Giro d’Italia 2026, la classifica big: Jonas Vingegaard dà una nuova lezione a tutti, podio confermato, Afonso Eulalio resiste a Davide Piganzoli
Il Giro d’Italia 2026 si è aperto con una tappa quasi totalmente pianeggiante che si è conclusa in volata. Una giornata inaugurale molto tranquilla a eccezione del finale, dove l’alta velocità ha causato una caduta all’interno dell’ultimo chilometro che ha lasciato solo una decina di corridori a giocarsi il successo. Nessuno dei favoriti per la Maglia Rosa è comunque rimasto coinvolto e tutti hanno poi raggiunto il traguardo di Burgas con calma, vista la neutralizzazione a causa dell’incidente, che vede così tutti i big presentarsi al via della seconda frazione con lo stesso tempo.
Nella seconda tappa, Egan Bernal e Thymen Arensman (Netcompany Ineos) guadagnano rispettivamente 6″ e 4″ di abbuono al Red Bull KM e Giulio Ciccone (Lidl-Trek) 4″ all’arrivo con il terzo posto, ma una caduta a 23 chilometri dal traguardo vede uscire di scena alcuni dei potenziali protagonisti della generale. Derek Gee-West (Lidl-Trek) e Aleksandr Vlasov (Red Bull-Bora-hansgrohe) hanno infatti perso 1’01”, mentre Santiago Buitrago (Bahrain Victorious) si è ritirato. Stesso destino, nella terza tappa, per un altro dei protagonisti attesi, Adam Yates (UAE Team Emirates XRG), che il giorno precedente aveva perso più di 13 minuti.
La quarta tappa, la prima in Italia, regala qualche piccolo movimento in classifica. Grazie agli abbuoni guadagnati tra Red Bull KM e traguardo, Ciccone balza al comando della generale. Bene anche Giulio Pellizzari (Red Bull-Bora-hansgrohe), che guadagna 4 secondi su Jonas Vingegaard (Visma | Lease a Bike) proprio al Red Bull KM, mentre giornata complicata per Bernal, che si stacca in salita, ma riesce a rientrare dopo un inseguimento di alcuni chilometri. Lo stesso non riesce a Johannes Kulset (Uno-X Mobility), vittima di un problema meccanico in salita e attardato di 2’55” all’arrivo così come Vlasov e Harold Martín López (XDS Astana).
La Maglia Rosa cambia nuovamente padrone nella quinta frazione, quando finisce sulle spalle di Afonso Eulálio (Bahrain Victorious), secondo sul traguardo di Potenza al termine di una fuga da lontano. Il gruppo comprendente tutti i big chiude infatti con un ritardo di 7’13”, anticipato di quattro minuti da Kulset, che recupera così il tempo perso nella giornata precedente e, anzi, guadagna un minuto su tutti gli altri. Unici a perdere terreno sono Einer Rubio (Movistar), che faceva anche parte della fuga di giornata, Filippo Zana (Soudal Quick-Step) e Alessandro Pinarello (NSN Cycling Team), giunto all’arrivo con un distacco di 17’06”.
Nella sesta tappa i leader della generale arrivano tutti con lo stesso tempo, vista la neutralizzazione come da regolamento per la caduta nell’ultimo chilometro dell’arrivo di Napoli. L’unico a guadagnare qualcosa in classifica in questa frazione è Lennert Van Eetvelt (Lotto Intermarché), che si prende 2″ di abbuono transitando terzo al al Red Bull KM. Eulálio mantiene quindi la Maglia Rosa e lo stesso fa il giorno seguente nonostante un ritardo di 2’55” al termine del primo arrivo in salita di questo Giro, sul Blockhaus, dove Vingegaard non delude le attese e si impone in solitaria staccando tutti quanti. Unico a contenere i danni dal danese è Felix Gall (Decathlon CMA CGM), che chiude con soli 13″ di ritardo, mentre è di poco sopra il minuto il distacco di Jai Hindley (Red Bull-Bora-hansgrohe), Pellizzari e Ben O’Connor (Team Jayco AlUla). Si gestiscono abbastanza bene e perdono tra 1’29” e 1’44” Mathys Rondel (Tudor Pro Cycling Team), Ciccone, Gee-West, Michael Storer (Tudor Pro Cycling Team) e Arensman, mentre perdono parecchio terreno Bernal, giunto a 2’57”, ed Enric Mas (Movistar), crollato a 5’47”.
Situazione sostanzialmente invariata nella tappa dei muri marchigiani, che vede i big restare in controllo fino allo strappo finale, dove un lungo sprint di Jai Hindley consente all’australiano, e a Jonas Vingegaard, unico a seguirlo, di prendere due secondi su tutti gli altri. In Maglia Rosa resta dunque ampiamente Afonso Eulálio, con distacchi invariati su tutti gli altri. Esce dalle zone alte della classifica invece Giulio Ciccone, che dopo aver provato più volte la fuga nelle fasi iniziali di tappa, punta a riprovarci con più libertà nei giorni seguenti. L’abruzzese va infatti all’attacco nella nona frazione, ma a vincere è nuovamente Vingegaard, che stacca di 12″ Gall nell’arrivo in salita di Corno alle Scale. Eulálio si difende nuovamente molto bene e perde solo 41″, arrivando così al secondo giorno di riposo con il simbolo del primato sulle spalle, mentre è da segnalare la giornata negativa di Giulio Pellizzari, che Enric Mas escluso (giunto a più di 5′), è colui che tra i big ha perso più terreno, chiudendo a 1’28” dal danese. Per gli altri uomini di classifica, 34″ il ritardo di Arensman, 46″ quello di Gee-West e Rondel, 50″ di Hindley e Storer e 1’12” per Bernal e O’Connor.
Dopo il secondo giorno di riposo, la cronometro di 42 chilometri tra Viareggio e Massa vede Eulálio riuscire a mantenere la Maglia Rosa per 27″ su un Vingegaard non brillantissimo, che perde 1’06” da Arensman, 44″ da Gee-West e anche 18″ da un sorprendente O’Connor. Il danese guadagna invece solo 5″ su Storer, 18″ su Pellizzari e 31″ su Hindley, che nel complesso riescono a contenere i danni, mentre paga un passivo pesante Gall, che perde 1’22” da Vingegaard e, con l’eccezione di Rondel, è risultato il peggiore tra i big. Non cambia invece praticamente nulla nell’undicesima frazione, dove i big restano tranquilli e sono i fuggitivi a giocarsi la vittoria. Unica modifica nelle prime posizioni è l’ingresso in top-10 dell’attaccante Chris Harper (Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team), proprio al decimo posto.
Un leggero cambiamento avviene nella tappa numero dodici, che vede la Maglia Rosa Eulálio sprintare al Red Bull KM e prendersi così 6″ di abbuono che gli permettono di aumentare di poco il proprio vantaggio su tutti gli altri big. Alle sue spalle si muove anche O’Connor, che transita per secondo e guadagna 4″, e Markel Beloki (EF Education-EasyPost), che prende 2″ passando per terzo e si avvicina quindi leggermente alla top-10. Nulla, invece, cambia il giorno seguente, nella quale sono i fuggitivi a giocarsi il successo di tappa e i big concludono tutti assieme in gruppo, regalandosi così una giornata di riposo prima della prima frazione alpina.
La Aosta – Pila, tappa da cinque GPM e 4400 metri di dislivello, cambia tutto: Vingegaard conquista il terzo successo di tappa e va a vestire per la prima volta in carriera la Maglia Rosa, staccando Gall di 49″, Hindley di 58″ e gli azzurri Piganzoli e Pellizzari di 1’03”, entrambi in grado di recuperare tre posizioni nella generale, con il primo che entra nella top-10. A 1’23” chiude Arensman, a 1’35” Storer, mentre è di poco superiore ai 2′ il distacco di Bernal e di quasi 2’30” quello di Gee-West e Rondel. L’ormai ex leader Eulálio non crolla e chiude a 2’49”, riuscendo così a restare sul podio virtuale, in seconda posizione, mentre è O’Connor il big che paga il passivo peggiore in questa giornata, giungendo al traguardo a quasi tre minuti da Vingegaard.
La tappa con arrivo a Milano doveva essere per velocisti, ma per velocisti non è stata, visto che un quartetto di attaccanti è riuscito a precedere il gruppo sull’arrivo di corso Venezia. Il finale della frazione è stato peraltro neutralizzato a seguito di una decisione della Giuria e quindi la classifica generale in pratica non è cambiata per nulla, riguardo alle posizioni più importanti, rispetto a quella che valeva alla partenza da Voghera. Da segnalare solo il minuto abbondante lasciato per strada da Enric Mas, arrivato già staccato dal gruppo principale, insieme ad altri corridori, al momento in cui scattava la neutralizzazione.
La sedicesima tappa del Giro d’Italia 2026 mette la parola fine alle ambizioni di classifica di Giulio Pellizzari, che incappa in una giornata di crisi e perde più di 18 minuti, scivolando fuori dalla top-10. Jonas Vingegaard, con la quarta vittoria, allunga in classifica mentre si sta delineando una interessante lotta per il podio con Felix Gall, Jai Hindley e Thymen Arensman racchiusi in poco meno di un minuto. La classifica non subisce particolari cambiamenti il giorno seguente, che vede i big giungere tutti assieme al traguardo di Andalo e i fuggitivi giocarsi il successo di tappa. Tra questi si segnala Damiano Caruso (Bahrain Victorious), che chiude terzo ed entra tra i primi dieci della generale, in nona posizione.
L’arrivo a Pieve di Soligo poteva premettere qualche distacco, anche se ridotto, fra gli uomini di classifica, ma, al netto di qualche accelerazione nel finale, non si sono verificati avvenimenti particolari. Resta quindi tutto inalterato nelle prime posizioni, contando comunque che qualche corridore da “seconda pagina”, come Chris Harper, Enric Mas ed Einer Rubio, ha incassato ritardi abbastanza significativi. Anche Giulio Pellizzari, ormai fuori classifica, è giunto al traguardo staccato rispetto agli uomini ancora in lotta per le posizioni principali della generale.
La penultima tappa di montagna porta qualche cambiamento importante. Se Jonas Vingegaard rimane saldamente al comando dopo aver tranquillamente seguito le azioni di un Felix Gall che consolida la sua seconda posizione, dietro di loro è Jai Hindley a salire sul podio, scalzando un Thymen Arensman che va in difficoltà sulla salita finale. Qui cede anche Afonso Eulálio, che dopo aver stretto i denti sulle ascese precedenti, stavolta perde il passo e la quinta posizione a vantaggio di Derek Gee-West, secondo di giornata al termine della fuga dalla distanza. Si avvicina così alla Maglia Bianca Davide Piganzoli, mentre nei dieci rientra anche Egan Bernal, dopo il cedimento di Ben O’Connor.
L’ultima tappa di montagna sostanzialmente conferma lo status quo generale. Jonas Vingegaard si conferma inequivocabilmente il più forte, distanziando tutti con un attacco in salita di più di dieci chilometri, mentre alle sue spalle Felix Gall controlla bene la situazione per prendersi la seconda posizione. Thymen Arensman conferma le difficoltà del giorno precedente, ma grazie alla crescita di Egan Bernal salva almeno la quarta posizione dall’assalto di Derek Gee-West, con Jai Hindley a chiudere il podio finale. Bella resistenza invece i Afonso Eulálio, che resta sesto davanti a Michael Storer e soprattutto Davide Piganzoli, meno brillante dei giorni precedenti, ma comunque determinato e autore di una salita offensiva per provare l’assalto alla Maglia Bianca, malgrado un inizio difficile. Il compagno di Jonas Vingegaard chiude dunque ottavo, miglior italiano davanti all’inossidabile Damiano Caruso, nono, davanti a Bernal, con il quale si era giocato il Giro 2021.
Classifica Big Giro d’Italia 2026
| 1 | Jonas Vingegaard | 80:17:01 |
| 2 | Felix Gall | +5:22 |
| 3 | Jai Hindley | +6:25 |
| 4 | Thymen Arensman | +7:02 |
| 5 | Derek Gee-West | +7:56 |
| 6 | Afonso Eulálio | +9:39 |
| 7 | Michael Storer | +10:13 |
| 8 | Davide Piganzoli | +10:52 |
| 9 | Damiano Caruso | +11:24 |
| 10 | Egan Bernal | +12:54 |
| 11 | Mathys Rondel | +15:12 |
| 12 | Jan Hirt | +22:06 |
| 13 | Sepp Kuss | +22:12 |
| 14 | David De La Cruz | +23:14 |
| 16 | Ben O’Connor | +24:12 |
| 17 | Chris Harper | +30:43 |
| 18 | Johannes Kulset | +34:26 |
| 20 | Giulio Ciccone | +56:40 |
| 21 | Giulio Pellizzari | +56:53 |
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