© Tim de Waele

Trek-Segafredo, Contador: “Correre con stile è più importante della vittoria in sé” E pensa al Giro 2018

Non è solo il risultato a contare per Alberto Contador. In una interessante intervista a Cyclingnews il madrileno spiega che ci sono momenti nella carriera di un ciclista “in cui si devono tirare i dadi”, correndo dei rischi che vanno oltre il semplice calcolo delle possibilità di vittoria. Ricordando la Vuelta a Espana 2012, confessa: “A Fuente De (quando vinse la tappa e prese la maglia di leader, ndr) ho tirato il dado, perché potevano riprendermi a cinque chilometri dal traguardo, passarmi, ed io avrei perso la seconda piazza. Il giorno dell’Alpe d’Huez (Tour de France 2011), in una giornata normale avrei potuto vincere la tappa, ma lo sforzo che feci alla partenza lo pagai in quell’attacco e, alla fine, Pierre Rolland mi superò vincendo la tappa”.

Se è vero che “di questi tre giorni (Contador si riferisce anche alla tappa di Aramon Formigal dell’ultima Vuelta, ndr), solo uno ha dato una ricompensa sotto forma di vittoria”, c’è qualcosa che va ben oltre per lo spagnolo. “Gli altri due, anche se non sono state vittorie, hanno certamente dato una ricompensa in termini di riconoscimento – ammette – Un riconoscimento che, sinceramente, preferisco, che la gente ricorda di più e che ha più valore di un trofeo in bacheca”.

Anche se il ciclismo “è uno sport professionistico ed il risultato conta”, il Pistolero ritiene tuttavia che ci siano cose “più importanti di una vittoria”, come, appunto, il modo in cui si corre, il divertimento e le emozioni che si regalano al pubblico. Se per il momento sarà soprattutto quello francese a vederlo in azione con quello che potrebbe essere il suo ultimo assalto al Tour de France, il madrileno spiega invece che sarà “piuttosto probabile” la sua partecipazione al Giro d’Italia 2018, anche se chiaramente tutto potrebbe ancora dipendere dal risultato alla prossima Grande Boucle e da numerose altre variabili.

“Non voglio ricominciare a dire se questo sarà l’ultimo anno, o il penultimo, o chissà quale e continuare a cambiare idea – risponde a chi gli chiede se questo sarà il suo ultimo contratto (un anno, più opzione per il secondo) – Quando sarà il tempo di dire ‘basta,’ dirò ‘basta’“. Indubbiamente, i risultati che potrà ottenere quest’anno sapranno dare un’indicazione a riguardo. Ma per il momento è presto per saperlo.

L’augurio, indubbiamente, è di vederlo anche nel 2018 in gruppo, magari per l’ultimo assalto alla Corsa Rosa, alla quale tanto ha dato e che tanto gli ha dato. A prescindere dal suo livello di competitività, che possa ancora conquistare un grande giro o meno, per il pubblico, presente sulle strade o da casa, averlo in corsa sarà certamente un valore aggiunto.

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