Motociclette e scie, il dibattito prosegue: “Non è questione di opinioni, che influenzino le corse è un dato di fatto e serve una soluzione” – Matxin propone puntatori laser per misurare le distanze
L’ultimo capitolo dell’ormai lungo dibattito dal titolo “Le scie delle motociclette nelle gare ciclistiche” è andato in scena domenica 24 maggio, quando la tappa del Giro d’Italia 2026 con arrivo a Milano ha visto il successo del fuggitivo Fredrik Dversnes Lavik, giunto al traguardo di altri tre compagni d’avventura con quasi un minuto di vantaggio su un gruppo che si è dannato l’anima per chiudere su di loro, senza però riuscirci. Nel dopotappa diversi corridori che si sono spesi nell’opera, infruttuosa, di inseguimento hanno fatto sapere che ritenevano quanto avvenuto “propiziato” dalle moto che facevano strada agli attaccanti. Qualcuno ha anche parlato di “barzelletta”, in merito all’andamento della gara.
Nelle ultime settimane, sul tema si sono espressi in tanti, fra cui il presidente dell’Associazione Corridori Professionisti, Adam Hansen, che aveva anche scherzato (fino a un certo punto, probabilmente) dicendo che i corridori avrebbero fatto una colletta per far avere agli operatori delle moto-camere con uno zoom più forte…
Chi la vede in maniera abbastanza netta è Joxean Matxin Fernández, direttore sportivo della UAE Emirates XRG: “Non possiamo farne un discorso di opinioni, è una certezza scientifica – le parole del tecnico spagnolo raccolte da Marca – Se l’UCI dice che nelle cronometro le automobili devono stare almeno 25 metri dietro un corridore, è evidente che una moto che sta 10 metri avanti rispetto all’atleta ha un impatto, eccome. E quando un ciclista produce il suo sforzo massimo, ogni piccolo aiuto conta”.
Matxin aggiunge: “Noi, avendo uno come Tadej Pogačar stiamo stati a volte avvantaggiati e a volte danneggiati. Alla fine, la dinamica è quella: se il distacco fra chi sta davanti e chi insegue è poco, le moto aprono la strada a chi è davanti, con quello che ne consegue. Se il distacco è ampio, si mettono davanti a chi insegue. Come si può capire se una moto è troppo vicina? Pensando a quelle delle riprese tv, se vedi le immagini di una curva e il corridore entra in quella stessa curva meno di un secondo dopo, vuol dire che, andando a 50 all’ora, la moto è meno di 5 metri più avanti rispetto al corridore“.
Cosa si può fare per evitare queste situazioni? Matxin ha un’idea per certi versi avveniristica: “Installiamo un dispositivo laser sulle moto che segnalino la distanza minima obbligatoria – il pensiero del tecnico spagnolo – Se si vede che la luce del laser tocca il corridore, vuol dire che la moto è troppo vicina. Oppure, una cosa un po’ più pratica potrebbe riguardare la traiettoria, in particolare in curva: le moto dovrebbero percorrerle più larghe possibile, in modo da non generare scia, soprattutto in uscita dalla curva stessa”.
Un altro punto di discussione aperto da Matxin riguarda l’aspetto professionale: “Ai direttori sportivi, agli ausiliari di corsa e anche ai ciclisti l’UCI chiede una ‘patente federale’, oltre che una comprovata esperienza. Però, per guidare una moto al seguito di una gara o anche un’automobile dell’organizzazione sembra che basti una semplice patente di guida. Servirebbe almeno un minimo corso specifico. Poi, tutti comprendiamo che, nel caso degli operatori e dei fotografi, loro vogliano fare bene il loro lavoro e dare la versione più spettacolare possibile della gara. Il problema nasce quando questo aspetto finisce per influenzare direttamente il risultato della corsa stessa“.
| Crea la tua squadra per la undicesima tappa del FantaGiro d'Italia: montepremi minimo di 300€! |
| Ascolta SpazioTalk! |
Ci trovi anche sulle migliori piattaforme di streaming ![]() ![]() |





