Cofidis, Damien Touzé ha rischiato molto più che la carriera: “Operato d’urgenza in piena notte, ho pensato al peggio…”
Gravemente ferito durante il Tour dell’Oman, Damien Touzé non sa se potrà riprendere la sua carriera. Intervista shock quella del francese, che al podcast On connaît nos Classiques della RTBF ha rivelato i dettagli del terribile incidente sofferto nella corsa araba, ma soprattutto di quanto successo in seguito, quando in ospedale non si sono pienamente resi conto della gravità della situazione, portandolo ad un intervento d’urgenza, in piena notte, per salvargli la vita. Finito contro un guard rail a oltre 60 k/h, il portacolori della Cofidis ha subito ferite gravi e vistose sin da subito, ma il peggio doveva ancora venire.
La diagnosi iniziale è grave: lacerazione della milza, politrauma alla gamba con frattura della tibia, rottura dei legamenti collaterali, mediale e laterali, oltre che del crociato anteriore. Ma ancor più grave è quanto emerso in seguito, ovvero una perforazione dell’intestino. “Fin da subito mi son detto che forse non ce l’avrei fatta perché il pronostico vitale era compromesso – spiega – Poi non si sono accorti subito di questa perforazione e stavo andando in peritonite ed era piuttosto grave. Mi hanno operato alle due di notte perché le mie condizioni stavano davvero peggiorando. Ho pensato al peggio…”
Una situazione difficile fisicamente e mentalmente: “Penso che rientrare nel 2026 sarà molto difficile perché la diagnosi dei medici al momento prevede 7/8 mesi, per una persona diciamo normale. E per il resto della mia carriera, visto che sono in fine di contratto… Diciamo che un corridore come me, che si è rotto un po’ tutto, non attira… Quindi vedremo, è una domanda che dovrò farmi, magari dipenderà anche dalle porte che potranno forse aprirsi in questo periodo”.
Tutto per un incidente nato in modo piuttosto banale, ma che da subito ha fatto impressione per le conseguenze, come racconta dal suo letto di ospedale di Menen, in Belgio, dove è stato riportato dopo dieci giorni nella struttura locale di Mascat, subendo poi un nuovo intervento per risolvere la situazione. “Nel momento in cui volevo bere, la mia ruota anteriore è scivolata su un segnalatore luminoso (i cosiddetti occhi di gatto, ndr), sulla linea bianca – aveva spiegato in proposito a Ouest-France – La mia mano ha perso la presa sul manubrio, ho perso l’equilibrio e sono stato sbalzato contro il guard rail. E stavo andando a 60 km/h“. “Sul momento sono riuscito a rialzarmi – ha proseguito il 29enne – Ma la cosa più impressionante era la mia gamba, perché avevo il piede accanto alla coscia… Mi sono detto che non era normale. E poi ho sentito subito un dolore molto intenso allo stomaco, non mi sono reso conto subito della gravità della situazione”.
Come si è arrivati a un incidente così grave con una dinamica tutto sommato comune? Il francese punta il dito contro il grande nervosismo crescente che regna in gruppo per vari motivi, dalla caccia ai punti UCI alla ricerca dei contratti, ma soprattutto vede nelle bici attuali dei mezzi non proprio adatti ai corridori quando si parla di sicurezza. “Ho notato che andiamo sempre più veloce e la causa sono queste bici sempre meno maneggevoli – aggiunge – Una volta che c’è da scartare o bisogna fare un cambio di traiettoria improvviso, le bici non sono più in grado di farlo. Sono così aero, con i manubri integrati, che non lo permettono. Ormai, le bici è come se andassero su delle rotaie e non riusciamo più a evitare niente che sia in strada”.
Il materiale è dunque chiave di quanto gli è successo. “Ho l’impressione che le bici non siano più adatte a noi. Perché oggi su strada possiamo andare a 60 km/h facilmente, per così dire, in pianura. Magari se avessi avuto la stessa caduta a 40 km/h le ferite sarebbero molto meno gravi. Ma ora le bici sono così rigide […] quindi il benché minimo urto che prendi sulla ruota è amplificato cento volte su di noi. Ormai non possiamo toccare più niente in bici”.
Touzé sottolinea peraltro come “da diversi anni si registra un aumento delle cadute in queste gare, che normalmente sono le più sicure” perché “la tensione è davvero al massimo” tanto che “si può notare che dall’inizio dell’anno si è verificata almeno una caduta grave in ogni gara”.
| Crea la tua Fantasquadra per il Tour de France 2026: montepremi minimo di 8.500€! |
| Ascolta SpazioTalk! |
Ci trovi anche sulle migliori piattaforme di streaming ![]() ![]() |











