Sicurezza, l’UCI fa il punto sulle novità già introdotte e annuncia test sui rapporti per il Tour of Guangxi

L’UCI fa il punto sulle novità (presenti e future) in materia di sicurezza per le corse su strada. In vista del Tour de France, l’UCI conferma che la famosa regola dei tre chilometri verrà estesa per alcune tappe della Grande Boucle. Una misura che tiene conto “del numero crescente di dispositivi di moderazione del traffico (ad esempio dossi, prolungamenti dei marciapiedi, restringimenti della carreggiata) – fonti di pericolo per il gruppo – in un raggio sempre più ampio intorno ai luoghi di arrivo delle gare nei centri urbani”. Una decisione volta dunque a ridurre “la pressione sui corridori durante la fase della gara che precede lo sprint finale”. Nello specifico sono sette le tappe coinvolte, sei delle quali (1,3,4,9,17,21l) avranno estensione fino a cinque chilometri, mentre la 15ª sarà estesa a 4 chilometri.
L’UCI dettaglia inoltre anche la situazione dei cartellini gialli, novità introdotta ufficialmente all’inizio della stagione dopo un anno di testa. Finora, la sanzione è stata applicata 159 volte (in 173 giorni di gara per gli uomini e 62 per le donne) e meno del 50% delle volte il cartellino giallo è stato inflitto ai corridori (42%). Il personale delle squadre (in particolare i meccanici e i direttori sportivi) rappresenta il 37% dei cartellini gialli distribuiti, i rappresentanti dei media/televisivi il 15% e le altre moto il 6%. A giugno, per la prima volta, un corridore (Oscar Riesebeek, al Giro del Belgio) ha ricevuto due cartellini gialli durante la stessa gara, il che gli è valso l’esclusione dalla stessa e una sospensione di sette giorni. I tre tipi di comportamento che hanno dato luogo al maggior numero di cartellini gialli sono “guida pericolosa in gara, comportamento pericoloso del personale delle squadre nelle zone di rifornimento e volate scorrette”.
“L’UCI desidera inoltre fare il punto sugli incidenti di gara analizzati dal Comitato di gestione dei casi di SafeR e registrati nella banca dati degli incidenti di gara dell’UCI dall’inizio dell’anno – prosegue nel suo comunicato – Negli ultimi sei mesi, il Comitato ha identificato e analizzato 297 incidenti verificatisi durante le gare dell’UCI WorldTour, dell’UCI Women’s WorldTour e dell’UCI ProSeries (maschile e femminile). Tra questi, sono state identificate 203 cause. La causa più frequente, o il principale fattore contributivo, è l’errore dei corridori (29%). I punti di interesse, dove le squadre e i corridori si posizionano per essere in testa (come il pavé, gli sprint e le salite), sono all’origine del 12% degli incidenti, così come le strade bagnate o scivolose. Gli altri incidenti sono dovuti alle discese, alle infrastrutture stradali, agli sprint, alla configurazione e alle condizioni delle strade, alle zone di rifornimento e agli errori degli altri corridori”.
Confermata inoltre l’intenzione di effettuare un test alla fine della stagione per limitare i rapporti massimi. “Questa misura mira a limitare le velocità estreme dei corridori, che costituiscono un fattore di rischio per la loro sicurezza”, precisa il massimo organismo del ciclismo che annuncia che il test sarà condotto nel corso del Tour of Guangxi, in Cina (14-19 ottobre), nel corso delle cui tappe il rapporto massimo sarà il 54×11 (10,46 metri per ogni pedalata). A seguire, verrà proposto “un sondaggio tra i corridori che consentirà di studiare questa misura in dettaglio prima di procedere a nuovi test nel 2026”.
Con il grande caldo ormai già arrivato, arrivano anche misure che riguardano le zone di rifornimento, voleta a “consentire una certa flessibilità”, con “in particolare l’autorizzazione al rifornimento nelle salite repertoriate”. L’UCI ha inoltre “introdotto un Protocollo di ripresa per il ciclismo su strada dopo un’interruzione dovuta a condizioni meteorologiche estreme o a motivi di sicurezza“. Vengono così proposte le linee guida in caso di interruzione o neutralizzazione di una gara, “tra cui una durata massima dell’interruzione (15 minuti), la fornitura di cibo e indumenti ai corridori, la decisione di riprendere la gara, il calcolo dei distacchi, le ripartenze di gruppo, nonché la comunicazione e il coordinamento”.
Come anticipato nei giorni scorsi, è stato inoltre istituito un protocollo “Way Out/Way In” nelle gare su strada, “al fine di migliorare il controllo dei flussi di veicoli e la sicurezza dei corridori e del personale di gara”, che fornisce le “linee guida per la gestione di percorsi alternativi che consentono ai veicoli di lasciare il percorso di gara e di raggiungere la testa della corsa in modo controllato”. L’obiettivo chiaramente è quello di evitare sorpassi pericolosi del gruppo, “riducendo il rischio di incidenti causati dall’interazione tra moto, veicoli di assistenza e corridori”.
A seguito di quanto fatto al Giro di Svizzera, che ha introdotto un monitoraggio in tempo reale dei corridori tramite GPS, l’UCI vorrebbe a sua volta introdurre questa misura ai Mondiali di Kigali 2025, cercando così di ovviare alla mancanza di radioline, che era stato un argomento molto dibattitto in seguito alla morte di Muriel Furrer ai Mondiali di Zurigo dello scorso anno.” Per le prossime stagioni, l’UCI collaborerà con le parti interessate all’implementazione su più ampia scala del monitoraggio dei corridori, al fine di garantire che gli organizzatori, i servizi medici e i commissari UCI dispongano di dati rilevanti in tempo reale durante tutta la gara”, spiegano al riguardo da Aigle
“La sicurezza dei corridori rimane una priorità importante per l’UCI e tutti gli attori del ciclismo – commenta il presidente David Lappartient – Durante la prima metà della stagione su strada, abbiamo implementato le misure raccomandate da SafeR che sono state testate lo scorso anno. Allo stesso tempo, le analisi settimanali degli incidenti di gara effettuate dal Comitato di gestione dei casi di SafeR consentono di identificare le situazioni pericolose e delicate e le loro cause, permettendoci di studiare e testare potenziali soluzioni. Ciò è possibile grazie agli sforzi congiunti dei corridori, delle squadre e degli organizzatori, che lavorano tutti con un obiettivo comune: rendere le gare su strada più sicure per tutti, sia sul percorso che a bordo strada”.
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