Caso Rumsas, l’ombra del doping sulla morte di Linus: trovate sostanze proibite a casa del padre e di alcuni dirigenti della squadra

Sviluppi che non avremmo mai voluto pensare nel caso di Linus Rumsas. Deceduto lo scorso 2 maggio in circostanze misteriose, apparentemente in seugito ad un malore rimasto sinora inspiegato, il figlio dell’ex corridore Raimondas Rumsas aveva appena 21 anni, motivo per il quale la procura ha deciso di indagare. L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Salvatore Giannino ha portato ad alcune perquisizioni all’alba di lunedì 4 settembre, grazie alle quali sono state sequestrate grandi quantità di sostanze proibite, o utilizzabili esclusivamente dietro prescrizione medica (apparentemente inesistente in questo caso). In seguito a queste perquisizioni, la procura ha iscritto cinque persone nel registro degli indagati.

L’ipotesi di reato è “procacciamento e somministrazione di sostanze dopanti“, con il doping che purtroppo nuovamente si presenta in maniera dirompente nell’ambiente. Tra gli iscritti Raimondas Rumsas padre e alcuni dirigenti della Altopack Eppela, la formazione per cui correva il giovane Linus. Le perquisizioni hanno coinvolto anche l’altro figlio Raimondas Rumsas jr, che invece non risulta indagato, così come il direttore sportivo Andrea Del Nista, considerato comunque “persona informata sui fatti”, secondo quanto riporta la stampa locale, in seguito alla perquisizione.

A questo punto cruciale sarà l’esito degli esami tossicologici sui campioni prelevati dalla salma di Linas Rumsas. Se ci dovessero essere tracce di sostanze dopanti, o di un utilizzo pregresso, ci potrebbero essere anche margini per accuse di altro tipo, con il reato che non potrebbe non riguardare più solamente l’ambito sportivo.

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