Sicurezza, Marc Madiot: “Dobbiamo cercare di rallentare lo sviluppo del ciclismo, eliminare auricolari, sensori di potenza e GPS. Se si fa tutto questo, ci saranno meno pericoli”

Marc Madiot sembra avere le idee chiare sulla questione sicurezza nel ciclismo. Tema sempre più al centro del dibattito e affrontato negli ultimi anni dall’Unione Ciclistica Internazionale con l’adozione di misure che non sempre hanno incontrato l’approvazione di corridori e addetti ai lavori, l’argomento è stato recentemente analizzato dal quotidiano L’Equipe nel documentario “Crash, peloton sous tension”, nel quale sono stati intervistati alcuni protagonisti del gruppo. Tra questi anche il general manager della Groupama-FDJ, che, come accaduto in passato per altre questioni, sembra un po’ invocare il ritorno al ciclismo di una volta.

“Ci sono stati dei morti, ce ne saranno inevitabilmente altri, e il giorno dopo saremo di nuovo in strada – le parole di Madiot – Quindi penso che dobbiamo cercare di rallentare lo sviluppo del ciclismo. È ovvio, ed è per questo che dobbiamo lottare. Ci sono alcune soluzioni molto semplici. Eliminare gli auricolari, nascondere i sensori di potenza e vietare il GPS. Se si fa tutto questo, ci saranno meno pericoli e allo stesso tempo meno persone che corrono rischi”.

Un punto di vista, dunque, che sembra concordare con quello espresso di recente anche dal presidente UCI David Lappartient e che vede nelle radioline un fattore che aumenta i rischi invece che ridurli: “Siamo costantemente connessi al ciclista attraverso l’auricolare, che è una forma di telefono, il GPS e i sensori di potenza – ha proseguito l’esperto manager francese – Oggi, mi dispiace dirlo, il ciclista è costantemente telecomandato. Gli viene detto: ‘Attenzione, stiamo per attraversare un paese, ci sono dossi e rotatorie. Devi stare davanti’. Ma non c’è posto per tutti davanti! Allora si va più veloci per stare davanti agli altri. E questo non può più funzionare“.

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