Tour de France 2026, il calvario di Arvid De Kleijn: “Il mio corpo non voleva andare avanti, ma ho tenuto duro pensando a mio padre”

Arvid De Kleijn ha vissuto una giornata da incubo al Tour de France 2026. Il corridore della Tudor Pro Cycling è giunto ultimo sul traguardo di Les Angles, nella terza tappa, a 41’16” dal vincitore Tadej Pogačar. Un vero e proprio calvario per lo sprinter neerlandese, che è arrivato tutto solo, seguito solamente dai mezzi di fine corsa, riuscendo comunque a restare dentro il tempo massimo. Staccatosi nei primi chilometri, ha provato in tutti i modi ad agganciarsi al gruppetto con tutti i velocisti, senza fortuna. E dopo il ritiro di Arnaud De Lie è rimasto isolato, con il compagno Marco Haller a dargli man forte, per quanto possibile.

Sono svuotato. Oggi il mio corpo non voleva che facessi questo sforzo – commenta dopo il traguardo – Tutto è iniziato dopo la cronosquadre. Non mi ero allenato molto sulla bici da crono e di fatto da allora mi sento come bloccato, faccio fatica a spingere sui pedali. Sapevo che sarebbe stata dura, ho provato ad agganciarmi al gruppetto dei velocisti, ma non ci sono riuscito. La corsa è andata avanti così, tutto il giorno a 3-4 minuti dal gruppetto. Poi in salita abbiamo fatto il nostro ritmo. Una lunga sofferenza fino all’arrivo“.

De Kleijn ha provato a gettare il cuore oltre l’ostacolo. A 32 anni ha fatto il suo esordio in un Grande Giro, ma le cose non sembrano girare come sperato. “Sono veramente finito – prosegue – Ma sono andato avanti pensando a mio padre, che è deceduto a febbraio. Per me è stata una grande sofferenza e oggi mi son detto che quel che sto passando non è nulla, rispetto a quanto ho vissuto gli scorsi mesi. Ho tenuto duro, ho cercato di trovar la forza. E domani si soffrirà ancora…”. In tre settimane le cose possono cambiare. Il neerlandese, velocista di professione, difficilmente potrà tornare a esser protagonista nella tappa di Pau, la prima per le ruote veloci. Ma c’è sempre la speranza di invertire la rotta strada facendo.

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