Red Bull-Bora-hansgrohe, Lorenzo Finn: “Vedere Seixas far bene al Tour de France è uno stimolo – Preferisco le Classiche o le corse a tappe? Penso che le due cose ormai combacino”
Dopo i recenti successi, Lorenzo Finn sta trascorrendo un periodo di riposo attivo. Il giovane corridore ligure ha messo in fila le vittorie al Giro d’Italia Next Gen 2026 e poi, più recentemente, al Sibiu Tour 2026, breve gara a tappe del calendario professionistico che si è svolta in terra di Romania e che lo ha visto in pratica dominare la scena, viste le vittorie di tappa nelle giornate più complicate dal punto di vista altimetrico, oltre a quella generale. Il portacolori della squadra giovanile della Red Bull-Bora-hansgrohe sta quindi ultimando in maniera efficace il suo percorso “giovanile” in vista poi del passaggio in “prima squadra”, già stabilito e previsto per la prossima stagione.
Finn è comunque un “coscritto” di quel Paul Seixas (Decathlon CMA CGM) che il percorso giovanile lo ha invece già archiviato da tempo, tanto da essere, proprio in questi giorni, fra i protagonisti più brillanti del Tour de France: “Bravo lui, a 19 anni essere lì con i più grandi è una cosa per cui gli faccio tanto di cappello – le parole di Finn, intervenuto durante il programma RAI RadioCorsa – È una cosa che comunque stimola anche me. Abbiamo fatto due percorsi di crescita diversi, ma fino a due anni eravamo lì a giocarci le stesse corse, come era successo al Giro di Lunigiana. Spero anche io di essere lì con i grandi in futuro”.
Il 19enne genovese è riuscito a lasciarsi alle spalle l’infortunio patito al Tour of the Alps 2026, ad aprile: “Mi ero rotto un polso, ma sono riuscito a recuperare abbastanza in fretta, dopo l’operazione – il commento di Finn – Per me era un obiettivo importante riuscire a confermarmi al Giro e adesso di obiettivo importante ne ho un altro, ovvero il Tour de l’Avenir 2026 (in cui il ligure sarà in azione con la maglia della Nazionale italiana – ndr)”.
In questi mesi Finn sta accumulando esperienza importante, miscelando corse giovanili a gare professionistiche: “Il livello degli Under 23 ormai è veramente molto alto e i numeri che facciamo sono già notevoli, ma la differenza la senti quando corri con i pro’, più che altro perché di alto livello magari ci sono 80-90 corridori, rispetto ai 10-20 che ci sono nelle prove giovanili“.
Eventuali “specializzazioni” per il futuro, fra Classiche e gare a tappe? “Penso che nel ciclismo moderno, ormai, se vai forte nelle gare a tappe, vai forte anche nelle Classiche, almeno quelle più dure – il pensiero di Finn – A me piacciono le gare di un giorno, ma c’è anche la squadra che spinge per farmi diventare un corridore da corse a tappe. Credo comunque che le due cose finiscano poi per combaciare”.
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