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Davide Cassani: “Correre le gare più complicato di allenarsi. Saremo responsabili, avremo mascherina con noi e distanziati di 20-30 metri”

Davide Cassani chiarisce lo sfogo dei giorni scorsi preparandosi al ritorno in strada. Figura eminente del nostro ciclismo che lo ha visto prima corridore, poi commentatore e ora commissario tecnico della nazionale, il 59enne faentino è pronto per il ritorno agli allenamenti che ha richiesto con voce appassionata, sottolineandone l’importanza per tutti, non solo per il movimento professionistico, ma anche per i tanti giovani che stanno vivendo un momento difficile in un clima di forti restrizioni, non sempre facili da comprendere e condividere. Non manca chiaramente anche una analisi più tecnica riguardo le possibili conseguenze sul movimento giovanile e sui risultati che il lungo stop potrebbe creare, soprattutto sulle piccole società dove i campioni vengono cresciuti prima di diventare tali, ma anche la consapevolezza che ritornare alle corse non è ancora così semplice…

“È un passo che mi trova completamente d’accordo – commenta all’Ansa riguardo la riapertura anticipata e poi confermata ieri sera in conferenza stampa da Giuseppe Conte, poi con la pubblicazione della bozza del nuovo DPCM del 26 aprile– La situazione sembra in miglioramento, gli ospedali sono meno saturi. Noi ciclisti saremo responsabili: siamo stati tra i primi a fermarci e alla ripresa seguiremo le regole, d’altronde siamo abituati ad allenarci da soli”. Un senso di responsabilità che ritiene i ciclisti sapranno confermare anche con queste nuove misure: “Avremo sempre la mascherina in tasca da usare se ci fermeremo e manterremo una distanza di 20 o 30 metri dagli altri (Questo un riferimento alla ormai nota ricerca che ha stimato le corrette distanze da tenere in ambito sportivo, ndr)”.

Sul suo “desiderio” pubblicato nei giorni scorsi chiarisce si trattava di “una richiesta rispettosa” di riprendere gli allenamenti individuali mirata “soprattutto alle centinaia di migliaia di giovani”, per i quali “lo sport può essere una valvola di sfogo per mantenere un equilibrio psicologico in questo momento così difficile”. Una situazione dalla quale stiamo cominciando ad uscire, ma per la quale servirà ancora una forte attenzione e molto buon senso da parte di tutti visto che andremo incontro ad un periodo ancora lungo di limitazioni per poter convivere con il coronavirus.

Anche per questo Cassani sottolinea come “correre le gare sarà però più complicato di allenarsi“. Una preoccupazione rivolta in particolare alle società minori, quelle che con tanta passione e pochi soldi alimentano il movimento giovanile da cui scaturisce successivamente quello professionistico: “Il nostro è uno sport di talento, non di tecnica e non sono preoccupato di perdere una generazione di potenziali campioni. Spero solo che le tante società che vivono di sponsor e volontari e per cui riusciamo ad avere un alto numero di tesserati non debbano chiudere i battenti. Sarebbe un disastro per il ciclismo”

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