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Giro d’Italia 2018, Vegni: “Vogliamo certificazione UCI che consenta al corridore di essere alla partenza”

Mauro Vegni vuole chiarezza da parte dell’UCI sul Caso Froome. In particolare, il direttore del Giro d’Italia vorrebbe che da Aigle arrivasse una presa di posizione precisa riguardo la partecipazione di Chris Froome alle corse. Se da un lato infatti il regolamento stabilisce che in caso di positività al salbutamolo non ci sia sospensione, quindi si possa correre senza imposizioni dall’istituzione centrale, più volte il nuovo presidente David Lappartient si è espresso pubblicamente in maniera contraria a questo stesso regolamento, ritenendo che il Keniano Bianco sarebbe dovuto essere sospeso dalla Sky.

Il britannico sarebbe dovuto essere la grande star della prossima edizione della Corsa Rosa, ciliegina sulla torta di un parterre comunque già abbastanza ricco vista la presenza del campione uscente Tom Dumoulin e di altri uomini di primo piano, capaci comunque di far dimenticare i no di Nairo Quintana e Vincenzo Nibali, concentrati sul Tour de France. La vicenda in cui è stato invece coinvolto il vincitore dell’ultima Vuelta a España rende la sua partecipazione al momento quasi una spina nel fianco, soprattutto pensando a quanto successo nel 2011 con Alberto Contador, che vinse la corsa per poi vedersela revocata a favore di Michele Scarponi in seguito al noto caso di clenbuterolo (che gli costò anche il Tour de France 2010).

Sul caso Froome noi aspettiamo i prossimi passi dell’UCI, soprattutto sull’istanza presentata dal Team Sky – spiega dunque Vegni all’Ansa, a margine della conferenza di presentazione delle Strade Bianche avvenuta ieri – Noi come organizzatori del Giro d’Italia non vogliamometterci becco, ma vogliamo una certificazione dall’UCI che consenta al corridore di essere alla partenza del prossimo Giro d’Italia. Ci dovranno dire se il ciclista risulta sospeso, oppure può gareggiare regolarmente. Certamente non accettiamo un Contador-bis, né un processo a posteriori“.

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