavorare molto duro. Se poi posso fare un paragone con me, io non penso di avere l’ossessione per il ciclismo, nel senso che non è il 100 per cento della mia vita. Tadej ce l’ha, per lui lo è. Resta un ragazzo normale, ma è come se respirasse ciclismo, che è la sua unica vera passione“.

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