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Coronavirus, le corse annullate sinora rappresentano perdita del 40% di visibilità per gli sponsor: forti timori in gruppo per le conseguenze

La stima attuale è del 40% di visibilità in meno per gli sponsor. Ci son problemi più grandi in questo momento nel mondo, è vero, ma ognuno di noi deve anche fare i conti con le conseguenze di quello che sta succedendo sul proprio lavoro. Nel ciclismo questo significa capire a quanto ammonta il danno economico per corridori, squadre, corse e sponsor. Questi ultimi, iniettando i loro soldi nel circuito, sono sostanzialmente il carburante che fa andare avanti la macchina. Ed è inevitabile che i timori di molti addetti ai lavori, dai team manager ai corridori, siano proprio rivolti alla potenziale perdita di sponsor e come questi possano reagire ad un prolungato periodo di inattività.

Secondo quanto riporta La Derniere Heure, gli annullamenti delle corse annunciate sinora, in cui spiccano ovviamente le grandi classiche di primavera e il Giro d’Italia, rappresentano al momento una perdita di visibilità di circa il 40%. Se si considera che l’ultima corsa è stata la Parigi – Nizza conclusasi, con un giorno di anticipo, sabato 14 marzo e che la versione attualmente più ottimista vede il carrozzone ripartire domenica 31 maggio con il Giro del Delfinato, si tratta di uno stop di due mesi e mezzo (undici settimane complete). Inevitabile che le conseguenze possano essere gravi perché l’investimento di molte aziende per quest’anno rischia di essere sostanzialmente in perdita. E la stima potrebbe salire ancora di molto se anche il Tour de France dovesse essere compromesso dalla situazione attuale, come appare ormai inevitabile.

Quella che è nata come una crisi sanitaria si sta ampliando inevitabilmente in crisi economica e sociale ed appare ineluttabile che questo creerà scompensi anche al business ciclismo. Per il momento le prime soluzioni, come per molti lavoratori di altri settori, da parte di alcune squadre è stato chiedere quella che in Italia sarebbe la cassa integrazione oppure attuare una riduzione degli stipendi, anche degli atleti (soluzione attuata anche in altri sport). Ma a più lungo termine, si rischia concretamente l’abbandono di sponsor che non sarebbero più in grado di sostenere il proprio investimento in mancanza dell’atteso ritorno di immagine (anche considerando che molte aziende in questo periodo possono essere a loro volta chiuse o comunque soffrendo la crisi in atto).

Per il momento purtroppo soluzioni effettive non ce ne sono visto che nessuno può prevedere la durata finale e le conseguenze di quanto sta succedendo a livello globale. Purtroppo, come ognuno di noi deve fare i conti con la propria realtà in ogni ambito e settore, anche nell’ambito sportivo e ciclistico nello specifico far quadrare i conti durante e dopo questa emergenza coronavirus è tutt’altro che semplice e le preoccupazioni sulle conseguenze coinvolgono molte famiglie.

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