Matthew Brennan (Visma | Lease a Bike): Ripetersi era tutt’altro che scontato, a maggior ragione in una giornata corsa ad altissimi ritmi. Il britannico però legge la corsa con un’esperienza da veterano nonostante la sua giovane età, salva le energie nei momenti più duri e completa il lavoro eccezionale della sua squadra con un’altra volata da manuale. Qualcuno dirà che con un treno formato da Van Aert e Laporte diventa tutto più facile: è vero, ma per convincere due corridori di quel calibro a lavorare in un arrivo del genere, dietro ci dev’essere una certezza. Lui, a 21 anni e al primo Grand Tour in carriera, lo è già. Scusate se è poco.
Alessandro Romele (XDS Astana Team): Non ce ne voglia l’ottimo Vincenzo Albanese (EF Education – EasyPost), che porta a casa un bel podio di giornata e infatti citiamo in questo paragrafo perché, in effetti, oggi è stato un top anche lui. Preferiamo però dare un minimo di spazio in più a questo ragazzo, che a poco meno di 23 anni coglie un incoraggiante quarto posto di tappa in una giornata veramente difficile da gestire e interpretare. Dopo la terza piazza al campionato italiano e in una frazione del Giro di Polonia, il classe 2003 dimostra una volta di più di aver un bel motore e di poter competere anche contro rivali di primissima fascia nelle volate su percorsi mossi. Al secondo anno da professionista è cresciuto parecchio: bravo, bravo, bravo.
Ethan Hayter (Soudal Quick-Step): Il britannico conferma di voler essere protagonista in questa edizione della Vuelta proponendo un bell’attacco solitario a 14 km dal traguardo volante. In questo modo, probabilmente, si gioca le sue (già poche) possibilità di vittoria, ma vedendo come si è svolto in finale non avrebbe comunque avuto chance. Apprezziamo il coraggio e la voglia di lottare per un obiettivo importante messi in mostra dal classe ’98, che probabilmente animerà ancora la competizione nelle prossime settimane. E chissà che non riesce a darci almeno una classifica da guardare, senza conoscere il risultato con due settimane e mezzo di anticipo.
Mads Pedersen (Lidl-Trek): Sulla carta uno dei favoriti di giornata, è uno dei pochi big a non riuscire a tenere il passo del gruppo di testa sulla salita finale. D’accordo, la tappa è stata affrontata a un ritmo intenso, ma un corridore con le sue caratteristiche dovrebbe sfruttare le giornate dei ventagli a suo favore, non certo cadere nella trappola. In queste prime cinque giornate (meno una, se vogliamo) ha finora dato l’impressione di non avere quella gamba con cui ha impressionato a inizio Tour, correndo per sé e per la maglia verde. Ci saranno altre occasioni più avanti: intanto, in questa prima settimana rischia di non raccogliere niente. E se con Van Aert è finora uno 0-0, “ai punti” il confronto tra i due è finora sbilanciato nettamente a favore del belga.
Bryan Coquard (Cofidis): D’accordo, sicuramente non ha a disposizione la squadra con cui sono attrezzati buona parte dei suoi rivali. In una Vuelta con poche occasioni per i velocisti, però, il francese deve essere più cattivo nell’andare a capitalizzare giornate come queste, in cui si trova nel gruppo di testa in uno sprint a gruppo compatto. Invece, forse tradito da un posizionamento non ottimale, chiude con una sedicesima posizione decisamente anonima per lui, alla ricerca di un rilancio dopo sei mesi non esaltanti, e per la sua squadra, a cui ogni punto UCI può fare comodo. E a punti nei Grand Tour ci vanno i primi 15.
Orluis Aular (Movistar Team): Sesto sul traguardo, il venezuelano viene relegato in ultima posizione del primo gruppo da una scelta della giuria per una volata irregolare, della quale si è lamentato anche Hugo Hofstetter (NSN Cycling Team). Dopo il decimo posto a Manosque, lo sprinter di casa Movistar conferma di non avere la brillantezza delle giornate migliori del Giro d’Italia e pasticcia anche nella gestione del finale della tappa, portando alla squadra spagnola qualche punto in meno e qualche preoccupazione in più. Come se il ritiro dello sfortunato Cian Uijtdebroeks non bastasse…
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