Pagelle Vuelta a España 2026: Enric Mas vive un sogno, Tadej Pogačar l’incubo – E la coppia Wout Van Aert – Matthew Brennan fa paura
Enric Mas (Movistar), 10 e lode: Anche le storie più complesse possono avere un lieto fine. Dopo anni di piazzamenti (tre volte secondo alla Vuelta), delusioni, ritiri e momenti difficili, lo spagnolo ha potuto coronare il sogno di vincere la corsa di casa. In quello che potremmo definire ‘el año meno pensado’, citando una serie tv di qualche anno fa, che raccontava proprio le vicissitudini in casa Movistar. Dal ritiro di Tadej Pogačar ha corso da padrone della Vuelta, legittimando un primato che è arrivato un po’ all’improvviso. Stava bene fin dalla partenza, e lo ha dimostrato nella sesta tappa quando è riuscito a riportarsi su Pogačar (cosa rara nel ciclismo di oggi). E quando le circostanze di gara lo hanno favorito, lui si è fatto trovare pronto. E una menzione d’onore va anche a Jorge Arcas, Orluis Aular, Carlos Canal, Pablo Castrillo, Raul Garcia Pierna, Ivan Romeo, suoi scudieri della Movistar (voto 8) che hanno reso oltre ogni previsione, dimostrandosi solidi nella gestione delle varie fasi di gara.
Matthew Brennan (Visma | Lease a Bike), 10: Il re degli sprint in questa edizione ha solo un nome: quello del giovane britannico. Cinque vittorie di tappa, nelle quali ha saputo sfruttare al massimo il lavoro dei suoi compagni di squadra e finalizzare alla perfezione. Ma la sua Vuelta non è solo questo: ha dimostrato di poter essere competitivo su più terreni, come tutti i velocisti moderni. Se si aggiunge che tutto questo è arrivato al suo esordio in un Grande Giro e all’età di 21 anni, non si può che attribuirgli il massimo dei voti e prepararsi a quello che potrà riservarci nelle prossime stagioni.
Wout van Aert (Visma | Lease a Bike), 9,5: Manca l’appuntamento con il successo nell’ultima tappa, ma disputa una Vuelta a España da assoluto protagonista: due vittorie, tanto lavoro per la squadra, Maglia Verde, premio di supercombattivo e fughe a non finire. Il belga è tornato ai fasti di qualche anno fa e sembra avere una gamba eccezionale. L’obiettivo è puntato sul Mondiale e sarà un brutto cliente per chiunque.
Primož Roglič (Red Bull – BORA – hansgrohe), 9: Un secondo posto a 36 anni nella corsa dove aveva già conquistato per quattro volte il successo finale rappresenta un risultato più che positivo. Esperienza e classe da vendere rendono lo sloveno un cliente scomodo ogni volta che lo si vede al via di un Grande Giro, e alla Vuelta ancor di più. La vittoria di tappa non è arrivata, ma la concorrenza, soprattutto per il podio, era agguerrita. Se si aggiunge anche l’incidente di fine luglio che lo ha tenuto fuori dalle competizioni, non si può che dirgli “chapeau”.
Felix Gall (Decathlon CMA CGM), 8.5: Secondo podio del secondo Grande Giro disputato in questa stagione. Risultato non da poco per il corridore austriaco, che si conferma di alto livello, malgrado qualche gestione di corsa abbia destato qualche perplessità. Con la sua Decathlon CMA CGM Team prova spesso a prendere di petto le tappe di montagna, prendendo in mano la situazione anche quando in gara c’era Pogačar. Il lavoro dello sfortunato Gregor Muhlberger (voto 6,5), uscito di scena quando era in top 10, e Matthew Riccitello (voto 6), anche lui costretto al ritiro, è stato notevole. Ma in quelle occasioni Gall non è riuscito a finalizzare, cambiando poi tattica nella seconda parte di Vuelta. Il podio resta un ottimo risultato.
Jakob Omrzel (Bahrain – Victorious), 8: Venti anni, debutto in un Grande Giro, e la performance è quella di un grande talento. Ci porta a casa il settimo posto nella classifica generale, il secondo posto nella classifica giovani e una vittoria di peso conquistata in quel di Calar Alto. Considerando la giovane età e un bottino da far invidia praticamente a chiunque, chiude con un bilancio assolutamente positivo. È stato bravo, una volta rientrato in classifica, a gestire la sua corsa dietro ai big. Di certo poter contare sull’aiuto di un Pello Bilbao (voto 6,5) all’ultimo ballo in un Grande Giro, ha aiutato.
Richard Carapaz (EF Education – EasyPost), 7,5: Dobbiamo dircelo onestamente, alla partenza si pensava che potesse puntare a un posto sul podio. Uscito in crescita dal Tour de France, l’ecuadoriano non è riuscito a ripetersi. Sempre lì a ridosso dei migliori, ma senza la scintilla per poter fare la differenza. È comunque un combattivo, non uno che accetta passivamente il responso della strada. Ci ha provato in più di un’occasione, ma non è riuscito mai a far la differenza. E comunque un quarto posto in un Grande Giro non è un risultato da buttar via.
Sepp Kuss (Team Visma | Lease a Bike), 7,5: Lo statunitense è come una scatola di cioccolatini, non sai mai che versione potrai trovare. Arrivava alla Vuelta dopo aver corso Giro e Tour da gregario. Nella prima settimana va forte, sembra addirittura un potenziale outsider per il podio. Poi cala nel corso della seconda settimana, al punto da mettere a rischio la top 10. Un colpo di coda nell’ultima tappa di montagna lo rilancia fino alla top 5. Probabilmente con il suo attacco ha sorpreso parecchi avversari. Ha avuto coraggio ed è stato ripagato.
Mikel Landa (Soudal Quick – Step), 7,5: Le sue ambizioni per la generale non hanno potuto concretizzarsi in un risultato di peso, ma il basco ha saputo ribaltare il bilancio della sua Vuelta all’ultima occasione disponibile. Nella penultima tappa, sul finale di Collado del Alguacil, ha alzato le braccia al cielo davanti a tutti. A 37 anni centra la seconda vittoria in carriera al Grande Giro spagnolo, 11 anni dopo la precedente, premiando la capacità di non mollare nonostante le numerose sfortune fisiche che lo hanno accompagnato negli anni.
Clément Berthet (Groupama – FDJ United), 7: Una delle sorprese di questa edizione della Vuelta a España 2026. Probabilmente nessuno lo avrebbe pronosticato in top 10 nella generale e lui esce con un buon ottavo posto. Resta a ridosso dei primi nelle prime tappe, poi grazie a un paio di maxi fughe guadagna terreno e nel finale si difende. Probabilmente il miglior risultato in carriera per questo 29enne, spesso gregario, che ha colto l’occasione per togliersi una piccola soddisfazione personale. Fa un po’ quello che ha fatto Guillaume Martin (voto 6) in altre occasioni. Tra l’altro anche lui è arrivato a un passo dalla top 10.
Marco Brenner (Tudor Pro Cycling), 7: Estate da ricordare per il giovane tedesco. Dopo aver vinto il Giro di Polonia, si prende anche una delle tappe più significative di questa Vuelta, a Sierra de la Pandera. Complessivamente si è visto poco nell’arco delle tre settimane, complice anche una caduta nelle fasi iniziali della corsa. Ma vincere non è mai semplice, solo per questo merita un voto positivo.
Santiago Buitrago (Bahrain – Victorious), 7: Forse avrebbe meritato di più per la costanza con cui è andato all’attacco, tuttavia non averlo visto vincere lascia un po’ di amarezza nella sua Vuelta. Il colombiano non ha avuto un 2026 semplicissimo, ma sulle strade spagnole è comunque stato protagonista con la vittoria della Maglia a Pois azzurri. Un bel modo per chiudere l’avventura con la Bahrain – Victorious. Tra lui e Pau Miquel (voto 6,5) ci sono andati vicino al colpaccio, ma hanno sempre trovato sulla loro strada qualcuno di più in forma.
Bryan Coquard (Cofidis), 7: Non è necessario far valutazioni sulla Vuelta dello sprinter francese. Basti dire che è stato l’unico a vincere una volata che vedeva Matthew Brennan favoriti. Viaggia tra alti e bassi, ma quando ha la giornata buona può dir la sua contro chiunque.
Eddie Dunbar (Pinarello Q36.5 Pro Cycling), 7: Tanti tentativi e alla fine la vittoria. L’irlandese veniva da anni non semplici e ha chiuso il cerchio imponendosi a Peñas Blancas con una bella azione di squadra. La compagine elvetica ci ha provato in tutte le tappe con più corridori e alla fine gli sforzi sono stati ripagati. Peccato che Dunbar non sia riuscito ad arrivare a Granada a causa di una caduta nella penultima tappa.
Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility), 7: E quando pensi che sia finita, è proprio allora che comincia la salita… Citiamo le parole di Antonello Venditti per sintetizzare le emozioni vissute dal norvegese negli ultimi giorni. Tra Tour e Vuelta è andato in fuga in tantissime tappe di montagna a caccia del successo. Dopo il secondo posto di Collada del Alguacil avevano pensato che le occasioni fossero finite. E invece proprio a Granada è arrivato il successo tanto bello quanto inatteso. Sicuramente meritato, per lo spirito messo in campo da questo corridore. Non è riuscito a far classifica, ma ha dato battaglia quasi tutti i giorni.
Stefan Küng (Tudor Pro Cycling), 7: Aveva un obiettivo: la cronometro di Jerez de la Frontera e non ha fallito. Successo e poi ritiro per puntare ai Mondiali in Canada. Il passista svizzero ha vissuto una prima parte di stagione molto difficile, ma ora sta ritrovando il colpo di pedale dei giorni migliori.
Andreas Leknessund (Uno – X Mobility), 7: Il norvegese è tra i più combattivi di questa Vuelta. Vince una tappa ad Aramon Valdelinares, la prima in carriera in un Grande Giro, ma non desiste e continua a tentar fortuna da lontano. Coglie altri piazzamenti, dimostrandosi un attaccante di razza. Bilancio decisamente positivo.
Alessandro Romele (XDS Astana), 7: Voto più che sufficiente per il giovane italiano che rappresenta senza dubbio la nota più lieta di questa Vuelta per il ciclismo nostrano. Tappa dopo tappa, incamera un bottino di piazzamenti di peso che ci fanno capire le sue doti di ragazzo veloce, ma in grado di esaltarsi nei percorsi di media difficoltà. E considerando che è ancora a inizio carriera, c’è speranza per un futuro florido. Che peccato per l’ultima tappa, sarebbe stata una bellissima ciliegina su una torta comunque buonissima.
Oscar Onley (Netcompany INEOS), 7: Nel complesso, buona anche la prova del giovane britannico, che si porta a casa la Maglia Bianca di miglior giovane, oltre a un sesto posto in classifica generale e un secondo posto di tappa. Se guardiamo alla prestazione dello scorso Tour de France, chiuso al quarto posto, era lecito attendersi qualcosina in più. Ma la stagione è stata complicata e anche nel corso della Vuelta è rimasto coinvolto in una serie di cadute. Ha stretto i denti, portando comunque a casa un buon risultato. Nella speranza che nel 2027 le cose possano girar meglio.
Bastien Tronchon (Groupama – FDJ United), 7: Una vittoria e tante tappe da protagonista per il francese, una delle sorprese di questa Vuelta. Si consacra su alti livelli, confermando gli sprazzi di talento fatti vedere nei primi anni tra i grandi. Ci prova fino all’ultimo giorno, in complicità con il combattivo Enzo Paleni (voto 6,5). Dopo aver alzato le braccia al cielo ha provato ad alzare l’asticella e questo è un bel segnale.
Cristián Rodríguez (XDS Astana), 6,5: Una buona Vuelta per il corridore andaluso, che ottiene per la prima volta in carriera un piazzamento in top 10. Qualche alto e basso nel corso delle tre settimane, ma in alcune occasioni ha dato l’impressione di poter tenere il passo dei migliori. Un bilancio complessivamente positivo, anche se è mancata la vittoria di tappa.
Callum Thornley (Red Bull – BORA hansgrohe), 6.5: Abbiamo trovato il cronoman del futuro? Il giovane britannico, al primo Grande Giro della sua carriera, ha impressionato positivamente nelle due prove contro il tempo, specialmente nell’ultima a Jerez de la Frontera, battuto solo da un veterano come Küng. Ragazzo giovane, tutto da scoprire, che ci ha fatto intravedere un piccolo saggio del suo potenziale.
Urko Berrade (Equipo Kern Pharma), 6.5: Lui e i suoi compagni hanno corso l’intera Vuelta mentre arrivavano notizie nefaste sul futuro della squadra. Malgrado ciò, hanno provato a dar tutto e il 28enne di Pamplona è stato tra i più costanti dei suoi. In fuga nelle tappe di montagna ha centrato tre top 5 e ha chiuso tra i primi venti nella generale. Con la speranza che tutto questo sia servito a smuovere il mercato attorno a lui.
Ramses Debruyne (Alpecin – Premier Tech), 6.5: Che fosse un ragazzo interessante lo avevamo visto al Tour de France. Alla Vuelta si riconferma, salvando di fatto il bilancio della sua squadra. Sempre all’attacco, senza paura, coglie qualche buon piazzamento, inserendosi anche in ordini d’arrivo illustri. Manca il colpaccio, ma è un corridore da seguire.
Kevin Vermaerke (UAE Team Emirates – XRG), 6.5: Dal ritiro di Tadej Pogačar, dopo aver lavorato tanto nei primi giorni, cerca praticamente la fuga ogni giorno. Sette tentativi a lunga gittata senza tuttavia centrare il successo. L’americano ha tanta energia e ci ha sempre provato. In una Vuelta sfortunata per i suoi, ha avuto il merito di non demordere mai.
Jarno Widar (Lotto Intermarché), 6.5: Quando lo abbiamo visto chiudere con i migliori nella tappa di Andorra, è stato quasi immediato gridare al prodigio. La Vuelta del belga è poi andata avanti tra alti e bassi, in linea con le aspettative nei confronti di un giovane che dice di preferire percorsi di media difficoltà alle grandi montagne. Comunque questo ragazzo ha la stoffa e va tenuto d’occhio negli anni a venire.
Leo Bisiaux (Decathlon CMA CGM Team), 6: Il giovane francese, all’esordio in un Grande Giro, non sfigura. Spesso all’attacco, è un po’ la scheggia impazzita della squadra in appoggio a Felix Gall. Cala leggermente nella terza settimana, ma il bilancio può considerarsi positivo, per un ragazzo che è appena agli inizi nel suo percorso da uomo da corse a tappe.
Magnus Cort (Uno-X Mobility), 6: Sperava di congedarsi dalla Vuelta a España, corsa che in carriera gli ha dato soddisfazioni, con una vittoria. Ci ha provato in tutti i modi, ma alla fine non è andata come sperato. Resta un corridore che, ogni volta che attacca il dorsale sulla schiena, prova a lasciare il segno.
Ethan Hayter (Soudal – Quick-Step), 6: Quando le corse durano tre settimane, capita di dimenticare coloro che hanno avuto un ruolo da protagonisti nelle prime fasi. Il britannico ha iniziato la Vuelta col botto, sfiorando il successo nella cronometro e poi andando all’attacco per cercare senza fortna la Maglia Rossa. Cala alla distanza, soffrendo anche il caldo.
Thibau Nys (Lidl – Trek), 6: Una Vuelta negativa per la compagine tedesca, salvata almeno in parte da qualche buon segnale lanciato da questo ragazzo. Dopo mesi difficili, sembra esser tornato a un livello buono ed era una delle risposte che si cercavano in queste tre settimane. Va a caccia di successi, ottiene due podi di tappa. Non male, viste le recenti difficoltà.
Valentin Paret-Peintre, Filippo Zana (Soudal Quick-Step), 6: Coppia fissa delle fughe di questa Vuelta. I due ci hanno provato in tutti i modi a lasciare il segno, senza fortuna, talvolta anche senza essere impeccabili da un punto di vista tattico. Alla fine la vittoria in alta montagna la centra Landa. Loro comunque hanno il merito di provarci ogni volta che c’era l’occasione.
Juan Felipe Rodriguez (EF Education – EasyPost), 6: Il piccolo scalatore colombiano corre una buona Vuelta. Era giunto a Monaco a fari spenti, ma è un ragazzo da tener d’occhio. Si è rivelato utile al fianco di Richard Carapaz e in salita va forte. Questo era un primo test, ora andrà valutato nel suo percorso da professionista.
Harold Tejada (XDS Astana), 6: Il decimo posto finale è il miglior risultato in carriera in un Grande Giro e questo vale la sufficienza. Tuttavia il colombiano corre in maniera complessivamente anonima, salvo qualche acuto. Forse con qualche azione da lontano avrebbe potuto giocarsi qualche chance di vincere una tappa, e magari migliorare il suo piazzamento in classifica.
Joao Almeida (UAE Team Emirates – XRG), 5.5: Dargli la sufficienza sarebbe quasi un insulto per un corridore di questo spessore. Tuttavia bisogna tener conto dei tanti problemi che ha avuto nel corso di questa stagione. In difficoltà fin dalla partenza, dopo il ritiro di Pogačar ha provato la fuga in un paio di occasioni. Ma l’unico lampo degno di nota è il terzo posto nella cronometro. Ci auguriamo riesca a vedere la luce in fondo al tunnel.
Lorenzo Fortunato (XDS Astana Team), 5,5: Non la miglior performance in un Grande Giro per lo scalatore bolognese. Forse un segnale era già arrivato quando la grandinata ha portato alla sospensione della tappa di Fort Romeu, mentre era in fuga. Al di là di questo, non riesce a entrare nella lotta per la Maglia a Pois e anche a livello di risultati personali non raccoglie granché. Peccato, perché la Vuelta era l’unico Grande giro della sua stagione.
Jordi Meeus (Red Bull – BORA hansgrohe), 5,5: Si è trovato di fronte un muro invalicabile, quello creato dalla coppia Matthew Brennan – Wout Van Aert. Lui tuttavia è uno che in carriera ha vinto anche a Parigi, nell’ultima tappa del Tour de France. Le occasioni ci son state, ma non è riuscito a far bottino pieno.
Luke Tuckwell (Red Bull – BORA hansgrohe), 5: Le attenuanti ci sono tutte: era al primo Grande Giro, è un ragazzo molto giovane. Tuttavia era lecito aspettarsi qualcosina in più da parte del giovane australiano, che aveva il potenziale per essere il luogotenente in salita di Roglic. A volte ci riesce, ma per lui sono state tre settimane difficili. Tutta esperienza per il talento australiano, utile per il futuro.
Mattias Skjelmose (Lidl – Trek), 4,5: Gli sforzi fatti al Tour de France hanno presentato il conto al corridore danese che non è mai riuscito a essere competitivo in questa Vuelta. Ha provato a restare aggrappato ai primi in classifica nella prima parte, ma poi nelle ultime tappe è crollato, finendo anche fuori dalla top 10.
Mads Pedersen (Lidl – Trek), 4: Le fatiche del Tour de France si sono fatte sentire anche nelle sue gambe. Doveva essere uno dei grandi protagonisti di questa Vuelta e invece esce di scena senza lasciar traccia, a eccezione di un secondo. Davvero poco per un corridore del suo calibro che ha scelto la via del ritiro a gara in corso. Bisognerà capire cosa non abbia funzionato.
Carlos Rodriguez (Netcompany INEOS), 4: La sua Vuelta anonima, va detto, non arriva del tutto inaspettata. Il rendimento del catalano non è mai stato di alto livello di quest’anno, ma si sperava potesse esserci un ‘ritorno di fiamma’. Invece la sua corsa vola via in maniera totalmente anonima, senza neanche un tentativo da lontano. Speriamo che questo ragazzo possa ritrovarsi, perché proprio su queste strade, qualche anno fa, dava la sensazione di poter competere con i grandi.
Kaden Groves (Alpecin – Premier Tech), sv: Annata veramente difficile per il velocista. La Vuelta poteva essere l’occasione del riscatto, ma si ritira dopo 9 tappe. Urgente fare un reset e ripartire.
Tadej Pogačar (UAE Team Emirates XRG), sv: Che dire… Se non stessimo parlando di Pogačar, i risultati conseguiti nella prima settimana di Vuelta sarebbero bastati per un voto superiore all’8. Doveva dominare la Vuelta a España 2026 e lo ha fatto fino all’inatteso ritiro al termine della prima settimana. Un incidente come tanti, come a dire che la sfortuna a volte colpisce anche i più forti. Lo sloveno esce di scena in Maglia Rossa, ritirandosi per la prima volta in carriera da una corsa a tappe, compromettendo anche il finale di stagione. Tanta sfortuna, ma siamo certi che il fuoriclasse sloveno tornerà su queste strade per chiudere il discorso ‘Tripla Corona’.
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