Saluti a…Jean-Christophe Péraud, un ingegnere sul podio a Parigi

La carriera di Jean-Christophe Péraud potrebbe benissimo essere racconta in un film. È infatti difficile pensare che un ragazzo che ha praticato ciclismo quasi per svago fino ai 33 anni possa, una volta passato professionista, conquistare il podio al Tour de France e permettere ai francesi di tornare tra i primi tre nella corsa di casa più importante in assoluto dopo 17 anni. E invece l’ormai ex corridore dell’Ag2r La Mondiale è riuscito in questa impresa, per giunta a 37 anni, quando molti dei suoi coetanei decidevano di appendere la bici al chiodo.
Nato a Tolosa il 22 maggio 1977, Péraud ci ha messo un bel po’ di anni a capire che la bicicletta sarebbe potuta diventare un vero e proprio lavoro, e non solo un passatempo in cui eccelleva. Da giovane ha sempre anteposto gli studi alla sua passione per la mountain bike, tanto da riuscire a laurearsi in ingegneria chimica all’Università di Tolosa nel 1998 e, sei anni dopo, anche in ingegneria energetica e ambientale all’Università di Lione. Per distrarsi si dilettava in mountain bike, in particolare nel cross-country, correndo per la SCO Dijon dal 1999 al 2005 e partecipando anche a gare di grande spessore, durante le quali puntualmente mostrava il suo valore anche come atleta. Convocato in nazionale, nel 2002 si laurea campione d’Europa nella staffetta a squadre del cross-country, nel 2005 vince l’oro individuale davanti a Julien Absalon, che tuttavia si vendica ai Giochi Olimpici di Pechino 2008 costringendolo ad accontentarsi della medaglia d’argento, nell’anno in cui si era anche laureato campione del mondo nella staffetta a squadre. Il tutto mentre aveva cominciato a lavorare stabilmente presso l’Areva, una multinazionale francese che opera nel campo dell’energia nucleare. Pian piano inizia a prendere parte anche a qualche corsa su strada, grazie al team amatoriale Creusot Cyclisme, che gli permette di correre alcune gare professionistiche, nelle quali si mette in mostra lasciando intravedere un talento fuori dal comune. Nel 2010 la Omega Pharma-Lotto decide di dargli fiducia e gli propone di passare professionista con loro. Péraud accetta, prendendosi una aspettativa dal lavoro, e a 33 anni comincia la sua breve ma molto intensa avventura tra i grandi. Con la squadra belga dimostra subito di avere delle qualità non indifferenti, ma dal 2011 preferisce tornare in patria, con la Ag2r La Mondiale, con la quale rimarrà fino alla conclusione della sua carriera riuscendo a portare a casa diversi risultati di rilievo, tra i quali ovviamente il podio al Tour de France.


LE GIOIE

Nonostante i soli sette anni da professionista, Péraud è riuscito a portarsi a casa diversi risultati di rilievo e sono in molti a chiedersi cosa sarebbe riuscito a fare se si fosse dedicato prima al ciclismo su strada. Sebbene la sua priorità sia sempre stata la mountain bike, dove è sempre riuscito a togliersi delle belle soddisfazioni, anche prima di passare professionista ha preso parte a qualche corsa su strada. Nel 2006, con la maglia della Creusot Cyclisme, riuscì addirittura a vincere una corsa semi-professionistica, la Classic Sud Ardèche, anticipando Ignatas Konovalovas e Vasilij Khatuntsev. L’ottimo risultato però non lo ha fatto smuovere dalle sue vere priorità, ovvero il lavoro di ingegnere e il cross-contry. Le cose sono però cominciate a cambiare nel 2008, quando si è laureato campione francese nei dilettanti battendo i futuri professionisti Guillaume Bonnafond e Blel Kadri, ma soprattutto nel 2009 quando, contro ogni pronostico, vince la cronometro dei campionati nazionali francesi dei professionisti anticipando il tre volte campione Sylvain Chavanel. A quel punto non si poteva più far finta di niente e nel 2010 passa con i grandi alla Omega Pharma, con la quale mette subito in mostra delle doti notevoli di scalatore e si conferma competitivo nelle prove contro il tempo. Soprattutto nella prima parte di stagione dimostra di non aver sofferto il cambio di categoria, piazzandosi ottavo alla Parigi-Nizza e quarto al Giro dei Paesi Baschi vinto da Chris Horner. L’anno seguente, alla Ag2r La Mondiale, fornisce l’ennesima conferma di non essere di troppo tra i professionisti: conclude secondo il Giro del Mediterraneo, venendo battuto dal solo David Moncutié sul Mont Faron, sesto la Parigi-Nizza e settimo il Giro del Delfinato. Alla sua prima partecipazione al Tour de France, poi, sorprende tutti decidendo di fare classifica, ma la scelta paga e finisce nono nell’anno del trionfo di Cadel Evans, dimostrando una certa costanza e solidità nelle tre settimane. Il 2012, invece, non va come ci si sarebbe aspettati, visto che l’unico piazzamento degno di nota in una corsa a tappe è il settimo al Giro dei Paesi Baschi. Alla Grande Boucle esce subito di classifica per provare a concentrarsi sul successo di tappa e ci va vicinissimo nella frazione di Annonay-Davézieux, quando viene anticipato in una volata a due da David Millar, al termine di una lunga fuga. Nella stagione seguente parte fortissimo, desideroso di riscattare un anno non del tutto soddisfacente, cogliendo la prima vera e propria vittoria da professionista sul Mont Faron al Giro del Mediterraneo, venendo però beffato nella generale da Thomas Lofkvist, e conquistando il primo podio in una corsa a tappe WorldTour, la Parigi-Nizza, chiusa al terzo posto grazie soprattutto all’ottima cronoscalata del Col d’Eze. Il quinto posto al Criterium International e il sesto al Giro di Romandia sono poi tutti ottimi presupposti in vista del Tour, che si rivelerà però essere un fiasco a causa di una doppia caduta che lo mette fuori gioco proprio sul più bello. Per molti quella rappresentava l’ultima occasione per il transalpino di cogliere un buon risultato nella più importante delle corse di casa, visto l’inesorabile avanzare dell’età, ma l’exploit inaspettato è arrivato proprio nell’anno seguente. Fin dai primi appuntamenti si è capito che il 2014 sarebbe potuto essere il suo anno, visto che ha iniziato immediatamente a farsi vedere nelle prime posizioni, bissando il successo sul Mont Faron e chiudendo quarto una Tirreno-Adriatico ricca di stelle e dominata da Alberto Contador. Al Critérium International vince la classifica generale e di conseguenza la sua prima corsa a tappe, davanti a Mathias Frank e Tiago Machado, mentre al Giro dei Paesi Baschi finisce terzo dietro a un imprendibile Contador e a Kwiatkowski, dimostrandosi ancora una volta abile in salita ma soprattutto a cronometro. Le ottime prestazioni nella prima metà di stagione gli permettono di presentarsi al Tour coi gradi di capitano insieme a Romain Bardet. Una prima settimana caotica mette fuori gioco alcuni tra i grandi favoriti come Froome e Contador e tra gli outsiders si accende una bagarre accesissima per il podio. Vincenzo Nibali blinda la maglia gialla già nei primi veri arrivi in salita, mentre Péraud cresce col passare delle tappe, diventando un serio candidato al podio finale. Nella frazione di Chamrousse incappa in una giornata storta e perde quasi due minuti dai diretti avversari, ma già con l’arrivo a Risoul del giorno seguente comincia la sua rimonta staccando tutti insieme a Nibali. A Pla d’Adet si ripete, recuperando ulteriore terreno sui contendenti al podio e anche ad Hautacam rifila distacchi pesanti, in particolare a Valverde e al compagno Bardet. La ciliegina sulla torta arriva nella crono di Perigeux, con lui, Pinot e Valverde distanziati da appena 25 secondi al via da Bergerac. Al traguardo Péraud rifilerà diversi secondi ai rivali, andando di conseguenza a conquistare il secondo posto alla Grande Boucle e permettendo ai francesi di rivedere la loro bandiera sul podio finale, 17 anni dopo Richard Virenque. Il tutto è reso più incredibile se si pensa che fino a cinque anni prima era semplicemente un ingegnere di una multinazionale francese, con la passione per il ciclismo.
Forse appagato dallo storico e impronosticabile risultato o, molto più probabilmente, segnato dall’età ormai vicina ai 40, Péraud riuscirà a piazzare un ultimo squillo nel 2015 al Critérium International, vincendo sul Col de L’Ospedale e la classifica generale, davanti, ancora una volta, al giovane Thibaut Pinot.


I DOLORI

La sfortuna e le cadute non hanno risparmiato neanche la breve carriera professionistica di Péraud. Tutti gli appassionati si ricorderanno della sua brutta scivolata nella 17esima tappa del Tour de France 2013, la crono di Chorges, che lo costrinse a ritirarsi quando occupava la nona posizione in generale ed era il miglior francese piazzato in classifica. Quel giorno, condizionato da una forte pioggia, Péraud cadde durante la ricognizione mattutina del percorso e si ruppe la clavicola. L’infortunio non lo fermò e decise di prendere comunque parte alla prova contro il tempo, ma a due chilometri dal traguardo un’altra brutta scivolata sulla clavicola già malconcia lo costrinse ad alzare definitivamente bandiera bianca e salire in ammiraglia.
Nel 2015 decise di prendere parte al Tour, nonostante il percorso del Giro d’Italia lo affascinasse molto, per onorare il secondo posto dell’anno precedente. Le cose però non andarono bene, perché un paio di cadute nelle prime tappe lo costrinsero a fare i conti con graffi ed escoriazioni per tutta la durata della corsa, chiusa poi al 61esimo posto senza acuti. La stessa sorte la ebbe Pinot, salito con lui sul podio di Parigi l’anno precedente, che dopo aver saggiato l’asfalto fu costretto a uscire di classifica, salvo poi riscattarsi con il trionfo sull’Alpe d’Huez. La scelta sulla Corsa Rosa ricadde quindi sull’anno seguente, ma l’esordio nella corsa italiana durò appena tre tappe. In Italia non riuscì neanche ad arrivarci, perché durante la tappa di Arnhem nella tre giorni olandese d’apertura, cadde in uscita da una rotonda piantando il viso per terra, con conseguente trauma cranico che lo costrinse a salutare la gara. Dal punto di vista dei risultati l’unico rimpianto potrebbe essere rappresentato dal fatto di non essere riuscito a vincere una tappa al Tour, nonostante i numerosi piazzamenti tra i primi 5, ma grazie alla conquista dello storico podio nel 2014 se ne sarà fatto sicuramente una ragione e verrà iscritto di diritto tra i corridori francesi più rappresentativi dell’ultimo decennio.


PALMARES

2006
Les Boucles du Sud Ardèche

2008 (Creusot Cyclisme, una vittoria)
Campionati francesi, Prova in linea Dilettanti Elite

2009 (Creusot Cyclisme, una vittoria)
Campionati francesi, Prova a cronometro

2013 (AG2R La Mondiale, una vittoria)
4ª tappa Tour Méditerranéen (Rousset > Monte Faron)

2014 (AG2R La Mondiale, due vittorie)
5ª tappa Tour Méditerranéen (Bandol > Monte Faron)
Classifica generale Critérium International

2015 (AG2R La Mondiale, due vittorie)
3ª tappa Critérium International (Porto Vecchio > Col de l’Ospedale)
Classifica generale Critérium International

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