Tour de France 2025, Richard Plugge attacca ASO: “Se fossi un organizzatore, mi vergognerei di avere incidenti nella mia gara”

Con l’avvio della seconda settimana il Tour de France 2025 entra nel vivo, ma tiene anche sempre più banco la discussione sulle cadute. Ma in sole dieci tappe di corsa abbiamo avuto già molto pane per i nostri denti: dall’uscita di scena di Filippo Ganna sin dal primo giorno allo lo strepitoso Ben Healy che rende onore ai sogni vestendo la gialla prima del giorno di riposo, passando per la vittoria di Milan che ha riportato l’Italia alla vittoria di tappa dopo sei anni e le battaglie tra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, soprattutto, con Mathieu van der Poel a fare da giudice e rompere gli schemi. Senza dimenticare  la sfortunata caduta di Jasper Philipsen che lo ha costretto al ritiro mentre era in maglia verde.

Sono state immagini delicate quelle che vedevano il belga finire bruscamente a terra dopo un contatto con lo sfortunato Bryan Coquard. In un contesto in cui la sicurezza dei ciclisti è costantemente al centro del dibattito, reso ancor più urgente e drammatico dalle traumatiche morti che hanno segnato le ultime due stagioni, anche in questi giorni, nell’evento più importante del mondo, alcuni degli addetti ai lavori hanno criticato ASO. Tra i più decisi c’è stato Mike Woods, che ha criticato pesantemente l’organizzatore transalpino per la sua scelta di inserire spesso le cadute e gli incidenti all’interno del suo racconto della corsa.

A sensibilizzare questo aspetto interviene anche Richard Plugge, direttore generale della Visma | Lease a Bike, che ha criticato a sua volta piuttosto duramente la società patron della Grande Boucle, nonché maggior organizzatore al mondo visti anche gli altri eventi di primissimo piano che organizza, per aver inserito riprese di cadute e ciclisti nei video promozionali utilizzati dalla corsa ciclistica più importante.

“Se fossi un organizzatore, mi vergognerei di avere incidenti nella mia gara – ha commentato a Velo – Lo nasconderei quasi. Penso che dovremmo vergognarci di mostrare tutto questo al mondo. Non va bene […] Secondo me, non si celebra il ciclismo mostrando gli incidenti. Si celebra il ciclismo mostrando i pezzi grossi sul Mur-de-Bretagne, ma non delle maxi-cadute”.

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