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Saluti a… Enrico Gasparotto, il cecchino dell’Amstel Gold Race

Enrico Gasparotto abbandona il ciclismo professionistico in un anno segnato dalle difficoltà nel trovare nuovi contratti. Professionista esemplare, spesso sacrificato al ruolo di gregario, lascia come uno degli atleti più rispettati in gruppo, esempio per i giovani. Mai sopra le righe con i toni, eppure capace di prendere decisioni importanti, il classe ’82 con passaporto svizzero lascerà alla storia soprattutto i suoi due sigilli alla Amstel Gold Race, l’ultimo dei quali con una delle dediche più commoventi nella storia di questo sport. Campione italiano nel 2005, in tante occasioni ha saputo anche mettersi da parte per permettere ai compagni di squadra di avere un valido supporto per il finale delle corse.

Inizialmente votato al calcio, il friulano ha anche sostenuto un provino al Milan prima di scegliere il ciclismo. A 20 anni inizia la sua avventura biennale con il Bici Team San Donà, mentre nel 2004 passa al Basso Piave. Il salto nei professionisti avviene nel 2005, quando la Liquigas mette gli occhi sul suo talento e gli dà fiducia, permettendogli di raccogliere i primi risultati di rilievo. Dopo tre stagioni con la formazione italiana passa alla Barloworld nel 2008 e alla Lampre nella stagione successiva, senza tuttavia riuscire ad avere acuti importanti. Dal 2010 al 2014 l’esperienza alla Astana in cui, pur con qualche episodio sfortunato, riesce a portare a frutto la sua classe e a ottenere vittorie anche importanti, imponendosi come uomo squadra.

Nel 2015 sceglie di fare un passo indietro, firmando con la Wanty – Groupe Gobert, in cui ha più possibilità di mettersi in mostra con risultati personali: la decisione porterà i suoi frutti nella seconda stagione, la più intensa anche a livello emotivo per la tragica scomparsa del compagno di squadra Antoine Demoitié durante la Gand-Wevelgem. I risultati con la formazione belga gli permettono di firmare di nuovo con un team WorldTour, trovando posto nel nascente progetto Bahrain – Merida, in cui corre spesso in appoggio a Vincenzo Nibali. Dal 2019 infine è uno dei veterani del progetto africano della Dimension Data, poi diventato NTT. Nel 2020 corre il suo primo mondiale in carriera, ma per la nazionale svizzera, di cui ha ottenuto il passaporto dopo anni di mancate convocazioni con l’Italia e una lunga permanenza nel paese. Con l’arrivo a Madrid che conclude la Vuelta a España 2020, finisce anche la sua lunga carriera.

Le Gioie

Le più grandi soddisfazioni per Enrico Gasparotto sono arrivate soprattutto alla Amstel Gold Race, la corsa che lo ha visto più volte protagonista e gli ha portato i due successi più importanti della carriera. Memorabile soprattutto quello del 2016, a cui il friulano si presentava dopo il gravissimo lutto che aveva colpito la sua squadra poche settimane prima, con la scomparsa in corsa del giovane Antoine Demoitié. Il grande affetto per l’amico, collega e compagno di team alla Wanty-Gobert ha dato la carica giusta per interpretare perfettamente la corsa neerlandese: rimasto coperto fino al Cauberg, il classe ’82 ha piazzato lo scatto secco a cui ha saputo resistere soltanto il danese Michael Valgren, mentre il plotone rimaneva a una manciata di secondi. Nella volata di Valkenburg niente storia: Gasparotto aveva un successo da prendersi e la dedica commossa sulla linea del traguardo è una delle immagini più significative della storia recente del ciclismo.

Sempre all’Amstel Gold Race, di pregevole fattura l’altro successo, arrivato quattro anni prima con la divisa della Astana. Una vittoria di grande spessore, anche perché ottenuta lottando testa a testa con i più grandi interpreti delle classiche del periodo: Oscar Freire, ripreso sul Cauberg dopo che aveva tentato un allungo solitario, Philippe Gilbert, autore di un’azione proprio sullo strappo che lo ha consacrato, e Peter Sagan, partito troppo lungo nella volata conquistata da Gasparotto, perfetto nella condizione e nelle mosse tattiche, davanti a Jelle Vanendert e proprio allo slovacco.

Gli altri acuti sono arrivati soprattutto nella prima parte di carriera, a partire dall’ottimo 2005, quando vestiva la maglia della Liquigas. Al primo anno con la squadra World Tour si presentò con un bellissimo successo nella seconda tappa della Volta a Catalunya, con partenza e arrivo a Cambrils, mostrando subito al plotone le sue qualità, di uomo veloce capace di resistere bene agli strappi. Soltanto un mese dopo fu capace di conquistare il titolo di campione nazionale italiano, battendo Filippo Pozzato a Montesilvano per indossare la maglia tricolore. Un biglietto da visita niente male nel mondo dei professionisti.

Sempre con la maglia della Liquigas altre due belle soddisfazioni in carriera: il sigillo al Memorial Cimurri dell’anno successivo e soprattutto la maglia rosa indossata al termine della prima tappa del Giro d’Italia 2007, quando la formazione italiana si impose nella cronosquadre d’apertura a Cepresa. Un po’ a sorpresa e non senza alcuni borbottii, Gasparotto fu il primo a tagliare il traguardo e di conseguenza provò la grande emozione di indossare il simbolo sognato da ogni ciclista italiano (e non solo).

Tante belle vittorie anche l’anno successivo alla Barloworld, squadra in cui stavano crescendo gli allora giovanissimi Geraint Thomas e Chris Froome. Nel 2008 il friulano fu in grado di conquistare una tappa alla Tre Giorni di La Panne, una alla Ster Elektrotoer (con tanto di classifica generale) e il Giro di Romagna. Come quantità di successi, il 2008 è la stagione migliore della sua carriera. Il passaggio in Astana gli ha portato un altro dei successi più importanti nel palmarès, la quinta tappa della Tirreno – Adriatico 2010 con arrivo a Colmurano.

Sempre con i kazaki, è arrivato terzo alla Liegi – Bastogne – Liegi 2012, suo miglior piazzamento in carriera in una classica monumento. Ma con l’eccezione dell’Amstel, in cui oltre ai due sigilli nel 2012 e nel 2016 è salito sul podio altre due volte (nel 2010 e nel 2018), è già iniziato il processo che lo ha portato a mettersi soprattutto a servizio dei compagni, diventando un gregario e un uomo squadra fondamentale. Una propensione che trova come ultima soddisfazione il mondiale di Imola 2020, corso per la nazionale della Svizzera dopo la decisione di cambiare nazionalità, in cui contribuisce alla medaglia di bronzo conquistata dal giovane compagno di squadra Marc Hirschi.

I Dolori

Non solo soddisfazioni e momenti felici ovviamente nella carriera di Gasparotto. Il più doloroso, senza ombra di dubbio, in quel terribile 27 marzo 2016, quando il compagno di squadra Antoine Demoitié, appena 25enne, morì a seguito di un incidente di corsa alla Gand-Wevelgem. Il giovane belga cadde nel corso della classica e venne accidentalmente investito da una delle moto al seguito del plotone: inutili i soccorsi tempestivi e il tentativo di rianimazione nell’ospedale di Lille. Il dolore immenso è stato tramutato dal friulano in forza per ottenere il successo all’Amstel Gold Race 2016, ma di sicuro il lutto per il giovane amico rimarrà impresso nella memoria dell’atleta, rimasto amico della moglie e della famiglia del ragazzo.

A livello personale, un po’ di amarezza può derivare dalla mancata convocazione con la maglia della nazionale italiana. Una serie di reiterate esclusioni, a volte dettate dalla sfortuna, che ha convinto Gasparotto ad avviare il lungo iter burocratico per ottenere la cittadinanza svizzera e correre con gli elvetici la prova iridata del 2020. Scelta non semplice, dettata dalla voglia di partecipare almeno una volta ai mondiali: nel 2012 gli fu impedito da una caduta alla Vuelta, nel 2016 da un percorso, in Qatar, poco adatto alle sue caratteristiche, in altre occasioni per semplice scelta tecnica. Ma forse, visti anche i risultati poi ottenuti dalla nostra nazionale in diverse prove dal 2009 in poi, uno spazio per Gasparotto si sarebbe potuto trovare.

Qualche piccolo rimpianto può derivare dal non essere riuscito a cogliere successi con la maglia della Lampre nel 2009, in uno dei momenti di maggiore forma della carriera, come dimostrato dai diversi piazzamenti colti in alcune classiche italiane, al Giro d’Italia e alla Vuelta a España. E in quella Liegi-Bastogne-Liegi 2012 conclusa al terzo posto, come sarebbero andate le cose se il compagno di squadra Maxim Iglinskiy non fosse riuscito a scappare via, costringendolo al semplice ruolo di stopper alle spalle dello stesso kazako e di Vincenzo Nibali? Non lo sapremo mai.. Ma in quell’occasione, come in tante altre, Gasparotto dimostrò di saper correre per le logiche di squadra prima ancora che per interessi personali. Il dubbio che quel terzo posto, con circostanze leggermente diverse, sarebbe potuto essere qualcosa di più probabilmente lo accompagnerà, e ci accompagnerà, rimanendo privo di una risposta. Senza nulla togliere, comunque, a tutti i grandi successi e le soddisfazioni raggiunte in una lunga carriera. Non vederlo più in gruppo sarà un po’ strano, per tutti.

Palmarès

  • 2005 (Liquigas-Bianchi)
2ª tappa Volta Ciclista a Catalunya (Cambrils > Cambrils)
Campionati italiani, Prova in linea
  • 2006 (Liquigas)
Memorial Cimurri
  • 2008 (Barloworld)
1ª tappa Tre Giorni di La Panne (Middelkerke > Zottegem)
3ª tappa Ster Elektrotoer (Verviers > La Gileppe)
Classifica generale Ster Elektrotoer
Giro di Romagna
  • 2010 (Astana)
5ª tappa Tirreno-Adriatico (Chieti > Colmurano)
  • 2012 (Astana)
Amstel Gold Race
  • 2016 (Wanty-Groupe Gobert)
Amstel Gold Race


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Un commento

  1. ricordo la crono a squadre del 2007.. se ne parlò a lungo del fatto che fosse passato lui per primo e non di luca…

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