Giro d’Italia 2026, il direttore Stefano Allocchio: “A Milano abbiamo accettato la richiesta dei corridori, ma a Roma non succederà”
Stefano Allocchio mette le cose in chiaro in vista della frazione finale del Giro d’Italia 2026. Dopo quanto accaduto domenica scorsa a Milano, quando gli uomini di classifica hanno chiesto e ottenuto la neutralizzazione dell’ultimo giro del circuito finale perché considerato troppo pericoloso, il direttore di gara del GT italiano avverte che lo stesso non avverrà a Roma, in occasione dell’ultima tappa della Corsa Rosa. Nella Capitale si dovranno affrontare otto giri di un anello da 9,5 chilometri, lo stesso già visto lo scorso anno, che non presenterà grosse difficoltà se non alcune curve un po’ impegnative e un paio di brevi passaggi sui sanpietrini.
“Quello che è successo a Milano non dovrebbe mai più ripetersi – ha dichiarato Allocchio a Cyclingnews – Il circuito di Milano era sicuro. Capisco che i corridori abbiano delle preoccupazioni riguardo alla sicurezza, ma cosa dovremmo fare? Rinunciare per sempre agli arrivi in volata?“.
“Il circuito di Roma è esattamente lo stesso dell’anno scorso, quindi i corridori e le squadre lo conoscono e ci hanno già corso – ha proseguito il direttore di gara – A Milano abbiamo accettato la richiesta dei corridori, e loro ci hanno ringraziato, ma non succederà più“.
Sulla questione ha detto la sua anche Brent Copeland, team manager della Jayco AlUla e presidente dell’AIGCP, l’associazione delle squadre professionistiche: “RCS aveva fatto un ottimo lavoro nell’organizzare tutto per il ritorno del Giro nel centro di Milano. C’erano molti ospiti speciali e partner, tutti invitati alla gara di domenica. Tutti stavano guardando, ma poi l’ultimo giro è stato neutralizzato e l’atmosfera è crollata”.
“La gente mi chiedeva cosa stesse succedendo – ha aggiunto Copeland – Ho cercato di spiegare, ma molti pensavano che fosse come la Safety Car in Formula 1, anche se la gara continuava. C’erano persone che avrebbero potuto essere interessate a investire in questo sport, e all’improvviso si sono ritrovate disorientate su ciò che stava accadendo. In definitiva, domenica scorsa a Milano è stato il ciclismo a farne le spese“.
Il manager sudafricano ha ricordato un episodio simile accaduto sempre a Milano al Giro 2009: “Sono passati 17 anni e si è verificata una situazione simile, quindi non abbiamo imparato la lezione. Le discussioni sulla sicurezza in determinate tappe devono avvenire prima della gara, e dobbiamo comunicare meglio […] Incoraggio vivamente i corridori di classifica a riunirsi prima della gara e di alcune tappe per concordare di stare alla larga dai guai, ma di lasciare che la gara prosegua e che i velocisti facciano la loro corsa. In questo modo salviamo l’immagine del ciclismo, gli organizzatori non hanno il problema di dover neutralizzare la gara e tutti sono al sicuro”.
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