Tour de France, anticipare al mattino presto gli orari delle tappe non sarebbe una novità assoluta: negli Anni Novanta si partiva spesso prima delle 9

È un Tour de France 2026 caldo, caldissimo. La cupola di calore che ha preso possesso dei cieli della Francia in queste settimane non sta concedendo tregua a corridori e organizzazione, che fin dai primi chilometri di questa edizione devono fare i conti con temperature in pratica stabilmente oltre i 30 gradi e in qualche occasione anche vicine al 40. Queste condizioni hanno indotto ASO a prendere delle contromisure, che sono sicuramente utili ma che lasciano comunque l’impressione di una situazione che rimane molto complessa, soprattutto per chi gareggia. Qualcuno, fra cui il dominatore di questo Tour e anche dei due precedenti, Tadej Pogačar, ha messo sul tavolo una proposta: anticipiamo l’orario di partenza delle tappe. 

Detto che non si può fare a Tour in corso, dato che l’organizzazione di un evento così grande prevede una programmazione netta, soprattutto in tema di chiusura delle strade e in generale di sicurezza, si potrebbe pensare di farlo per le prossime edizioni, anche perché la piega che hanno preso le temperature estive in Europa, e soprattutto nella sua parte occidentale, è lì da vedere.

In passato, le partenze “mattiniere” delle tappe erano quasi la normalità e lo spostamento in avanti, su base quotidiana, degli orari di corsa è avvenuto in pratica contestualmente al momento in cui si è deciso di accorciare le tappe. Andando indietro nel tempo, l’ultima tappa a partire prima delle 10 del mattino è stata la Draguignan-Briançon del Tour 2000, che era lunga 249,5 chilometri e che richiese al vincitore di allora, Santiago Botero, 7 ore e 56′ in sella, dopo essere partito alle 09:37.

La riduzione dei chilometraggi e il conseguente spostamento in avanti dell’orologio di gara furono decise per rendere più “umano” lo sforzo richiesto ai corridori, in particolare dopo quel che era emerso con lo scandalo-Festina, nel Tour 1998. Tappe più corte, complessivamente meno dure, e quindi meno tempo in sella. Per fare un esempio, nel Tour de France 1993, come riporta DirectVelo, fu molto frequente la partenza prima delle 10 del mattino. La Andorra-Saint-Lary Soulan, che prevedeva 230 chilometri di su e giù sui Pirenei, partì addirittura alle 08:34: quella fu l’ultima volta che una tappa del Tour iniziò prima delle 9.

Andando ancora più indietro, dal 1984 si ricorda una Nantes-Bordeaux iniziata alle 08:15. I chilometri in programma erano però 338 e i corridori si presentarono all’arrivo intorno alle 18, dopo quasi 10 ore in sella. Con le medie attuali una cosa del genere non sarebbe pensabile, ma una tappa di 200 chilometri, percorsa a 45 km/h e iniziata – per ipotesi – alle 08:30 si chiuderebbe alle 13. Farebbe ugualmente caldo, sì, ma i corridori potrebbero beneficiare delle temperature un po’ più fresche del mattino.

Da vedere, quindi, se per il futuro prossimo qualcosa si muoverà in questa direzione, anche se c’è un aspetto che potrebbe pesare molto in questa discussione, ovvero la copertura televisiva. È infatti evidente che le fasce orarie del mattino potrebbero essere molto meno “appetibili” per gli inserzionisti pubblicitari e anche per gli stessi sponsor impegnati nel ciclismo.

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