Motociclette e scie, George Bennett ritiene che “gli organizzatori stiano in realtà inscenando un po’ tutto questo” per creare e mantenere la suspense in certe tappe
George Bennett affronta uno degli argomenti di cui si è più dibattuto nelle ultime settimane, ovvero l’influenza che le motociclette hanno sulle corse. Negli scorsi mesi sono state numerose le lamentele in gruppo riguardo l’eccessiva vicinanza ai corridori delle moto di ripresa, che con le loro scie favorirebbero talvolta i fuggitivi e talvolta il gruppo che insegue gli attaccanti finendo così per condizionare il risultato delle gare. Nel dibattito è intervenuto ora anche il neozelandese dell’NSN Cycling Team, che durante il podcast The Agenda dell’Alternative Commentary Collective ha sostenuto che gli organizzatori della corse utilizzino apposta le moto per creare un po’ di suspense in certe gare o tappe.
“Quello che penso stia accadendo molto spesso è che gli organizzatori stiano in realtà inscenando un po’ tutto questo – le parole di Bennett – Si dicono: ‘Bene, teniamo quella moto con la telecamera abbastanza vicina a loro finché non riteniamo che la situazione stia diventando pericolosa’”.
Pur non accusando gli organizzatori di alterare i risultati, il 36enne ritiene che l’intenzione sia quella di rendere più imprevedibili tappe dall’esito scontato, come quelle per i velocisti, che fino a pochi anni fa avevano uno schema piuttosto consolidato: “La fuga guadagnava cinque, sei, sette minuti, poi semplicemente si disgregava e veniva raggiunta a due chilometri dall’arrivo“. Ora, invece, anche con poco vantaggio i fuggitivi riescono spesso a dare del filo da torcere al gruppo: “Le squadre dei velocisti se ne sono rese conto e hanno detto: ‘Va bene, non daremo a questi corridori 15 minuti. Daremo un minuto e mezzo e li terremo lì’“.
Il neozelandese ha ricordato una tappa dell’ultimo Tour de France dove il gruppo ha faticato a riprendere gli attaccanti nonostante stesse andando a tutta velocità: “Ci davamo il cambio, a tutto gas alle loro spalle. Non siamo riusciti a recuperare nemmeno dieci secondi su di loro per 30 o 40 chilometri“. Poi, a un certo punto, nel giro di pochi chilometri il distacco è sceso di 50 secondi: “Abbiamo pensato: ‘Ok, la moto si è tolta di mezzo’“.
“Si finisce in una folle lotta in cui le squadre in testa corrono praticamente contro un’auto e una moto – ha aggiunto Bennett – L’abbiamo visto in modo davvero evidente al Giro (nella tappa di Milano, ndr). Una fuga di tre corridori, che non erano grandi nomi, è stata inseguita da 15 delle principali squadre dei velocisti del gruppo. Non riuscivano a raggiungerli. Penso che abbiano semplicemente sbagliato un po’ i calcoli. Le moto avrebbero dovuto ritirarsi, la situazione sarebbe diventata davvero spettacolare e il gruppo li avrebbe raggiunti negli ultimi due chilometri. Invece, la fuga ha tenuto duro e ha vinto la tappa“.
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