Tour de France 2026, il direttore della Visma|Lease a Bike torna sui controlli antidoping notturni: “Modalità che hanno danneggiato l’immagine della nostra squadra”

Il Tour de France 2026 è finito, ma quel che è successo ormai più di una settimana fa, nella notte precedente la tappa numero 15, rimarrà un episodio significativo, con conseguenze che possono andare ben oltre i contorni del Grande Giro francese. Quella notte, infatti, vennero condotti degli esami antidoping a sorpresa nei confronti di Jonas Vingegaard e di Tadej Pogačar, ovvero dei due corridori che in quel momento occupavano le prime due posizioni in classifica generale e che avevano vinto le ultime 6 edizioni del Tour. La voce è circolata molto rapidamente, scatenando, com’era inevitabile che fosse, una serie di polemiche e agitando molto l’atmosfera in gruppo e, più in generale, in tutto il mondo del ciclismo.

Fra le squadre coinvolte nella vicenda c’era quindi la Visma|Lease a Bike, che giusto qualche ora dopo ha perso lo stesso Vingegaard per un infortunio, a causa di una caduta. Tutto quel che è accaduto non è ancora andato giù al direttore generale della squadra neerlandese, Richard Plugge: “Noi sosteniamo ogni tipo di test e la lotta al doping nella sua interezza – le parole del dirigente raccolte da L’Équipe – Io stesso, come presidente dell’AIGCP (l’associazione che riunisce le squadre professionistiche – ndr), ho spinto perché venisse implementato un sistema all’avanguardia insieme all’ITA (Agenzia Internazionale Antidoping – ndr). È un bene che si facciano i test, ma le modalità con cui sono stati fatti al Tour de France hanno danneggiato l’immagine della nostra squadra e l’integrità del nostro sport, perché ha fatto tornare sulla ribalta quella parola che inizia con la ‘D’“.

Plugge aggiunge che quella notte “è stata compromessa l’integrità del ciclismo facendo ricorso a metodi e orari diversi, a seconda del corridore controllato. E credo che anche la gara sia stata influenzata da queste cose. Dobbiamo pensare a come evitare di pregiudicare l’immagine del ciclismo, mantenendo comunque alto il livello dei controlli che ormai da tempo caratterizzano il nostro sport- Devi fare i controlli di notte, prima di una tappa di montagna? Va bene, ma falli contemporaneamente a tutti i primi 10 della generale, perché altrimenti dai l’idea che stai prendendo di mira un corridore rispetto a un altro”.

Peraltro, i controlli avvenuti quella notte, con quelle modalità, sarebbero stati autorizzati da un giudice, secondo quanto emerso nelle ore successive, a fronte di “seri e specifici motivi di sospetto”: “Noi abbiamo chiesto spiegazioni all’ITA e siamo stati rassicurati sul fatto che intorno a Vingegaard non ci fosse alcun sospetto – le parole di Plugge – Abbiamo inteso che questi controlli non devono essere visti come un segnale specifico nei nostri confronti, né vanno interpretati come la prova di una violazione. Almeno, non per quello che riguarda la nostra squadra. Da un lato, questo non significa nulla. Dall’altro, però, è importante sottolineare che si è trattato solo di un controllo e non di un accertamento”.

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