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Tour de France 2018, 13 italiani al via: pochi, ma buoni

Saranno tredici gli italiani alla partenza del Tour de France 2018. Un numero abbastanza basso, tutto sommato comunque un linea con quello dell’ultimo decennio. Lontano dai fasti degli anni novanta (quando nel 1996 si arrivò addirittura ad avere 63 nostri connazionali in quel di Hertogenbosch, dove era fissato quell’anno il Grand Départ), ma comunque meglio di quanto avveniva invece negli anni 80, quando addirittura si corse senza alcun italiano, nel 1980 e nel 1981 (successe anche prima, ma il ciclismo era decisamente ancor più diverso). Negli ultimi anni dunque (purtroppo, ma con la globalizzazione il numero è sceso un po’ per tutti i paesi tradizionali) il trend è costante ed è dal 2008 che gli azzurri non superano quota venti.

Tra i partenti abbiamo comunque alcune carte interessanti che potrebbero comunque permetterci di veder sventolare il Tricolore (ovviamente non ci riferiamo a quello di Elia Viviani, che dopo aver conquistato i Campionati Italiani si gode il meritato riposo dopo sei mesi di altissimo livello). L’uomo più atteso è chiaramente Vincenzo Nibali, che punta legittimamente a conquistare la sua seconda maglia gialla a Parigi, o quantomeno salire sul podio finale per la terza volta sui Campi Elisi (sarebbe l’undicesimo podio in un GT).

Su un percorso in cui avrà più di una occasione per mettersi in mostra, lo Squalo dello Stretto sarà ben circondato, anche nella rappresentanza italiana. Malgrado batta bandiera estera, la Bahrain – Merida sarà infatti la formazione con il maggior numero di nostri connazionali al via, ovvero quattro viste le presenze anche di Domenico Pozzovivo, Franco Pellizotti e Sonny Colbrelli. I primi due saranno soprattutto elementi di spicco della scorta in montagna del siciliano, tra i gregari più forti ed affidabili in salita, mentre il bresciano sarà, oltre a supporto al leader per la tappa del pavè, anche una delle migliori carte azzurre per i successi parziali. Come dimostrato al recente trionfo al Giro di Svizzera, davanti ad alcuni corridori di valore assoluto, l’ex Bardiani è pronto per giocarsela ai massimi livelli.

Se molti dei nostri connazionali saranno sopratutto votati al sacrificio per i propri leader, dai quali sono spesso considerati fondamentali, come ad esempio Daniele Bennati in casa Movistar, l’uomo di fiducia per il pavé e per la pianura di Eusebio Unzué e del suo trio, e Damiano Caruso, ultimo uomo in salita di una BMC interamente al servizio di Richie Porte, un altro che avrà libertà di azione, pronto a confermare la sua recente crescita è Andrea Pasqualon. Uomo veloce della Wanty – Groupe Gobert, sarà soprattutto negli arrivi misti che il recente vincitore del Giro del Lussemburgo proverà a farsi notare.

Tuttofare tra i più preziosi del gruppo, avendo dimostrato in questi anni qualità soprendenti su più fronti, Gianni Moscon (Sky) si è conquistato alla scorsa Vuelta la fiducia di Chris Froome, scortandolo in salita dopo averlo protetto in pianura. Il corridore trentino difficilmente avrà modo di fare risultato, anche se in Spagna lo scorso anno ci andò vicino più volte, ma sarà comunque probabilmente uno degli italiani che vedremo di più visto che si aspetta di vederlo spesso in testa al gruppo, che dopo il suo passaggio potrebbe essere fortemente ridotto.

Lavoro di gregariato anche per Daniel Oss (Bora-hansgrohe) e Jacopo Guarnieri (Groupama-FDJ), uomini di fiducia di due big come Peter Sagan e Arnaud Démare, che dei due azzurri si fidano ormai ciecamente per svolgere un preziosissimo compito di rifinitura nei finali. Se anche per loro sarà improbabile avere spazio personale, saranno presumibilmente tra coloro che verranno spesso inquadrati dalle telecamere e nominati dai telecronisti per il fondamentale supporto ai capitani nei convulsi e veloci finali (con un occhio al pavé) che ben si addicono alle caratteristiche dello slovacco e del francese.

A concludere l’elenco il trio UAE Team Emirates composto da Roberto Ferrari, Marco Marcato e Oliviero Troia. Tutti fieri membri del treno di Alexander Kristoff, non avranno molto spazio a livello personale, dovendo inoltre lavorare per tenere al sicuro Daniel Martin in pianura. Saranno comunque sicuramente spesso in vista visto che la compagine emiratina nelle giornate senza montagne conta quasi esclusivamente su di loro in favore dei leader.

Vista la preziosità dei nostri connazionali per i loro capitani, il rammarico è che sarà presumibilmente raro vedere i nostri all’attacco da lontano. Sicuramente qualche sporadica fuga in giornate in cui i capitani non saranno chiamati in causa, oppure per fare eventualmente da testa di ponte in circostanze specifiche, ma sembra uno scenario nel complesso abbastanza raro a fronte del grande lavoro, o delle ambizioni personali dirette di alcuni, per un successo parziale partendo dal gruppo.

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