Parigi-Roubaix 2026, Mathieu van der Poel lucido nella sconfitta: “Chiaramente non dovevo prendere la bici di Jasper Philipsen…”

Niente poker per Mathieu van der Poel alla Parigi – Roubaix 2026. Tra i big il tre volte campione uscente è stato tra i più sfortunati, per numero e tempismo dei problemi subiti, anche se poi con la squadra ci hanno messo del loro, visto l’inspiegabile scelta di provare a usare la bici di Jasper Philipsen, fuori taglia e con attacchi non compatibili. Eppure, ancora una volta il fenomeno neerlandese non ci è andato poi così lontano, lottando come un leone fino a concludere la corsa con una quarta posizione che conferma il suo straordinario feeling con le pietre.

Tutto il suo talento e la sua foga non sono tuttavia bastati e il leader della Alpecin – Premier Tech ha capito presto che la corsa era finita. “Dopo due forature, ero due minuti dietro e a quel punto sai che la corsa è finita – spiega laconico dopo il traguardo, senza vittimismi – Come altri ho forato sul pavé. Chiaramente, nel piano non dovevo prendere la bici di Jasper, ma lui non si è sentito al meglio, penso, e si è fermato. A quel punto volevo cercare di uscire da Arenberg, ma non era possibile. Ho provato a prendere di nuovo la mia bici, Tibor mi ha dato la ruota ma non era possibile…”

Malgrado sia stato a un certo punto anche vicino a riportarsi sui primi grazie alle sue trenate eccezionali, il fenomeno neerlandese non ha mai avuto davvero la sensazione di poter ribaltare la corsa. “Non pensavo di poter rientrare, avevo speso troppo per avvicinarmi. È già incredibile che sono arrivato a giocarmi il podio“.

Un podio sul cui primo gradino c’è quello che è il suo eterno rivale, un corridore che sostanzialmente conosce da sempre. Come abbiamo visto tutti, Mathieu van der Poel è stato il primo ad andarsi a complimentare con Wout Van Aert, in una stretta di mano e un abbraccio che hanno significato moltissimo. Un gesto spontaneo, che non riesce neanche lui a spiegare del tutto, non trovando le parole, fino a chiudere con un sorriso per tirarsi fuori d’impiccio: “Penso che tutti.. Anche io… Credo che sia normale… Non credo che… Non lo so (ride, ndr)“.

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