Jumbo-Visma, Tom Dumoulin: “Negli ultimi tre anni avevo perso il piacere di correre. Non so cosa succederà dopo Tokyo”

Tom Dumoulin è finalmente tornato alle corse in modo ufficiale. Il neerlandese ha posto fine alla pausa che si era preso a gennaio per decidere cosa fare della sua vita personale e professionale, dopo aver avuto delle difficoltà a rimanere nell’ambiente del ciclismo. Il corridore della Jumbo-Visma aveva annunciato qualche settimana fa la propria intenzione di tornare ufficialmente alle competizioni, scegliendo proprio il Giro di Svizzera 2021 come appuntamento per appendere di nuovo il numerino sulla schiena, con l’intenzione di farsi trovare pronto alle Olimpiadi di Tokyo 2020 in programma quest’estate, essendo già stato convocato dalla selezione dei Paesi Bassi.

Il corridore ha parlato in un’intervista a Het Nieuwsblad: “Il problema degli ultimi tre anni è stato che avevo perso il piacere di lavorare e di correre. Avevo dimenticato cosa mi piaceva e cosa non mi piaceva. Ora lo so di nuovo. Quel periodo senza gare è stato molto istruttivo per me. So di nuovo che tipo di corridore è Tom Dumoulin. Cosa succederà dopo Tokyo, non lo so ancora. Forse tornerò a fare classifica nei Grandi Giri. Forse voglio pormi altri obiettivi, o forse non voglio più essere un corridore“.

Dumoulin ha le idee chiare sui suoi programmi al Giro di Svizzera: “La classifica non è sicuramente un obiettivo, ma lo sono le due crono. Queste prove contro il tempo mi renderanno un po’ più sicuro. Anche se non puoi confrontare queste prove con quelle di Tokyo. Non importa, vedo queste prove a cronometro soprattutto come un test per capire quali sono i miei punti di forza. Mi darò piccoli obiettivi durante ogni tappa e se posso aiutare Sam (Oomen), sarà un piacere. Non mi vedo in grado di essere tra i primi 10 nella classifica generale in questo momento, e non è questa l’intenzione. Non sono qui per uccidermi, ma per avere una buona settimana di gare nelle gambe. Non bisogna dimenticare che mi sono allenato solo per un mese””.

Per il neerlandese il ritorno alle corse sarà graduale: “Il mio piano è di essere bravo a Tokyo come lo ero prima. Credo che sia possibile, altrimenti non avrei iniziato questo piano. Ovviamente tutto dovrà andare al posto giusto e ci si può chiedere se avrò abbastanza tempo per arrivare al mio livello migliore, ma sono fiducioso che funzionerà. Devo dire che sono rimasto scioccato quando sono tornato in sella per la prima volta dopo alcuni mesi senza allenamento. Dopo due settimane, ho fatto un test e sono rimasto sorpreso dal risultato. Il talento non è certo scomparso. Questo è anche il motivo per cui ho fatto delle Olimpiadi di Tokyo un obiettivo”.

Infine il corridore di Maastricht ha parlato delle sue sensazioni e del fatto che altri colleghi potrebbe provare lo stesso: “Certo che non sono il solo. Ci sono molti atleti di alto livello e sicuramente anche atleti non top che a volte superano se stessi, ma non voglio presentarmi come un riferimento. Non ho consigli per gli altri. Ognuno può capire da solo. Durante il ritiro a Livigno ho sicuramente ritrovato l’amore per il ciclismo. Prima ero nel buio profondo. Oltre alle difficoltà mentali, ero troppo allenato, quindi fisicamente non ero nemmeno in salute. Non appena mi sono riposato, mi sono sentito meglio. Quando sono tornato in sella, ho sentito che il corridore Dumoulin non era ancora pronto – ho ancora quella sensazione adesso“.

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