© Sirotti

Deceuninck-QuickStep, Tim Declercq si racconta: “Tutti sanno che non sono una Ferrari”

Tim Declercq è il tipo di corridore che tutti i capitani vorrebbero avere al proprio fianco. Infatti, il ciclista belga si è dimostrato uomo fondamentale per i tanti successi ottenuti dalla sua squadra, la Deceuninck-QuickStep, soprattutto nelle classiche. Il pavè è tra i terreni preferiti di questo corridore che fa della resistenza e della tenacia le sue doti principali, è capace di restare a lungo in testa al gruppo, grazie alla sua potenza, riuscendo a portare i suoi capitani nella miglior posizione per giocarsi il successo finale. La sua affidabilità è tenuta in grande considerazione dalla formazione di Patrick Lefevere tanto che la scorsa estate si era guadagnato il rinnovo per altre due stagioni.

Non ha mai vinto una corsa da quando è professionista, ma è consapevole di quale sia il suo ruolo: “Tutti sognano di diventare i migliori al mondo, ma io sono sempre stato più realista – afferma in un’intervista a cyclingnews – Sapevo che sarebbe stato difficile, a livello personale, correre ai massimi livelli, quindi devi sapere cosa puoi e cosa non puoi fare. Preferisco essere un aiuto in quella che è sempre stata la mia squadra dei sogni, e lo è ancora, piuttosto che correre per me stesso a un livello inferiore. Capisco che per alcuni ragazzi non è così facile, ma per me è stata una scelta facile”.

“Se facessi uno sprint con sette corridori, arriverei settimo”, ha confessato, non senza ironizzare sui propri limiti. Infatti, il suo soprannome è El Tractor, che gli è stato dato durante la sua prima gara con la Deceuninck-QuickStep alla Vuelta a San Juan, dove i cronisti locali lo hanno descritto in questo modo dopo averlo visto tirare il gruppo per tutto il giorno: “Il soprannome ‘El Tractor’ fa per me. Tutti sanno che non sono una Ferrari, ma sono abbastanza affidabile nel mio lavoro”.

Pur non avendo vinto in prima persona però il suo contributo è stato spesso decisivo per i successi dei suoi compagni di squadra: “Mentirei se dicessi di essere felice come se avessi vinto io, ma posso dirlo sinceramente e di cuore, è una cosa che si avvicina molto – ha ammesso – Il ciclismo è diventato sempre più uno sport di squadra, quindi ti senti più parte di una vittoria. Non sarai sugli almanacchi, ma la senti comunque tua. Non sarò mai un caposquadra e non ho alcun problema, ma mi piace anche molto che il team, nelle gare di livello inferiore, mi abbia dato l’opportunità di lavorare ma non proprio dall’inizio. È bello assaggiare il finale, perché se stai tirando dal chilometro zero, non riuscirai mai a raggiungere la fine”.

Nonostante abbia da poco compiuto 31 anni, il corridore belga pensa di avere ancora molto da migliorare: “Certo, realisticamente la progressione non migliorerà più, ma penso di poter migliorare un po’ di più fisicamente e tatticamente. Penso di essere in grado di svolgere questo lavoro già da alcuni anni e speriamo che rimanga così il più a lungo possibile”. 

Infine: “Sarebbe davvero bello, un giorno, vincere una gara, ma il mio obiettivo più grande è quello di fare il mio lavoro per la squadra. Preferisco non fare troppa pressione su me stesso, perché so che sarà difficile, soprattutto con il programma che ho ora, con molte gare importanti. Se un giorno avrò la possibilità di vincere una gara, lo amerei davvero. Ma anche se non vincessi mai una gara, penso che la mia carriera non sarà stata inutile“.

Ascolta SpazioTalk!
Ci trovi anche sulle migliori piattaforme di streaming
Scarica l'App ufficiale di SpazioCiclismo!



• SpazioCiclismo è stato selezionato dal nuovo servizio di Google News, per restare sempre aggiornato sulle ultime notizie di ciclismo seguici qui

Trova le migliori offerte di Amazon dedicate al ciclismo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.