Sicurezza, Romain Bardet torna sulla commozione cerebrale subita al Tour 2020: “Sono arrivato al traguardo ma non ricordo più nulla di quella tappa”

Dopo 13 stagioni da professionista, Romain Bardet ha ufficialmente concluso la sua carriera da corridore. Nel corso dei tanti anni vissuti in gruppo, il nativo di Brioude ha vissuto numerosi alti e bassi, con vittorie alternate da episodi sfortunati che lo hanno colpito proprio in alcuni dei momenti chiave della sua vita professionale. Intervistato da L’Equipe durante la produzione del documentario “Crash, peloton sous tension”, il classe 1990 ha parlato di uno dei momenti che hanno segnato di più la sua carriera, ossia l’incidente che lo ha visto coinvolto nel corso della 13ª tappa del Tour de France 2020.

Giunto quasi al termine della seconda settimana, il corridore transalpino si trovava in quarta posizione in classifica generale, quando una caduta e la conseguente commozione cerebrale lo hanno costretto prima a perdere tempo prezioso in classifica e poi a dover abbandonare del tutto la corsa: “È come se il mondo mi fosse caduto tutto addosso, anzi, peggio – racconta Bardet – Ero quarto in classifica quella mattina, e mi sentivo alla grande. Dopo la caduta sono ripartito subito, anche se ho faticato a risalire in sella, perché l’istinto ti dice di ripartire immediatamente. Tra l’altro stavo lottando per la vittoria della generale e quella rappresentava la tappa più importante del Tour per me. Dopo poco ho realizzato che non stavo bene, che ero quasi in uno stato di trance, e ho faticato tantissimo. Sono arrivato al traguardo ma non mi ricordo più nulla di quella tappa“.

Le analisi effettuate dopo la tappa hanno evidenziato una commozione cerebrale, così come confermato dallo stesso Bardet che ricorda anche i problemi fisici arrivati dopo la conclusione della tappa: “Mentre tornavamo in albergo avevo un fortissimo mal di testa e molta nausea, ci siamo dovuti fermare diverse volte sulla strada”. Il classe 1990 parla, inoltre, del forte impatto che le commozioni cerebrali possono avere sulla carriera di un corridore, che possono arrivare anche a condizionarlo in maniera permanente: “Il processo per recuperare dalle commozioni cerebrali è piuttosto lungo. Bisogna anche superare lo shock psicologico. Quando si rompe un osso è possibile creare un piano di rientro, anche perché le ossa si sistemano col passare del tempo. Per le commozioni cerebrali è diverso, non c’è molto che uno possa fare, e gli effetti possono anche essere irreversibili”.

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