Coronavirus, Elia Viviani guarda al futuro: “Spero che spostino le Olimpiadi. Auguro il meglio a tutti gli italiani, ne usciremo più forti”

Il punto di vista di Elia Viviani. Il campione europeo su strada, oltre che olimpico dell’omnium, in carica ha espresso i suoi pensieri e le sue speranze in merito all’emergenza Coronavirus e alle conseguenze che questa sta avendo sul ciclismo, oltre che sull’intero mondo. Con un occhio a quello che può diventare il calendario stagionale, il veronese si è soffermato sulla sua nuova squadra – la Cofidis –  e su alcuni dei colleghi più in vista di tutto il gruppo. Uno degli argomenti più caldi è senz’altro quello dei Giochi olimpici di Tokyo 2020, che di ora in ora sembrano sempre più vicini a un rinvio.

“Vedremo l’evolversi delle decisioni del CIO e del resto del mondo. Io spero che vengano spostate, anche di qualche mese o al prossimo anno – ha detto Viviani nel corso di una diretta Instagram organizzata dalla Gazzetta dello Sport – Credo che prima del mese di giugno la situazione non migliorerà granché e si arriverebbe così troppo vicini a un appuntamento focale, che merita una preparazione specifica. E, quando ripartiremo, sarà difficile allenarsi: ci sarebbero troppi appuntamenti”.

Come si allena Viviani in questo momento: “Dopo la settimana di riposo, sto pianificando settimana per settimana, sperando che la situazione migliori. Continuo con tre giorni di lavoro e uno di riposo. Un giorno faccio rulli simulando dei percorsi, di tre ore massimo, e sessioni sui rulli di lavoro specifico. Per quel che riguarda la potenza, non è facile simulare le volate; a quel punto diventa fondamentale la palestra”.

Per il velocista veneto il 2020 è stato un anno caratterizzato da un cambio di maglia: “C’è tanto da lavorare. Con me ci sono Fabio Sabatini e Simone Consonni, ma quello che voglio riuscire a fare è portare l’esperienza Deceuninck-QuickStep in Cofidis. Al Tour Down Under 2020 abbiamo fatto bene, nonostante la caduta. Abbiamo avuto i segnali che Consonni è un ottimo ultimo uomo, che può fare la differenza come Michael Mørkøv e abbiamo scoperto corridori che sono fortissimi nel lavoro di preparazione della volata, come Kenneth Vanbilsen, Julien Vermote o Piet Allegaert. Mio fratello Attilio? Lui va bene, e poi quest’anno una corsa l’ha già vinta, mentre e io no. Ha cominciato nel modo giusto, è tornato dalla quarantena di Abu Dhabi e ora è a casa, ad allenarsi”.

Che ne pensa Viviani della situazione Coronavirus in Italia? “Penso che ne usciremo, sicuramente più forti – le parole del 31enne – Voglio augurare il meglio a tutti gli italiani. Ripartiremo da un punto basso, ma torneremo a quello che eravamo e magari anche meglio. Il mio sogno? Svegliarmi domattina con il via alla Tirreno-Adriatico. Poi, la Milano-Sanremo e il Giro d’Italia il prima possibile”.

Il veronese spende belle parole per Filippo Ganna: “Nell’inseguimento in pista non riusciresti a stargli dietro con lo scooter. Io a Rio de Janeiro 2016 ho fatto 15 secondi peggio rispetto a quel che ha fatto poi lui. Su strada non balza ancora all’occhio, però ha già fatto vedere tanto. Il terzo posto alla crono iridata dell’anno scorso è qualcosa di grande. Va anche forte in salita quando ha il peso giusto e la condizione super, come si è visto alla Vuelta a San Juan. Speriamo trascini il quartetto all’oro olimpico”.

E gli avversari nelle volate? “Peter Sagan è un grande amico ed è un fuoriclasse che non ha limiti. Il ciclismo è cambiato negli ultimi dieci anni, vincere adesso è sempre più complicato. I velocisti moderni al momento non sono velocisti puri, a parte Dylan Groenewegen. Quelli come Pascal Ackermann sono completi, superano le salite. La particolarità di Sagan è che va forte in salita, in questi anni vincerà ancora tanto, o poco, ma di importante. Però, l’avversario più forte, quando è in forma, è Fernando Gaviria. Gli uomini di classifica? Egan Bernal, un ’97, che vince il Tour de France, ha già fatto tanto. Tadej Pogačar mi piace molto e poi c’è Remco Evenepoel… Sono stato suo compagno e anche io ci andavo con i piedi di piombo, ma ha già dimostrato qualcosa. Chi diventerà lo vedremo nei prossimi anni, ma arriverà in alto e  lascerà il segno nel ciclismo. Tutti questi ragazzi hanno talento ma sono già dei grandi professionisti e questo rende a loro merito”.

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