Pagelle Amstel Gold Race 2026: Evenepoel perfetto, raggi di luce per Skjelmose – Cosnefroy generoso, Frigo inesauribile, Jorgenson sfortunato

Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-hansgrohe), 10: I favori del pronostico erano tutti sulle sue aerodinamiche spalle, ma abbiamo già imparato che la pressione non è una cosa che lo freni particolarmente, quando i percorsi sono quelli adattissimi alle sue caratteristiche. Gestisce bene la prima fase di corsa, anche grazie al contributo della squadra, manda giù qualche boccone di adrenalina nervosa quando c’è da battagliare e per la posizione e poi si fa trovare pronto quando la corsa si infiamma. Si vede distintamente che è il più forte del lotto, distanzia potenziali rivali con il passare dei chilometri finché non rimane solo con il vincitore dello scorso anno, decidendo comunque di non forzare troppo fino all’arrivo. Decisione, anche questa, giusta: tempismo, forza e fondo, per prendersi un successo pesante.

Mattias Skjelmose (Lidl-Trek), 9: A un anno di distanza, firma un nuovo capolavoro, anche se questa volta è “solo” secondo. Dimostra di gradire molto una corsa di questo tipo, fa tutto bene e riesce a regalare qualcosa che è più di un mezzo sorriso a una squadra che in questo periodo è scossa da qualche polemica, dovuta principalmente alla mancanza degli attesi risultati. La prestazione è di alto livello ed è anche confortante, in vista di quel che arriverà in calendario, oltre a rappresentare la conferma di quelle qualità che, dato il clamoroso successo del 2025, non potevano essere frutto del caso

Marco Frigo (NSN), 8: Protagonista dall’inizio alla fine, nel vero senso delle parole. Entra nell’immediato tentativo di fuga che si forma a 240 chilometri dall’arrivo e rimane in “vetrina” fino all’ultimo chilometro, quando prova la mossa che poteva valergli un posto sul podio. È l’ultimo dei, numerosi fuggitivi, a venire ripreso dai “grandi nomi”, tiene botta per qualche chilometro alle spinte di Remco Evenepoel e poi riesce a rimanere coinvolto nel cuore della corsa, tenendo il passo del gruppo inseguitore. Addirittura, dopo quasi 250 km all’aria e il decimo posto finale, non nasconde di avere qualche rimpianto per il piazzamento. Dategli una strada aperta su cui pedalare e vi solleverà il mondo.

Benoît Cosnefroy (UAE Team Emirates XRG), 8: Essere la punta della squadra che vuole vincere sempre non è facile. Lui mette in mostra una condizione notevole, confermando quanto visto qualche giorno prima alla Freccia del Brabante, e non lesina impegno nel tentativo di inseguire i due che andranno poi a giocarsi il successo. Le gambe sono ottime fino alla fine, tanto che la sfida conclusiva per entrare nella foto del podio la vince lui.

Albert Withen Philipsen (Lidl-Trek), 7,5: Prima di tutto, è necessario ricordare che ha 19 anni. In secondo luogo, un ottavo posto in una gara di questo profilo è un “risultatone”, anche se probabilmente in linea con le aspettative che lo rivestono. Quello che più ruba l’occhio è la capacità di muoversi nel gruppetto degli inseguitori, coprendo perfettamente alle spalle al capitano che pedala qualche decina di secondi più avanti. La sua presenza spegne più di qualche ardore nella concorrenza e i suoi tecnici non potranno che essere contenti per questa prestazione, fisica e mentale.

Romain Grégoire (Groupama-FDJ), 7: Una volta di più, gli manca per un decino per fare l’Euro. Come già gli è capitato in passato nelle corse del livello più importante, è dove deve essere quando la corsa esplode, anzi questa volta è proprio lui a farla esplodere. Gli manca però, probabilmente, il fondo necessario per tenere il passo di quella locomotiva che è Evenepoel quando il chilometraggio inizia a puntare verso quota 250. Alla fine è quarto, che per la squadra è un risultato che vale una boccata di ossigeno in un settore, quello delle Classiche di primavera, che finora ha portato pochissime soddisfazioni.

Mauro Schmid (Jayco-AlUla), 7: Si conferma corridore continuo e redditizio, ben lontano da quello che faceva venire il sangue amaro a Patrick Lefevere, ai tempi della Soudal Quick-Step. I primi due sono probabilmente fuori scala per lui, ma per il resto si cala molto bene nella lotta per i piazzamenti, riuscendo anche ad ovviare a un momento di difficoltà. Chiude sesto, risultato che gli permette di confermarsi fra i primi 10 al mondo come rendimento stagionale.

Emiel Vestrynge (Alpecin-Premier Tech), 7: Ci si poteva aspettare Tibor Del Grosso, ma è lui a tenere in vista i colori della squadra belga in contumacia Mathieu van der Poel. Tiene botta, assorbe un momento difficile e chiude la sua prova con un notevolissimo quinto posto. A 24 anni sembra aver imboccato la strada giusta per crescere.

Ewen Costiou (Groupama-FDJ United), 6,5: Prova di buon livello per l’ennesimo francese che da tempo promette, ma al quale sembra mancare qualcosa per ambire a successi pesanti, quantomeno in gare così importanti. Fa da scudiero, a distanza, a Grégoire, sia quando questi è davanti e sia quando l’obiettivo diventa il terzo gradino del podio.

Mauri Vansevenant (Soudal Quick-Step), 6,5: Generoso e combattivo, aggiunge un altro piazzamento (settimo all’arrivo) a una lista stagionale che inizia ad assumere contorni di rilievo.

Pello Bilbao (Bahrain Victorious), 6,5: Dimostra di aver voglia di lasciare qualche segno anche negli ultimi mesi da professionista e sarebbe anche nella posizione giusta per farlo questa volta, una foratura gli fa perdere contatto con il gruppetto che arriverà poi a giocarsi il podio.

Alex Baudin (Ef Education-EasyPost), 6: Corridore tenace e tignoso, dà il massimo per ottenere un bel risultato e non si risparmia quando c’è da inseguire, anche se l’impresa-ricongiungimento si fa irrealizzabile, chilometro dopo chilometro. Anche a lui, però, nel finale manca quell’oncia di energia necessaria per combattere concretamente per il podio.

Quinten Hermans (Pinarello-Q36.5), 5,5: In assenza di Pidcock, le speranze di squadra passavano dalla sua buona condizione, almeno per quanto visto nelle gare precedenti, ma questa volta esce presto di scena.

Julian Alaphilippe (Tudor), 5: Le immagini televisive che lo vedono passare sotto lo striscione del traguardo, quando mancano ancora due giri del circuito finale, a passo rilassato sembrano essere l’emblema di una carriera, meravigliosa, che ha ormai imboccato il viale del tramonto. Il suo compagno Marc Hirschi (senza voto) sembrava invece in una giornata un po’ più brillante, ma una caduta lo ha tolto dalla tenzone.

Team Picnic PostNL, 5: Mezzo punto in più solo per via dell’azione d’attacco di Warren Barguil, che però si spegne presto. Per il resto, la squadra neerlandese, nella corsa di casa, conferma una involuzione generale davvero preoccupante. È vero che in organico non ci sono campioni di livello assoluto, ma che in una corsa di questo tipo il miglior piazzato all’arrivo sia un corridore, Frank van den Broek, che chiude 83esimo è davvero desolante.

Matteo Jorgenson (Visma|Lease a Bike), sv: Sfortuna, parecchia sfortuna. Quando la corsa esplode, lui è con i migliori e la sensazione che rimane è quella che avrebbe potuto rimanerci fino alla fine, almeno per puntare la podio. Una caduta, però, lo toglie di mezzo.

Kévin Vauquelin (Ineos Grenadiers), sv: Idem come sopra. È lì quando partono i fuochi di artificio, ma una scivolata in curva lo taglia fuori da ogni tipo di discorso relativo alla vittoria e alle posizioni primarie dell’ordine d’arrivo.

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