Tour de France 2026, Geraint Thomas spiega le scelte della Netcompany Ineos: “Molto difficile lasciare fuori Rodriguez. Puntiamo alle tappe. Quando non hai un grande favorito corri in maniera diversa”
La Netcompany Ineos si presenta al via del Tour de France 2026 con una squadra rimaneggiata. Il leader del team doveva essere sulla carta Oscar Onley, quarto nella scorsa edizione, e principale colpo dell’ultimo CicloMercato. Il britannico invece è stato messo fuori gioco dalla rovinosa caduta al Tour Auvergne – Rhône-Alpes. In dubbio fino all’ultimo, ma presente, Kévin Vauquelin, che ha sofferto per un virus dopo la corsa francese. Per questo motivo sono stati chiamati Thymen Arensman ed Egan Bernal, che dopo il Giro d’Italia, correranno quindi anche la Grande Boucle, così come Filippo Ganna. Presenti poi Dorian Godon, Tobias Foss, Joshua Tarling e Michał Kwiatkowski. Spicca dalla lista l’assenza di Carlos Rodríguez, che non è più riuscito a ritrovare gli acuti degli anni passati, quando chiuse in top10 sia nel 2023 che nel 2024.
Durante la conferenza stampa di presentazione del team, il direttore sportivo Geraint Thomas ha iniziato proprio commentando l’esclusione dello spagnolo: “Decisione molto difficile lasciare fuori Rodriguez. Una questione di bilanciamento complessivo e gestire la squadra per ogni terreno. Una questione di obiettivi di squadra. Ovviamente non è stato facile per me, ma resta un corridore molto importante per noi e ha un ruolo importante in squadra. È parte importante delle ambizioni di questa squadra. Sarà sicuramente deluso, ma è stata una scelta dovuta agli equilibri della squadra”.
Il gallese ha poi commentato anche l’altra assenza pesante, ma in questo caso forzata: “Onley non ha avuto la possibilità di mettersi in mostra. Deve guardare avanti ora, non possiamo pensare a cosa sarebbe potuto essere e facciamo nuovi obiettivi e piani. Abbiamo una buona squadra ancora, ovviamente abbiamo perso un corridore importante, ma in squadra abbiamo altre carte che possiamo giocarci, provando anche strategie diverse, non si tratterà solo di seguire ogni giorno e perdere tempo qui o lì, ma anche cercare di giocarci le nostre carte in modo diverso, guadagnando magari. Oscar ora ha un nuovo programma per chiudere al meglio la sua stagione”.
L’obiettivo del team sarà quello principalmente di puntare ai successi di tappa e poi scegliere come muoversi in base all’andamento della corsa: “Per come i ragazzi possono correre, abbiamo l’ambizione di vincere nel breve termine. Anche se sappiamo che al momento non abbiamo un favorito per la corsa. Per il momento per noi comunque conta vincere e puntiamo alle tappe, non vogliamo essere passeggeri della corsa, ma essere protagonisti e correremo con quest’ottica e mentalità. Vogliamo vincere il più possibile, chiaramente, per noi però la cosa più importante sarà essere attivi e protagonisti, da lì vedremo quale sarà il risultato, anche in base a quello che Pogacar e Vingegaard faranno. Non possiamo dire, ad esempio, puntiamo a tre tappe perché le circostanze di gara possono essere diverse, ma cercheremo di vincere il più possibile”.
La formazione britannica si presenterà al via con ambizioni quindi ben diverse rispetto agli anni d’oro in cui correva Thomas, ma con motivazioni comunque alte: “Ogni anno e ogni Tour ha le sue sfide. Quando ho vinto eravamo in due, poi nel 2019 eravamo in due, prima era tutto su Froome, ma prima ancora c’era anche Wiggins. Le dinamiche sono molto diverse, ma anche quest’anno abbiamo grandi sfide davanti. Siamo realistici ovviamente e non diremo che vogliamo vincere la Maglia Gialla, ma dobbiamo sempre pensare che sia possibile. Quando non hai un grande favorito sicuramente corri in maniera diversa, ma abbiamo grande entusiasmo per questo Tour. Saremo più liberi e siamo molto motivati e non vediamo l’ora di iniziare”.
La prima tappa sarà subito determinante perché nella cronometro a squadre di Barcellona, la Netcompany Ineos si presenterà tra le favorite, visti i tanti specialisti presenti: “Forse è presto per dire la nostra strategia, ci abbiamo pensato e lavorato molto. La salita finale potrebbe essere più adatta a uno scalatore, ma chiaramente la decisione dovrà essere presa anche in base alla situazione del momento. Non c’è necessariamente una strategia ideale che puoi decidere prima”.
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